La nascita della Cooperativa Tutela dell’Aspromonte risale al 1998. Opera nel campo della produzione agricola e del lavoro agricolo e forestale e ha sede a Condofuri, in provincia di Reggio Calabria. Vi racconteremo ora quello che possono fare dei privati capaci, appassionati e lungimiranti, un manipolo di sindaci in gamba e un ottimo (ora ex) presidente di parco nazionale. Premettiamo che la comunità pastorale aspromontana, nonostante comprenda solo 37 dei 97 comuni della Provincia di Reggio Calabria, accoglie oltre l’80% dei codici aziendali (quota 2.431) per ovi-caprini dell’intera provincia. Tali valori la posizionano tra i primi produttori d’Italia per quota capi caprini e per questo motivo ha grande importanza il Progetto “Eco-Pastore – La Via Lattea”.

Pastorizia in Aspromonte.

Si era constatata la presenza di alcuni problemi, come spiega Claudio Marino, presidente della Cooperativa Tutela dell’Aspromonte: “Fra le criticità negli allevamenti ovi-caprini aspromontani risultavano particolarmente gravi, e necessitavano quindi di misure correttive urgenti, la conduzione della mungitura e della caseificazione, la trasgressione parziale o totale delle norme sul welfare, la cospicua percentuale di meticciamento e gli abbattimenti non conformi alla normativa vigente; a ciò si aggiungeva la quasi totale assenza di strategie di valorizzazione delle produzioni lattiero-casearie. La maggior parte dei pastori munge senza particolari cautele, caseifica in locali non perfettamente o affatto a norma, e aliena senza autorizzazione un prodotto privo di garanzia di salubrità.

Oltre ad alimentare il sommerso economico, ciò espone il produttore a sanzioni delle autorità competenti, e il consumatore a rischi igienico sanitari. L’adozione di una corretta prassi igienica, dalla sala di mungitura al laboratorio di trasformazione, è quindi un elemento irrinunciabile, soprattutto se si considera che si tratta per lo più di derivati lattiero caseari a latte crudo – ottenuti cioè da materia prima non sottoposta ad alcun trattamento di bonifica – e in massima parte alienati freschissimi o previa stagionatura molto breve, del tutto insufficiente a scongiurare il rischio di alcune serie patologie, per esempio come la brucellosi”.

Vista la situazione, l’allora presidente del Parco, prof. Giuseppe Bombino, ebbe l’innovativa idea di supportare e modernizzare l’attività degli allevatori e favorirne l’aggregazione, puntando alla costituzione di una cooperativa di pastori per valorizzare un prodotto altamente identitario come il Caprino d’Aspromonte. https://www.youtube.com/watch?v=dinXk_EUxGk Con tale progetto,  divenuto realtà nel 2016, è stato possibile affiancare alle iniziative di presidio del territorio anche alcuni interventi di natura meramente zootecnica che, a fronte di un modesto impiego di tempo e manodopera da parte dell’allevatore, ha consentito di migliorare alcuni aspetti gestionali delle greggi (tenuta dei soggetti, igiene in pre e post-dipping, ampiezza dei paddock, rispetto delle normative sul benessere, biosicurezza, utilizzo dei cani da conduzione e dei cani da guardiania, ecc.), e in un’ottica di medio-lungo periodo, potenziarne la remuneratività dell’attività zootecnica.

Aspromonte, pastorizia oggi come ieri.

La prima fase del progetto è stata incentrata sulla tutela e valorizzazione delle risorse agro-ambientali del Parco dell’Aspromonte attraverso il coinvolgimento dei soggetti che più intimamente vivono la realtà del Parco, e cioè i pastori. Due le linee: la prima, il progressivo recupero dell’antico rapporto uomo-natura; la seconda, la restituzione della dignità professionale ed economica a una figura, quella del pastore, troppo spesso relegata a un ruolo sociale del tutto marginale e poco gratificata dal punto di vista monetario.

Uno dei corsi del progetto.

Tramite diverse azioni si intendeva spogliare il pastore del mero ruolo di conduttore e custode di greggi, e investirlo di un compito più articolato, di osservatore dell’ambiente e sentinella, impegnato in un’azione di presidio del territorio montano e segnalatore di avvistamenti della fauna. Si voleva quindi incoraggiare la riscoperta del territorio sotto un diverso punto di vista: non più esclusivamente risorsa da sfruttare senza criterio, ma piuttosto bene da preservare attraverso un’attenta azione di vigilanza e una gestione responsabile degli armenti. Un ulteriore obiettivo che si intendeva raggiungere – anche attraverso la realizzazione di un caseificio comune – era l’abbandono della logica individualistica che di solito muove le scelte dei pastori nostrani, e la promozione di forme di associazionismo che avrebbero potuto aprire le porte a ben altri orizzonti economici.

