di Giovanni Todaro*

Gli animali mammiferi terrestri camminano e quindi lasciano spesso segni sul terreno, se morbido. Quando si pensa alle impronte il pensiero va quindi subito ai segni lasciati dai piedi. Meglio chiarire: si dice piedi anche per gli animali a riguardo di quelli delle zampe posteriori, e mani per le zampe anteriori. Infatti la zampa è tutto l’arto, come le nostre gambe o braccia. Ma non si tratta solo di questo, perché le impronte possono essere di vario tipo, come quelle delle orecchie. Non lo sapevano due nomadi accusati nel dicembre 2004 di aver effettuato ben quarantadue furti nel Canton Ticino. I due, che come certi ladri adottavano la tecnica di origliare per controllare se una casa è vuota, avevano quindi più volte appoggiato le orecchie alle porte delle case derubate, lasciando così dei segni che la polizia individuò. Come le impronte digitali e il Dna, gli organi dell’udito esterni sono unici e irripetibili, tanto che lo studio di tali impronte fu introdotto in Svizzera già intorno al 1980. Evidentemente la polizia aveva preso siffatte impronte in occasione dei furti precedenti e, quando i due furono colti in flagrante, provvide a comparare le impronte delle loro orecchie con quelle lasciate in quel furto, cogliendo “nel segno”. Ma per quanto riguarda questo articolo, le impronte che tratteremo sono solo quelle di mani e piedi di animali.

Nel film Dersu Uzala (1975, di Akira Kurosawa) c’è una scena in cui questo cacciatore della zona dell’Ussuri trova nella taiga delle impronte di piede umano, le guarda e dice che sono di un uomo, basso di statura, molto anziano e cinese. Tutte cose che si riveleranno poi esatte. Infatti la lunghezza del passo era breve come capita nelle persone anziane, le impronte erano un po’ troppo lunghe per essere di una donna e in più erano particolarmente profonde sul bordo esterno e poco sulle punte, come capita agli anziani che poggiano sovente il piede in questo modo. Il fatto che fosse un cinese era stato intuito dalla suola intrecciata di fibra, impressa sul terreno morbido, tipica della produzione artigianale cinese di quella zona. Ma una tale capacità noi la vediamo nei film, perché di solito tutto questo è impossibile da notare.

Una scena del film Dersu Uzala.

A dire il vero, fui quasi testimone di un prodigio simile, in un bosco fra Varsi e Bardi, sull’Appennino parmense. Ero con un cercatore di funghi del posto, anziano ed espertissimo della zona. Uno di quelli, per intenderci, che quando va in cerca lo fa di nascosto per non far scoprire agli altri quali sono le “sue” zone ricche di funghi. Bene, mentre camminavamo nel bosco, dove però non c’era l’ombra di un fungo, guardò a terra, si chinò e mi disse che era passato un uomo. Io ero a una decina di metri e gli risposi che poteva trattarsi di un cercatore di funghi. Certo, disse il mio accompagnatore, si trattava di un uomo, di altezza media, con gli occhiali, sposato e proveniente dal paese vicino, ossia Varsi. Aveva anche gli occhi castani. Lo guardai stupito, perché neppure un indiano sioux avrebbe potuto capire tante cose dalle impronte. Infatti le sapeva non grazie alle impronte, ma dai documenti che aveva trovato. Si era infatti imbattuto nel portafogli che il fungaiolo aveva perso mentre camminava. Lo conosceva anche bene, e più tardi gli consegnò il tutto.

Da notare però che quando, continuando la passeggiata nel fitto bosco, gli dissi che in quella zona erano tornati i lupi, si fece una risata. Guardando sempre a terra in cerca di funghi, mi disse, avrebbe prima o poi visto delle impronte, e così tutti gli altri cercatori che battevano quelle montagne palmo a palmo. Si sarebbe saputo. Non si vedevano neppure impronte di cani, aggiunse, visto che in quel periodo la caccia era chiusa. Capii che mi considerava il classico milanese che contava fole e che non sapeva proprio nulla di ciò che diceva. Fatto sta che quello stesso inverno, era il 1997, i lupi trovarono il cadavere o uccisero un cavallo bardigiano sul Monte Barigazzo, nella stessa zona, divorandolo in parte. Sapevo che una famiglia di lupi, credo quattro esemplari, scorrazzava in zona ma nessuno in paese lo immaginava prima. La spiegazione è semplice, i cercatori di funghi quando guardano a terra sono concentrati, appunto, sui funghi, mica sulle impronte…

Questo potrà farvi capire quanto sia difficile notare le tracce degli animali. Ma confortatevi, capire chi le ha lasciate è anche peggio. Le impronte o le piste animali, prima o poi, si trovano quando si cerca un animale, purché il terreno sia adatto e si abbia tempo e voglia. Ricordate che solo i fantasmi e i pesci non ne lasciano. Tutto sta a cercarle nel punto giusto e avere fortuna.

