Premettiamo una cosa: sappiamo benissimo che questo servizio verrà definito una bufala da animalisti estremisti, da ignoranti, creduloni o da gente con interessi particolari nel grande business dell’ambiente. Ma la cosa non ci interessa, quel che è importante è la Storia. E questa è la vera storia di tante, tantissime Cappuccetto Rosso. Le loro tragedie oggi vengono spacciate per leggende e favole, estremo insulto per dei bambini che non avevano colpe e avrebbero voluto vivere, e che invece furono, realmente e almeno a decine di migliaia nei secoli in Europa, predati dai lupi.

Premessa

Prima di analizzare storicamente la favola Cappuccetto Rosso di Charles Perrault facciamo una premessa. Ovunque vivesse il lupo, la possibile o certa antropofagia di questa specie era nota a tutti. Semplicemente, a seconda delle opportunità, i lupi  predavano dal topo al bisonte e in questa vastissima gamma di prede figuravano anche gli esseri umani.

E questo fin dall’antichità: lo scrittore greco Esòpo (620-564 a.C.) nella favola Il lupo e la vecchia fa riferimento al lupo come un mangiatore di bambini: Un lupo, avendo fame, vagava cercando cibo. Giunto in un certo luogo udì un bambino che piangeva e la nonna che diceva lui: Smetti di piangere: se no ti darò subito al lupo. Il lupo, credendo che la vecchia dicesse la verità, si fermò ad aspettare per un bel po’ di tempo. Quando fu sera, sentì di nuovo la vecchia che vezzeggiava il bambino e gli diceva: Piccolo, se il lupo verrà qui, noi lo ammazzeremo! Il lupo avendo udito queste cose, se ne andò dicendo: In questa casa dicono una cosa, ma ne fanno un’altra. Lo scienziato greco Aristotele (384-322 a.C.) nella Historia animalium citò che a essere antropofagi sono i lupi che vanno a caccia da soli piuttosto che quelli che vanno a caccia in branco, e in effetti aveva ragione poiché se i lupi, che sono animali sociali, stanno in branco significa che le loro grandi prede naturali sono presenti e abbondanti e quindi – di norma – gli esseri umani non sono le prede predilette o, come oggi in Europa occidentale, non lo sono affatto.

Nell’antica Roma, Tito Livio (Ab Urbe condita, Libri XXVII e XXXII) cita che nel 207  a.C. un lupo si introdusse nella città di Capua e uccise e divorò il guardiano di una porta; nel 136 a.C., a Minturno, un lupo sbranò una sentinella e riuscì a fuggire; nel 65 a.C. i lupi entrarono a Roma. Virgilio nel I secolo a.C. nell’Eneide (Libro XI) racconta che l’etrusco Arrunte dopo aver ferito a morte Camilla, la giovane guerriera eroina dei Volsci, spaventato dal  misfatto compiuto fugge come un lupo che ucciso un pastore o un grande giovenco, diviene conscio del fatto audace. Questo sottolinea che ciò poteva era un’eventualità possibile.

Lince e lupi, da Cynegetica, di Oppiano di Apamea, III secolo d.C.

Pure in Italia la situazione era la stessa. Il frate francescano Salimbene de Adam da Parma (1221-1288), autore della Cronica, dà una descrizione impressionante: Nell’anno 1234 si ebbe tanta neve e ghiaccio in tutto il mese di gennaio che ne gelarono le vigne e le piante da frutta. E di freddo morirono anche animali selvatici; e i lupi entravano sino entro la città di notte, e di giorno ne furono presi, uccisi e sospesi, a spettacolo, nelle piazze delle città (…) E i lupi, che non trovavano presso le ville, secondo il consueto, animali da divorare, come agnelli e pecore, essendo le terre state messe totalmente a fuoco, in branchi numerosissimi ululavano per fame fin presso alle fosse delle città, e sbranavano uomini, donne, ragazzi, che trovavano a dormire sotto i portici, o sui carri; e talora, rompendo, penetravano attraverso le muraglie delle case e divoravano i bambini. Nessuno potrebbe credere senza aver veduto, come ho veduto io, le orribili cose che in quel tempo si facevano tanto dagli uomini, come dalle fiere d’ogni specie.

