(Segue dalla prima parte)

  • Arrivano altri soldi. Sempre in favore dell’orso (parte anche in Abruzzo) fu la volta del progetto Brown Bear Coop (2004-2005) costato 100.000 euro (interamente provenienti da LIFE), seguito dal progetto LIFE Arctos – Conservazione dell’orso bruno: Azioni coordinate per l’areale alpino e appenninico (2010-2014) costato 3.984.820 euro (di cui 2.694.934 euro finanziati dalla UE).
  • L’attacco. Il 15 agosto 2014 Daniza, orsa di 19 anni e di soli 90 kg con cuccioli al seguito aggredì un cercatore di funghi sulle montagne di Pinzolo. Aveva raggiunto quindi il 15° livello del Pacobace, ossia orso attacca (con contatto fisico) per difendere i propri piccoli, con possibilità di cattura o abbattimento. Il ministero dell’Ambiente, retto da Gian Luca Galletti, coerentemente con quanto stabilito dal Pacobace dichiarò che la sicurezza degli abitanti trentini è una esigenza primaria che va tutelata, ma al contempo non va vanificata l’importante esperienza del programma di ripopolamento degli orsi in corso in trentino. L’orsa Daniza deve essere messa in condizione di non aggredire più gli uomini.

L’orsa morì durante un tentativo di cattura a settembre, a causa del narcotico iniettatole, e ciò portò a un’inchiesta giudiziaria che si concluse con l’accettazione della richiesta di oblazione da parte del veterinario responsabile dell’uso dell’anestetico utilizzato.  Animalisti, associazioni ambientaliste et similia erano subito insorti con i soliti insulsi slogan, tipo: il territorio è dell’orso e noi dobbiamo andarcene (quando la gente invece ci vive e lavora da millenni); l’orso bruno c’era prima (e non è vero); l’uomo deve estinguersi (tranne gli animalisti ovviamente, i quali però nella quasi totalità dei casi vive comoda in città e davanti a un computer). Il tutto condito dai soliti insulti e pure minacce di morte, incluso ai cacciatori (che però avevano collaborato a favore dell’orso durante la reintroduzione, come fece l’Associazione Cacciatori Trentini).

Naturalmente tali individui si erano auto promossi (e vale pure oggi) esperti di comunicazione, tanto da definire subito giornalai prezzolati e ignoranti coloro che non si adeguavano alle loro farneticazioni, e giornalisti da premio Pulitzer quelli che scrivevano quel che volevano loro. Ovviamente da quel momento il Trentino secondo loro divenne una zona da boicottare, niente vacanze, niente prodotti eno-gastronomici, persino niente mele. Peccato, che il numero di turisti e l’indotto ogni anno registrasse un boom, e vale anche oggi (Covid-19 a parte). E quanto previsto dal Pacobace? Niente, parole che sfuggono, firme e impegni che non valgono, come fa capire bene il noto detto Finita la festa, gabbato lo santo. Gli orsi in Trentino erano intanto arrivati a circa 50 esemplari, praticamente il numero massimo previsto dall’originario Studio di fattibilità.

  • Ancora finanziamenti. Arriva il LIFE Dinalp Bear (2014-2019) costato 5.987.478 euro (di cui 4.149.202 finanziati dalla UE). Uno sforzo adeguato, almeno al momento, a un intervento sempre più complesso. E ovviamente ben gradito da ricercatori, associazioni e altri addetti ai lavori, funzionari ed enti vari.
  • Altro problema, le orse stanno bene dove sono e non si disperdono. Gli orsi, nelle intenzioni del progetto LIFE Ursus, dal luogo di liberazione avrebbero dovuto irradiarsi nel resto della zona alpina, cosa che finora hanno fatto solo i maschi e in pochissimi casi. Almeno, a quanto ne sappiamo, perché data la loro natura non li vediamo tutti, non sappiamo quanti siano realmente e quali siano già in altre zone. Del resto anche in altri stati le femmine sono relativamente stanziali, fino a una certa densità.

