Tra tutti i tipi di cani discendenti da accoppiamenti cane/lupo più o meno recenti, quelli derivanti dai lupi del Nord America sono probabilmente i più belli. C’è da dire che anche i cosiddetti European Wolfdog possono essere altrettanto belli e grandi. I possessori di questi cani, vista la richiesta, devono essere anche attratti dagli esemplari notevolmente grossi, cosa dimostrato dal fatto che non esista un commercio – perché questi cani vengono venduti da alcuni allevatori – di ibridi (detenibili a partire dalla quinta generazione, ossia F5) cane/lupo indiano (Canis lupus pallipes, pesante circa 30 kg, ma quelli presenti in Turchia possono essere notevolmente più grandi) o cane/lupo arabo (Canis lupus arabs, intorno ai 20 kg), che sono molto più piccoli. Evidentemente le dimensioni contano.

Lupo arabo.

Dall’accoppiamento tra cane e lupo nascono ibridi intraspecifici, visto che si tratta di diverse sottospecie all’interno di una specie, che è Canis lupus. I cani-lupi americani, comunemente chiamati american wolfdog, sono esistiti già migliaia di anni fa, basti pensare al ritrovamento nel 2004 in una piramide di Teotihuacan, in Messico, di una serie di ossa e crani – sepolti almeno 2000 anni fa insieme a guerrieri – che dalle analisi dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia risultarono essere precisamente tre di cani, otto di ibridi cane/lupo e due di ibridi cane/coyote. L’archeologo Raul Valadez dichiarò che si trattava del frutto di una selezione intenzionale. Il lupo esistente in quell’area era il Canis lupus baileyi.

Molto dopo, quando gli europei avevano già largamente conquistato il Nord America, nella zona a cavallo tra il Kentuky e la Pennsylvania i coloni per la caccia si avvalevano sovente di veri lupi, cresciuti da cuccioli, oppure di ibridi con cani. Henry Wharton Shoemaker nel suo libro Extinct Pennsylvania Animals  pubblicato nel 1914, nella parte Wolf Days in Pennsylvania infatti riporta dati storici e interviste con coloro che avevano resoconti di prima mano con questi animali, scoprendo che i coloni credevano esistessero tre tipi di lupo in Pennsylvania:  un grande lupo grigio e un grande lupo nero (ma erano gli stessi con manti diversi) e uno piccolo, forse il coyote. Secondo loro quelli neri erano molto più astuti e diffidenti, tuttavia erano proprio quelli ritenuti adatti per affiancare i cacciatori una volta addomesticati da cuccioli.

Shoemaker scrisse: Per quanto riguarda l’intelligenza, il lupo nero era di gran lunga superiore agli altri. Era suscettibile di addomesticamento e sarebbe diventato il cane da caccia ideale della Pennsylvania (…) Come avveniva in Occidente, era altrettanto vero nelle Seven Mountains e nelle contee di Clearfield e Jefferson. Uno o due dei primi cacciatori addestrarono i lupi neri a comportarsi come cani da caccia e compagni. Questi lupi neri selvatici accoppiati con cani di proprietà di pionieri, producevano una progenie davvero degna. Nel settembre 1898, Shoemaker visitò un anziano contadino delle montagne sul lato sud della Brush Valley, non lontano da Minnick. Costui,  Abe Royer, aveva tenuto diversi wolfdog, dal manto grigio e scuro non dissimile dai Collie, ma dal pelo più corto e con zampe lunghe. Non avevano però traccia di nero nella loro colorazione, anche se il proprietario dichiarò che discendevano da alcune generazioni da un lupo nero accoppiato con una cagna pastore. Disse che non avevano la minima inclinazione selvaggia. Fatto sta che i proprietari dovevano essere in sintonia con questi ibridi, e probabilmente pochi lo erano davvero, e così gradualmente si passò a veri cani da pastore e da caccia.

