(segue dalla prima) Tornando al dr. Lutz Heck, era amico, e appassionato di caccia come lui, del potentissimo Göring, al quale non dispiaceva avere altre specie cacciabili. Infatti Heck gli scrisse: Poiché i tori in eccedenza saranno presto disponibili, la caccia ai bisonti sarà di nuovo possibile nel prossimo futuro. Conseguentemente Kurt Priemel si dimise limitandosi a criticare il progetto, ma lo fece per poco visto che Heck gli comunicò che Göring sarebbe intervenuto (ergo, campo di concentramento in vista…). Heck si recò appositamente in Canada al fine di chiedere – ottenendoli – esemplari di bisonte americano da portare alla tenuta di Göring. L’obiettivo era di mantenere un fenotipo più europeo, ma grazie ai bisonti americani anche aumentare la fertilità degli esemplari autoctoni, necessaria per popolare i terreni di caccia di Göring.

I nazisti nel 1937 si fecero anche consegnare il registro ufficiale dei bisonti. Nello stesso anno Goering aveva presieduto l’Esposizione Internazionale della Caccia a Berlino e lì si era incontrato con il primo ministro canadese Mackenzie King, che gli aveva fatto inviare diversi esemplari di bisonte e alce americani.

Già dal 1933 Göring era proprietario di una sontuosa villa nonché della circostante ed enorme tenuta di 100.000 acri chiamata Carinhall (in onore della defunta moglie Carin), a nord-est di Berlino, nella foresta di Schorfheide, tra i laghi Großdöllner See e Wuckersee (Brandeburgo settentrionale). Per capire, l’antica foresta di Schorfheide – dal 1990 Riserva della Biosfera di Schorfheide-Chorin – è una delle più grandi aree protette della Germania con 129.161 ettari (319.156 acri) comprendente foreste, circa 240 laghi, e brughiere e pascoli. Göring era pure appassionato di leoni, e ne teneva lì sempre un cucciolo che, una volta troppo grande e pericoloso, veniva consegnato agli zoo tedeschi. Carinhall era un luogo adatto per reintrodurre in Germania il bisonte, tanto che Göring vi fece trasferire tre femmine e un maschio prelevati da Bialowieza, tenendoli in vaste aree recintate dove furono accoppiati con i bisonti americani. https://www.youtube.com/watch?v=gtJ60oc0C40 E quando la cosa avvenne e con successo, nella  tenuta di Carinhall fu posto anche un monumento realizzato dallo scultore Meissen Max Esser. La scultura, distrutta dopo la guerra e sepolta, fu ritrovata nel 1990 e ora è esposta nella vicina città di Eichhorst.

A tal proposito circola una storiella, falsa, che può sembrare credibile solo a chi la fa girare o agli ingenui che ci credono. Perché i nazisti furono indubbiamente meno che bestie, crudeli pazzi ma purtroppo lucidi, e certo avevano un’organizzazione efficiente e scrupolosa nonché il supporto di buona parte del mondo scientifico. La storiella racconta che Göring invitò un gruppo di ambasciatori a visitare la sua tenuta, portandoli anche ai recinti dei bisonti. Mentre stavano davanti a un recinto contenente le tre femmine, il geranca nazista fece un lungo discorso sulla natura trionfale di tutte le cose ariane, e poi fece entrare il maschio. Che alla vista delle femmine, e non essendo il periodo degli amori, se ne tornò tranquillamente nel suo recinto. Si dice che Göring si sia imbarazzato notando le inesistenti brame sessuali del bovino, contrariamente a quel che lui ipotizzava. Ma veramente si crede che  Göring fosse così ignorante in materia, e che soprattutto lo fossero gli scienziati del progetto coordinati dal direttore dello Zoo di Berlino dr. Lutz Heck?

Il monumento al bisonte.

Statuetta raffigurante un bisonte europeo, di proprietà di  Hermann Göring, è l’opera più famosa di Erich Oehme (1889-1970).

