In Tirolo non c’è l’uso comune di impiegare i cani da pastore per la protezione del bestiame, e neppure in Austria, Svizzera e Germania. Anzi, la stessa cosa vale per i restanti stati del Nord Europa. In effetti tali cani sono storicamente presenti (Asia a parte) esclusivamente nell’Europa occidentale, meridionale e orientale. In altri continenti si sta diffondendo. Conseguentemente in Austria, Svizzera e Germania non esiste alcuna tradizione ed esperienza a riguardo, mentre i cani da conduzione esistevano ed esistono tuttora. In questi stati si preferiva semplicemente sterminare i predatori con qualsiasi mezzo, i cosiddetti “nocivi”: non solo lupi, orsi, linci e altri predatori, ma persino le aquile.

Il guardiacaccia tedesco Leo Dorn (1836-1915) uccise ben 77 aquile.

Facciamo una breve panoramica. Le attuali quattro razze svizzere – che ovviamente prima non esistevano in quanto tali poiché gli enti cinofili nacquero alla fine del XIX secolo –, ossia il Bovaro del Bernese, Bovaro dell’Appenzell, Bovaro dell’Entlebuch e Gran Bovaro Svizzero caratterialmente e morfologicamente sono molto cambiate rispetto al passato. Il Bernese è oggi parecchio più grande e pesante del passato, mentre l’Appenzell e l’Entlebuch sono tuttora nevrili cani di dimensioni medie. Il più grande e robusto è il Gran Bovaro Svizzero, strutturalmente molto molossoide e discendente dagli antichi cani da guerra legionari romani, i canes pugnaces. Da questi ultimi discesero anche i San Bernardo, che per lungo tempo furono cani da guardia e difesa, e solo in seguito da soccorso. Il Cane da Pastore Svizzero Bianco non è altro che un Pastore Tedesco dal colore non accettato dall’Enci e quindi riconosciuto ufficialmente dalla Svizzera come razza separata, ma che lì non ha alcuna storia né utilizzo.

Tutti i cani citati, ammesso che si distinguessero un tempo uno dall’altro, e non lo crediamo in generale, non erano cani da pastore. Certo, i succitati bovari badavano a vacche e vitelli, ma non si trattava di cani impiegati in gruppo e selezionati da millenni in modo da proteggere in squadra il bestiame dal lupo, orso o lince. Questi cani svizzeri servivano per la guardia e il tiro di carretti. Poche aziende agricole ne avevano più di uno o due e pertanto, senza l’ausilio dell’uomo, non erano in grado di fronteggiare un gruppo familiare o un branco di lupi.

Rescued from the wolf, 1866, Illustrated London News

In Austria – e il Tirolo ne fa parte, a differenza dell’italiano Alto Adige ossia la Provincia autonoma di Bolzano rientrante nella regione del Trentino Alto Adige – addirittura esistono solo razze di cani da caccia, escluso il medio-piccolo cane da fattoria Österreichischer Pinscher. Neppure la Germania ha razze di cani da protezione del bestiame: il Pastore Tedesco discende da diversi tipi di cani similari presenti un tempo in Germania, ma erano tutti conduttori. Lo stesso Pastore Tedesco, a dispetto del nome, ben raramente viene usato dai pastori seppure come conduttore e del resto non ha le caratteristiche e qualità tipiche dei veri cani da protezione del bestiame.

Pastore con i suoi cani, inizi XX secolo.

Un solo cane tedesco è assimilabile a quelli da guardiania ed è l’Hovawart, un tuttofare discendente dall’antico Hofwart, tuttavia anche in questo caso l’Hofwart veniva impiegato da solo o al massimo in coppia come tuttofare, che è cosa ben diversa. https://www.k9uominiecani.com/n11-maggio-giugno-2018/lhovawart-il-medioevo/ Tra l’altro l’Hovawart fu ricreato da appassionati (incrociando varie razze di cani, di cui alcune non c’entravano nulla con la pastorizia) nella prima metà del XX secolo, quando lupi e orsi erano ormai estinti in Germania. Pure il Rottweiler, allora anche a pelo lungo, in passato cane bovaro e da traino di carretti, non fu mai impiegato in “squadra” come avviene con i cani da protezione del bestiame, per esempio in Italia o Spagna.