Un animale selvatico tende sempre a muoversi con circospezione, soprattutto se è un carnivoro. Di giorno, se va in giro, cammina nell’erba, nel bosco, tra i rovi, nel granturco (anche se ormai i lupi si vedono di giorno e persino nei campi e sulle strade). Tuttavia può usare anche i sentieri e le stradine sterrate, ma su questo tipo di terreno spesso le impronte si vedono poco o niente. Anzi, è proprio con le stradine sterrate, magari coperte da un filo di polvere o appena umide, che è facile sbagliarsi. Su questo terreno un cane (che non sia da salotto e quindi con unghie non usurate) non lascerà i segni delle unghie, dal momento che il terreno non sarà sufficientemente cedevole e spesso da lasciar penetrare i piedi fino alle unghie, per cui voi trovando grosse impronte prive di segni di artigli potreste pensare, ma solo di primo acchito, di avere a che fare con un grosso felino, ossia la classica pantera agostiana. Errore. Per cercare le impronte, consiglio di perlustrare in particolare i bordi di stradine e sentieri, visto che se un animale selvatico deve proprio percorrerle istintivamente, di norma, si terrà vicino ai bordi e alla vegetazione. Là, se c’è un po’ di fango, terra o sabbia potreste prima o poi trovare qualcosa. Tuttavia, ricordate che sempre più spesso cinghiali, cervi, orsi o lupi percorrono tranquillamente persino strade percorse dagi automezzi e addirittura entrano beati nei centri abitati senza remore di sorta e senza badare, per capirci, dove mettono le zampe.

Meglio ancora l’interno dei campi di granturco e i loro bordi, perché se il campo è stato bagnato, per un po’ ci saranno le condizioni ideali perché le impronte rimangano impresse. Ma se sono stati bagnati da tempo, anche solo qualche ora ma fa molto caldo, non contateci perché il terreno diventa duro in fretta. I campi di mais sono comunque assolutamente da controllare perché forniscono cibo e un ottimo riparo e, specie nelle pianure nel Nord Italia, sono talmente vasti da permettere di percorrere lunghi tragitti rimanendo nascosti e, cosa che non guasta in estate, stare al fresco. Il massimo però è l’interno dei fossi piccoli e grandi, quelli che ricevono l’acqua solo per poche ore al giorno o anche più di rado. Lì il fango è sempre tale da far imprimere molto bene le impronte e a iosa. Se si è in campagna, assolutamente, tutti i fossi devono essere controllati e soprattutto quelli che costeggiano punti di fitta vegetazione. Cosa più facile a dirsi che a farsi, in quanto proprio sulle rive spesso proliferano masse quansi impenetrabili di vegetazione, come i roveti.

Ricordate che nella sabbia le impronte si imprimono abbastanza bene ma non durano, nella sabbia bagnata invece sono migliori, nella mota tendono ad allargarsi molto e a non essere chiare, nella neve bassa appaiono nette ma in quella alta invece no, anche perché l’animale alzando la zampa striscia con i piedi sulla neve e ne provoca in parte la caduta proprio sull’impronta. Inoltre, quando la neve comincia a sciogliersi l’impronta si ingrandisce e si deforma, per cui quella che avrete davanti potrebbe essere attribuita a un cane come a uno yeti. Nell’inverno del 1981 i guardiacaccia della riserva comunale di Aldino, in provincia di Bolzano, cominciarono a trovare le carcasse di alcuni caprioli sbranati e divorati. In seguito rinvennero delle grosse impronte e ipotizzarono che fossero di un cane di grossa mole, come un San Bernardo. Nella primavera successiva aumentarono sia le tracce del predatore che il numero delle sue vittime. Nonostante il tipo di ferite sulle vittime, potenti morsi alla nuca e alla gola e lunghe e sottili lacerazioni multiple ai fianchi e sul dorso, si continuò a pensare all’azione di un cane. Qualcuno piazzò lacci e tagliole, e proprio in una di queste ultime, la sera del 28 maggio 1982, finì preso e subito abbattuto a fucilate tutt’altro animale. Bene, il predatore non era un cane ma un giovane esemplare maschio di lince europea pesante 17,5 chilogrammi. Si trattava della prima lince, a quanto si sa, tornata spontaneamente in quella zona dopo 110 anni dalla sua scomparsa ufficiale.

Impronta su neve di lince europea.