In Italia settentrionale, considerando anche gli spostamenti più lunghi effettuati dai giovani maschi, in base ai dati acquisiti la popolazione di orso delle Alpi centrali si è distribuita su un’area di oltre 40.000 km², ma all’interno di questa il territorio stabilmente occupato dalle femmine è di poco più di 1.500 km² ed è situato interamente all’interno del territorio provinciale (Trentino occidentale). La densità nell’area occupata dalle femmine è pari a 4 orsi/100 km². Per capire meglio quest’ultimo dato, significa quattro orsi adulti (più i cuccioli) in uno spazio di 10 km x 10, e ogni orsa teoricamente ha un territorio di soli 5 x 5 km.  Le possibilità di incontri/scontri di orsi con gli esseri umani che vivono lì è diventata dunque sempre più alta, così come le razzie e predazioni di miele e bestiame, dalle capre alle vacche e cavalli.

Un’orsa con i cuccioli.

  • Ancora bracconaggio. Dopo l’attacco di Daniza del 2014 furono trovati, il 28 marzo 2015 nei boschi di Campodenno/Lover in Val di Non, i resti di M6, maschio di 8 anni morto per avvelenamento. Nel 2016 gli orsi avvelenati, almeno quelli rinvenuti, furono il doppio e cioè il maschio di quasi 5 anni M21 e la femmina F5 di quasi 8. Entrambi furono trovati nei pressi di Lover (TN). Ci si sarebbe aspettati una sorta di sommossa da parte di animalisti et similia, ma la cosa fece molto meno scalpore della morte di Daniza.
  • Altri attacchi. Il 29 maggio 2015 Marco Zadra fu aggredito e ferito a Zambana. Stava facendo footing su un sentiero a circa un km da casa quando si imbatté in un orso, che non l’aveva sentito arrivare. Zadra arretrò e poi scappò, venendo però raggiunto, ferito da una zampata e atterrato. Risollevatosi da terra, fu inseguito per circa 200 metri e si salvò buttandosi giù da un ripido pendio. La Provincia di Trento considerò il caso come un falso attacco, e pertanto l’orso non era neppure da catturare. L’allora assessore competente Michele Dallapiccola dichiarò: “Registriamo due o tre episodi di questo tipo all’anno. Quello che posso dire è che è imprudente andare a correre di sera sulle pendici della Paganella da soli e senza far rumore”.

Il Protocollo Pacobace invece descrive fatti come questo sia al 15° che al 18° livello, con cattura e/o abbattimento. Si verificò un’altra penosa presa di posizione degli animalisti più estremisti, con menzogne, pesanti insulti e incitamenti all’odio contro le vittime e il genere umano. Per loro l’uomo non avrebbe dovuto fare footing su un sentiero, ma starsene a casa. E poi in realtà non si era fatto nulla, e anzi era stato lui ad assalire l’orso con prepotenza e ferocia. Senza dimenticare il solito slogan, che quello era territorio dell’orso, che era lì da prima degli uomini…

  • Ancora due attacchi. Il 10 giugno 2015 Wladimir Molinari stava passeggiando con il suo cane al guinzaglio quando fu attaccato dall’orsa KJ2, finendo all’ospedale. https://www.youtube.com/watch?v=jcdcCDiHVnA L’orsa fu catturata e radiocontrollata. Nella primavera del 2016 però era riuscita a liberarsi del collare e il 22 luglio 2017 attaccò Angelo Metlicovec, che stava passeggiando sulla strada che collega Terlago con i laghi di Lamar. L’uomo, ferito al braccio e alle gambe, affermò di essere ancora vivo solo grazie al suo cane, che era riuscito ad allontanare l’animale. https://www.youtube.com/watch?v=OrJM4IWqix0

Non mancarono le associazioni animaliste e ambientaliste che fecero circolare l’ipotesi assurda che i due uomini avessero provocato e attaccato a bastonate, per divertimento, un orso pesante il doppio di loro… Secondo il Protocollo Pacobace l’esemplare doveva essere catturato e/o abbattuto e così il presidente della Provincia Ugo Rossi firmò la relativa ordinanza. Il 13 agosto del 2017 l’orsa fu abbattuta dai forestali sul Monte Bondone. Seguì un’orda di critiche e accuse da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste, ma la Procura chiese l’archiviazione non ritenendo vi fossero gli estremi per l’imputazione. Insomma, era stato applicato il Pacobace e tutelata la pubblica incolumità, che è sempre prevalente.

