di Spartaco Gippoliti

Appendice I. Benessere degli animali

Nei giardini zoologici il mantenimento di un adeguato benessere degli animali ospitati è spesso una delle preoccupazioni principali del personale. L’espressione benessere animale ha un significato molto variegato. La World Organization for Animal Health definisce (2010) il benessere animale come il modo in cui l’animale si rapporta alle condizioni in cui vive, definendo un animale in stato di benessere positivo quando esso, a seguito di considerazioni scientifiche, risulta in salute, confortevole, ben nutrito, in grado di espletare il proprio repertorio etologico e quando non si trova in stati spiacevoli come paura, dolore e pericolo.

Tigre (Panthera tigris) presso il Giardino Zoologico di Pistoia (fotografia di E. Angelini).

Nei giardini zoologici il personale competente (es. guardiani, biologi, etologi) si occupa anche del monitoraggio dei comportamenti degli animali e dell’arricchimento ambientale dei reparti. Questa pratica, sviluppatasi negli ultimi decenni, è diventata molto popolare ed è finalizzata alla riduzione di eventuali stereotipie (movimenti innaturali ripetuti nel tempo) degli animali ospitati. Tra gli esempi di arricchimento ambientale troviamo la somministrazione del cibo in modalità che portano gli animali a compiere uno sforzo ulteriore (come frutta tagliata nascosta nel substrato o in orpelli cavi per i primati o carne legata ad altezze medie per i felini) o l’uso di giocattoli come taniche, palle, rami e tronchi. Altra forma di arricchimento ambientale è il rinforzo positivo impiegato durante le sessioni di training degli animali per i controlli sanitari. Inoltre, le exhibit vengono oggi progettate in modo da fornire agli animali un contesto in cui possano espletare il loro repertorio etologico.

La WAZA, Associazione Mondiale degli Zoo e degli Acquari, ha pubblicato un documento di strategia per il benessere degli animali in cattività (Mellor et al., 2015). In tale documento vengono affrontati diversi argomenti legati al benessere animale. Tra i più importati vanno ricordati i criteri di valutazione del benessere animale, il monitoraggio del benessere animale, l’arricchimento ambientale, la progettazione degli exhibit e la ricerca sul benessere animale. Per la valutazione del benessere animale è consigliato il modello dei cinque domains di Mellor e Reid (1994) che si basa su quattro domains funzionali (nutrizione, ambiente, salute e comportamento) e sullo stato mentale dell’animale, su cui hanno effetto gli altri quattro domains. A livello europeo, i TAG (Taxonomy Advisor Groups) si occupano anche delle valutazioni del benessere animale, consigliando la progettazione/ristrutturazione dei reparti e l’uso di arricchimenti che garantiscano agli animali ospitati un adeguato livello di benessere. Inoltre spesso vengono organizzati seminari sul benessere di singole specie o gruppi tassonomici a cui prende parte il personale delle strutture europee. Questi seminari sono un’occasione per aggiornarsi e scambiarsi consigli sulla gestione delle diverse specie.

Exhibit dell’ippopotamo anfibio e dei ciclidi, Zoom Torino (fotografia di F.Andreone).

Appendice II. Copertura normativa

I giardini zoologici, sull’onda della Convenzione per la Biodiversità di Rio de Janeiro, sono normati a livello europeo dalla direttiva 1999/22/CE, recepita in Italia con il DL 2005/73. Tale direttiva pone come obiettivo il potenziamento dei giardini zoologici come strutture di conservazione della biodiversità e la limitazione di strutture espositive che non contribuiscono alla conservazione. Gli zoo che ottengono la Licenza zoo sono soggetti a regolari controlli ministeriali. Il DL 2005/73 prevede che le strutture zoologiche per ottenere la licenza debbano possedere i seguenti requisiti minimi:

A) partecipare a ricerche scientifiche, in Italia o all’estero, da cui risultino vantaggi per laconservazione delle specie; B) partecipare a programmi di formazione nelle tecniche di conservazione delle specie o scambiare, con altri giardini zoologici o istituzioni operanti nel settore, informazioni sulla conservazione, sull’allevamento ex situ, sul ripopolamento o sulla reintroduzione delle specie nell’ambiente naturale; C) promuovere e attuare programmi di educazione e di sensibilizzazione del pubblico e del mondo della scuola in materia di conservazione della biodiversità, fornendo specifiche informazioni sulle specie esposte, sui loro habitat naturali, sulle possibilità e i tentativi effettuati o pianificati per il loro reinserimento in natura, nonché sulle problematiche di conservazione; D) rinnovare e arricchire il pool genetico delle popolazioni animali custodite ex situ attraverso piani di scambi e prestiti per riproduzione, senza ricorrere a pratiche di modificazione genetica, fatto salvo il prelievo di animali dallo stato libero nell’ambito di specifici progetti nazionali e internazionali tesi alla salvaguardia delle specie e del loro ambiente naturale e alla tutela del benessere degli animali o alla realizzazione di programmi di educazione ambientale e fatto salvo quanto previsto in materia dalle norme vigenti; E) ospitare, in conformità alle linee guida di cui all’allegato 1, gli animali in condizioni volte a garantire il loro benessere e a soddisfare le esigenze biologiche e di conservazione delle singole specie, provvedendo, tra l’altro, ad arricchire in modo appropriato l’ambiente delle singole aree di custodia, a seconda delle peculiarità delle specie ospitate; F) mantenere, in conformità alle linee guida di cui all’allegato 2, un elevato livello qualitativo nella custodia e nella cura degli animali attraverso l’attuazione di un programma articolato di trattamenti veterinari, preventivi e curativi, e fornendo una corretta alimentazione;
G) adottare, in conformità alle linee guida di cui all’allegato 3, misure idonee a impedire la fuga degli animali, anche per evitare eventuali minacce ecologiche per le specie indigene e per impedire il diffondersi di specie alloctone; H) disporre, in conformità alle linee guida di cui all’allegato 3, misure atte a garantire la sicurezza e la salvaguardia sanitaria del pubblico e degli operatori;
I) fatti salvi gli obblighi previsti dal decreto del ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio in data 8 gennaio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 18 gennaio 2002, tenere e aggiornare un registro degli esemplari di ogni singola specie ospitata nel giardino zoologico. Detto registro è tenuto a disposizione dei soggetti preposti al controllo di cui all’articolo 6 e copia dello stesso è inviata con cadenza annuale al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio. L’articolo 6 di tale DL stabilisce che per vigilare sull’applicazione delle direttiva ogni struttura licenziata deve essere sottoposta a ispezione con cadenza annuale svolta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio che, a tale fine, si avvale del Corpo forestale dello Stato (N.d.A. ora Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri), nonché di medici veterinari, di zoologi e di esperti di comprovata competenza nel settore individuati dallo stesso Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio, su indicazione anche dei Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole e Forestali.

Inoltre a questo decreto è stato aggiunto un allegato in cui vengono enunciati dei requisiti minimi volti a tutelare la cura, il benessere e la salute degli animali nelle singole strutture quali l’osservazioni di routine degli animali, le esigenze di movimento e di vita in gruppi sociali ecc.

Bibliografia

Mellor, D. J., Hunt, S., & Gusset, M. (2015). Caring for wildlife: the world zoo and aquarium animal welfare strategy. WAZA Executive Office: Gland, Switzerland, 1-87.

Mellor DJ & Reid CSW (1994) Concepts of animal well-being and predicting the impact of procedures on experimental animals. In Improving the Well-Being of Animals in the Research Environment; Australian and New Zealand Council for the Care of Animals in Research and Teaching (ANZCCART): Glen Osmond, SA, Australia, pp. 3–18.

OIE (2010). Terrestrial Animal Health Code.