Dare da mangiare ai cinghiali è vietato, ma c’è molta gente convinta che le leggi siano punti di vista personali, e che comunque debbano rispettarle sono gli altri. Dare da mangiare a un animale selvatico non solo potenzialmente pericoloso ma effettivamente famoso da millenni per la sua aggressività in tutto il mondo, è anche, semplicemente, un’azione stupida. Soprattutto se lo si fa dentro i centri abitati, che non sono esattamente boschi e foreste incontaminati, facendogli perdere la naturale paura degli esseri umani. Da notare che esiste il reato di foraggiamento, punibile con l’arresto da due a sei mesi o con l’ammenda da 516 a 2065 euro a chiunque procuri del cibo ai cinghiali (Sus scrofa L.), a meno che il foraggiamento non sia finalizzato alle attività di controllo.

Alimentazione cittadina e illegale di un cinghiale.

Sottolineiamo che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), ente pubblico di ricerca  sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ancora nel 2018 dichiarava: “Nei giorni passati, sono circolati su Internet immagini e video che, oltre a confermare la presenza di cinghiali nella città di Roma, mostrano cittadini che offrono loro da mangiare, anche in zone della città particolarmente frequentate e prossime a strade e abitazioni. L’Ispra sottolinea che fornire cibo ai cinghiali è una pratica assolutamente sconsigliabile, perché favorisce l’abitudine di questi animali all’uomo con potenziali rischi per le persone, senza dimenticare che tale comportamento implica rischi anche per gli stessi animali. Il cinghiale è, per sua natura, un animale selvatico e può reagire all’interazione mordendo o spingendo violentemente. Inoltre, questa frequentazione comporta rischi per gli animali domestici – cani e gatti – che possono essere aggrediti dai cinghiali con conseguenze anche gravi. Facilitando la presenza dei cinghiali vicino a strade e abitazioni, non è infine da sottovalutare il rischio di incidenti stradali che possono essere provocati dal loro attraversamento. Va ricordato che la presenza di cinghiali nelle aree urbane è strettamente legata alla presenza di scarti alimentari e di rifiuti organici, che determinano un’abbondante disponibilità di cibo per questo animale selvatico”. https://www.youtube.com/watch?v=e1hGJ7y-tCk

Da notare quel “spingendo violentemente”, quando invece i cinghiali caricano e colpiscono con le difese, in pratica zanne, che possono ferire o uccidere. Neppure l’Ispra riesce a dire le cose esattamente come stanno? Il buonismo animalista è arrivato persino negli enti scientifici? Certe cose non si possono dire?

Evidentemente i “buonisti” che, non solo a Roma, continuano illegalmente ad alimentare i cinghiali pensano di saperne più dell’Ispra, o quantomeno se ne fregano, per usare un termine poco scientifico ma efficace. Vorremmo sapere dal comune di Roma quante di queste persone siano state sanzionate per questo comportamento. Certo, la capitale d’Italia, come purtroppo altre città del Paese, offre a cittadini e turisti spettacoli indecorosi e scandalosi, con strade ricolme di pattume non ritirato in cui i cinghiali trovano abbondantissimo cibo. Il sindaco e la giunta dovrebbero spiegare come mai Roma, che un tempo portava progresso e civiltà in tutto il mondo conosciuto, oggi non riesca manco a pulire regolarmente le strade dalla spazzatura. Ovviamente ciò è anche colpa di molti romani, che criticano le istituzioni, ma sono loro stessi meno attenti all’igiene cittadina dei barbari incolti di duemila anni fa.

Pattume romano.

I cinghiali (come anche ratti, scarafaggi, gabbiani e chissà cos’altro) ovviamente si avvantaggiano di questo ben di Dio: lo trovano oppure glielo danno, e loro lo mangiano. Ma i cinghiali dovrebbero stare in natura e non nei centri abitati. Uscire di casa con un cane al guinzaglio può significare l’attacco dei cinghiali, che istintivamente collegano il cane al loro atavico predatore selvatico, il lupo, e questo anche se si tratta di un barboncino. Tanti animalisti sfegatati arrivano a dire che tali animali non attaccherebbero mai nessuno, ma si tratta di una semplice menzogna. E ripetono la solita tiritera e cioè che gli umani “hanno invaso e rubato gli spazi agli animali selvatici”. Ci domandiamo se queste persone siano certe di non avere invaso e quindi di vivere in ambienti in cui si trovasse o  si trovi qualche animale selvatico, chessò zanzare, ragni e mosche… Perché pure loro fanno parte della fauna.

