(Segue dalla prima parte) Arriviamo ora all’ultima fuga di M49 dal Casteller, la seconda, avvenuta il 26 luglio 2020. L’Ispra – si suppone presa alla sprovvista dalla notizia (ricordiamo che il recinto era stato potenziato anche secondo le sue prescrizioni) dopo un sopralluogo nella serata del 28 luglio ha emesso subito un comunicato:

“Questo è quanto si è potuto constatare: il punto da cui è fuoriuscito l’orso si trova nella stessa posizione da cui l’animale era fuggito lo scorso anno, scavalcando in quel caso la recinzione (…) Questa volta, invece, sono stati divelti o piegati alcuni dei tondini della rete della recinzione – di diametro di 12 mm – dalla quale è poi fuoriuscito. Per operare l’apertura, sono stati rotti diversi punti di saldatura tra i tondini. Analoghi danneggiamenti sono stati rilevati in altri due punti della recinzione, dove sono stati osservati tondini in parte staccati, facendo presumere che l’esemplare abbia tentato di aprire la recinzione in vari punti prima di riuscire a creare l’apertura che ne ha permesso la fuga (…) per quanto riferito dal personale del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento, sarebbe avvenuta di notte, per cui non vi sono osservazioni né dirette né in remoto del fatto; solo il mattino successivo si è preso atto della fuga, dopo aver visto il tracciamento del segnale emesso dal trasmettitore satellitare montato al collo dell’animale. La struttura della recinzione è composta da un cordolo di calcestruzzo nel quale sono inseriti i pali verticali di sostegno, ai quali sono imbullonati i tondini che formano la rete di recinzione. I tondini non sono affogati nel calcestruzzo, caratteristica questa che presumibilmente ha contribuito a rendere meno difficoltosa la rottura della rete. Pur considerando la mole dell’animale (peso superiore a 200 kg), la forza e la determinazione mostrate dal soggetto visionando il punto di rottura appaiono fuori dal comune. Come nel precedente caso di fuga di M49, la recinzione elettrica che integra la recinzione esterna e separa le tre sub-aree interne, si è rivelata inefficace verso questo specifico individuo, a differenza di quanto registrato per gli altri orsi che nel corso del tempo sono stati tenuti nella struttura di Casteller”.

Nel comunicato si notano alcuni particolari: 1) non vi sono osservazioni né dirette né in remoto del fatto, quindi nessuno era presente e non ci sono registrazioni in quanto proprio quel punto non è coperto dalle telecamere. 2) pur considerando la mole dell’animale (peso superiore a 200 kg), la forza e la determinazione mostrate dal soggetto visionando il punto di rottura appaiono fuori dal comune. Quindi strano, anomalo.

Il punto da cui è fuggito M49.

Ma la cosa più strana invece è la dichiarazione sono stati rotti diversi punti di saldatura tra i tondini. Sembra che non sia stata notata un’evidenza e cioè che almeno due tondini appaiono tranciati. Opera di M49? Impossibile, hanno un diametro di 12 mm e si sarebbe spezzato i denti e comunque non ci sarebbe riuscito, visto che i “quadrati” in tondino della rete sono diversi.

La rete sfondata fotografata da una diversa posizione.

Una rete elettrosaldata non pare certo la migliore soluzione per rinchiudere un orso, sia chiaro. Evidentemente si contava maggiormente sull’efficacia della corrente a 7.000 volt. Abbiamo chiesto un parere al biologo naturalista Bernardo Pedroni, ideatore e direttore dell’Osservatorio Eco-faunistico Alpino di Aprica, una vasta area di oltre 25 ettari nei cui recinti ospita esemplari di fauna selvatica, inclusi un orso maschio di 250 kg e un’orsa di 150, entrambi sequestrati altrove e dati in affidamento. Spiega Pedroni: “Gli orsi presenti sono nati in cattività e credo che anche se potessero non si allontanerebbero mai. Le nostre recinzioni sono adeguate, e certo non in reti elettrosaldate, che si dissaldano facilmente. Addirittura quando i muratori nei cantieri devono passarci sopra, ci pongono delle assi per non dovere calpestare le saldature. Sono fatte per stare nel cemento, non per tenere gli orsi. Un animale di quella forza e dimensioni può rompere la rete dissaldando i tondini di ferro, ma di sicuro mai spezzarli con i denti. Questo fuga dal Casteller mi incuriosisce”.

Uno degli orsi dell’Osservatorio Eco-faunistico Alpino di Aprica.

Il fatto è che, come si nota nel dettaglio della foto, tre tondini di ferro appaiono tranciati, e non dissaldati. Abbiamo chiesto un parere a tre fabbri, tutti concordi dopo avere controllato i dettagli ingranditi delle fotografie: secondo loro i tondini sono stati tagliati con un tronchese.

Particolare dei tondini del recinto tranciati.

Ecco qui uno dei  pareri: “Faccio il fabbro da una vita; quella rete è stata tagliata con cesoie, ossia un tronchese, anche piuttosto grosse. Il taglio dell’ultimo tondino in basso è evidente, così come i due verticali. Inoltre il secondo tondino dal basso è stato ripiegato in esterno, ben oltre tre verticali a sinistra del foro, i tre verticali sono ripiegati in dentro, quello orizzontale in fuori; perché l’orso avrebbe ripiegato il ferro oltre lo spazio che gli serviva lasciando intatti i verticali e ripiegandoli al contrario? Non conosco benissimo i fatti e non so quindi se la cosa possa essere antecedente o successiva alla fuga di M49 ma, da fabbro, sono certo di una cosa: la scena evidenziata dalla fotografia indica chiaramente un intervento umano”.

Dettaglio ingrandito dei tondini.

