di Valter Grossi*

Sono ormai una settantina i soggetti forniti dal Circolo Del Pastore Maremmano Abruzzese a partire dal 2013 nella Provincia Autonoma di Trento e l’esperienza si è rilevata positiva, come confermato nel Rapporto Provinciale sui Grandi Carnivori del 2019, che insieme a molteplici informazioni evidenzia un incremento dei predatori, in particolare del lupo, a fronte di una diminuzione delle predazioni.

In proposito non si può non ricordare, tra i numerosi allevatori coinvolti, il precursore di questa esperienza, Ivan Zanoni, allevatore di capre della Val di Non, il quale, sfruttando l’opportunità di una delibera provinciale tuttora in vigore che garantisce un rimborso del 90% per l’acquisto di cani da protezione, decise di dotarsene, reperendoli presso l’allevamento del Velino Sirente di Santa Iona di Ovindoli (AQ). La sorte volle pure che proprio presso il suo gregge, pochi anni dopo, si verificasse un attacco di orso, prontamente sventato dai suoi cani, in particolare dal capobranco Velino, che dopo essersi azzuffato col plantigrado finì sui giornali e purtroppo pure in una clinica veterinaria per diversi giorni.

Ivan Zanoni con Velino mentre viene dimesso dalla clinica dopo la lotta con l’orso.

Il rapporto di collaborazione tra il settore forestale della Provincia e il CPMA nel  tempo è andato intensificandosi, adottando un vero capitolato d’allevamento che prevede che i cuccioli (tutti con pedigree) provengano da genitori affidabili ed esenti da istinto predatorio, siano precocemente socializzati con ovi-caprini, con una precisa profilassi sanitaria (vaccinazioni, trattamenti anti-parassitari, certificato di buona salute), un’età dei cuccioli non inferiore ai settanta giorni e non superiore a i sei mesi .

Alla definizione di queste linee guida hanno dato il loro contributo la veterinaria-etologa Silvia Dalmasso, allora consulente della Provincia, la quale per un certo periodo ha svolto anche l’importante compito di formazione degli allevatori e di monitoraggio – per ogni cane è stata compilata una scheda, aggiornata ad ogni visita del consulente –, e lo stesso Corpo Forestale Provinciale, nella persona del compianto Daniele Asson, guardia forestale prematuramente scomparsa mesi alcuni mesi fa, che da diversi anni era addetta al vaglio delle richieste di cani da protezione e al controllo della successiva gestione da parte delle aziende agricole.

L’introduzione di questi cani in un luogo dove non vi è consuetudine richiede molta disponibilità sia da parte dell’allevatore a dedicarvi parte del proprio tempo, sia da parte di chi li fornisce, perché ogni situazione si presenta con caratteristiche differenti  (tipo di bestiame, di pascolo, numero dei capi, zona di pascolo) e la sola memoria di razza talvolta non è sufficiente per garantire un buon risultato.

Consegna di un cucciolo in Trentino.

In pratica la presenza dei grandi carnivori costringe l’allevatore/pastore a sobbarcarsi una certa mole di lavoro aggiuntivo per il posizionamento delle apposite reti (anche queste fornite dalla Provincia), per custodire il pascolo, gestire e alimentare i cani da protezione, che sulle Alpi non possono essere sfamati con il siero perché gli ovini vengono allevati per la carne. E questo aspetto va considerato e supportato con adeguate iniziative di formazione e assistenza, soprattutto nella fase di inserimento dei cani e per il loro primo anno di vita, nel quale vanno corretti eventuali comportamenti scorretti (gioco con gli agnelli, eccessiva reattività verso automobili o ciclisti, ecc.). Ecco perché accanto al prezioso  lavoro del consulente e l’impegno dei forestali in Trentino, come in altre situazioni “vergini”, si è rivelata particolarmente utile anche la figura di uno o più facilitatori, in grado di essere credibile attraverso l’esempio e la capacità di parlare in un certo qual senso la stessa “lingua” dei pastori.

Questo ruolo se lo è assunto il giovane Bruno Viola, pastore della zona di Ala, che pascolava il suo gregge sul versante trentino del  Carega, una zona piuttosto calda, caratterizzata dalla formazione di uno dei primi branchi stabili di lupo, e che dopo aver subito attacchi ha deciso di usufruire dei contributo della Provincia, dotandosi inizialmente di una coppia di Cani Pastori Maremmani Abruzzesi.

Avendo constatato di persona la bontà di tale scelta, dall’inserimento dei cani sono cessate le predazioni, Bruno ha rinforzato la muta e presenziato a vari eventi, testimoniando l’efficacia dei cani da protezione e rendendosi disponibile a trasferire la sua esperienza ai colleghi, fondando anche con altri allevatori un’associazione per la difesa del bestiame (ADGP) che ha come scopo quello di divulgare informazioni e fornire supporto a coloro che decidono di adottare gli strumenti di prevenzione previsti dalla Provincia. Tale associazione ha anche svolto l’importante compito di distribuire il mangime per i cani, offerto gratuitamente da Almo Nature.