Il problema esiste da anni in Italia. https://www.youtube.com/watch?v=0zUxcQbver0 Nell’agosto 2018 solo nel mese di agosto nel quartiere Spinaceto, a Roma, furono una decina i cani attaccati dai cinghiali e il mese dopo sempre lì un uomo di 62 anni che passeggiava col suo cane era stato aggredito da una famiglia di cinghiali. Raccontò: “Ho visto tre cuccioli e, in seguito, la mamma. Mi è corso incontro, sono scappato, ma poi ho perso l’equilibrio e sono scivolato a terra: un cinghiale era a due metri dal mio viso. Nessuno interviene per questo problema”. Fortunatamente, le grida fecero allontanare gli animali. Risultato, dieci giorni di prognosi per una spalla lussata e molte escoriazioni. Sempre lì, pochi giorni dopo, capitò a una donna: “Ho visto dei cuccioli di cinghiale, parecchio distanti da me, ma sono stata avvistata dalla madre, che ha iniziato a rincorrermi”. Fortunatamente la signora era riuscita a raggiungere il portone di casa. Sottolineò: “Io ora sono terrorizzata, non porterò più il mio cane a passeggio, praticamente mi sono ritrovata caricata da un cinghiale. Qui i cittadini sono esasperati, un cane è stato già ucciso da un cinghiale”. https://www.youtube.com/watch?v=PzSjIhpnDd4

Nell’agosto 2019 addirittura fu attaccato un uomo che portava a passeggio il figlio di sei mesi d’età in carrozzina, e sempre a Spinaceto. Disse: “Sono due anni che viviamo gomito a gomito con i cinghiali. Stavo percorrendo la strada verso casa, a un certo punto, da lontano, vedo un gruppo di persone che si sbraccia verso di me. Ho capito che era un allarme, ma non vedevo nulla. Poco dopo due grossi cinghiali attorniati da cinque cuccioli mi hanno puntato minacciosamente. Ero pietrificato, stavano per caricare me con tutto il passeggino. In quel momento è passato un Suv e l’automobilista si è messo a suonare il clacson come un matto. È la stessa tecnica che usano i residenti in presenza dei cinghiali: quando escono con il cane si portano sempre appresso i coperchi delle pentole o delle trombette tipo quelle di carnevale, per spaventarli. Non sempre ci si riesce. Ho chiamato il 112, mi hanno indirizzato alla polizia municipale che però mi ha detto che non potevano far nulla se non venire sul posto e indirizzare i cinghiali verso aree verdi. Mi hanno consigliato di scrivere direttamente al sindaco e al prefetto. Non sto qui a dire il mio stato d’animo, mi sento un miracolato. Sono stufo di avere paura di uscire di casa per andare a fare la spesa o in chiesa. Basta! Siamo blindati in casa e terrorizzati per colpa dei cinghiali”.

Raccontò la gente della zona: “È capitato che gli adolescenti si difendano arrampicandosi sugli alberi, ma vi rendete conto? Nessuno esce più da solo, abbiamo una chat condominiale: se li avvistiamo ci avvertiamo, ma è diventata una situazione insostenibile”.

Bene, visti questi casi – e sono solo alcuni – quale genitore non sarebbe stato ben lieto di portare i propri figli in un campo giochi invaso da cinghiali…? Che infatti avevano scelto anche un’area giochi dell’Aurelio. Animali innocui secondo moltissimi animalisti, affidabilissimi, amiconi, pure belli e ovviamente “amori di mamma”. Quasi addomesticati, insomma. Forse. O solo per un po’… Ecco il parere di Franco Perco, zoologo libero professionista, già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e dell’Osservatorio Faunistico della Provincia di Pordenone:

“Le specie problematiche esigono interventi a volte anche drastici, come la rimozione e l’eradicazione, soprattutto in contesti urbani, per loro natura delicati. L’allontanamento quasi sempre non serve: se le condizioni ci sono, il problema si ripresenta e si carica di ulteriori tensioni sociali. Inoltre, nutrire i cinghiali in contesti urbani è un’azione assolutamente nefasta e condannabile. Gli animali selvatici non sono giocattoli e il ‘voler loro bene’ può provocare conseguenze imprevedibili. Ma la gestione faunistica non può essere il regno dei praticoni e dei buoni sentimenti. Anzi: rigore negli interventi, senza dimenticare però le sensibilità umane e comunicando correttamente. Questo è l’imperativo. Insomma, deve essere il campo di specialisti, non di ‘pie dame’ (senza offesa)! Frasi fatte del tipo ‘animali innocenti’, ‘che male facevano’, ‘piango per loro’ eccetera sono la testimonianza di una sconfitta. In primo luogo di quella della ragione. Ma certificano anche l’ignoranza delle necessità ed esigenze della fauna. Ma immagino l’assalto delle ‘pie dame’ a dire che il tale animale in certi contesti non deve poterci stare… Spero che questa Italia piagnucolona e superficiale cambi. Purtroppo esempi concreti non ne vedo, anche se molti colleghi almeno lo pensano”.

Vista l’emergenza cinghiali, il Comune di Roma, la Regione Lazio e Città Metropolitana a fine settembre hanno predisposto uno schema di convenzione con le modalità per contrastare il proliferare della specie, che “può rappresentare un pericolo per la pubblica incolumità, sia per non prevedibili reazioni del cinghiale nei confronti dell’uomo, sia per i rischi connessi a eventuali collissioni stradali”. Le misure prevedono la cattura – però fin dal 2013 si era constatato che i cinghiali trovavano tanto di quel cibo in strada da non essere attirati da quello posto come esca nelle gabbie –, ma anche gli abbattimenti selettivi con la cosiddetta eutanasia.