Anche il dottor WJ McKnight, nel suo Pioneer Outline history of Northwestern Pennsylvania, affermò: Il pioniere cacciatore a volte allevava un cucciolo di lupo. Questo cucciolo sarebbe un cane in tutti i sensi della parola fino a circa due anni, e poi sarebbe un lupo in tutti i suoi atti. John James Audubon nell’opera Quadrupeds of North America del 1845-48 raccontò: Una volta, mentre stavamo viaggiando a piedi non lontano dal confine meridionale del Kentucky, ci siamo imbattuti in un lupo nero, seguito da un uomo con il fucile in spalla. Parlando con lui di questo animale, ci ha assicurato che era docile e gentile come un cane, e che non aveva mai visto un cane che potesse seguire meglio un cervo. Siamo rimasti così colpiti da questo racconto e dall’aspetto nobile del lupo, che gli abbiamo offerto cento dollari per questo, ma il proprietario ha detto che non se ne sarebbe separato a nessun prezzo.

In effetti capita che determinati esemplari di lupo si dimostrino molto socievoli con l’uomo, se sono stati imprintati con questo da giovanissimi. Adolph Murie, come raccontò nel libro The Wolves of Mt. McKinley (1944) in una tana di lupi trovò una cucciola ancora con gli occhi chiusi, e la allevò chiamandola Wags. Divenne molto amichevole, e amava giocare sia con i bambini che con i cani. Ma attenzione, questa non è affatto la norma. Il cosiddetto Lupo di Gysinge fu catturato da cucciolo nel 1817 – nell’Uppland, presso il confine tra Dalarna e Gästrikland nella Svezia centrale – e tenuto in cattività per quasi quattro anni prima che fuggisse. Non sapendo cacciare in natura, divenne antropofago e nell’arco di tre mesi, attaccò trentuno persone, di cui dodici uccise. Con l’eccezione di una donna diciannovenne, la maggior parte delle vittime aveva 3-15 anni. Il lupo fu ucciso il 27 aprile 1821.

Wags e una bambina.

Un’enorme serie di libri, film, sceneggiati, fumetti e altro ha purtroppo enfatizzato nel mondo lupi e ibridi, citando appunto anche i wolfdog, operando in gran parte una disinformazione molto diffusa e deleteria, con una visione disneyana e irreale delle cose. Ciò avvenne prima della pubblicazione del romanzo White Fang (Zanna Bianca) – su cui si basarono moltissimi film – di Jack London e pubblicato nel 1906. Basti pensare alle opere di Rudyard Kipling del 1894 e 1895 Il libro della giungla (The Jungle Book) e Il secondo libro della giungla (The Second Jungle Book) in cui il personaggio di Mowgli viene salvato e adottato dai lupi. Nella realtà quotidiana l’avrebbero divorato subito, visto che anche in quel periodo in India questi animali predavano esseri umani, specie bambini, con una media di oltre 600 vittime l’anno, ossia più di qualsiasi altra specie, tigri e leopardi inclusi. E queste predazioni si verificano lì anche oggi. Però la visione che se ne dava era un’altra, basti pensare a film come Il libro della giungla (Jungle Book) del 1942 con Mowgli interpretato da Sabu  o a quello omonimo di animazione della Disney del 1967.

In pratica, per decenni si mistificò la realtà, basti pensare alla diffusa convinzione che quella di Cappuccetto Rosso sia solo una fiaba (con il lupo che sarebbe stato invece un pedofilo…), quando sappiamo che storicamente – come documentato dal prof. Jean Marc Moriceau, storico dell’Università di Caen – si chiamava Marie Mignet, aveva 11 anni, che fu divorata nel febbraio 1693 nel bosco di Marcoussis (Essonne) a 26 km a sud-ovest di Parigi, che i genitori si chiamavano Jean Mignet e Claude Laurens, che fu trovata solo parte della testa e che a ucciderla fu con ogni probabilità il lupo chiamato dalla gente Bestia di Bailleau-l’Evéque, che fece strage di bambini in quel periodo e in quella zona finché fu ammazzato. Tanto che Charles Perrault pubblicò quattro anni dopo, nel 1697, Cappuccetto Rosso basandosi su questa tragedia e migliaia di altre similari in Francia e altrove, Italia inclusa.

