(Segue dalla prima parte) Come dicono i ricercatori: “Saranno arrivati perché qualcuno li ha aiutati”. Poco ma sicuro. In Italia solo due zoo hanno il castoro europeo: l’Oasi di Sant’Alessio con Vialone nel Pavese, decisamente lontano, e il Parco Zoo di Poppi, che è proprio in Toscana nella provincia di Arezzo. Conseguentemente, anche su Facebook, si è indicato quest’ultimo come possibile responsabile di una eventuale fuga o rilascio. Il nostro giornale ha fatto indagini ma soprattutto ha chiesto lumi alla dottoressa Elisabetta Mattoni del Parco Zoo di Poppi, la prima struttura di questo genere per la fauna europea, vasta 50 ettari e creata nel 1973 (20 anni prima dell’istituzione del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna) dal dottor Roberto Mattoni, un medico veterinario condotto della provincia di Arezzo. La titolare, con grande gentilezza e disponibilità, ha acconsentito a rispondere anche per iscritto alle nostre domande:

In alcuni settori si dice che i castori apparsi recentemente in Toscana (e si accenna anche a procioni e una lontra, nel passato) potrebbero provenire dal vostro zoo, fuggiti o altro. Cosa rispondete?

Abbiamo un registro di tutti gli animali del Parco del presente e del passato, nati/arrivati, con provenienza, accoppiamenti, cucciolate, destinazione, morte, cause.

Al Parco Zoo di Poppi avete anche il castoro europeo.

Avevamo due esemplari di Castor fiber, Dante e Beatrice, arrivati nel 2009 dal Park Zoologique di Fort Mardyck, Dunkerque (Francia). Presso il nostro Parco i castori si sono riprodotti una sola volta, nella primavera del 2010. Nacquero due piccoli, che saremmo stati disponibili a porre a disposizione per un eventuale progetto di reintroduzione, relativamente alla conservazione di specie ex situ e in situ prevista dal D.L.73/2005 qualora le istituzioni preposte, ossia Ministero dell’Ambiente e ISPRA, avessero fornito il nulla-osta mediante uno studio sulla fattibilità sia in termini ecologici che tecnici. Il progetto non ebbe corso per assenza di quanto sopra. I due giovani esemplari nell’arco di due anni morirono: uno per collasso cardiocircolatorio nel settembre 2011, l’altro per enterite nel gennaio 2012. Nel 2013 la femmina adulta Beatrice morì per tumore epatico. Nel 2015 sempre da Dunkerque giunse presso il nostro Parco una nuova femmina, che però nel giugno 2016 morì per pleurite.

Quindi ora avete un solo castoro europeo?

Sì, Dante è solo da cinque anni ed è con noi da ben dodici! Nel 2019 l’abbiamo immesso in un nuovo exhibit con due laghetti provvisti di acqua corrente, vegetazione ripariale e tana/capanna che lui provvede a rivestire con il materiale ogni giorno fornito come arricchimento ambientale.

Grazie alle risposte del Parco Zoo di Poppi possiamo escludere fughe o liberazioni da questa struttura: negli ultimi anni c’era solo un maschio, e quello c’è tuttora. Il numeroso pubblico avrebbe notato se fossero stati presenti altri esemplari, che del resto non avrebbe avuto alcun senso detenere in altro punto nascosto, visto che l’area dei castori esisteva fin dal 2009. https://www.youtube.com/watch?v=JKHZyfUBK1M

Da dove sono quindi venuti i castori della Toscana? Potrebbero essere stati liberati da qualche animalista estremista, di cui una parte non è nuova a interventi illegali. Ricordiamo i raid delinquenziali presso allevamenti con liberazioni di visoni americani anche in Italia, con questi mustelidi che finivano quindi investiti sulle strade o morivano di fame, mentre i sopravvissuti entravano in competizione con i nostri mustelidi autoctoni. O il taglio delle sbarre del Casteller in Trentino con una mola a disco per fare fuggire l’orso M49. O gli altri tentativi, sempre illegali e avvenuti ancora al Casteller, di liberazione dell’orso. https://www.ladige.it/cronaca/2020/10/19/contro-le-reti-degli-orsi-con-cesoie-e-mola-a-disco-il-video-del-blitz-animalista-al-casteller-1.2532639

I tondini di ferro del Casteller tagliati, da cui fuggì M49.

Anche associazioni serie come il WWF, senza saperlo, possono avere tra i simpatizzanti gente del genere. Cosa del resto ammessa dallo stesso WWF  svizzero nel proprio sito con queste parole: “Non proprio legale: i primi reinsediamenti di castori sono stati effettuati con blitz improvvisi nel corso degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso”. La loro didascalia della fotografia cita: Non proprio legale: è il 1968 e, con un blitz, gli attivisti del WWF liberano sette castori norvegesi. Eravamo convinti che una cosa sia legale oppure illegale, o l’una o l’altra…

La liberazione “non proprio legale” nel 1968 di castori  in Svizzera.

Chi volesse procurarsi dei castori europei potrebbe farlo illegalmente un po’ ovunque in Europa, contattando certi ambienti. Per esempio bracconieri in certi stati in cui il castoro non è cacciabile (ma è abbattibile in deroga per contenerne e gestirne la popolazione) o altri in cui si può. Ricordiamo che il castoro europeo ancora oggi è inserito tra le specie protette indicate dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE (Direttiva Habitat), ma nel contempo non è elencato nelle Appendici CITES ed è definito specie con Minor Preoccupazione (LC) – l’ultima categoria  – dalla IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura).