Bruno Viola e i suoi primi cani.

Il gregge di Bruno Viola al pascolo.

Nel corso degli anni alcune azienda agricole o pastori già provvisti di cani hanno cominciato a farli riprodurre, permettendo di soddisfare  in loco la domanda di nuovi soggetti. Ciò è avvenuto con il coordinamento e il supporto del CPMA ed ha rappresentato un concreto esempio di multifunzionalità agricola (aziende che aggiungono all’attività tradizionale l’allevamento di cani di protezione). I cani forniti per la gran parte sono stati impiegati su ovi-caprini, in aziende stanziali poste in zone critiche e da aziende transumanti, ma non sono mancate positive esperienze su bovini, asini, alpaca e persino cervi tenuti in cattività.

Dall’azione di monitoraggio e dai verbali del Corpo Forestale della Provincia è emerso che gli allevatori che si sono muniti di cani da protezione non hanno più subito predazioni, che non si sono manifestati problemi particolari con i turisti, così come è stato documentata l’azione dissuasiva svolta nei confronti del lupo da un gruppo di cani dell’Azienda Agricola di Fabio Campestrin, in Val di Fassa. All’avvicinarsi del predatore i cani hanno saputo interporsi tra esso e il bestiame   neutralizzando l’attacco,  mai perdendo  il contatto e il controllo della mandria. Tra i pochi casi di insuccesso o problematicità si è registrato un episodio di grave displasia dell’anca su una cucciolona, poi sostituita; qualche soggetto con scarso livello di socializzazione con gli umani (i cani allevati in ambiente rurale isolato presentano talvolta un comportamento troppo schivo); e una cagna che rincorreva le autovetture in transito al bordo della zona di pascolo. Su questi casi è intervenuta con i suoi consigli e le successive verifiche la dott.sa Dalmasso.

Gli asini incustoditi sono frequentemente predati da lupi e orsi. Ma dei buoni cani possono fare la differenza.

A testimonianza del grado di duttilità del Pastore Maremmano Abruzzese e dell’importanza del ruolo di chi li gestisce si può citare ancora Bruno Viola che, dopo aver sperimentato l’utilizzo dei suoi cani con gli ovini sul Carega, ha utilizzato con successo gli stessi cani  in Val di Sole con i bovini. Sempre in tema di duttilità va senz’altro citato l’inedito esperimento svolto presso un allevamento di cervi a scopo alimentare di Camposilvano in comune di Vallarsa – che aveva subito tre o quattro attacchi di lupo con perdite –, dove all’interno di un’area di tre ettari, popolata da una quindicina di cervi, dopo aver  messo in sicurezza le recinzioni sono stati introdotti nel 2019 due Pastori Maremmani Abruzzesi, che stanno tuttora convivendo pacificamente con gli ungulati. Ciò ha confermato il bassissimo livello di istinto predatorio presente nel nostro cane, nonostante in questo caso sollecitato da un animale di origine selvatica.

In conclusione occorre ribadire che nessuno ha la presunzione di banalizzare un tema complesso come quello di una possibile convivenza tra attività antropiche come la pastorizia transumante o l’allevamento, e i grandi carnivori. Non in tutti i casi la soluzione del cane da protezione può essere la più indicata – pensiamo per esempio ai moltissimi allevatori amatoriali con pochi capi – ma l’esperienza svolta in questi anni nella Provincia di Trento ci conforta nel ritenere che tra i mezzi di prevenzione il cane custode costituisce la risposta più efficace, sebbene per certi aspetti la più impegnativa, e che il livello di equilibrio caratteriale raggiunto sul Pastore Maremmano Abruzzese, insieme alla memoria di razza, ne fanno tuttora un aiuto affidabile e insostituibile a tutela della pastorizia e dell’allevamento di bestiame.

Questa convinzione ci spinge ad auguraci che in Provincia di Trento, come sul resto delle Alpi,  l’adozione dei cani da guardiania possa ulteriormente diffondersi, seguendo metodiche e procedure che alla cultura pastorale uniscono le buone prassi cinofile e che a loro volta hanno dimostrato tutta la loro efficacia, mettendo una pietra tombale sulla stucchevole diatriba tra cani con pedigree e cani di origine pastorale.

Un amico vale un tesoro.

 


*Valter Grossi, responsabile dal 2012 del Settore lavoro del Circolo Pastore Maremmano Abruzzese (CPMA), allevatore da decenni di pecore di razza Ciuta e di cani Maremmani Abruzzesi con l’affisso Della Muta del Vergaro, Palazzago, Bergamo.