Se qualcuno pensasse che i tondini tranciati siano stati strappati addentandoli e tirandoli da M49, ricordiamo che tondini di 12 mm di diametro cedono solo con una trazione di 12.000 kg, prestazione al di là di qualsiasi orso. Inoltre, con una simile trazione e quindi allungamento del tondino, nel punto di rottura il diametro diminuirebbe notevolmente (astrizione), ma dalla fotografia si nota che non è così. Senza contare che il segmento dei tondini tranciati sotto la trazione laterale si sarebbe piegato, mentre invece sono ancora dritti. Insomma, non è possibile e lo si capirà vedendo questo interessante filmato. https://www.youtube.com/watch?v=RjlV0ZEj9Rg

Qualcuno potrà obiettare che quei tondini fossero così da sempre, ma in quel caso il fatto sarebbe gravissimo. Un recinto costruito per rinchiudervi degli orsi, costato oltre 500.000 euro, progettato da tecnici, valutato e approvato dall’Ispra, soggetto a vari controlli da parte di commissioni tecniche, e per di più nuovamente controllato da tecnici dell’Ispra, della Provincia di Trento e dal Corpo forestale provinciale dopo le due fughe di M49, appositamente potenziato e controllato, e dopo tutto questo nessuno si sarebbe accorto di un varco nella parte più debole, ossia in basso vicino al cordolo di cemento? Un punto debole che M49 avrebbe però subito individuato? Fosse davvero avvenuto tutto questo, ci si attenderebbe il licenziamento immediato di non poche persone, almeno in una nazione normale.

Ma francamente noi supponiamo che il recinto potrebbe invece essere stato sabotato da qualcuno che aveva interesse a ridare la libertà all’orso, del tutto indifferente alle possibili conseguenze, anche per la collettività. Quella umana, e non ursina. Del resto a qualcuno non sarà sfuggito il fatto che questa  “fuga” del luglio 2020 sia avvenuta esattamente un anno dopo la cattura di M49, nel luglio 2019. Un gesto dimostrativo?

Per chiudere, il 21 agosto il solito M49 “si sarebbe” – preferiamo usare il condizionale – liberato da solo pure del radiocollare, dotato di sistema di geolocalizzazione che permetteva di seguirne gli spostamenti. Nel comunicato stampa della Provincia di Trento si legge che “A partire dal 16 agosto l’orso si era spostato in zona Passo 5 croci – Val Cion, dove le trasmissioni gsm del collare risentono pesantemente della scarsa copertura telefonica. Il 19 agosto, alle ore 14, il collare ha inviato parecchie posizioni, anche del giorno precedente, confermando la posizione a monte di Malga Val Ciotto. In assenza di ulteriori comunicazioni, nella mattinata odierna è stata effettuata una verifica tramite radio vhf: il collare emetteva segnale di mortalità e quindi è stata eseguita una ricerca sul posto fino al rinvenimento dello stesso, integro, a terra. Il monitoraggio proseguirà basandosi esclusivamente sull’analisi degli indici di presenza”. Il termine usato, “integro”, è vago: era aperto oppure no? Non lo si dice. Visto che integro significa “completo degli elementi relativi alla propria interezza e funzionalità”, lo sarebbe comunque in ogni caso.

Un orso radiocollarato.

Com’è possibile che un orso si liberi da solo di un simile collare, progettato e venduto da una seria ditta tedesca specializzata, la Vectronic Aerospace GmbH? Ricordiamo che l’orso Dino fu ucciso proprio per via dell’impossibilità di liberarsi del collare troppo stretto: la solita fake news di Facebook diceva che era stato ucciso nell’agosto 2010 da un bracconiere a Foza, piccolo comune dell’Altopiano di Asiago vicino a Gallio, ma  la polizia forestale slovena, con una lunga e dettagliata nota, il 30 marzo 2011 (quindi un anno dopo la fake news) dichiarò ufficialmente di averlo abbattuto – legalmente, in Slovenia lo si fa – pochi giorni prima in quanto lo si vedeva  sbattere insistentemente la testa contro rocce e alberi mostrando problemi respiratori. Supponendo avesse la rabbia, Dino fu abbattuto. Solo dopo si scoprì che il povero animale stava soffocando a causa del collare troppo stretto – e che non riusciva a togliersi – messogli in Italia e non  ”drop-off”, ovvero di un modello che può essere staccato a distanza con un segnale inviato via radio o con un telefono cellulare.

Bene, M49 prima della seconda fuga era munito di questo tipo di collare, messogli e controllato da poco, e certo non era così stretto. Questi collari ”drop-off” sono dotati di un sofisticato sistema di distacco automatico, sia a tempo, anche dopo 18 mesi, che a impulso a distanza, se i ricercatori ritengono necessario anticipare il distacco, che avviene con l’esplosione di una piccola carica di esplosivo, pochi grammi, già predisposta in un preciso punto del collare. In effetti ci sono stati casi nel mondo, rari, di radiocollari drop-off che si sono sganciati per svariati motivi. Ma non sono certo la norma. Invece quanti, addetti o no, hanno i mezzi per attivare lo sganciamento a distanza? Siamo sicuri che degli esterni non possano farlo nello stesso modo? Non è che il governatore Fugatti dovrebbe fare dei controlli sui suoi dipendenti? Oppure vogliamo pensare che M49 riesca in tutte le cose eccezionali come scavalcare una recinzione con corrente a 7.000 volt (prima fuga), farlo un’altra volta e tranciare i tondini di ferro (seconda fuga, M49 usa un tronchese da fabbro?) e avere la capacità e i mezzi o la rarissima fortuna di provocare il distacco del proprio radiocollare?

Una volta può essere un caso, ma tre?