Ancora con questa mania della polenta e osei illegale, che si auspica venga punita dalle leggi in modo ben più pesante di quanto accada oggi. Ammazzare a fucilate o con le trappole uccelli di poche decine di grammi un tempo era motivato dalla fame, quella vera, e oggi invece solo da riferimenti a stupide tradizioni che non hanno motivo di esistere, in quanto vietate dalla legge. Punto. Eppure nello scorso ottobre, nell’ambito della “Operazione Pettirosso” messa in atto dal Nucleo SOARDA (Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno degli Animali) dei carabinieri forestali, è finito nei guai il titolare di un locale di ristorazione di Serle, nel Bresciano, il quale, pare ignorando quanto previsto dalla normativa vigente, proponeva tra le pietanze del venerdì sera piatti a base di uccelli protetti.

Prima dell’arrivo dei commensali sono però giunti i militari della stazione carabinieri forestale di Gavardo e del reparto operativo SOARDA impegnati nella campagna di controlli antibracconaggio, che hanno sorpreso il titolare in cucina con alcuni esemplari di tordo in cottura. Durante il controllo al locale i carabinieri hanno trovato e sequestrato altri 222 esemplari, tra cui tordi, fringuelli, pettirossi e balie nere, già spiumati e conservati all’interno di due congelatori. Ricordiamo che la Legge 157 del 1992 all’art. 21, tra i Divieti stabilisce all’art. n°1, punto cc, che è vietato a chiunque: vendere, detenere per vendere, trasportare per vendere, acquistare uccelli vivi o morti, nonchè loro parti o prodotti derivati facilmente riconoscibili, anche se importati dall’estero, appartenenti a tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell’Unione europea, ad eccezione delle seguenti: germano reale (Anas platyrhynchos); pernice rossa (Alectoris rufa); pernice di Sardegna (Alectoris barbara); starna (Perdix perdix); fagiano (Phasianus colchicus); colombaccio (Columba palumbus). Ripetiamo, vale anche per le altre specie cacciabili. Non si può!

Tra l’altro il titolare del ristorante, che quegli uccelli li vendeva poiché i clienti li pagavano, manco ha la licenza di caccia. In virtù di questo è stato deferito all’autorità giudiziaria per i reati di commercializzazione di avifauna, detenzione avifauna protetta e particolarmente protetta, e ricettazione. Non solo, neppure ha saputo giustificare la loro provenienza e quindi gli sono state contestate anche violazioni amministrative relative alla mancata tracciabilità degli alimenti, con sanzioni per un importo che oscilla da 750 a 4.500 euro.

La SOARDA, dipendente dal Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità, contrasta il bracconaggio, controlla il corretto esercizio della caccia, svolge complesse indagini relative al traffico di fauna selvatica, animali da reddito e d’affezione e opera contro il maltrattamento degli animali. Il Comando generale dei carabinieri opera in tale ambito soprattutto con la specialità forestale, che si avvale di 83 gruppi provinciali e circa 1.000 tra comandi stazione e nuclei tutela biodiversità. Nel nostro Paese sono molte le zone particolarmente ambite da chi pratica la caccia fuori dalle regole. Si tratta di zone che vedono un massiccio transito di volatili migratori, come pure di territori che ospitano la fauna cosiddetta stanziale, che vive stabilmente in una certa area. La provincia di Brescia è una delle zone più calde dove, ogni anno, vengono rimosse dalle forze dell’ordine e da volontari migliaia di trappole e di reti. In Sardegna si pratica l’uccellagione con i lacci ai tordi, veri e propri labirinti di trappole. In Campania, la criminalità organizzata gestisce e affitta ai bracconieri postazioni di caccia a cifre che arrivano a 3.000 euro al giorno.

Come dichiarato dagli stessi carabinieri, il confine tra cacciatore e bracconiere è molto labile. Si tratta spesso di persone che sono in possesso di una licenza di caccia legale, ma per motivi legati alla passione o anche all’interesse economico scelgono di abbattere specie protette. Il reato prospera grazie alla domanda di prodotti illegali dei consumatori di pietanze proibite, al giro di affari e di corruzione che ruota intorno alle specie protette. Negli ultimi anni l’attività dei carabinieri forestali ha consentito di sventare organizzazioni criminali che rivendevano le carni di animali abbattuti illegalmente a ristoratori che le servivano come prelibatezze nei loro locali. Molto spesso sono le tradizioni che spingono il cacciatore a riempire il carniere di prede proibite. Ne fanno le spese, ad esempio, i pettirossi in provincia di Brescia, involontari protagonisti di polenta e osei: da fine settembre ai primi di novembre, in particolare in Val Trompia, Val Sabbia e Val Camonica, si svolge l’Operazione Pettirosso lungo le rotte migratorie dei piccoli passeriformi che vengono catturati con trappole a scatto, archetti e reti. Il bracconaggio è un fenomeno purtroppo particolarmente presente pure in Sardegna, Calabria e Sicilia, tuttavia anche le altre regioni italiane non ne sono immuni.

Individuazione e sequestro di archetti, trappole per uccelli.