In passato però non è credibile che i pastori in Tirolo non fossero affiancati da cani validi e di grande mole, tuttavia non ne sappiamo nulla. Esistevano, distribuiti negli stati di lingua tedesca, i cosiddetti Altdeutsche Hüthunde che però è un termine generico che comprendeva tipi altrettanto vaghi come i Tiger dal manto pezzato o tigrato, i Kuhhund, Schafhunde, Harzer Fuchs e persino i cosiddetti Barboni come lo Strobel e lo Schafpudel. Tutti andavano dai 50 ai 65 cm al garrese e quindi erano di taglia media. Questi tipi di cani naturalmente potevano accoppiarsi con altri più grandi, come quelli indicati da  Johann Elias Ridinger (1698-1767) e cioé i cosiddetti Sau Rüden dal pelo bianco e relativamente lungo esteriormente simili ai nostri Abruzzesi, allevati dai contadini e impiegati come i nostri Abruzzesi occasionalmente anche nella caccia al cinghiale, ma spesso con risultati negativi; i cani da guardia  Bauer Hund detti anche Bullenbeisser e cioé Morditori di tori; e i Dänischer Hund, poi chiamati Deutsche Dogge, infatti a dispetto del nome erano e sono originari della Germania, nonché i progenitori degli attuali Alani. In pratica questa sorta di incroci tra tipi diversi davano cani con buone potenzialità, come avveniva un tempo anche in Italia accoppiando cani da pastore Abruzzesi con cani da presa meridionali (variante Cane Corso) e dando vita al Mezzocorso.

Da sinistra: Dänischer Hund, Sau Rüden e Bauer Hund
(da Thierreich,  Augusta, 1768, di  Johann Jakob Ridinger)

Le tipologie di cani citate sopra – o altre simili – avrebbero potuto essere presenti anche in Tirolo e nell’attuale Alto Adige/Südtirol ossia l’italiana Provincia di Bolzano, però il problema è che a riguardo non esistono (o almeno, noi di Pan non le abbiamo trovate nonostante una complessa ricerca) raffigurazioni di qualsiasi genere di grandi cani da protezione del bestiame. Eppure la scomparsa del lupo, orso e lince avvenne in tempi non troppo lontani – in pratica nel XIX secolo – a causa dell’uso del veleno, in particolare la stricnina, e dell’avvento di fucili e munizionamenti più efficienti e maggiormente disponibili. Perché non esistono quadri e stampe in merito? Anche se l’estinzione dei grandi predatori rese a un certo punto inutile la presenza di cani da protezione che quindi scomparvero, perché non ci sono immagini e neppure testi e descrizioni?

Forse il motivo è che anche precedentemente in Tirolo il tipo di allevamento non consentisse il mantenimento di adeguati numeri di cani da protezione. In pratica, i contadini e pastori non avevano molto bestiame, a differenza dell’Italia o di altri stati dove i greggi potevano e possono contare centinaia e persino migliaia di capi. Nello studio Local knowledge held by farmers in Eastern Tyrol (Austria) about the use of plants to maintain and improve animal health and welfare condotto nel 2004-2005 da Christian R. Vogl, Brigitte Vogl-Lukasser e Michael Walkenhorst e pubblicato nel 2016 dal Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, si traggono dati interessanti anche se questa ricerca riguarda l’alimentazione naturale del bestiame. Infatti furono presi a campione e intervistati 144 informatori di 16 comunità del Tirolo Orientale. Gli informatori avevano un’età compresa tra 33 e 93 anni (media: 62 anni). Le aziende agricole intervistate, a conduzione familiare, erano situate tra i 670 e i 1.600 metri di altitudine e ciascuna allevava diversi numeri e tipi di bestiame: alcune avevano tutte le specie elencate di seguito, oppure una sola. Ebbene in media queste famiglie allevavano 18 bovini (119 allevamenti), 47 ovini (23 allevamenti), 6 capre (20 allevamenti), 4 maiali (89 allevamenti), 28 galline (69 allevamenti) e 2 cavalli (16 allevamenti). Tale attività era combinata con diversi tipi di lavoro extra-agricolo, con 69 aziende agricole gestite a tempo parziale e 47 a tempo pieno (28 informatori non fornirono informazioni al riguardo).