Il problema proseguì immutato anche dopo il medioevo, un po’ ovunque in Europa. A Lugano, in Svizzera, in un documento ufficiale si citava: L’anno antidetto 1500 nella estate certi lupi rapaci divoravano quante creature potevano havere. Et quantunque potessero haver comodità de altre bestie, non di meno lasciando le bestie si attaccavano a mangiar i fanciulli: di modo che mangiarno sino al numero di 30 creature. Né vi era huomo così bravo che avesse ardire solo uscir di casa, se non alquanti insieme accompagnati (N. Laghi, 1881, Como, Cronaca Luganese, Periodico della Società storica per la Provincia e antica Diocesi di Como).

A Somma Lombardo, provincia di Varese, nel 1504 le autorità comunicarono che un branco di lupi assaltava persino i letti e le culle, perché avvezzo a pascersi dei cadaveri lasciati sui campi di battaglia (L. Melzi, Somma Lombardo, 1880, Milano). Nella zona di Pavia gli attacchi all’uomo da parte dei lupi furono addirittura oltre 800 (800!) solo nel periodo 1523-30, tanto che alcuni cacciatori utilizzarono anche lo stratagemma, che funzionò più volte, di vestirsi per l’appunto da donna (lettera del cancelliere comunale Simone del Pozzo, in L. Barni, 1928, I lupi a Vigevano, Nuova Vigevano, 8 settembre 1928, Vigevano). Il 26 giugno 1565 le autorità di Gonzaga, provincia di Mantova, segnalarono che una donna si era stretta al petto una bambina per proteggerla da un lupo, ma che la belva era riuscita ugualmente ad afferrare la piccola alla gola strappandola alla madre (Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, b.2573).

In Francia, se possibile, il problema fu anche maggiore. Un atto del parlamento del 7 gennaio 1606 di Toulouze, nella Haute-Garonne, fornisce un dato – evidentemente relativo almeno all’anno precedente – eclatante, ben 500 vittime. In un passaggio infatti si legge, Veu la requestre présentée par le procureur général du Roy concernant les meurtres et ravaiges faictz par les loups et bestes sauvaiges ayant tué plus de cinq cent hommes (…).

Gli stessi detti popolari, comuni ovunque vivesse il lupo, sono in pratica allarmanti consigli che prendono spunto proprio dalla pericolosità del lupo, non sempre effettiva ma comunque possibile, essendo una specie opportunista. E’ interessante leggere cosa scrive l’Accademia della Crusca sull’origine della formula in bocca al lupo: “I dizionari sono concordi nell’attribuire alla locuzione In bocca al lupo! una funzione apotropaica, capace di allontanare lo scongiuro per la sua carica di magia. L’origine dell’espressione sembra risalire ad un’antica formula di augurio rivolta per antifrasi ai cacciatori, alla quale si soleva rispondere, sempre con lo stesso valore apotropaico “Crepi!” (sottinteso: il lupo). L’augurio, testimonianza della credenza nel valore magico della parola, si sarebbe esteso dal gergo dei cacciatori all’insieme delle situazioni difficili in cui incorre l’uomo (…) Della visione quasi apocalittica del lupo e delle paure che egli incuteva per secoli agli abitanti dell’Europa, che fossero contadini viventi in mezzo alle foreste o viaggiatori costretti a spostarsi per strade infestate da lupi e banditi, permangono delle tracce in varie lingue europee sotto la forma di modi di dire e proverbi. Già il Vocabolario degli Accademici della Crusca nella sua prima edizione del 1612 definisce il lupo come animal salvatico voracissimo, citando tra l’altro l’espressione gridare al lupo e proverbi quali il lupo cangia il pelo ma non il vezzo e chi pecora si fa il lupo se la mangia. Nella sua terza edizione il Vocabolario riporta l’espressione andare in bocca al lupo con il significato andare nel potére del nimico, incontrare da sé il pericolo (…)  Ne consegue l’immagine del lupo impressa nella lingua, in espressioni, modi di dire e proverbi, immagine che mette in avanti le sue caratteristiche di animale pericoloso e violento specie per i bambini: il lupo ti mangia; guarda che viene il lupo! (…) oltre a Ti pigli il lupo! Che tu sia il pan dei lupi! citati nel Grande Dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (Torino, UTET, 1961-2002). Espressioni analoghe si ritrovano in varie altre lingue europee, testimoniando di una relativa omogeneità nella visione dell’animale sul continente”.

