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Premessa: questa vicenda è pochissimo conosciuta, e non pochi tra coloro che invece ne sono a conoscenza l’hanno di fatto “insabbiata” al fine di nascondere i fatti e cioé che ancora nel XIX secolo si verificarono attacchi dei lupi – o ibridi, considerati comunque lupi – agli esseri umani in Italia. Per predazione, e non da parte di soggetti rabidi. Anzi, tali tragedie nel nostro Paese si verificarono fino alla prima metà del XX secolo. Negando o nascondendo che delle persone siano state uccise, di fatto gli si reca un vile oltraggio, con una scelta infame, ma noi di Pan non vogliamo essere complici di questo. E quindi ecco quella che non è leggenda o invenzione, ma storia supportata da documenti ufficiali. Precisiamo che siamo convinti che il lupo, oggi e in Italia, al 99% delle possibilità non sia pericoloso per gli esseri umani, se non provocato.

Questo servizio di Pan si avvale della seguente documentazione: Archivio di Stato di Chieti, pos. 9/3, Intendenza: Polizia 1825-1847, fascicolo 9/35. 4363; Provincia di Chieti e Aquila, 1839: Per la persecuzione, e distruzione di una Belva avida di sangue umano; testo di Uberto D’Andrea, Catture ed uccisioni di orsi e lupi in Abruzzo Citeriore durante i secoli passati, 1988; Archivio comunale di Pacentro; ricerche e studi di Augusto Di Cesare; libro Storie vere di lupi cattivi, 2019, di Giovanni Todaro.

La prima vittima – a quanto ne sappiamo – fu la ventunenne Nunzia Del Grande, di Roccacasale, distretto dell’Aquila, nell’allora Abruzzo Ulteriore Secondo del Regno delle Due Sicilie. Alcuni sono convinti che i lupi agiscano di notte e che sia possibile vederli solo al crepuscolo, all’alba o al tramonto. Non è vero, può anche accadere di vederli in pieno giorno. Per l’appunto, Nunzia Del Grande fu uccisa nel primo pomeriggio e precisamente alle 15 del 27 marzo 1839. Intuibile il dolore dei familiari al ritrovamento del corpo semidivorato, e immaginabili pure il terrore e le illazioni della gente alla notizia. I meno giovani dovettero pensare subito che doveva essere apparsa un’altra bestia feroce e selvaggia, così come accaduto nel passato. Certo non un orso, che mai aveva attaccato qualcuno senza essere provocato. No, il responsabile poteva essere solo il lupo, che a volte attaccava l’uomo. Del resto, erano passati solo dieci anni da quando in quella stessa zona uno di questi animali aveva fatto strage di bambini e donne, venendo infine abbattuto dai cacciatori dopo molti tentativi.

Alcuni studiosi locali, forse non al corrente del caso citato appena sopra e cioè quello del 1829, hanno asserito che non avvenissero attacchi del lupo all’uomo e questo perché negli archivi del comune di Pacentro – uno dei più colpiti da questa tragedia – non esiste a tal proposito nessun atto ufficiale nell’arco di tempo che va dall’anno 1810 al 1865. Incluso il caso che stiamo trattando, anche se la metà delle vittime erano di questo paese! Tutta questa vicenda possiamo ricostruirla solo incrociando documentazioni di vari comuni ed enti abruzzesi. A proposito della belva del 1829, forse non fece vittime di Pacentro; o le fece ma non furono dichiarate tali; oppure gli atti comunali furono poi trasferiti e “dimenticati” all’Archivio di Stato di Sulmona, completamente distrutto dall’ultimo terremoto dell’Aquila, quello del 2009. E per ultimo, che la causa “lupo” o “bestia feroce” non sia stata citata nell’atto di morte stilato dalla locale parrocchia. In effetti, a seguito di un controllo e contatti diretti da parte di chi scrive, i parroci delle parrocchie tuttora esistenti in quella parte d’Abruzzo hanno confermato che in Italia non c’era l’uso di citare pure l’ora della morte, i dati delle vittime e loro familiari, la causa di morte, lo stato del cadavere, le dichiarazioni dei testimoni e altro. Lo facevano regolarmente i parroci francesi, quelli italiani no. Di questa mancanza di ulteriori dati nel Regno delle Due Sicilie possiamo dare conferma, avendoli visionati per quanto riguarda il periodo 1829-39 sia per quanto riguarda gli archivi parrocchiali sia per quelli conservati all’Archivio di Stato, prima del succitato terremoto.