Per esempio, la Polonia ormai conta quasi 140.000 castori e i bracconieri non mancano. Pagando il giusto siamo convinti che si possano avere tutti i castori vivi che si vogliono. Tra l’altro la Polonia è più vicina all’Italia rispetto alla distanza Svizzera-Norvegia attinente il caso del 1968 citato sopra. Certo, Svizzera (dove il bracconaggio, per esempio sulla molto più rara lince, è altissimo), Francia, Austria e Germania lo sono di più e anche lì ci sono castori. Nel 2019 la procura distrettuale di Rzeszów, Polonia, scoprì una banda di bracconieri che catturavano castori, soprattutto per farne salsicce. Del gruppo facevano parte anche soldati professionisti di una grande area militare a  Nowa Dęba, con boschi, stagni e corsi d’acqua in cui i castori prosperano (essendo area militare i civili non possono accedervi). Per questo reato in Polonia la reclusione prevista è di 5 anni. Se i castori li si vuole catturare vivi basta usare una trappola a gabbia invece della tagliola. Inoltre nelle zone polacche di Warmia e Mazury esistono allevamenti privati di questi roditori.

Polonia, questo castoro fu trovato ancora vivo e gravemente ferito nella tagliola, ma i veterinari non riuscirono a salvarlo.

Sulla comparsa dei castori in Toscana abbiamo intervistato il dr. Piero Genovesi, responsabile dell’Area conservazione e gestione della fauna dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale):

Qual è il suo parere su questi esemplari?

L’arrivo del castoro in Toscana è senza dubbio opera dell’uomo, impossibile che arrivi dalla zona in cui vi sono pochi esemplari, ossia il Tarvisiano, distante oltre 500 chilomenti. Lo escludo al 100%. Non è un lupo, che fa centinaia di chilometri. Il castoro non è una specie che si disperde velocemente, ci sarebbero voluti decenni con una colonizzazione naturale. Inoltre fa dighe, rosicchia gli alberi, avrebbe lasciato tracce evidentissime lungo il percorso.

Da chi potrebbe essere stato introdotto?

 Non lo sappiamo. Fuggito da qualcuno o liberato, nei decenni passati c’erano gruppi di animalisti/ambientalisti che intenzionalmente liberavano i castori illegalmente in Europa. C’è la possibilità di procurarseli in cattività o anche in natura all’estero, non si può escludere la cosa. Inoltre Ispra non viene informata a proposito degli animali tenuti in cattività negli zoo.

Una liberazione che può creare anche altri problemi.

Certamente, rilasci fatti in questo modo, illegali, sono un segnale negativo e criticabile, si alimentano leggende come quella del lancio dei lupi, mai avvenuti. Si creano dubbi nella gente.

Ci sono stati progetti di reintroduzione in Italia?

No, abbiamo una nota del 3 marzo 2011 inviata a noi da parte del Parco Zoo di Poppi, che prospettava una reintroduzione del castoro – loro avevano due cuccioli disponibili –,e noi trasmettemmo la proposta  al ministero dell’Ambiente e alla Regione Toscana specificando che per le reintroduzioni serve uno studio di fattibilità, sentita anche l’opinione pubblica con una consultazione come quella fatta nel caso dell’orso sulle Alpi. Il castoro determina situazioni di impatto ambientale per via delle dighe, attività di scavo e conseguenti allagamenti. La presenza del castoro europeo sarebbe anche auspicabile in Italia, ma analizzando e accettando il fatto che prima o poi la gestione della specie diverrebbe necessaria, abbattimenti inclusi. Le reintroduzioni vanno fatte solo seriamente e molto bene, con grande attenzione. Fatte invece così, rischiano di essere controproducenti e portare problemi sanitari o di altro tipo. Di questi castori apparsi in Toscana non sappiamo la storia, da dove vengono, se hanno variabilità genetica e così via, tutte cose invece studiate e appurate nei rilasci autorizzati. Inoltre ci si ritrova i danni dei castori ma non ci sono i relativi fondi, né le norme, non c’è una responsabilità.

Quindi che ne sarà dei castori toscani? E degli esemplari già presenti in Nord Italia?

Quelli presenti nel Tarvisiano e in Alto Adige sono arrivati dall’estero autonomamente e naturalmente, come gli sciacalli dorati. Lì l’ambiente ha buone condizioni e quindi vanno tutelati e monitorati. Siamo in contatto con i ricercatori che stanno lavorando con i castori, anche in Toscana. Come Ispra stiamo prendendo informazioni e analizzando la situazione e poi daremo la nostra indicazione, sentita anche la Regione Toscana che ha la diretta competenza in questi casi e deve eventualmente autorizzare, anche perché, se autorizza, in caso di danni deve pagare lei. Pertanto per i castori della Toscana ci sono due possibilità: lasciarli dove sono pur studiandoli e monitorandoli attentamente, oppure di catturarli, visto che si tratta di pochi esemplari, destinandoli poi ad apposite strutture.

Piero Genovesi, dell’Ispra.