Attacchi letali di lupi agli esseri umani con consumo della preda – quindi da parte di lupi non rabidi, perché nella fase furiosa dell’idrofobia l’animale non può né bere né cibarsi e muore dopo pochi giorni – in Europa si verificarono fino alla fine del XIX secolo, anche in Italia. L’ultima persona uccisa da un lupo non idrofobo in Italia, e accertata, risale al 1924, in Mugello.

Il Messaggero del Mugello, 1924. In alto a destra l’attacco della lupa. La vittima, un uomo, era ancora vivo quando fu portato all’Ospedale di Marradi. La lupa però aveva difeso i suoi cuccioli.

Pertanto coloro che dichiarano, spesso artatamente, che il lupo non ha mai attaccato gli esseri umani o che non li attacca da 200 o 100 anni semplicemente non sanno, o più spesso mentono. In Asia accade anche oggi. Questi fatti, di cui esiste una imponente serie di atti ufficiali, sono estremamente documentati, soprattutto in Francia, ed è impossibile che Perrault non fosse a conoscenza di quelli precedenti, essendo persona colta, nata a Parigi da famiglia benestante. Pertanto nella sua opera Cappuccetto Rosso, per attirare l’attenzione dei giovani lettori e metterli in guardia dai rischi della vita, usò qualcosa di ben conosciuto, un pericolo mortale allora diffusissimo, reale e concreto: il lupo. Che dalla documentazione esistente si stima causasse mediamente in Francia e nel XVII secolo circa cento vittime ogni anno. https://www.unicaen.fr/homme_et_loup/_en/index.php

Nascita di Charles Perrault

Charles Perrault nacque il 12 gennaio 1628 a Parigi da una ricca famiglia borghese, settimo figlio di Pierre Perrault e Paquette Le Clerc. Frequentò ottime scuole e studiò legge prima di intraprendere una carriera al servizio del governo, così come avevano fatto suo padre e il fratello maggiore Jean.

Ancora nel 1628 c’erano molti lupi in prossimità di Parigi e la popolazione non aveva dimenticato il famoso Courtaut, ossia Coda mozza, un lupo che aveva perso parte della coda durante una lotta o in una tagliola. Fin dal 1437 si scoprivano per le strade di Parigi i resti delle vittime umane, non di un singolo lupo ma di un branco. Evidentemente questi lupi, che avevano già ucciso e divorato pure di giorno molte persone fuori dalle mura, avevano infine trovato un varco nelle mura, in certi punti diroccate. Il Journal d’un bourgeois de Paris scrisse che questi lupi – che si dice abbiamo ucciso 40 persone in un solo mese e molte di più in totale – si erano talmente assuefatti alla carne umana che, se trovavano pecore o bovini, li ignoravano e assalivano il pastore. Solo nell’ultima settimana del mese di settembre del 1439 i lupi uccisero e divorarono quattordici fra uomini, donne e bambini sia nei campi sia tra Montmartre e la Porte Saint-Antoine.

Si escogitò allora una trappola nelle strade attorno alla piazza antistante la Cattedrale di Notre-Dame. Furono costruite alte palizzate abbastanza grandi da chiudere le strade laterali ma non furono posizionate, perchè le avrebbero velocemente spostate al segnale convenuto gli uomini accuratamente nascosti. Due capi di bestiame furono uccisi, smembrati e trascinati fino alla piazza per attirare con l’odore del sangue i lupi. Arrivarono ed erano dodici, e subito furono contemporaneamente piazzate le palizzate. Tutto il branco fu sterminato. Il giorno dopo furono appesi in piazza, solo il cadavere di Courtaut fu messo su un carro e portato in festa in giro per la città. Tuttavia il mese dopo, il 16 dicembre, altri lupi entrarono in città, uccidendo e divorando quattro donne. Pochi giorni dopo, fuori dalle mura, furono sbranate altre diciassette persone.