Con il corso di formazione si era voluto dare vita all’Operatore casaro, una figura in grado di garantire la produzione di prodotti caseari freschi e stagionati, operando sull’intero processo di trasformazione del latte come la pastorizzazione, cagliata, filatura, formazione e stagionatura, utilizzando metodologie e tecnologie specifiche nelle diverse fasi di lavorazione. La formazione ha comportato lezioni teorico e dimostrative durate alcuni mesi, condotte dal dott. Tonino Valenti e altri professionisti veterinari ed esperti in materia,  a cui hanno partecipato 50 pastori, donne, uomini e tanti giovani; questa  prima fase del Progetto “Via Lattea” e stata curata, per conto del Parco nazionale dell’Aspromonte, dalla Coop. Tutela dell’Aspromonte.

Una parte dei partecipanti e docenti del Progetto Eco-Pastore – La Via Lattea.

A Staiti, presso il nuovo “Laboratorio Didattico per il recupero del sistema Agro-Pastorale”, struttura riqualificata dall’amministrazione comunale, si era svolto un momento di confronto nell’ambito del progetto “Eco-Pastore -La Via Lattea”, nel corso del quale erano stati consegnati gli attestati di partecipazione al progetto formativo. Il Laboratorio succitato è operativo ma solo a livello dimostrativo e pertanto esclude la vendita al pubblico dei prodotti in quanto necessitano interventi utili di messa a norma sanitaria per ottenere le necessarie autorizzazioni. Insomma, la strada per l’entrata in funzione di un caseificio comune, così ancora là da venire è l’ipotizzato Consorzio del Caprino d’Aspromonte.

La realizzazione di un caseificio comune a norma, chiaramente commisurato alla quantità di latte mediamente lavorata per lattazione dalle aziende che aderiscono al progetto, permetterebbe di risolvere contestualmente i due più gravi punti di debolezza delle attività pastorali nostrane: la convenienza a trasformare e la sicurezza igienico-sanitaria dei trasformati, prevalentemente a latte crudo. Si potrebbe valutare anche l’opportunità di un sistema di raccolta del latte a domicilio con una cisterna comune che solleverebbe i pastori della necessità di conferire la materia prima al caseificio collettivo e darebbe verosimilmente maggiori garanzie sul mantenimento della catena del freddo. Il caseificio dovrebbe essere equipaggiato di un minilaboratorio di controllo del latte che fornirebbe utili informazioni circa i principali requisiti qualitativi della materia prima, verificherebbe la conformità del prodotto ai parametri di riferimento della normativa contro le frodi alimentari e la sua sicurezza igienica.

Come forse si sarà notato, i permetterebbepotrebbe, darebbe – insomma, il condizionale – si sprecano. Perché? Perché la seconda fase si è fermata, causa forse Covid-19 ma soprattutto per l’inerzia di buona parte degli associati della Coop. La Via Lattea, che dovrebbe affrontare il costo della messa a norma. Spiega il presidente della cooperativa, Tonino Sidari: “La spesa sarebbe di circa 25.000 euro, suddivisibile con un minimo investimento da parte dei diciotto soci, ma di fatto siamo solo sette-otto ad essere attivi, gli altri spesso non rispondono o non partecipano. Di fatto non paiono disposti a dare la loro quota. Francamente, spero che finalmente capiscano tutti l’importanza di quanto facciamo”.

La Cooperativa Tutela dell’Aspromonte invece è molto attiva e ha proseguito le sue iniziative imprenditoriali anche in un altro settore, infatti è in itinere la realizzazione a Condofuri di Green Sands, un ecovillaggio turistico di tipo camping di oltre 12.000 metri quadrati con annesso servizio di ristorazione. L’attività, prevista per il 2021, sarà orientata al rispetto scrupoloso dei vincoli a cui l’area è soggetta in equilibrio con l’ambiente circostante e quindi anche le dune e la vegetazione saranno mantenute così come sono. I bungalow saranno in legno, realizzati in sopraelevazione  e senza fondamenta.

Uno dei bungalow del villaggio Green Sands.

Spiega Claudio Marino, presidente della cooperativa: “La vera scommessa dell’iniziativa consiste nel diventare un centro di attrazione culturale-ricreativa di tutta l’area, una scatola trasparente di oasi verde naturalistica situata sulla spiaggia di Condofuri con dietro le montagne dell’Aspromonte e davanti l’Etna, con in mezzo il nostro meraviglioso mare. Il villaggio è ubicato a soli 35 km da Reggio Calabria ed è facilmente raggiungibile in automobile o in treno. La struttura si trova al centro dell’Area Grecanica, tra i comuni di Bova, San Lorenzo, Roghudi, Roccaforte e Melito Porto Salvo, ai piedi della vallata dell’Amendolea. Dal campeggio è facilmente raggiungibile il Parco nazionale dell’Aspromonte, la cui vetta più alta è Montalto, raggiungibile in circa 90 minuti”.

Il mare a Condofuri.

Condofuri, in un altro punto della spiaggia, protezione alle uova di tartaruga marina.

La Calabria ha tutto – storia, cultura, arte, cucina, montagne e mare, tutto eccezionale – e con il lavoro di persone capaci potrà rendere pertecipi delle sue bellezze sempre più persone, da tutto il mondo.

Aspromonte, montagne e mare.