Comunque sia, lo sconcerto e la paura aumentarono quando si seppe che in quello stesso giorno la belva aveva fatto un’altra vittima, sempre nel territorio di Roccacasale. Ancora una volta una donna, la ventitrenne Loreta Catasto. Non sappiamo a che ora quest’altra povera ragazza venne uccisa, se prima o dopo Nunzia Del Grande e quindi possiamo fare tre ipotesi. 1)  Loreta Catasto fu uccisa per prima, ma la belva non poté alimentarsi per via dell’arrivo di eventuali soccorsi (persone o cani da pastore), purtroppo tardivi. Ma di questi non si accenna nulla nei verbali. Se fosse andata così, l’animale avrebbe cercato un’altra vittima, uccidendo infatti Nunzia Del Grande e divorandola in parte. 2) La prima vittima fu Nunzia Del Grande, e Loreta Catasto fu uccisa per motivi ignoti. Tesi poco probabile partendo dal fatto che il lupo a quel punto era ormai sazio. 3) Le due donne furono uccise separatamente da almeno due diversi lupi.

Donne abruzzesi con tipici abiti dell’epoca.

I giorni passarono. La paura della bestia era grande. ma calò giorno dopo giorno in mancanza di avvistamenti o attacchi. Dopo due settimane da quel tragico giorno la gente pensava che ormai fosse tutto finito, che magari la belva fosse morta o si fosse spostata in un’altra zona. Invece, intorno alle 16 del 10 maggio fu ucciso e divorato Lodovico Mancini, 11 anni, che si trovava nel territorio di Sant’Eufemia a Maiella. Ecco la lettera al sindaco di Caramanico inviata da Nicola Mancini di Sant’Eufemia: Sig. Sindaco, questa mattina circa le ore quindici in sedici un figliuolo per nome Lodovico di anni 11, figlio di Tommaso Mancini e Cesaria del Tondo, con la compagnia delle donne, e di altri ragazzi è uscito di sua casa per andare per legna nel bosco, dove giunti, e nel mentre stava preparandosi il fascetto della legna è stato sopraffatto da un lupo, che lo ha divorato lasciando pochi pezzi del suo corpo, che sono stati qua riportati. Passo ciò alla di lei notizia, perchè lo riferisca al Sig. Intendente, acciò autorizzi questi Pastori a trasportare li schioppi.

Il fatto che si citi divorato lasciando pochi pezzi del suo corpo fa intuire che l’animale abbia avuto tutto il tempo di alimentarsi copiosamente, senza venire disturbato e allontanato. Una cosa che stupisce è che del povero Lodovico siano stati ritrovati solo pochi resti. Un bambino di 11 anni, anche se magari magro e piccolo, non poteva essere stato consumato a tal punto per semplici motivi di capienza della belva. Forse non era sola.

Il giorno dopo, 11 maggio, ci fu la quarta  vittima, ma nel vicino comune di Pacentro. Si trattava di Achille di Salle, un ragazzo di 14 anni. Ecco l’atto di morte: L’anno 1839, il dì 12 del mese di Maggio, alle ore 21 avanti di noi Michele Avolio Sindaco ed Uffiziale dello Stato civile del Comune di Pacentro, sono comparsi Domenico Ciccarelli di anni 47 di professione agricoltore, domiciliato ivi Strada dritta, e Raffaele di Lisio di anni 52 di professione agricoltore, domiciliato ivi Strada del Castello, i quali han dichiarato, che nel giorno undici del mese di maggio anno corrente, alle ore ventitre è morto mangiato da lupi nella montagna di questo Comune, e propriamente in una parte della così detta Difesa, Achille di Salle, di anni 14, nato a Pacentro di professione bracciante, domiciliato in detto Comune, figlio del fù Arcangelo e di Olimpia Mancini, di professione filatrice, domiciliata ivi Strada San Marco. Per esecuzione della legge ci siamo trasferiti insieme coi detti testimoni presso la persona defunta, e ne abbiamo riconosciuta la sua effettiva morte. Abbiamo firmato indi il presente atto, che abbiamo iscritto sopra i due registri, e datane lettura ai dichiaranti, si è nel giorno, mese, ed anno come sopra firmato da noi, afferendo i dichiaranti di non saper scrivere. Michele Avolio.

