di Spartaco Gippoliti, Consulente Scientifico Zoo d’Abruzzo

Nel territorio di Rocca San Giovanni, provincia di Chieti, si insediò nel 2007 un nucleo faunistico costituito principalmente dagli esemplari del Circo Embell Riva, a cui venne dato inizialmente il nome di Safari Park d’Abruzzo. Pensato come una struttura temporanea, assolse la sua funzione di soddisfare la curiosità dei visitatori, ma quando si iniziò a pensare di farne una struttura più organica, emersero tutte le criticità di una mancata seria progettazione iniziale. Nel frattempo l’entrata in vigore del DL 73/2005 che recepisce la Direttiva Europea 22/1999 CE, stabilisce per la prima volta quale siano i compiti di un giardino zoologico in Italia e introduce la Licenza Zoo che viene rilasciata dai Ministeri competenti. Quindi a partire dal 2013 la famiglia Bellucci intraprese i primi passi per ottenere la licenza, utilizzando e in parte formando professionisti veterinari e zoologi esperti del settore.

Il raggiungimento dell’obiettivo ha richiesto una completa revisione delle strutture esistenti, della collezione animale, degli aspetti vegetazionali e paesaggistici ecc. ma soprattutto l’identificazione di una visione (mission) che permettesse allo Zoo d’Abruzzo di portare un contributo in linea con quanto la legislazione europea oggi prevede nel campo dell’educazione, della conservazione delle specie e dell’approfondimento delle conoscenze scientifiche essenziali per garantire la salvaguardia delle specie.

Zoo d’Abruzzo, l’elefantessa Baby funge da madrina per la campagna di conservazione a sostegno dell’elefante del Borneo.

Dal 2014 iniziò un processo di ampliamento della superficie dello Zoo, una risistemazione delle varie specie che consenta una sempre maggiore attenzione al benessere degli animali e una suddivisione dello Zoo, ove possibile, secondo criteri zoo-geografici, cioè unendo specie che provengono dal medesimo areale geografico.  Un’area boschiva diviene l’area destinata alle specie temperate e una grande enfasi viene dedicata alle attività educative, funzione imprescindibile di qualsiasi centro naturalistico. Profittando del lungo legame esistente con alcuni degli esemplari ospitati, vengono organizzati degli appuntamenti didattici che vedono l’interazione tra lo staff e alcuni ospiti accompagnati da brevi informazioni sulla biologia e i problemi di conservazione della specie. La nostra esperienza ci dice che questi appuntamenti sono molto apprezzati dal pubblico di tutte le età, che ama relazionarsi con i curatori anche al di fuori degli eventi. Proprio la disponibilità dello staff e la cordialità nel rispondere ai quesiti del pubblico ha contribuito ad avvicinare moltissimo i visitatori alla realtà dello zoo senza passare per comunicati stampa ed esperti di comunicazione.

Nel 2015 fu realizzata nel bosco la voliera per i gufi reali e l’isola dei lemuri, seguita nel 2017 dalla voliera sudamericana che ospita varie specie di uccelli e, nella bella stagione, le iguane. Nel 2018 fu la volta di una innovativa exhibit all’aperto per gli alligatori del Missisipi dotata di un capiente ricovero per l’inverno.

Interazioni tra due maschi di alligatore. I giardini zoologici offrono opportunità uniche per lo studio del comportamento animale.

Un team di veterinari, zoologi ed educatori coadiuva la famiglia Bellucci in questa importante operazione, la cui prima fase può dirsi completata nel 2021 con il conseguimento della Licenza Zoo da parte dei Ministeri competenti. Nello stesso anno lo zoo è stato ulteriormente ampliato di due ettari, permettendo la realizzazione di una nuova struttura per i macachi del Giappone e di una nuova area per gli animali della fattoria.