Alcuni wolfdog furono straordinari rappresentanti di se stessi, basti pensare all’ibrido lupo/Alaskan Malamute Jed, apparso in tanti film come La cosa (The Thing, 1982) e Il viaggio di Natty Gann (The Journey of Natty Gann, 1985), mentre altri furono e vengono descritti come wolfdog quando invece non lo furono affatto come Balto, che era un Husky, diversamente da quanto fatto credere dall’omonimo film del 1995. Anche i film con veri lupi fecero impazzire le vendite di wolfdog, come  Balla coi lupi (Dances with Wolves, 1990). Chi non ricorda le straordinarie scene con il lupo Due Calzini? Che però per le riprese erano due esemplari e abbastanza ostici, tanto che l’addestratore fu attaccato e mandato all’ospedale, anche se li aveva cresciuti lui. Attenzione, gli erano affezionati, solo che questi animali – e così molti wolfdog specie ad alta percentuale lupina – possono stressarsi per cose che noi manco immaginiamo, col problema però che agiscono d’istinto e fulmineamente. Non vorrebbero fare, ma spesso lo fanno ancora prima di pensarci, perché la Natura così ha previsto per il lupo e la sua sopravvivenza. E l’uomo, l’allevatore, l’addestratore, non sono nulla davanti alla Natura.

Sottolineiamo che il lupo, e così qualsiasi animale selvatico, ha un ruolo naturale fondamentale che deve continuare a esistere e che non è né buono né cattivo, fa solo il suo mestiere. Quindi dev’essere rispettato e non ritenuto un edulcorato “amico dell’uomo”, perché non lo è e non deve esserlo. Il problema è che masse di persone, sovente convinte di saperne più di altri ma senza neppure essersi documentate un po’, volevano e vogliono il lupo grande, leale, amico nei film e nelle fiabe e persino domestico.

Ovviamente se si crea una richiesta, c’è qualcuno che propone l’offerta. Come nel caso del geniale manager della Ford, Lee Iacocca e della sua creatura, la Ford Mustang. Aspettate, non siamo impazziti…ci arriviamo. Questa vettura la si vede in tanti film e in particolare colpì gli spettatori di Un uomo, una donna (Un homme et une femme,1966) in cui il protagonista, interpretato da Jean-Louis Trintignant, guida abilmente una potente automobile, che è una Mustang. Ancor più fece effetto la lunga scena di un inseguimento automobilistico nel film Bullitt del 1968 in cui l’interprete Steve McQueen guida magistralmente una di queste automobili (e lo fece lui veramente, era anche pilota di corse), esattamente una Ford Mustang GT390 Fastback, 6.384  cm³ di cilindrata, 16 valvole, 325 CV di potenza e notevolmente costosa. Insomma pochi potevano averla e soprattutto gestirla in strada. Ecco, paragonatela a un lupo, che solo pochi potevano e possono detenere in quanto autorizzati, esperti, specializzati e profondamente conoscitori della specie. https://www.youtube.com/watch?v=FJZ-BHBKyos

Bene, tanti volevano una Mustang ma non avevano bastanti soldi e capacità. Allora Iacocca ideò la Ford Capri, venduta in milioni di esemplari anche in Europa, che sembrava una Mustang, ma era molto meno potente. Però costava poco e tutti potevano guidarla, se ci si limitava alle versioni base. Paragoniamola quindi a un wolfdog, non è un lupo però è simile, fa quasi la stessa scena e quasi tutti possono gestirlo, se si limitano a quelli di bassa percentuale lupina. Attenzione, magari alcuni di questi sono meno gestibili di quelli ad alta percentuale, ma non è la norma. https://www.youtube.com/watch?v=EEOxHccogKg

Il problema nasceva quando il proprietario acquistava una variante della Ford Capri potente quanto o quasi una Mustang, o quando un appassionato ingenuo acquista un wolfdog con tanta percentuale di lupo (addirittura il 70, 80 e persino oltre il 95%) da sentirsi un elitario eroe. Ma privo delle conoscenze e capacità per capirlo, prevenirlo e gestirlo.

