1690, Charles Perrault ha 62 anni

Nell’area dell’Orléanais nel settembre 1690 iniziò una lunga serie di attacchi, che al settembre 1692 aveva coinvolto una ventina di villaggi in una zona di circa 28 km per 16 km. Il 29 gennaio 1692, Pasquier, parroco di Saint-Jean-de-Braye, in occasione della sepoltura di un bambino della sua parrocchia ucciso da un lupo, riferì che questo animale aveva già fatto più di 50 vittime nella foresta e nei vigneti di Orleans. Nel maggio 1692, il bilancio ufficiale che l’intendente locale (un funzionario civile N.d.R.) stilò riportò più di 150 persone aggredite o ferite, di cui oltre 100 morte. All’inizio dell’estate 1692 gli abitanti di Marigny-les-Usages indirizzarono una petizione al re chiedendone l’aiuto e conseguentemente Luigi di Francia, detto anche il Gran Delfino, primogenito del re Luigi XIV ed erede designato al trono di Francia, intervenne nel giugno e luglio con vaste battute ma uccidendo solo tre lupi, adducendo il fatto che “la foresta è troppo estesa e i lupi non la lasciano”.

Il 26 settembre, Pasquier segnalò che ormai erano 200 le vittime “dei lupi carnivori che, da tre anni, sono usciti dalla foresta giorno e notte per ferire e divorare persone di ogni sesso e di tutte le età nei territori di 19 parrocchie”, elencate una per una. La minaccia era così grande che sempre il parroco di Saint-Jean-de-Braye arrivò al punto di consigliare apertamente ai suoi parrocchiani di armarsi di fucile, nonostante le ordinanze reali. Lo stesso intendente si unì a lui e si oppose anche alla pubblicazione di un’ordinanza del duca d’Orléans che vietava ai contadini di possedere armi da fuoco e affermava che “le belve sono state distrutte”. Il marchese de Creil ribatté: ” Il che non è vero! Disarmare le popolazioni rurali? sarebbe come ordinare loro di tagliarsi la gola”.

Esaminando i registri parrocchiali dei dintorni di Orleans sono stati trovati 43 certificati di morte, nonostante la scomparsa di alcune raccolte di stato civile negli archivi dell’Hôtel-Dieu d’Orléans avvenuta prima del 1737.

Relazione dell’epoca, in diversi fogli,  ognuno con i dati delle vittime delle cosiddette Bestie dell’Orléanais.

Sempre 1690

Tra il 1690 e il 1693 una coppia di lupi, avvistata durante gli attacchi nella zona tra Auneau e Gallardon, a sud delle foreste di Yveline, fece almeno 37 vittime, tutti bambini, sovente divorati completamente, lasciando pochissimi resti da seppellire. Molte le battute a caccia del “lupo che mangia i bambini” come quella dal 29 ottobre 1692 (Fontenay-lès-Briis) al 9 marzo 1693 (Bures-sur-Yvette).

1693, Charles Perrault ha 65 anni

Mentre lupi antropofagi venivano ancora segnalati a Hurepoix e Beauce Chartres, all’inizio del 1693 altri attacchi in Touraine, in una zona di circa 40 km per 24. Il 25 giugno 1693 l’intendente Miromesnil riferì di questi numerosi attacchi al controllore generale delle finanze, Phélypeaux de Pontchartrain: “i lupi solo negli ultimi tre mesi hanno strangolato più di 70 persone e ne hanno ferite gravemente almeno altrettante (…). Passano accanto alle mandrie e alle mucche senza fermarsi, e vanno ad attaccare coloro che le tengono” (Fonte: corrispondenza dei controllori generali delle finanze con gli intendenti provinciali, ed. Arthur Michel de Boislisle, t. I, Parigi, 1874, n° 1202, p. 327).

Il 9 luglio 1701, in Touraine in occasione della sepoltura di un suo parrocchiano “ucciso e in parte mangiato da una nuova bestia”, un parroco ricordò che “era apparso negli stessi luoghi 7 o 8 anni fa un simile animale che divorò più di 250 persone”. Infatti, i registri parrocchiali ritrovati attestano che la prima serie di attentati si protrasse per oltre diciotto mesi, dal marzo 1693 al settembre 1694. Di 135 persone predate dai lupi sono stati ritrovati i certificati di morte. Naturalmente non si deve sempre pensare all’azione di un solo lupo o coppia, ma di parecchi esemplari comunque solitamente mai in branco.