In Italia si associa la parola zoo a quello di una istituzione anacronistica, oramai inutile. Si ignora che i giardini zoologici sono in continua evoluzione, e man mano che le nostre conoscenze aumentano, anche grazie agli studi compiuti negli zoo stessi, vengono realizzate strutture sempre più a misura di animale. Quindi se la funzione culturale dello zoo moderno affonda le radici nell’Illuminismo e nella Rivoluzione Francese, il modo di realizzare e gestire tale struttura è assai diverso dal passato. Oggi ad esempio le specie da mantenere sono selezionate accuratamente sulla base delle risorse disponibili, le competenze e il progetto complessivo (masterplan) del singolo zoo. Nel caso di specie gestite a livello europeo, le strutture devono rispondere ai criteri definiti dai maggiori esperti internazionali.

Nel nostro caso, quando possibile, cerchiamo di selezionare le specie anche in accordo con le caratteristiche topografiche e la vegetazione già presente. Oggi poi uno zoo licenziato in Italia è soggetto a ispezioni almeno annuali che verificano l’esistenza di parametri minimi per quanto riguarda benessere, attività di conservazione, ricerca ed educazione del pubblico. Quindi uno zoo modernamente concepito non ruota intorno al visitatore, ma cerca di coniugare le esigenze biologiche e comportamentali degli animali con le esigenze del pubblico, inclusi i bambini, di osservare in maniera relativamente facile gli animali intenti nelle loro normali attività. E’ vero che l’Abruzzo è noto per le sue aree faunistiche dedicate a delle specie autoctone – famosa quella storica di Civitella Alfedena per il lupo – ma bisogna precisare che in alcuni casi gli spazi ampi non sono bastati a prevenire problematiche gestionali che richiedono soprattutto la supervisione di personale specializzato e adeguate strutture di servizio.

Tornando allo Zoo d’Abruzzo, anche se alcuni visitatori notano l’assenza di molte specie invece comuni in zoo più grandi, come l’ippopotamo anfibio, il lupo o la tigre, sempre di più essi apprezzano l’esperienza complessiva dello zoo, la sua dimensione umana, i suoi spazi verdi, gli incontri didattici con lo staff e gli animali, l’esibizione equestre, ecc. Insomma, stiamo divenendo un luogo memorabile! Lo Zoo d’Abruzzo è al momento non solo uno dei parchi zoologici più “giovani” in Italia, ma anche l’unico riconosciuto esistente in Abruzzo, la regione conosciuta in tutto il mondo per la sua eccezionale biodiversità e per l’istituzione nel 1922 del Parco Nazionale d’Abruzzo (oggi Abruzzo Lazio e Molise) per la salvaguardia dell’orso marsicano e del camoscio appenninico.

E’ proprio necessario quindi avere uno zoo in Abruzzo quando vi sono così tante aree protette oggi? E’ tipico di un certo ambientalismo italiano snobbare la funzione educativa e formativa dei giardini zoologici, forse perché si sottovaluta l’importanza di instillare l’amore e l’interesse per la natura anche nelle masse, un tema che non sfuggiva invece a studiosi del calibro di Oscar de Beaux, Alessandro Ghigi e Ermanno Bronzini. Un tema, quello dell’educazione popolare, che era tutt’altro che ignoto a quello che potremmo definire il padre della Zoologia abruzzese, Giuseppe Altobello (1869-1931). Nello studiare la fauna abruzzese e molisana, Altobello sentiva la necessità, con una grande modernità di pensiero, di creare e aprire al pubblico nel 1922 un museo naturalistico nella natia Campobasso pensato affinché  “il nostro popolo” potesse meglio conoscere il suo patrimonio naturalistico.

Un giardino zoologico oggi serve proprio a facilitare l’accesso alla biodiversità alle masse e in particolare alle nuove generazioni. Sarà da questi bambini che si svilupperanno i futuri fruitori – consapevoli – di aree protette, pervasi da una maggiore sensibilità biofilica verso tutti gli organismi e non solo verso cani e gatti.

Zoo d’Abruzzo, i lemuri nel loro isolotto.