Cosa significa questo? Che ben poche o addirittura nessuna di queste aziende familiari avrebbe potuto mantenere un adeguato numero di grandi cani da protezione del bestiame. Non sarebbe stato conveniente, anche perché, che debbano proteggere cinque o cinquanta pecore o vitelli, il numero dei cani non può comunque scendere sotto un certo numero. Non si può impiegare un solo cane, seppure valido, per difendere cinque pecore, perché il numero dei difensori dev’essere proporzionale con il numero degli attaccanti e non solo con il numero dei difesi. Se si facesse invece scelleratamente così, in caso di arrivo di più lupi il risultato sarebbe quello di un cane in fuga o ucciso e del piccolo gregge sterminato. Ricordiamo che in analoghe zone, per esempio i pascoli montani dell’Abruzzo, un gregge di 400 pecore viene protetto da 5-8 cani, ma in alcune aree si avviva a ben 10 cani di tal tipo per meno di 200 pecore. E anche così qualche perdita può verificarsi. Insomma, numeri che probabilmente sono fantascientifici per i pastori del Tirolo e dell’Alto Adige, che manco hanno questa tradizione.

Il problema fino ad anni relativamente recenti non si poneva, semplicemente perché i grandi predatori erano stati estinti e pertanto si poteva comodamente lasciare libero il bestiame incustodito addirittura per mesi nei pascoli e senza preoccupazioni di sorta, o almeno di tal tipo. Ovviamente ora che i predatori sono tornati non è più consigliabile. Ogni anno in Tirolo circa 180.000 cavalli, bovini, pecore e capre trascorrono l’estate in oltre 2.600 pascoli alpini, trasportati solitamente con camion. Se il bestiame rimanesse nella valle durante l’estate, i pascoli scomparirebbero a causa della crescita del bosco e gli agricoltori dovrebbero anche acquistare il fieno e altri alimenti. Ogni giorno una mucca pascola su circa 100 metri quadrati. Verso la fine dell’estate il bestiame viene riportato nelle stalle e recinti limitrofi, con tanto di festa con il bestiame riccamente decorato con fiori, ghirlande e campane. Senza dubbio una realtà ottimale e felicemente bucolica, senza la necessità della presenza di pastori (e della loro innegabile dura vita), mute di cani e reti elettriche mobili, seppure fornite gratuitamente dagli enti. Ovviamente e notoriamente i cani possono pure dare qualche problema, essendo diffidenti e anche ostili verso gli sconosciuti, che in buona parte sono i tanto benvenuti e munifici turisti.

La gente del luogo pertanto non capisce né accetta il fatto che questa situazione, resa possibile dai loro avi con l’eliminazione indiscriminata dei predatori selvatici, debba ora tornare alle difficoltà e scomodità dei tempi passati. Vorrebbero che lupi e orsi scomparissero nuovamente, ma certo questo non è possibile né naturalisticamente auspicabile. Tuttavia bisogna cercare di comprendere le loro ragioni e spiegargli che purtroppo i tempi cambiano nel bene e nel male anche per motivi superiori. Di certo per chi deve e dovrà ancora per molto tempo operare in tal senso con questa opera di sensibilizzazione non sarà facile, vista la posizione, largamente condivisa tra gli aderenti, di Leo Tiefenthaler, presidente dell’Associazione degli agricoltori altoatesini: “La pastorizia tradizionale ed il lupo, grande predatore, sono incompatibili. Siamo sempre convinti che l’Alto Adige debba essere di nuovo libero dai lupi e ciò richiede un piano nazionale che preveda zone libere dai lupi e il controllo della popolazione dei lupi, come avviene in altri Paesi europei”.

Tuttavia, sarà una provincia autonoma ma si è comunque in Italia e quindi è la legge italiana quella da osservare e dubitiamo fortemente che i desideri degli allevatori possano mai avverarsi, anche se la gestione del lupo in Italia è ormai un problema importante e prima o poi si dovrà decidere l’abbattimento di determinati esemplari. Ma solo da parte delle autorità deputate e se tutte le strategie antipredatori saranno state preventivamente messe in atto dall’allevatore e saranno risultate vane. Bisogna sottolineare però che nell’intera Provincia di Bolzano sono presenti una quindicina di lupi appena (in Tirolo solo 3-4 lupi accertati e circa 35 in tutta l’Austria!), che è nulla rispetto al migliaio per esempio della sola Toscana. Quindi gli allevatori altoatesini, anche obtorto collo, se vorranno continuare la loro attività dovranno rassegnarsi ad allevare il bestiame con le stesse strategie e tecniche del resto d’Italia: presenza del pastore, reti elettriche e cani adeguati in numero sufficiente.