Tuttavia nel 2019 il gip di Trento dispose l’imputazione e quindi il futuro processo dell’ormai ex presidente Ugo Rossi e del dirigente provinciale responsabile del Servizio foreste, Maurizio Zanin. Il reato contestato è l’articolo 544-bis del Codice penale che recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”. Ci si chiede quindi se il Pacobace, e l’attenervisi, abbia qualche valore. Oppure se lo abbia solo sulla carta e in realtà non sia da applicarsi nel concreto.

  • Ennesimo attacco. Il 22 giugno 2020 a Cles, Fabio Misseroni di 59 anni e suo figlio Christian di 28 erano stati feriti da un’orsa con cuccioli. L’attacco, avvenuto sul Monte Peller, pare più un incidente sfortunato, con l’orsa che ha attaccato in modo leggero (per un orso…) e poi è fuggita. I due uomini – che nonostante siano le vittime hanno chiesto di non abbattere l’orsa – sono appassionati di caccia e quindi gli animalisti subito li hanno spacciati per cacciatori che stavano bracconando, cosa che secondo loro facevano spesso.

Menzogna, non erano a caccia. Ci si domanda, se fossero stati invece fiorai o ballerini, gli animalisti l’avrebbero detto? Ma “cacciatori” si presta evidentemente meglio. Come al solito gli animalisti avevano detto che non era vero, oppure che erano stati loro a vedere e aggredire a mani nude una povera orsa indifesa di soli 150 kg e che dopotutto avevano ricevuto solo pochi graffi, il tutto condito dal solito ritornello che quello è territorio dell’orso e non degli uomini. L’odio, e la stupidità, di molti di costoro verso il Trentino e la sua popolazione intanto ha raggiunto vette ancora superiori. I loro tentativi e le esortazioni di boicottaggio turistico sono però sempre finiti miseramente, ed è giusto così.

Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti aveva subito firmato, in verità ci pare troppo frettolosamente – poiché ancora non si sapeva quale orso fosse il colpevole –  l’ordinanza di abbattimento. L’animale si scoprì poi essere JJ4, orsa che non aveva mai causato problemi. Il ministro all’Ambiente, Sergio Costa, si dichiarò subito contrario, inviò una diffida e più volte si disse pronto a impugnare l’ordinanza, affermando: “Al ministero si stanno mettendo in campo tutte le forze possibili per contrastare l’idea che ammazzare gli animali possa essere la soluzione ai problemi”. Strana dichiarazione se fatta proprio dal ministro all’Ambiente, visto che il Pacobace – che è scienza e non chiacchiere e neppure film alla Disney – che prevede anche l’abbattimento degli orsi problematici fu valutato, accettato e sottoscritto proprio dal ministero dell’Ambiente. Perché il ministro da quando è in carica non l’ha riformulato? In effetti continua a stupirci, e non positivamente.

Intanto, giusto per non antropomorfizzare gli animali selvatici, soprannominò JJ4: “Gaia, così mi piace chiamarla quest’orsa. Gaia, come la Madre Terra. Lei, che più di tutti ci accoglie, e che abbiamo il dovere di proteggere”. Del resto aveva soprannominato pure l’orso M49, chiamandolo Papillon, come il protagonista del noto film. Gli piaceva, che ci si vuol fare? Il 10 luglio 2020  il Tar di Trento ha sospeso – ma su intervento delle associazioni ambientaliste e animaliste – l’ordinanza di abbattimento dell’orsa, e quindi poi si vedrà.