1632, Charles Perrault ha 4 anni

Nel 1632, a una quindicina di chilometri a sud di Caen, in Normandia, apparve un animale che terrorizzò la popolazione e fu soprannominato Therende, come scrisse la Gazzetta di Francia del 19 marzo 1632 e del 17 giugno 1633. L’edizione del 1632 riportò che la belva aveva divorato una quindicina di persone in un solo mese. Più volte gendarmi, cacciatori e guardie forestali le avevano sparato, ma senza successo. Con il supporto delle parrocchie si organizzò delle battute, alle quali parteciparono pochi candidati per via della paura della bestia. Un’edizione del 1633 della Gazzetta di Francia annunciò finalmente l’uccisione della belva, un grande lupo. con un colpo d’archibugio al termine di una battuta di tre giorni organizzata dal conte di Suze e alla quale avevano partecipato circa 6.000 cacciatori e battitori. Nell’arco di tredici mesi aveva ucciso e divorato in parte almeno una trentina di persone, ma molta documentazione è andata persa.

1637, Charles Perrault ha 9 anni

Stessa situazione nella confinante Italia, 1637: A 22Xbre é comparso nelli nostri boschi Lupi, che hanno mangiato, e assaltato, e guastato moltissimi uomini, e donne; 1641: Nel mese di maggio vi era un lupo si feroce che ammazzava le Persone, ed in specie nel territorio di Xmiglia (N.d.R. Ventimiglia), ove li fù posto taglione di L.150; 1643: In detto anno sono comparsi lupi rapaci che hanno ammazzato molte creature umane del mese d’Agosto, 7mbre, e 8bre, e la Magnifica Comunità à messo per tali animali L.200 di taglione. (Da Chronica Fratrum Predicatorum Conventus Tabie, Il manoscritto Borea, Bordighera, 1970); Nei nostri boschi vi siino lupi che abbattano li huomini, et che ne abbino morsicati et maltrattati et uccisi, e che a queste bestie no vi si possa resistere, perciò ne faciamo parte alla Signoria loro, accioché vi si prenda quella provigione, che ne parrà più necessaria. Se a chi prenderà lupo, o lupi nei nostri boschi e li porti al palazzo in pubblico si diino, et sborsino a questi tali lire venticinque per ogni lupo. Compensarli di lire quattro che per ordinario si devano dare a tali predatori (Bando del Comune di Sanremo del 23 dicembre1637, in Deliberazioni del Consiglio 1633-1650, Archivio di Stato di Sanremo)

1652, Charles Perrault ha 24 anni

Perrault, che partecipò alla creazione dell’Accademia delle Scienze e al restauro dell’Accademia di Pittura, nel 1654 si era trasferito con suo fratello Pierre, il quale aveva acquisito la posizione di capo esattore delle tasse della città di Parigi.

Dal 1652 al 1657 apparvero le cosiddette Bestie del Gâtinais – diversi lupi – che avrebbero fatto oltre 300-400 vittime (secondo il curato di Videlles, registro parrocchiale del 1654, Archivio comunale di Videlles, Essonne), tuttavia negli archivi storici c’è la documentazione di “sole” 58 persone uccise. Nel 1652 gli eventi bellici provocarono spargimenti di sangue nelle campagne nel sud di Parigi e dopo l’assedio di Étampes il territorio fu disseminato di corpi insepolti. Il tifo e le malattie epidemiche inoltre riempirono i cimiteri. In questa situazione alcuni lupi, cibandosi dei cadaveri, acquisirono il gusto per la carne umana, attaccando poi i più deboli tra i vivi in una popolazione rurale povera e indifesa.

L’apice degli attacchi furono  una ventina di villaggi del Gâtinais, tra la foresta di Fontainebleau e i boschi di Hurepoix a sud-ovest di Parigi, a cavallo degli attuali dipartimenti dell’Essonne e della Seine-et-Marne. Ci furono molte vittime. Diversi lupi  mangiatori di uomini furono uccisi, l’ultimo il 18 aprile 1653. Ma gli attacchi continuarono. Il 16 ottobre 1655 il grande cacciatore di lupi di Francia, Montmorin, marchese di Saint-Hérem, fu considerato un salvatore quando uccise “questa bestia malvagia”. Tuttavia, ne seguì un altro, perché le vittime venivano ancora trovate nel luglio 1657. Furono uccisi e divorati non solo bambini e donne, ma anche uomini adulti, tanto che quando ci si doveva spostare lo si faceva solo a gruppi e armati di forconi e falci.

1669, Charles Perrault ha 41 anni

Da sei anni Perrault era segretario dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, fondata nel 1663, e prestava servizio sotto Jean Baptiste Colbert, ministro delle Finanze del re Luigi XIV .