Pacentro: diverse vittime della Bestia abitavano lungo la strada che portava al Castello Caldora
(nella foto del ‘900 circa, donne ai lavatoi, detti i canaje. Per gentile concessione di Pacentro Reload ).

Si riteneva che la belva o le belve avessero rifugio sulle montagne del Morrone, che si stagliavano sopra quei piccoli paesi circondati da immensi boschi a faggeta e pineta e più in alto sormontati da praterie erbose utilizzate come pascolo, in cui giornalmente si muovevano i pastori con le loro mandrie di pecore, capre e bovini. La gente era ormai a conoscenza della minaccia, ma del resto non ci si poteva chiudere in casa. Chi avrebbe coltivato la terra? Chi avrebbe condotto e sorvegliato le mandrie? Si stava attenti, certo, armati di bastone, roncola o coltello, sobbalzando all’ululato di qualche lupo – e ce n’erano sempre stati anche lì, però solitamente inoffensivi per l’uomo –, allo stormire delle frasche mosse dal vento o dal passaggio di un animale nel bosco, troppo veloce e indistinto per essere identificato. Si faceva anche conto sulla protezione data dai grandi e temibili cani da pecora abruzzesi, che ogni pastore aveva con sé. Qualcuno asseriva di avere visto da lontano la bestia, e pareva un lupo, anche se strano e, come in tutti i casi similari, di straordinaria grandezza. Si diceva avesse il pelo quasi a strisce. I cacciatori che perlustravano la zona però non riuscirono mai a entrare in contatto con l’animale.

Il 13 maggio, a venire sbranata fu Maria Teresa Casasanta, diciottenne di Pacentro che si trovava nel Vallone di Sant’Onofrio, a fianco della località Ripe della Rocca. Che ci facesse sola lì, intorno alle 18, è un mistero. Ed è impossibile ritenere che nulla sapesse della presenza in zona della terribile belva, poiché aveva già ucciso a Pacentro.

Pacentro, via San Marco. Fine anni ’50. Dietro, il Morrone, ormai disboscato ma allora in fase di vasta ripiantumazione di alberi (per gentile concessione di Pacentro Reload).

Anche in questo caso il sindaco redasse un verbale: L’anno 1839, il dì 14 di Maggio, alle ore 15 avanti di noi Michele Avolio Sindaco sono comparsi Giosafatte de Chellis di anni 28 di professione agricoltore, domiciliato ivi Strada del Fello, e Raffaele Ciamacco di anni 30 di professione agricoltore, domiciliato ivi Strada del Castello, i quali han dichiarato, che nel giorno tredici di maggio, alle ore diciotto è morta mangiata da lupi nella montagna di questo Comune, e propriamente nel così detto Vallone di Sant’Onofrio Maria Teresa Casasanta di anni 18, nata in Pacentro di professione filatrice, figlia di Nicola di professione agricoltore, domiciliato ivi Strada case cadute, e di Emiliarosa di Domenico, di professione filatrice. Il presente atto firmato da noi, afferendo i dichiaranti di non saper scrivere. Michele Avolio.

Il 28 maggio altra vittima, anonima, un ventunenne della zona di Sulmona, altro comune sormontato dalle montagne del Morrone. Decisamente un caso eclatante, perché all’epoca un ventunenne, pastore o contadino che fosse, era un uomo fatto, forte, abituato al duro lavoro manuale. Insomma, un avversario non privo di difese, se sufficientemente coraggioso e determinato. Dobbiamo supporre che l’attacco sia avvenuto all’improvviso, non faccia a faccia, o che la belva non fosse sola. Comunque, altro non sappiamo. Di certo la bestia non si nutriva solo di esseri umani, perché in alcuni casi da un’uccisione all’altra passarono molti giorni. Attenzione, non è detto che noi oggi si sia a conoscenza di tutte le vittime e degli attacchi con sopravvissuti.