Veniamo ora ai vari tipi di impronte: per esempio, potrebbe essere un semplice cane o un lupo? Le dimensioni delle impronte di un cane vanno dai circa 2,5 centimetri a oltre 13 centimetri di lunghezza. L’uomo ha selezionato centinaia di razze canine, dallo Yorkshire di un paio di chili al San Bernardo di un quintale e passa, però a prescindere dalla grandezza la forma del piede è quasi uguale. Dico quasi perché in realtà certe razze, come i grossi mastini o cani da pastore, hanno piedi  leggermente più tondi rispetto ad altre come per esempio i lupoidi e i graioidi.

Certe razze a parità di dimensioni hanno piedi più grandi rispetto ad altri cani. Il mio Tito, un Cane lupo italiano maschio di trentaquattro chili e lungo 104 centimetri coda esclusa, aveva i piedi anteriori lunghi 7,5 centimetri e larghi 6,8, quasi le stesse dimensioni di quelli della mia Dersu, una femmina di cane pastore del Caucaso però di cinquanta chili e lunga quanto Tito. I piedi anteriori di Dersu misuravano 7,5 per 7. I piedi di un lupo sono sempre più grandi di quelli di un cane delle stesse dimensioni, con gli anteriori di 8-12 centimetri di lunghezza e 6,5-10 di larghezza e i posteriori lunghi circa 8 centimetri e larghi 6-7. I lupi più grandi, come quelli siberiani e nordamericani, possono toccare e anche superare i 14 centimetri di lunghezza per quanto riguarda gli anteriori (il massimo misurato e verificato è 16,2 x 12,2). Anche nel cane e nella volpe i piedi anteriori sono sempre poco più grandi di quelli posteriori. Per dare un dato, i piedi posteriori di Tito erano lunghi 7 centimetri e larghi 6.

I piedi anteriori in tutte e due queste specie (lupo e cane sono la stessa specie, la volpe no) hanno cinque dita ma lasciano l’impronta di sole quattro poiché il pollice a causa della sua forma irregolare e soprattutto dell’alta posizione che occupa non rimane impresso sul terreno. I piedi posteriori invece hanno solo quattro dita, eventuali speroni a parte. Diciamo che è quasi impossibile confondere le tracce di una volpe con quelle del lupo perché le dimensioni sono ben differenti, a meno che non si paragonino le impronte di una grande volpe maschio inglese (Vulpes vulpes, i record arrivano a 17,2 kg nel 2012 e un esemplare non confermato di 20 kg abbattuto nel 1963) con quelle di una piccola femmina adulta di lupo nordafricano (Canis lupaster lupaster) di 18 kg. La lupa avrebbe ancora i piedi più grandi, ma non di molto. Però, visto che vivono in aree ben diverse e lontane, il problema non si pone.

Volpe rossa di 15,8 kg abbattuta nel 2012 a East Grinstead, West Sussex, Inghilterra. Il pastore tedesco a fianco è adulto.

Invece è facile invece confondere l’impronta di un piccolo cane con quella della volpe, oppure quella di un grosso cane con quella del lupo. Comunque, nel cane la parte inferiore dei cuscinetti digitali viene a trovarsi piuttosto vicina al centro dell’impronta è quindi non lontana dal cuscinetto centrale. Le due dita laterali sono spesso divaricate, con le unghie rivolte in fuori. Nel cane la linea di collegamento tra la base dei due cuscinetti centrali taglia sempre, nei suoi prolungamenti ai lati, la metà circa dei cuscinetti delle dita più esterne. Nell’impronta della volpe le due dita mediane sono invece avanzate, non sono divaricate e i loro margini posteriori toccano la linea su cui vanno a terminare i margini anteriori dei cuscinetti delle due dita esterne, e al centro dell’impronta viene a crearsi un ampio spazio vuoto. L’impronta del lupo somiglia per forma a quella della volpe, ma è proporzionalmente più larga.

Pure i disegni rappresentatitivi a volte sono errati. Per esempio, in questo nell’impronta del lupo non c’è il ponticello.

Se proprio si vuole cercare la differenza fra una singola orma di un lupo europeo e quella di un cane con piedi di grandezza similare – quindi il cane sarà di maggiori dimensioni di quel lupo poiché i lupi a parità di grandezza hanno piedi più grandi – si possono osservare i cuscinetti delle due dita centrali, che nel lupo all’inizio – ossia nel punto più vicino al grande e centrale cuscinetto plantare – sono quasi sempre uniti da quello che viene chiamato ponticello (pare non presente nei lupi nordamericani). Di solito però nelle impronte questo particolare, che capita più frequentemente nei piedi anteriori, non si nota facilmente, e comunque non è sempre presente. E, per peggiorare le cose, può essere presente anche in alcuni cani, persino non lupoidi. (Segue nella seconda parte)

A sinistra, impronta di lupo, con ponticello. A destra, piede di lupo, con ponticello evidente.