A cavallo tra ottobre e novembre del 2018, lungo un corso d’acqua del Tarvisiano, in Friuli-Venezia Giulia, il cacciatore Graziano Busettini si imbatté in piccoli alberi che recavano strane rosicchiature. Intorno erano presenti impronte sconosciute. Lo stesso notò, indipendentemente dal primo, Daniele Vuerich, forestale regionale. Entrambi pensarono al castoro, che però in Italia è estinto da secoli, e segnalarono la cosa ai ricercatori del Progetto Lince Italia e del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine: rispettivamente Paolo Molinari e Luca Lapini i quali fecero dei sopralluoghi constatando che proprio di castoro europeo (Castor fiber) si trattava, magari di passaggio. Questo animale grazie alle fototrappole fu immortalato anche con video dal fotografo naturalista Renato Pontarini, del Progetto Lince. Il castoro quindi non solo c’era e non era di passaggio, ma si era insediato lì. L’esemplare fu chiamato Ponta, in onore appunto di Pontarini. Da dove è arrivato il castoro? ed è solo lui?

Il castoro Ponta (immagine TeleFriuli).

“Per ora si tratta di un solo esemplare, e non sappiamo neppure oggi se sia maschio o femmina, in quanto i testicoli in questi animali non sono visibili. Abbiamo supposto provenga dalla Slovenia o dall’Austria – spiega il dr. Molinari, coordinatore del Progetto Lince Italia dell’Università di Torino – dove da tempo questi roditori sono stati introdotti ma è molto più plausibile la via austriaca. Pontarini, infatti, che da tempo monitora l’area di confine in Carinzia, aveva già rilevato la presenza del castoro a pochi chilometri dal confine, mentre mancano segni di presenza nella zona alpina slovena”. Ponta, a tre anni dalla sua sensazionale scoperta, è ancora lì e da buon castoro abbatte alberi e arbusti, in quanto essendo totalmente vegetariano si ciba di corteccia e ramoscelli, e ovviamente costruisce dighe. Ne ha realizzata una alta oltre un metro e mezzo, che ispeziona regolarmente per riparare eventuali cedimenti e ripristinarne velocemente la funzionalità. Nessun umano gli dà fastidio, anche se Ponta deve guardarsi dai grandi predatori presenti in zona, ossia l’orso, il lupo e la lince.

Si spera che prima o poi – nonostante le barriere anche naturali esistenti – ne arrivi un altro di sesso opposto in modo da riprodursi e colonizzare l’area. Ma come è arrivato questo, ne possono arrivare altri, visto che le confinanti Austria e Svizzera sono state praticamente colonizzate quasi ovunque possibile. La coppia di castori è per la vita, essendo monogami, e necessita di un territorio di circa tredici ettari d’area umida. A seconda dell’approvvigionamento alimentare disponibile, un territorio di castori può estendersi per una lunghezza di 1-6 chilometri. Tuttavia, lungo questa sezione viene utilizzata per lo più solo una striscia di argini larga circa 20 metri. La maturità sessuale viene raggiunta verso i 3-4 anni e l’accoppiamento avviene in acqua, tra gennaio e marzo. La gestazione è di circa 106 giorni e nascono di solito dai due ai quattro piccoli, già ricoperti di pelo e con gli occhi semichiusi. I giovani castori vivono nel territorio dei genitori fino a raggiungere la maturità sessuale intorno ai due anni, dopodiché devono cercare il proprio territorio e un partner. Più grande è la popolazione, più difficile è per i giovani castori trovare i propri territori. Circa un terzo dei castori che ogni anno cercano il loro territorio vengono uccisi in primavera durante lotte territoriali con i conspecifici. Di sicuro in Italia il problema non si pone.

Non bisogna pensare che il castoro europeo sia una specie aliena da noi, perché sono sempre esistiti, si suppone fino al XVII secolo in Pianura padana, estinguendosi infine a causa della caccia per la carne e pelliccia (incluso il castoreum o castoreo, prodotto da apposite ghiandole e usato per la profumeria e altro) nonché a causa della perdita dell’habitat provocato dalla regimazione dei corsi d’acqua. L’ultimo abbattuto in Italia, di cui si abbia notizia, comunque non risale al 1540 come si scrive, ma al 1594 nelle vicinanze di Versciaco di Sopra, frazione del comune di San Candido nell’attuale Provincia autonoma di Bolzano. Pesava 25 kg.

Caccia al castoro, 1695, di Wolf  Helmhardt von Hohberg.

Il castoro europeo è inserito tra le specie protette indicate dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE (Direttiva Habitat), tuttavia in alcuni stati, inclusi quelli che lo hanno reintrodotto, è gestito anche con l’abbattimento mentre in altri è cacciabile. Si consideri che dai circa 1.200 esemplari rimasti in totale nel XX secolo in Europa – nel delta del Rodano in Francia, nell’Elba in Germania, nel bacino del Dnepr in Bielorussia e in alcune zone umide della Norvegia meridionale – grazie alle reintroduzioni in ventidue stati e alla protezione salirono nel 2006 a circa 640.000, e a oltre 1.220.000 esemplari nel 2020. In pratica, in un secolo la popolazione è aumentata di mille volte. Gli stati con la maggior diffusione sono Russia, Polonia e Germania. Forse la maggiore minaccia per il castoro europeo è la competizione con i milioni di nutrie, che si alimentano di vegetali lungo i corsi d’acqua (ma non abbattono alberi né costruiscono dighe), e soprattutto con il castoro americano, introdotto in Europa da scriteriati, pure appartenenti al mondo scientifico e istituzionale, e che ha usi e costumi simili. Basti pensare che in Austria tra il 1976 e il 1982 furono introdotti sul Danubio 32 castori europei e 15 canadesi dall’Istituto per la ricerca comportamentale comparata su coordinamento del prof. Otto Koenig, e dal comune di Vienna. I castori canadesi scomparvero poco dopo, forse sterminati dalla tularemia, una malattia a cui la specie americana non è immune.