Ecco, questo è quel che si trova non sempre ma spesso nel mondo dei patiti di wolfdog (di razze riconosciute o no): inesperti e illusi ben intenzionati, tutto qui. Ovviamente, vista la richiesta, in Nord America spuntarono come funghi certi allevatori o pseudo allevatori che produssero con tutto quel che gli capitava – lupi canadesi con Alaskan Malamute, Huskies, Pastori Tedeschi e altro – non si sa quanti wolfdog, comunque tra i 300.000 e i 500.000, venduti a chiunque potesse pagarli. E così, come si poteva finire ammazzati guidando senza capacità una Ford Capri elaborata, così si poteva finire feriti o ammazzati dagli stessi wolfdog di famiglia.

Quando queste ultime disgrazie si fecero troppo frequenti, intervenne la legge e oggi questi esemplari in larga parte degli Stati Uniti (ma vale anche in altri Paesi) sono totalmente vietati o severamente tollerati (anche con un apposito patentino). Addirittura, pure in Stati americani che lo consentono, esistono contee o comuni che li hanno messi comunque al bando. Qui c’è una interessante lista, ma risalente al 2002: https://wolfology1.tripod.com/id180.htm Negli Stati Uniti i wolfdog non vengono detenuti nei canili pubblici e pertanto vengono soppressi praticamente subito. Solo pochi santuari li ospitano.

Della stessa linea è il Canada, il cui Canadian Kennel Club specifica: “Gli ibridi di lupo non sono l’animale domestico perfetto per la persona media. Richiedono una comprensione avanzata del comportamento del lupo, recinzioni speciali, alimentazione adeguata e la volontà di sopportare la distruzione di cui sono capaci questi animali. Hanno un istinto predatorio molto più elevato del cane medio, che potrebbe significare un disastro per altri animali domestici del vicinato, così come un bambino piccolo inciampato, caduto e urlante potrebbe facilmente essere considerato come una preda ferita, e i risultati sarebbero devastanti sia per il bambino, sia per l’ibrido che per tutte le parti coinvolte. Questi animali spesso mantengono gli istinti primitivi del lupo, mentre perdono la paura dell’animale selvatico per gli umani. Questo può portare a un animale imprevedibile e pericoloso. Gli ibridi possono anche sfidare i loro proprietari per il dominio e questo può provocare gravi lesioni alla persona coinvolta. Anche un morso difensivo senza intenzione di nuocere può provocare gravi lesioni (…) Molti allevatori di ibridi di lupo stabiliscono i prezzi in base al contenuto di sangue di lupo dei loro cuccioli, ma non ci sono basi solide in biologia o genetica per questo. Allevare un lupo puro con un cane puro produrrà una prole con 50-50 di geni, ma quando questa prole viene allevata con altre percentuali, solo i test genetici possono indicare quali geni vengono trasmessi alla prole, che può ereditare la maggior parte dei geni del cane da entrambi i genitori e fondamentalmente apparire e comportarsi come un cane, o il contrario ed essere a tutti gli effetti un lupo. La percentuale calcolata dagli allevatori (usando i loro ‘pedigree’ e la matematica di base) di questi ibridi non è garanzia di nulla”.

Dichiarazione politica del Canadian Kennel Club, 22 luglio 1994, tuttora valida: “Il Canadian Kennel Club sostiene la legislazione intesa a controllare o inibire la perpetuazione della specie ibrida wolfdog. Questa specie ha esigenze speciali che sono generalmente sconosciute ai potenziali acquirenti. La mancanza di impegno per queste esigenze può causare indicibili sofferenze ai wolfdog e presenta il rischio di gravi lesioni alle persone e ad altri animali”. (segue nella seconda parte)