Comparsa della Bestia della foresta di Fontainebleau, probabilmente diversi lupi e non uno solo, che dal 1669 fece circa 150 vittime.

 

Charles Perrault, 1672, ritratto di Philippe Lallemand.

1677, Charles Perrault ha 49 anni

Dall’ottobre 1677 al febbraio 1683 il terrore regnò nel sud-ovest dell’Île-de-France. Appena fuori Versailles donne e bambini furono divorati da lupi, che entravano anche nei centri abitati. Quasi 200 persone – e di 157 di queste esistono gli atti negli archivi – furono uccise e molte altre furono ferite. Il 23 settembre 1682, di passaggio a Chartres in occasione della nascita del duca di Borgogna, il re Luigi XIV scoprì l’entità della tragedia e concesse 900 lire francesi alle famiglie delle vittime.

1684, Charles Perrault ha 56 anni

Già da due anni Perrault era stato costretto a ritirarsi dai suoi compiti dal ministro delle Finanze Jean Baptiste Colbert, che assegnò le sue mansioni al proprio figlio, Jules-Armand, marchese d’Ormoy. Colbert morì l’anno successivo e Perrault smise di ricevere la pensione che gli era stata data come scrittore. Succedette all’ex ministro l’acerrimo rivale di Colbert, François-Michel le Tellier, marchese di Louvois, che rimosse rapidamente Perrault dai suoi altri incarichi.

Strage nel Touraine, il parroco di Armenonville segnalò la terribile situazione (i decessi certificati e rinvenuti solo dell’anno 1682 riguardano 190, causati dai lupi). Dal 1684 Luigi di Francia, detto anche il Gran Delfino (1661-1711), primogenito del re Luigi XIV ed erede designato al trono di Francia, attuò costanti battute per cercare di contribuire allo sforzo per ridurre il numero dei lupi. Grande e instancabile cacciatore organizzò – tra i vari impegni, guerre incluse – 1.027 cacce al lupo che il marchese de Dangeau registrò nel suo diario. Se si esclude Chambord, dove intervenne solo cinque volte nel 1684 e nel 1685, tutta la sua attività di caccia fu concentrata nell’Île-de-France. Di questi 1.022 giorni dedicati alla caccia dei lupi, solo 61 non ebbero successo. Il 78% di queste battute (786/1022) si svolse a meno di 25 km da Parigi. Uccise in totale, in 26 anni, oltre 1.000 lupi, ossia un numero comunque insufficiente poiché ancora nel XIX secolo se ne abbattevano circa 1.000 l’anno.

1687, Charles Perrault ha 59 anni

Dal 1687 al 1695 una “bestia feroce” seminò il terrore ai confini di Gâtine e Thymerais, uccidendo  bambini (12 casi), ragazze adolescenti (7, dai 15 ai 19 anni) e adulti (un uomo e 17 donne dai 20 ai 60 anni). Il Bois de Bailleau-l’Évêque era al centro delle sue incursioni e così questo lupo fu chiamato Bestia di Bailleau-l’Evéque. Secondo il prof. Jean Marc Moriceau, storico dell’Università di Caen, su una di queste – esattamente la undicenne Marie Mignet, uccisa e divorata presumibilmente dalla Bestia di Bailleau-l’Evéque nel febbraio 1693 nel bosco di Marcoussis (Essonne), a 26 km a sud-ovest di Parigi – si basò la novella di Cappuccetto Rosso, tanto che Charles Perrault la pubblicò quattro anni dopo, nel 1697. Della bambina, figlia di Jean Mignet vedova di Claude Laurens, fu trovata solo parte della testa. Ecco l’atto di morte: Ce jourd’hui 3e jour du mois de février 1693 a été inhumé dans le cimetière de cette paroisse une partie de la tête de Marie Mignet, qui a été trouvée dans les dans les bois de Marcoussis où elle a été dévorée par les loups en gardant les vaches le premier jour dudit mois, âgée de 11 ans ou environ, fille légitime de Jean Mignet et de défunte Claude Laurens (Fonte: Archivio dipartimentale di Essonne, Stato civile, Registro di Saint-Jean-de-Beauregard, BMS 1692-1751 volume 4). Ma esistono negli archivi storici centinaia di nomi e cognomi di bambine e bambini che avrebbero potuto essere Cappuccetto Rosso.

(segue nella seconda parte)