1697, pubblicato Cappuccetto rosso di Charles Perrault. L’autore morì a Parigi nel 1703 all’età di 75 anni

Nel 1967 fu pubblicata la raccolta Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, di Charles Perrault, contenente otto favole tra cui Le Petit Chaperon rouge, appunto Cappuccetto Rosso. Perrault in questo caso non si inventò nulla, visto che una storia simile, raccontata verbalmente, girava in Francia da almeno trecento anni e con varie versioni, inclusa quella in cui la vittima era un bambino e non una bambina.

Questa favola di Perrault è ben diversa da quella che conosciamo oggi, infatti la protagonista è una bambina che nella foresta incontra il lupo e ingenuamente gli dice pure dove sta andando. Perché il lupo non mangia subito Cappuccetto Rosso? Perché si è accorto che lì vicino ci sono i boscaioli, che potrebbero intervenire (in effetti storicamente molti bambini e donne furono salvati dai lupi grazie all’intervento di boscaioli, contadini e altri che lavoravano nei pressi). Perrault infatti scrisse che il lupo: avrebbe avuto una gran voglia di mangiarsela; ma poi non ebbe il coraggio di farlo, a motivo di certi taglialegna che erano lì nella foresta. Allora il lupo va di corsa a casa della nonna, riesce a entrare in casa e se la mangia. Arriva Cappuccetto Rosso e viene mangiata pure lei. Punto. Non c’è lieto fine, così come si verificava continuamente in questi casi reali.

Tra l’altro il cacciatore che uccide il lupo appare solo nella successiva versione più edulcorata del 1857 dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, i quali vivevano in una Germania in cui i lupi erano stati praticamente spazzati via da tempo proprio dai cacciatori. Insomma, i Grimm non avevano il “polso della situazione reale”, come invece l’aveva Perrault due secoli prima. Del resto come poteva esserci un cacciatore armato casualmente in zona, quando alla plebe francese era vietato anche in situazioni di pericolo il portare armi da fuoco e spesso neppure spade o pugnali? Fosse stato invece un nobile, non sarebbe stato solo come nella fiaba ma avrebbe fatto parte di una battuta, con molti altri.

Attenzione, in alcune delle versioni orali precedenti, Cappuccetto Rosso in realtà è un giovane travestito da ragazza e inviato nella foresta ostile che circonda il villaggio proprio per attirare e uccidere il lupo, visto che questi animali preferivano attaccare donne e bambini. Perrault era senza dubbio al corrente di questo trucco, grazie alle letture ma anche alla vicinanza con il re Luigi XIV e soprattutto con suo figlio Luigi, grandissimo cacciatore di lupi, come già scritto. Lo si faceva anche in Italia, tanto che alcuni cacciatori utilizzarono anche lo stratagemma, che funzionò più volte, di vestirsi da donna (lettera del cancelliere comunale Simone del Pozzo, in L. Barni, 1928, I lupi a Vigevano, Nuova Vigevano, 8 settembre 1928, Vigevano).

Le successive analisi fatte sulla novella di Cappuccetto Rosso, specie quelle di oggi, pongono il tema anche su ipotizzati riferimenti sessuali, con il cappuccio rosso, ritenuto simbolo delle mestruazioni e dell’inizio verso una maturazione sessuale: il rosso della mantella della bambina viene interpretato così, ma allora la chaperon era una sorta di cuffietta femminile molto in voga. Anzi, chi poteva permetterselo l’aveva rossa a seconda dell’età, e non solo in Francia. Cambiava colore in base all’età e alla condizione del suo proprietario: rosso per i bambini e le ragazze, verde per le donne sposate e nero per le vedove.

La chaperon.