Fortunatamente castoro europeo e americano sono due specie diverse, con un numero diverso di cromosomi e quindi neppure possono ibridarsi. Ma sottrarsi vicendevolmente territori e fonti di cibo senz’altro sì. Una curiosità, il castoro europeo e quello americano hanno un’origine comune, visto che nella pelliccia e sulla pelle di entrambi è presente un minuscolo coleottero acquatico delle dimensioni di una pulce, il Platypsyllus castoris, che si nutre di aracnidi Histiophorus castoris, che a loro volta si nutrono del sebo e dell’epidermide dei castori.

Agli inizi di novembre 2020, ecco un altro castoro, questa volta in Trentino-Alto Adige, provincia di Bolzano, lungo un corso d’acqua della zona di Sesto Pusteria. Reinhard Pipperger, agente venatorio dell’Associazione cacciatori dell’Alto Adige, da giorni trovava alberi rosicchiati e abbattuti, e rami accatastati. Piazzata una fototrappola, ecco la conferma: castoro, e probabilmente anche questo giunto dall’Austria. In questo stato il castoro si estinse dopo, rispetto all’Italia: nel 1813 a Vils fu ucciso l’ultimo del Tirolo; nel 1863 l’ultimo della Bassa Austria, vicino a Fischamend; nel 1867 l’ultimo dell’Alta Austria, a Salzach; nel 1869 l’ultimo austriaco fu ammazzato ad Anthering, vicino a Salisburgo.

Il castoro in Alto Adige (immagine Rai News).

Dal 1922 a oggi sono stati reintrodotti legalmente e con successo molti castori in Svezia, Germania, Austria, Romania, Danimarca, Spagna, Scozia, Croazia, Inghilterra e così via, anche perché il castoro contribuisce in misura determinante a limitare il pericolo di inondazioni e inoltre le costruzioni dei castori non solo non limitano la vita degli altri animali, ma anzi la rendono possibile: gli stagni dei castori vengono infatti prontamente colonizzati dai salmonidi, anatidi e da molte altre specie animali e vegetali. Gli agricoltori però non sono sempre della stessa idea, per usare un eufemismo. In Italia il castoro non è stato introdotto da alcuna istituzione ma – come spiegato prima – c’è arrivato in numeri sparutissimi con le proprie zampe. Fino al caso Toscana.

Anche in questo caso la scoperta è opera di persone locali, appassionati o agenti venatori o provinciali, gente che scarpina sempre e che si rivela fondamentale. Non si offendano ricercatori e cattedratici, ma appare chiaro che la presunta diffusissima catena di studiosi e loro fototrappole sparse per il Paese, che dovrebbe controllare i nostri boschi quasi fosse una sorta di Grande Fratello, e supportata economicamente da pingui fondi pubblici, di fatto giunge sempre seconda. Arriva sì e con perizia, ma dopo. In effetti la presenza di questi castori è stata scoperta dagli agenti della Polizia provinciale Stefano Morelli e Filomena Petrera, che da vent’anni sorvegliano natura e fauna anche nell’area del bacino dell’Ombrone e del Merse, tra i comuni di Civitella Paganico, Murlo, Montalcino e Monticiano.  I roditori sono presenti in due aree delle province di Siena, Grosseto e Arezzo.

La sensazionale scoperta – sensazionale anche perché i castori arrivando dalla zona più vicina ossia il Tarvisiano, avrebbero dovuto volare per non lasciare tracce nei 530 km di percorso – è stata descritta in Hystrix – The Italian Journal of Mammalogy con lo studio Reappearance of the Eurasian beaver Castor fiber L. in Tuscany (Central Italy): the success of unauthorised releases? di Chiara Pucci, Davide Senserini, Giuseppe Mazza ed Emiliano Mori.

Il castoro in Toscana.

I ricercatori spiegano: “In questo breve report abbiamo documentato la ricomparsa del castoro euroasiatico Castor fiber L. per la prima volta in Toscana. Dopo il rilevamento di inequivocabili segni di presenza, abbiamo confermato la presenza di castori attraverso il fototrappolaggio. Le analisi genetiche (gene mitocondriale del citocromo-b) e la microstruttura del pelo lo hanno confermato come specie eurasiatica. La presenza di una popolazione relitta in questa zona è pressoché improbabile, pur essendo abbastanza lontana dal paese più vicino; possiamo quindi suggerire che gli individui che si trovano in Toscana possono essere il risultato di rilasci locali non autorizzati. Dovrebbero essere promosse azioni immediate per monitorare la potenziale espansione, preservare questa popolazione e/o limitare gli impatti sugli ecosistemi e i conflitti con le attività umane. Sarà un problema gestionale, perché dovremo capire come muoverci. E’ un animale molto grande, pesa 25 chili, non è che non si noti, ha un impatto sull’ecosistema”. Il numero esatto di castori che vive lì è sconosciuto anche se si suppone si tratti di almeno due individui adulti e di un giovane, nato quindi nel 2020. (segue nella seconda parte)