di Spartaco Gippoliti*

Nel 1937 il Tierpark Hellabrunn di Monaco di Baviera, diretto dal famoso zoologo Heinz Heck (il padre della “ricostruzione” dell’uro, il bovino selvatico), riceveva quattro esemplari di asini selvatici africani che per quasi un secolo sono rimasti avvolti da un alone di mistero “zoologico”. Superata la Seconda guerra mondiale, questo gruppo diede origine a una numerosa progenie. Cominciarono però a comparire dei dubbi sulla identità tassonomica di questi animali per la variabilità che li contraddistingueva sia nel colore del manto che per la presenza o meno di strisce orizzontali nelle gambe posteriori. Per questo essi furono esclusi dal libro genealogico (studbook) che dal 1973 registra lo sviluppo della popolazione degli asini selvatici africani negli zoo.

Quando nel 1956 il nipote di Heck, Heinz George Heck si trasferì negli Stati Uniti, a dirigere un particolare e vasto zoo dedicato principalmente ai grandi mammiferi erbivori vicino New York, la Catskill Game Farm, sei asini dancali attraversarono l’oceano e da Monaco di Baviera presero residenza negli States. Prima della chiusura di questo grande parco alcuni discendenti di questi asini furono ceduti a piccoli zoo e privati. Dieci anni fa il grande mammologo Colin Groves espresse l’opinione che gli asini della linea Monaco/Catskill potessero rappresentare gli ultimi asini nubiani esistenti, magari provenienti da una zona di contatto esistente tra le due forme nubiana e somala.

Nell’ambito delle mie ricerche storiche sul Giardino Zoologico di Roma e sulla fauna del Corno d’Africa, grande fu la sorpresa quando trovai le tracce del trasferimento di un piccolo nucleo di asini della Dancalia da Roma a Monaco di Baviera nel 1937. Si trattava di quattro esemplari, un maschio e tre femmine, nate a Roma tra il 1935 ed il 1936 da un trio arrivato nel 1934.

I tre fondatori della linea Roma/Monaco/Catskill a Roma, probabilmente a breve distanza
dal loro arrivo nel 1934 (da Van Bemmel, 1972).

La scoperta suscitò scalpore tra gli esperti che da sempre seguono la storia di questi particolari asini sulle due sponde dell’Atlantico, eppure la documentazione in mio possesso non lasciava adito a dubbi, anche per la concomitanza con un altro fatto storicamente incontrovertibile. Nella stessa occasione raggiungeva Monaco una femmina di Cavallo di Przewalski destinata a entrare nella storia. Questa femmina era nata presso lo Zoo Nazionale di Washington e giunta a Roma nel 1935 era stata chiamata Roma. Questo esemplare ebbe un ruolo determinante nel successo del gruppo riproduttivo di Monaco (linea A o Munich line), l’unico che non presenta nella genealogia alcun contributo di cavallo domestico. In cambio lo Zoo di Roma ricevette una coppia di cavalli di Przewalski (maschio da Praga e femmina da Monaco).

Uno degli aspetti importanti di questa piccola scoperta è di diretto interesse alla questione della identità degli asini in questione. Mentre dal dopoguerra in poi è stato facile comparare gli asini dancali di Monaco con gli asini selvatici della Somalia importati negli anni ’60 dal Giardino Zoologico di Basilea, e quindi associarli per esclusione all’ancora più raro asino nubiano, a Roma i fondatori di questo gruppo vivevano dal 1938 a fianco di un raro maschio di quest’ultima specie.

Il gruppo degli asini dancali di Roma in una foto di Armando Bruni. Lo sfondo è ritoccato.

Una femmina di asino nubiano ospitata a Roma tra il 1924 ed il 1928 e proveniente dalla Colonia Eritrea. Questa foto verrà anche discussa da Oscar de Beaux in un suo articolo sugli asini selvatici africani.

E’ quindi assai interessante notare che essi non venissero mai considerati simili e si preferisse accoppiare il maschio nubiano con una femmina di asino domestico piuttosto che con una asina dancala che non doveva mancare grazie alle frequenti riproduzioni. Inoltre gli asini dancali di Roma venivano descritti come più piccoli del nubiano, mentre tutti gli autori sono concordi a considerare il vero asino somalo più alto – grazie ai lunghi arti – del cugino nubiano.

L’esperto di equidi Otto Antonius, direttore del Giardino Zoologico di Vienna, scrisse nel 1937: Only in the breed of Dancalia asses existing to-day in the Zoological Gardens at Rome and Munich there seems to be a strain of true wild blood. These asses, like the Nubian race in their very bright colour and their short and narrow shoulder-stripe, resemble the Somalian race in their banded limbs, ossia  “Solo nella razza di asini Dancalia che esiste oggi nei giardini zoologici di Roma e Monaco sembra esserci un ceppo di vero sangue selvatico. Questi asini, come la razza nubiana nel loro colore molto brillante e nella loro fascia delle spalle corta e stretta, assomigliano alla razza somala nei loro arti fasciati”.

Questa osservazione di Antonius sembra dimostrare che gli asini dancali in questione non sembrassero completamente selvatici e in qualche maniera apparissero intermedi tra gli asini nubiani e i somali. Purtroppo né Antonius né altri hanno lasciato una documentazione riguardante una comparazione diretta con il maschio nubiano arrivato nel 1938. Di fatto ci sembra, anche dalla scarsa documentazione disponibile, che mentre l’importanza dell’esemplare chiamato Righetto non venne mai meno e la sua immagine compare nella Guida del Giardino Zoologico pubblicata nel 1954 – per non parlare del suo scheletro che fu montato nella sala osteologica del Museo civico di Zoologia di Roma, dove Colin Groves lo misurò –, gli asini dancali abbiano ricevuto scarsa attenzione fino ad essere “espulsi” dal Giardino Zoologico alla fine degli anni ’50 – ultima nascita registrata nel 1956.

Prima edizione dello Studbook (libro genealogico) degli asini selvatici africani negli zoo, pubblicato a cura del Tierpark di Berlino (Est).

Rimane una riflessione da fare sul perché nel dopoguerra il gruppo di asini dancali romano rimase ignorato per oltre un decennio. Trattandosi dei veri fondatori del piccolo nucleo, essi avrebbero potuto aiutare a mantenere una maggiore variabilità genetica che non il gruppo di Monaco, originatosi da fratelli e mezzi fratelli. Inoltre, si sarebbe potuto anche valutare di avviare un programma di accoppiamenti tra il maschio nubiano Righetto e una o due femmine dancale. Ciò  avrebbe realmente portato ad una piccola popolazione avente almeno una parte del patrimonio genetico del forse estinto asino nubiano.

I discendenti degli Asini dancali arrivati a Roma nel 1934 vivono oggi negli Stati Uniti (foto cortesia di Michael Hicks, Capital of Texas Zoo, Austin).

Bibliografia

Gippoliti S. 2014. The forgotten donkey’s history. Remarks on African wild asses of the Giardino Zoologico in Rome and their relevance for Equus africanus (von Heuglin & Fitzinger, 1866) taxonomy and conservation. Der Zoologische Garten NF 83: 146-154.

 

Spartaco Gippoliti, studioso di Primati – in particolare del Corno d’Africa – e di altri Mammiferi, si occupa di biologia della conservazione e fa parte del Primate Specialist Group dell’IUCN. E’ anche un esperto di giardini zoologici e autore di oltre 150 contributi scientifici su questi argomenti.