Il giorno dopo, 29 maggio, il guardaboschi di Tocco inviò una lettera alla Direzione Generale dè Ponti, Strade, Acque, Foreste, e Cacce con la quale comunicava: Sono assicurato con accerto che siasi intromesso nei Boschi di questo Circondario Forestale un Lupo di smisurata grandezza, che a preferenza del Bestiame si avventa agli Uomini. Ed’infatti ieri l’altro nel confine del Bosco di questo Comune con quei di Roccacasale e Pentima divorò due infelici giovanette di Roccacasale, e ieri un uomo in Tenimento di Solmona, e propriamente nei confini di Roccacasale.

Sulmona, foto storica.

Il guardiaboschi però sbagliava scrivendo il 29 maggio che ieri l’altro la bestia divorò due infelici giovanette di Roccacasale perchè in realtà furono sbranate il 27 marzo, ossia oltre due mesi prima. Tuttavia, pare strano un errore di ben due mesi in una lettera scritta a un superiore e che si presume sia stata letta e riletta prima di essere chiusa e inviata. A meno che quelle indicate dal  guardaboschi di Tocco non siano altre due giovani vittime di cui i carteggi conosciuti non citano nulla. Ma continuiamo con la lettera del guardaboschi su questo lupo: Nei giorni antecedenti aveva fatto pasto di umana carne in S. Eufemia e Roccacaramanico (allora comune distinto da quello di Caramanico, oggi Roccacaramanico è una frazione di Sant’Eufemia a Maiella N.d.A.). Nel Bosco affidato alla mia custodia fu incontrato da due Caprari, che furono salvati dal coraggio di tre valenti Mastini. Due Ragazzi Vaccari si salvarono nel centro del Circolo di difesa formato dalle loro Vacche. Questi fatti m’inducono a pregarla di volermi ottenere l’autorizzazione di condurre meco nel giro del Bosco due persone almeno atte alle armi.

Da queste parole si capirebbe che nel primo caso i due caprari fossero insieme al momento dell’attacco e che quindi la bestia avesse ormai l’ardire di attaccare anche più persone. Tuttavia, potrebbe darsi che i caprari fossero bambini, come purtroppo tanto spesso si continuava a fare allora, nonostante i pericoli. Altra cosa, i due furono salvati dall’intervento di tre mastini, con ogni probabilità cani da pastore abruzzese.

Cane da pastore Abruzzese in lotta con un lupo.

Non era finita, perché alle 23 dell’1 giugno fu sbranato un uomo di Pacentro, Carlo Graziani, di 49 anni. Il sindaco di Pacentro certificò pure questa ultima uccisione, pur due giorni dopo il fatto: L’anno 1839, il dì 3 di Giugno, alle ore 22 avanti di noi Michele Avolio Sindaco sono comparsi Domenico Floritelli di anni 39 di professione agricoltore, domiciliato ivi Strada del Castello, e Giovanni Agostinelli di anni 48 di professione pastore, domiciliato ivi Strada di Sotto, i quali han dichiarato, che nel giorno primo di Giugno, alle ore ventitrè è morto mangiato da lupi nella montagna di questo Comune, e propriamente nel così detto locale Vocecaroni, Carlo Graziani di anni 49, nato a Pacentro di professione agricoltore, figlio del fu Crescenzo. Il presente atto firmato da noi, afferendo i dichiaranti di non saper scrivere. Michele Avolio. Ancora un uomo adulto vittima! Su nove uccisioni, due erano uomini adulti, una percentuale altissima se si considera che in un caso molto simile la famosa Bestia del Gévaudan, poco più di 70 anni prima in Francia, aveva ucciso quattro uomini ma su oltre centotrentasei vittime e nell’arco di quattro anni!

Pacentro.

 

                                                                                                             Continua nella seconda parte