Molti appassionati, allevatori inclusi, di cani cosiddetti ibridi sono anche amanti degli indiani d’America. Stranamente non lo sono degli indù, che nel caso di parecchie popolazioni hanno un vero tabù protezionistico verso il lupo, persino in quelle zone dove questi animali predano anche oggi i loro bambini. Il fatto è che generalmente si ha una visione romantica dei nativi nordamericani e lo stesso vale per le loro relazioni con i lupi.

I primi, i nativi detti anche pellirosse – i quali ovviamente non avevano la pelle rossa, ma a volte la tingevano – nel comune pensare sono (o erano) ritenuti nobili, fieri, saggi, amanti della natura e in particolare in simbiosi con gli animali. Insomma, migliori dei colonizzatori bianchi. Ma attenzione, dipende dai casi. I colonizzatori bianchi che vediamo nei film, per esempio, si capiscono e parlano con chiunque senza problemi, ma in realtà buona parte erano emigrati che non sapevano affatto l’inglese, perché provenienti da popolazioni povere di Cina, Germania, Russia, Italia, Spagna e tante altre nazioni. Con gli anni senza dubbio imparavano quel che potevano o riuscivano, ma non molto di più. I bianchi erano tutti assassini e sprezzanti dei pellirosse? No, i francesi per esempio legarono molto con loro ed ebbero in generale buone relazioni (guerre a parte con l’Inghilterra e loro alleati pellirosse). In pratica, in America sbarcarono popoli diversi, fatti da persone diverse. Che poi le cose siano andate male per gli indiani d’America è un fatto.

Lo stesso però vale per i pellirosse (li chiamiamo così per distinguerli dagli eschimesi, nativi nordamericani pure loro), che parlavano tante lingue e dialetti al punto di non capirsi affatto. Anche il linguaggio dei segni funzionava solo in certe aree. Di solito quando si pensa ai pellirosse immaginiamo quelli delle grandi pianure come i Lakota o dei boschi come i Mohegan, ma in realtà questi indigeni potevano avere i baffi (Nootka), praticare comunemente l’omosessualità (Mandan), essere cannibali (Karankawa), sporchissimi (Pahute), sleali (Apache) o sterminatori di decine di altre tribù (Irochesi). E tanto altro. Quegli stessi ammirati da tanti, come i Corvi, Cheyenne e Dakota, avevano i pidocchi. Sia chiaro, tutte cose esistenti anche fra i bianchi.

I pellirosse avevano uno stretto legame con i lupi, come si vuole fare credere? Sì e no. Certamente ne ammiravano la capacità nella caccia, le doti fisiche, l’intelligenza, la fedeltà e per questo molti clan e associazioni tribali erano intitolati a loro. Ma c’erano pure i clan dell’Orso, Corvo, Balena, Bisonte, Cane e tanti altri, anche legati ad animali non possenti ma ritenuti altrettanto saggi e utili. Di sicuro i pellirosse non fraternizzavano con questi animali né ci correvano a fianco o ne erano amici, come si vede invece stampato in tanti poster e t-shirt in vendita nei mercati.

Li rispettavano, come qualunque cosa facesse parte della natura, il Fuoco, il Vento, il Freddo, il Fiume, tutte entità potenti e vive per loro, da ammirare e però anche da temere. E pure il lupo era temuto, perché all’occasione se affamato poteva anche attaccare e mangiare i pellirosse, come evidenziato dalle ricerche e dalle interviste fatte da Barry Lopez e riportate nel libro Lupi e Uomini.

Totem del Lupo, Museum of the North Wolf Totem Pole, University of Alaska, Fairbanks.

Gli stessi pellirosse uccidevano il lupo, come tutti gli altri animali, se serviva farlo. Con le pelli ci confezionavano indumenti, con le ossa strumenti musicali e utensili. E se c’era carestia li mangiavano, come facevano comunemente con i cani. Certo, prima o subito dopo l’uccisione magari chiedevano scusa all’animale, seguivano determinati rituali, lo ringraziavano per il suo sacrificio. Ma lo facevano pure nel caso degli altri animali totemici, fosse stato l’orso o il castoro. Bisogna considerare che quelle popolazioni vivevano in contesti in cui si poteva facilmente morire per mille cause, e non ultima la fame. Venivano uccisi e mangiati anche i puma, coyote, linci e aquile (come da noi in Italia un tempo si mangiavano pure cornacchie, aironi e rapaci), dipendeva dalla necessità.

Purtroppo oggi certi mondi ci vengono presentati dal cinema o dai romanzi, e a quelli si crede. In realtà la vita è spesso molto meno romantica di quel che si pensa o che si vuole pensare. Gli indiani d’America certamente avevano rispetto della natura, e in questo erano anche coscienti della impossibilità di fare perdurare le cose morte oltre un certo lasso di tempo. Non avevano frigoriferi e le tecniche di conservazione erano comunque limitate, per cui uccidere molti animali in eccesso  diventava uno stupido spreco. Forse dovremmo cominciare a definirli come persone di buon senso. Lo stesso buon senso che potendo li portava a cacciare e mangiare bisonti, castori, cervi e orsi piuttosto che lupi dalla carne e sapore peggiori. Semplice e prezioso buon senso.

A volte proprio il buon senso cede davanti alla bellezza e al fascino, e gli ibridi – il termine è giusto, si tratta di ibridi intraspecifici, ossia razze o sottospecie della stessa specie Canis lupus – di certo hanno entrambe le cose, ma pure tante forme di comunicazione, diverse da quelle dei comuni cani. Pertanto ben vengano questi animali (se legali), ma solo dopo avere incontrato allevatori seri e sensibili che valutino con coscienza i potenziali acquirenti e sappiano dire no ai non adeguati. Attenzione, ogni allevatore o pseudo tale dirà di essere valido, serio e grande conoscitore, ma…conviene informarsi prima e non con gli amici di quell’allevatore. Avere un esemplare simile significa convivere con un animale sensibile che ha bisogno di continuo contatto e persino conforto dal padrone. Comunque tenerli sempre in un recinto significa non rispettare il lupo che è in loro e che tanto si cerca in questi esemplari.

Se invece saranno ben allevati e poi ben gestiti da padroni consapevoli, si capirà di avere a fianco qualcosa di unico, antico e irripetibile. E, per dirla come i pellirosse, – giusto per tornare a dove abbiamo cominciato – avrete la possibilità di comprendere di fare parte di qualcosa di più grande e universale che permea ogni cosa, quello che per i Sioux era Wakan Tanka, per gli Irochesi Oki, per gli Algonchini Manitou, per gli  Arapaho Watan. Se vorrete scoprire questo mondo osservate il lupo, qualsiasi lupo nel mondo. O gli ibridi di lupo. Loro sono la chiave di accesso.

Foto Francesco Cinque.