Un altro riferimento sessuale viene ipotizzato in questi passaggi della fiaba di Perrault, infatti il lupo ingoia la nonna e si mette la sua camicia da notte: Quindi rinchiuse la porta e andò a mettersi nel letto della nonna, aspettando che arrivasse Cappuccetto Rosso e poi le dice: vieni a letto con me. Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto. Ecco che il lupo viene presentato come un uomo, un predatore sessuale pedofilo. Certo, tutto è possibile, è una fiaba. Però, ricordiamo che all’epoca le case del popolino erano piccole e male riscaldate e che il mobilio era spartano, un letto, un tavolo e poco più. Inoltre la promisquità, non solo in Francia, era comune: i genitori dormivano in un letto, a volte con il figlio più piccolo, e tutti gli altri in un altro unico letto, fratelli, sorelle e magari pure nonne. Era normale, tanto che Cappuccetto Rosso non ha problemi, si spogliò ed entrò nel letto. Quanti di noi da bambini sono entrati nel letto dei genitori per stare assieme, magari appena svegliati?

C’era un altro importante motivo, il freddo, e infatti la buona nonna era a letto perché non si sentiva troppo bene. Bene, la fiaba fu scritta e pubbicata alla fine del XVII secolo, quindi durante il peggiore periodo della Piccola Era Glaciale, che andò dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo in cui si registrò un brusco abbassamento della temperatura media terrestre. Così, sotto il regno di Luigi XIV, proprio negli anni 1693 e 1694 morirono per cause correlate circa 1,5-2 milioni di sudditi francesi. Anche in primavera ed estate faceva più freddo di oggi. Pochi anni dopo, l’inverno del 1708-1709 fu il più freddo d’Europa degli ultimi 500 anni (ossia, da oggi a ritroso per 500 anni). Pare così strano che la nipote e la presunta nonna (visto che era il lupo travestito) stessero sotto le coperte per parlare?

Naturalmente Perrault nei suoi racconti doveva mettere una morale, perché nelle fiabe è sempre così. Difatti al termine scrisse: Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!

Anche qui Perrault riprese il comportamento di certi lupi – come descritto da testimoni e autorità più volte, in Francia come in Italia – che in base a una ormai collaudata tecnica si avvicinavano alle persone in modo amichevole e mite, per poi attaccare improvvisamente: Non facevano nulla sia agli animali domestici che a quelli selvatici; quando vedevano le persone, le adulavano come un cane, poi gli saltavano alla gola. Ne abbiamo uccisi due (Fonte: Archivio dipartimentale di Maine-et-Loire, E sup. IV, Stato civile di Varennes-sur-Loire). Questo atteggiamento fu descritto anche nella cosiddetta Bestia di Cusago, una lupa antropofaga che nel 1792 fece strage di bambini nei pressi di Milano: il 16 agosto si avvicinò a un gruppo di bambini, sedendosi vicina e stirandosi. La ritennero un cane, tanto che le buttarono alcuni pezzi di pane. Ma all’improvviso attaccò e uccise una di queste, la tredicenne Anna Maria Borghi, trascinandola via; il 22 agosto si avvicinò ancora a dei bambini che lo ritennero un cane. Anzi, un bambino di 6 anni addirittura l’accarezzò sulla schiena, quando all’improvviso la lupa azzannò alla gola la bambina Maria Antonia Rimoldi. Diverse persone accorsero e le fecero lasciare la preda, ma la bambina morì. L’animale fu poi catturato e ucciso, ed era un lupo. Non ci furono più attacchi.

Quindi Cappuccetto Rosso è sì una fiaba, ma basata su realtà storiche. Charles Perrault per colpire subito i suoi giovani lettori e rendere credibile un pericolo di altra natura utilizzò come esempio qualcosa di reale, letale e diffuso ovunque: il lupo mangiatore di bambini. Oggi riteniamo che il lupo in Europa al 99% non rappresenti affatto un pericolo diretto per gli esseri umani, non essendo più presenti i diversi e concomitanti fattori basilari per il fenomeno. Ma riteniamo anche che molte menzogne siano state divulgate al solo fine di negare l’evidenza del passato. Purtroppo per costoro, e per coloro che non sanno ma li seguono, la Storia è, questa sì…una brutta Bestia.

Simpatica vignetta, ma relativa a un lontano passato.

 

Questo libro tratta il tema dell’antropofagia del lupo, dall’antichità a oggi e nel mondo. L’approccio è storico e si avvale delle fonti individuate e reperite anche in luoghi e tempi per noi remoti. Non è contro o a favore del lupo, specie animale basilare in natura. Tuttavia, dimenticare quei fatti e le vittime sarebbe sbagliato. Anche nell’interesse del lupo, specie selvatica che come tante altre – anzi, tutte – merita spazi e rispetto, ma necessita anche di gestione.

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