Chi  pensa che in Abruzzo uno zoo non serva, deve inoltre riflettere sul fatto che la Regione è seconda in Italia per obesità tra i giovani, a dimostrazione che non basta avere tanto verde per frequentare e vivere la natura. Paradossalmente, l’importanza di uno zoo era ben chiara a Erminio Sipari che dopo la fondazione, un secolo fa, del Parco Nazionale d’Abruzzo, pensò nel 1926 di istituire un piccolo zoo a Pescasseroli, dedicato esclusivamente alla fauna del Parco, una intuizione quella dello zoo di fauna locale che ha trovato un’ottima realizzazione all’estero nel 1962 con l’Alpen Zoo di Innsbruck.

Lo Zoo d’Abruzzo quindi intende svolgere una funzione culturale in linea con la tradizione e le eccellenze naturalistiche abruzzesi, in particolare quale veicolo dell’amore e dell’interesse verso la Natura per le nuove generazioni. Anche per questo lo Zoo non limita la sua attenzione esclusivamente nei confronti della grossa fauna esotica, ma permette di apprezzare anche alcune specie locali purtroppo spesso sottovalutate ma comunque a rischio di estinzione, come il gufo reale o le testuggini di Hermann.

Gufo reale.

Esiste poi da tempo un rapporto di collaborazione con i Carabinieri Forestali per cui ben volentieri lo Zoo offre le proprie competenze e strutture a disposizione di esemplari recuperati da situazioni irregolari secondo la normativa CITES. Un motto assai diffuso nell’ambientalismo mondiale era think globally, act locally (N.d.A. sintesi tra il pensiero globale, che tiene conto delle dinamiche planetarie di interrelazione tra i popoli, le loro culture ed i loro mercati, e l’agire locale che tiene conto delle peculiarità e delle particolarità storiche dell’ambito in cui si vuole operare). Uno zoo, con il suo focus planetario, è evidentemente assai portato a favorire un pensiero globale, che è purtroppo molto carente in Italia.

Il sostegno che la Regione Abruzzo, e in particolare l’assessorato al Turismo, ci ha fornito durante la recente pandemia di Covid 19, costituisce una prova che il nostro messaggio comincia a farsi strada nella comunità. Ci stiamo impegnando affinché lo nostre finalità siano sempre più evidenti e – speriamo – sostenute dai visitatori che ci consentono con il biglietto d’ingresso di vivere e rinnovarci. A tale scopo intendiamo intensificare la collaborazione con la rete europea dei giardini zoologici dando un maggiore contributo ai programmi riproduttivi europei (EEP). A livello locale è auspicabile un rafforzamento dei legami già esistenti con l’Università di Teramo e altre istituzioni museali scientifiche della regione. Miriamo a divenire un tassello importante per il turismo nella Costa dei Trabocchi, che possa avere ricadute positive per tutto il territorio.

Nei prossimi anni alcuni obiettivi già delineati, come l’ampliamento della struttura dedicata ai leoni, lo spostamento dell’area australiana e la realizzazione di quella dedicata alle specie asiatiche saranno certamente completati. Intendiamo anche realizzare una voliera per i pappagalli cenerini che riceviamo dai carabinieri forestali perché non in regola con la regolamentazione CITES. Ma già nuove sfide ci attendono e nuovi progetti, come il polo didattico, si delineano all’orizzonte. Continuate a seguirci, siamo solo all’inizio!

Quando la progettazione della struttura risponde alle esigenze degli animali, ponendoli al centro dell’attenzione, finisce per esaltarne la bellezza e incoraggia nei visitatori una maggiore attenzione per il loro comportamento.

 

Referenze

Dick G., Gusset M. (a cura) 2012. Garantire un futuro alla fauna selvatica. L’impegno di zoo e acquari per la conservazione della biodiversità. WAZA, Gland.

Gippoliti S. 2020. Arca di Noè o Giardini dell’Intelligenza? Il ruolo dei Giardini Zoologici nella conservazione della biodiversità. In: I Musei del vivo e l’iniziativa privata: un caso di valorizzazione del patrimonio culturale italiano, Atti dei Convegni Lincei, 333, pp. 23-29.

Guacci C. 2014. Giuseppe Altobello naturalista, poeta, medico. Palladino Editore, Campobasso.