Nel 1938 Lutz Heck fu nominato professore onorario in occasione del “compleanno del Führer” e nello stesso anno divenne capo del Dipartimento per la conservazione della natura dell’Ufficio forestale del Reich. Ovviamente sempre grazie al grande supporto (anche economico) di  Göring, il quale si aspettava dallo scienziato la ricreazione di altre specie purtroppo estinte da secoli come il progenitore selvatico dei bovini domestici ossia l’uro (Bos primigenius) e il tarpan (Equus ferus ferus), una specie di cavallo ormai scomparsa. Il gigantesco e aggressivo uro visse in vari continenti e l’ultimo esemplare fu ucciso nel 1627 nella foresta di Jaktorów, sempre in Polonia. L’ultimo esemplare di tarpan invece morì in cattività in Ucraina nel 1918 o nel 1919.

A sinistra Lutz Heck, di fronte a lui il Reichsjägermeister Hermann Göring.

A partire dagli anni Venti, Lutz Heck e suo fratello minore Heinz (a sua volta direttore dello zoo di Monaco), cercarono di riportare in vita – però con selezioni diverse – gli uri utilizzando bovini domestici, in base al concetto che una specie non è estinta veramente finché i suoi geni sono ancora presenti in una popolazione vivente. I fratelli credevano di poter ricreare gli animali attraverso il back-breeding: scegliendo le razze di bovini esistenti per la forma e grandezza del corpo e delle corna, il colore e il comportamento, quindi accoppiandoli e selezionandoli per ottenere qualcosa che si avvicinava all’animale originale. Questo accadeva prima della scoperta della doppia elica del DNA, quindi tutto ciò che gli Heck sapevano proveniva da reperti archeologici e documenti scritti.

Caccia all’uro, da Historiae animalium di Conrad Gesner, riproduzione del 1560.

Incrociarono bovini di varie razze, ma specialmente da combattimento spagnoli, scozzesi Highlander e Podolica ungherese. Il risultato fu la razza chiamata “bovino di Heck” o “uro di Heck”, simile per certi aspetti al progenitore selvatico (corna grandi e ampie e pessimo carattere) e diverso per altri (per esempio è più piccolo). Quelli selezionati da Lutz Heck erano più aggressivi e quindi migliori da cacciare in futuro, ma non sopravvissero alla Seconda guerra mondiale, mentre quelli di Heinz, relativamente meno bellicosi, invece sì, e sono quelli esistenti ormai in diversi stati, anche bradi.

Una curiosità: Heinz, a differenza del fratello, non era assolutamente nazista, sposò una donna ebrea ed era sospettato di essere addirittura comunista, tanto che fu arrestato e mandato nel campo di concentramento di Dachau, venendo rilasciato dopo poco tempo grazie alle intercessioni del fratello  che chiese e ottenne l’intervento di Göring.

I fratelli Heck fecero incroci, già prima del 1933, anche per ridare vita all’estinto tarpan, usando varie razze di cavalli domestici e poi anche cavalli di Przewalski (razziati in vari zoo degli stati conquistati dai nazisti), con risultati dopotutto relativamente positivi. Dopo l’invasione e conquista tedesca della Polonia nel 1939, su ordine di Göring ne furono liberati alcuni nella foresta di Białowieża, dove tuttora sopravvive un piccolo branco. Göring infatti voleva fare di questa foresta la più grande riserva di caccia del mondo: bisogna considerare infatti che prima era molto più grande e che oggi la parte polacca, ossia il Parco nazionale di Białowieza (100 km²), è ben più piccola della parte prima sovietica e oggi bielorussa – prima chiamata Belovezhskaya Pushcha e che dal 1992 è Riserva della biosfera – di ben 1.771 km² in cui vivono, pure lì, i bisonti europei. Le due zone di foresta sono separate da un recinto alto 2,5 metri.

Il territorio polacco fu poi diviso tra Germania e Unione Sovietica secondo un preciso accordo, ma quando nel 1941 i tedeschi invasero l’Urss, tutta la Polonia e quindi anche Bialowieza fu occupata dall’esercito nazista.

Lutz Heck (all’estrema sinistra) e Hermann Göring (estrema destra) esaminano una mappa in rilievo della foresta di Białowieża. Le riproduzioni in scala rappresentano gli animali selvatici viventi lì o da reintrodurvi; dietro, un bisonte europeo imbalsamato. Il corno poggiato sulla mappa è forse di un ” uro di Heck ”  (fotografia tratta da Waidwerk der Welt, un catalogo pubblicato per l’Esposizione Internazionale della Caccia del 1937 a Berlino).