  • L’orso sul balcone. Chi non vorrebbe trovarsi di notte un orso bruno nel balcone di casa? Proprio quel che si è verificato a maggio 2020 a Calliano, nella Val d’Adige, tra Rovereto e Trento. Non potevano mancare i soliti slogan degli animalisti, notoriamente quasi tutti cittadini, di cui forniamo una chicca, di tale Alessia: “Ma quanto è bello.. ci siamo appropriati dei loro territori”. youtube.com/watch?v=gIg0RMsnhYw

Orso in una strada di Cavedago.

  • Sabato 22 agosto 2020 intorno alle 22,30 un carabiniere di 24 anni, della stazione di Andalo, nei pressi di un lago-biotopo molto frequentato da turisti e residenti – quindi non in un bosco – è stato attaccato da M47, un giovane orso di 2 anni e mezzo e oltre 120 kg. Il militare stava facendo una breve passeggiata con un’amica in attesa di prendere servizio per il turno notturno nella caserma del paese. Si suppone che il carabiniere fosse disarmato. Il carabiniere ha riportato molteplici ferite agli arti, addome e testa, fortunatamente non molto gravi. Diverse le persone accorse in aiuto del giovane, le cui urla di dolore sono state definite agghiaccianti, e infine il plantigrado è stato messo in fuga. M47 ha attaccato senza essere stato provocato. Il carabiniere è stato ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Trento, mentre l’orso è stato individuato dalla squadra di pronto intervento dei Forestali provinciali subito attivatasi, che intorno alle 2 di notte ha colpito con una siringa narcotica l’orso, che era tornato ai vicini cassonetti dell’immondizia.

L’animale è stato portato e rinchiuso al Casteller. M47 è un orso notoriamente problematico, che più volte si era avvicinato e seguito le persone. Anche in questo caso la maggioranza delle persone sui social, e in particolare Facebook, ha subito parteggiato stupidamente per l’orso, disinteressandosi totalmente della vittima. Anzi, per alcuni la colpa era del carabiniere poiché non avrebbe dovuto passeggiare con una ragazza su una pubblica strada del paese.

  • Quanti sono gli orsi in Trentino nel 2020? Tra gli 82 e i 93 esemplari, a cui si aggiungono i nuovi cuccioli, che sono almeno 21. Lo Studio di fattibilità prevedeva di creare in 20-40 anni una popolazione di una 50ina di individui. Ma in appena 20 anni sono diventati oltre il doppio, mentre il Pacobace si è rivelato una chimera. E secondo molti, una presa in giro di tanti da parte di pochi. Il sondaggio fatto dalla Doxa nel 2003 ebbe l’80% di favorevoli – tra i soli 2.000 intervistati – perché le domande includevano la possibilità di catturare e allontanare gli orsi problematici, cosa poi rinnegata da coloro che invece li vogliono sempre liberi, a prescindere.

Il punto di vista di Pan, condivisibile o no, è il seguente: benvenuto all’orso, e pure alla lince (che praticamente non fa danni al bestiame) e al lupo. E liberi, non in aree recintate come vorrebbe qualcuno. Hanno un preciso e importante ruolo naturale e certamente non è colpa loro se non solo in Trentino ma in tutto il Nord Italia ci si è dimenticati delle necessarie tecniche antipredazioni, inclusa la presenza costante al pascolo del pastore e dei cani custodi.

Ma è basilare anche il rispetto delle persone, della loro libertà e del loro onesto e necessario lavoro. E pure non dimenticare che anche il bestiame è fatto da animali che hanno sentimenti e provano dolore e sofferenza durante le predazioni. Non sono “cose” rimborsabili e basta. Pertanto a nostro parere, come si fa del resto in tutto il mondo, gli orsi e i lupi problematici o che diventano predatori seriali di bestiame devono semplicemente essere abbattuti. Ma legalmente. Lo stesso vale quando il loro numero in determinate aree è eccessivo e questo dev’essere stabilito da enti e ricercatori seri e non di parte, svincolati dai benefici personali e dalla politica con rappresentanti a volte troppo zelanti e succubi di  questa o quella fazione. Tutta la fauna, piaccia o no, va tutelata ma anche gestita.