Dopo la pausa estiva, eccoci qui. Nello scorso numero ci eravamo ampiamente occupati dell’orso, e in particolare dell’esemplare M49, gran razziatore di bestiame e alveari nonché fuggitivo di classe. Avevamo appena fatto il resoconto della sua seconda cattura, quando Papillon – così l’ha soprannominato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, antropomorfizzandolo, cosa che non ci piace – è scappato nuovamente, e in modo per noi più che sospetto. Non solo, in modo altrettanto strano si sarebbe liberato pure del radiocollare… Gatta ci cova, diciamo noi, sospettando che ogni volta sia stato aiutato da qualcuno. Anzi, su questi fatti abbiamo realizzato un servizio, giudicate voi.

     Già, ma cosa fare ora con l’orso M49 e altri esemplari problematici? C’è chi li vuole comunque liberi nonostante predazioni e persino attacchi agli esseri umani, e chi invece propende per la cattura o l’abbattimento. Abbiamo sentito gli esperti e riportato le loro posizioni in merito. In un altro servizio abbiamo fatto la cronistoria delle reintroduzione dell’orso bruno in Trentino, operazione a nostro parere meritoria e senza dubbio coronata numericamente da eccezionale successo, ma che ora vive momenti decisamente difficili.

      Pubblichiamo poi due curiosi servizi: da millenni nel mondo, allevatori e agricoltori utilizzano le pietre per costruire a secco capanne e recinti per il bestiame, anche con funzioni di protezione dai predatori. Un’affascinante ricerca che svela aspetti poco conosciuti. E poi abbiamo trattato il lupo: che dimensioni può raggiungere in effetti? Bene, in casi eccezionali ha raggiunto persino il quintale, tutto avvalorato da documentazioni storiche ma anche relativamente attuali che riportiamo. Una chicca imperdibile.

      Infine abbiamo dato grande spazio alla Puglia, con due servizi: dall’apparizione alla cattura del lupo confidente – ma per colpa di chi lo deteneva illegalmente – di Otranto, per passare poi al Progetto Allupo nato tra antiche masserie e che tutela l’ambiente e promuove la vendita dei prodotti tipici tra passato, presente e futuro.

 

           Buona lettura.

                                                                                          Giovanni Todaro