La reintroduzione dell’uro “ricostruito” – affiancato al sopravvissuto bisonte europeo – nel paesaggio tedesco faceva parte di un progetto più ampio di nascita di un’identità nazionale basata su fondamenta mitiche. La Germania sotto il Terzo Reich sarebbe stata per questo aspetto la stessa dei nibelunghi del passato. Göring, un moderno Sigfrido, avrebbe così fatto rivivere le antiche battute di caccia, ma non con frecce e lance bensì con moderni fucili.

Il fatto è che le guerre si vincono o si perdono, e fortunatamente i nazisti la persero. Nel gennaio 1944 per due notti Berlino fu bombardata, incluso lo zoo da cui molti animali sopravvissuti fuggirono. Molti di quelli uccisi o mortalmente feriti furono mangiati dalla popolazione affamata. Gli esemplari pericolosi scampati furono abbattuti nelle strade e così fu anche per gli uri di Heck, di cui alcuni esemplari erano lì detenuti. Anzi lo stesso figlio di Heck collaborò a ucciderli. Stessa cosa accadde alla tenuta di Göring, a Carinhall. Lui stesso, insieme ai suoi soldati, abbatté uri e bisonti lì viventi, poi incaricò i genieri di fare esplodere la sontuosa casa e tutto quel che si poteva. Stesse uccisioni a Bialowieza ormai minacciata dai sovietici in arrivo. Ma i nazisti, oltre a incendiare l’antico casotto di caccia e ammazzare un po’ di esemplari, poterono poco. Troppo grande la foresta, e gli animali erano liberi.

Dieci mesi dopo la fine della guerra il direttore della foresta di Białowieża, Jan Jerzy Karpiński, poté tornare in Polonia e sentì voci su strani animali lasciati dai tedeschi in ritirata. In una lettera al Consiglio di Stato per la conservazione della natura, scrisse: Alla fine dell’ottobre 1944, quando presi di nuovo in carico il Parco Nazionale di Białowieża, fui informato che dei bisonti liberati dai tedeschi, ne restavano ancora 8-12 nella foresta. Ero perfettamente consapevole, ovviamente, che questi non erano veri bisonti, ma molto probabilmente uri rigenerati. La supposizione fu poi confermata.

Su richiesta di Karpiński, fu costruito un recinto provvisorio con l’intenzione di catturare questi animali che, secondo i funzionari forestali, non sarebbero sopravvissuti da soli. Cosa non vera. Decisamente malvisti e cacciati dalla popolazione, anche perché creature naziste, quei pochi rimasti si spostarono nella parte sovietica della foresta.

I bisonti sopravvissuti alla guerra e alla fame del dopoguerra erano al lumicino, ma si ripresero. Due esemplari furono anche rilasciati nella foresta di Białowieża nel 1952 e poi altri. Nel 1964 quelli presenti erano oltre un centinaio. Un risultato notevolissimo, visto che le mandrie esistenti anche oggi discendono da due linee separate: una composta solo da Bison bonasus bonasus (tutti discendenti da soli sette animali) e una composta da tutti i dodici antenati, compreso un bisonte del Caucaso. Quanti sono oggi i bisonti europei? Oltre 8.000 esemplari, con un notevole aumento annuo, di cui circa la metà in Polonia e Bielorussia. Per contenerne il numero (nella foresta di Bialowieza sono circa 800) si attua anche una selezione basata sugli abbattimenti, inclusa la caccia sportiva poiché solo la quota di abbattimento di un esemplare può arrivare a quasi 15.000 euro, più l’indotto (tasse, ospitalità, guide, viaggi, ecc.). Una boccata d’aria fresca visto che tali introiti servono per la protezione della natura in senso globale. Inoltre i bisonti possono causare problemi gravi alla popolazione umana, anche dentro i centri urbani.

Un bisonte europeo  aggira in un centro urbano.

Questa specie è stata introdotta, e gran parte è selvatica e libera di muoversi, in Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Lituania, Moldavia, Paesi Bassi, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ucraina. E il suo ritorno è dovuto agli zoo.