Nel documento siglato dalla Giunta Raggi tra le altre cose questo ente si impegna a provvedere “alla pulizia di aree pubbliche di propria competenza potenziando il servizio di raccolta dei rifiuti urbani”. Che è una chimera a cui non sappiamo quanti abbiano creduto, visto che il mese dopo, a metà ottobre scoppiò il caso dell’inchiesta della Procura di Roma sulla mancata raccolta differenziata “porta a porta” e del relativo appalto da 150 milioni di euro spalmato in tre anni. Tra i compiti del Comune c’è anche quello di promuovere e sostenere iniziative volte all’individuazione di metodi alternativi agli abbattimenti selettivi per il contenimento della popolazione animale”. Che non capiamo nel concreto cosa voglia significare.

Il 15 ottobre 2020 un piccolo nucleo familiare di cinghiali era tornato nei giardini “Mario Moderni”, a pochi passi da San Pietro, e così, finalmente, si era deciso di intervenire applicando il protocollo approvato a settembre. Il cancello è stato chiuso e il giorno dopo è intervenuta la polizia municipale con un veterinario. Non c’erano le gabbie per la cattura e quindi i due esemplari adulti e i loro piccoli sono stati prima narcotizzati e dopo soppressi con iniezioni letali.

Fuori dal parco, trattenuti dalla polizia, orde di animalisti e ambientalisti con veementi proteste e pure scene di isteria. Alcune associazioni si erano persino offerte di spostare altrove e a proprie spese la famiglia di cinghiali. Certo che avrebbero dovuto trasferirli ben lontani, perché si sa che i cinghiali percorrono in breve tempo decine di chilometri tornando nei luoghi prediletti. Oppure che, capita la disponibilità di cibo, si spostano in un vicino centro urbano causando gli stessi problemi. Ma forse queste associazioni intendevano rinchiuderli in un’area recintata. Peccato non si siano proposti di fare la stessa cosa prima, con i cinghiali che tanti attacchi hanno fatto sempre a Roma, andando questa volta in ausilio degli esseri umani e dei cani al guinzaglio.

Ma non esisteva il protocollo predisposto da Comune di Roma, Regione Lazio e Città Metropolitana? Macché, è la stessa cosa del protocollo Pacobace per l’orso: secondo gli animalisti, li si scriva pure i piani di gestione, ma non deve essere applicato quel che c’è scritto. Alle ‘pie dame’ (definizione che include anche gli uomini, ovvio) non interessa il parere degli scienziati che studiano l’argomento e che ne sanno, ma solo il loro, anche se in massima parte non hanno né arte né parte. Il fatto è che vogliono vincerla loro, e basta. E purtroppo a nostro parere troppi media e politici danno ascolto a questa minoranza. Insomma, si possono amare la natura e gli animali anche senza essere animalisti oltre il buon senso (perché una parte di questi il buon senso l’ha ancora, per fortuna), e senza essere pervasi da odio verso i nostri cospecifici.

Per quanto riguarda le polemiche suscitate dal caso inutile dilungarci, c’è un servizio realizzato e trasmesso dal programma televisivo Le Iene, dove – magistralmente – è stato inserito sia all’inizio sia alla fine un bambino rattristato dalla sorte degli invadenti suidi. Di persone che hanno avuto problemi anche gravi con i cinghiali romani non ne è stata intervistata manco una. Una persona nel servizio esordisce asserendo, chissà come, “che quelle bestiole non avrebbero mai fatto male a nessuno”… https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/leiene/nina-massacro-di-cinghiali-a-roma-perche-sono-stati-uccisi_F310622801006C09

Si è arrivati al punto di porre davanti al cancello dei giardini “Mario Moderni” candele e lumini accesi, fiori e letterine in ricordo dei poveri cinghiali, vittime dell’uomo perché si sa che, come ripetono pedissequamente, come un mantra, queste persone, “l’uomo è il vero e unico cancro della Terra”.

Sarà per questo motivo che non abbiamo notato lumini e fiori da parte di animalisti e loro associazioni quando, a causa proprio di un incidente automobilistico causato dai cinghiali, nel gennaio 2019 morì un ragazzo di 28 anni (e rimasero ferite dieci persone, bambini inclusi) sulla A1 fra Lodi e Casalpusterlengo? Neppure li abbiamo visti sulla A26, al km 139 in direzione di Gravellona, dove l’1 ottobre 2020 i cinghiali causarono la morte di due uomini e il ferimento di un terzo. E manco il 20 ottobre successivo, quando per lo stesso motivo è morta  una 21enne di San Daniele Po sulla strada provinciale 85. Solo per citare alcuni casi, visto che Coldiretti ha stimato che dal 2013 nella sola Lombardia i cinghiali hanno causato 400 incidenti stradali.

Niente lumini e fiori per gli esseri umani?

Lumini, candele e fiori in mesto ricordo della famiglia di cinghiali.