Almeno dal mese di maggio un giovane lupo aveva iniziato a interagire con le persone nel Salento, e in particolare a Otranto tra la pineta e la spiaggia nella zona del Villaggio Serra Alimini 1 e Villaggio Serra Alimini 2, due resort in prossimità del mare con tanto di animazione, supermercato, servizio navetta e così via. E soprattutto ristorante, pizzeria e tanti bagnanti con panini e altri alimenti. A parte ciò che si trova nei cestini e cassonetti dell’immondizia dei dintorni, una vera e propria manna per un lupo, specie se evidentemente tenuto prima in cattività come dimostrato dal segno lasciatogli sul pelo, ancora visibile, da un collare.

Il lupo (foto Il Quotidiano di Puglia)

Tuttavia, gli esemplari avvistati e filmati e con segni di collare erano due (e forse tre), e non uno. Uno era il giovane maschio di circa un anno e mezzo, snello e giocoso, con un segno di collare meno appariscente e divenuto presto popolarissimo in zona. Appena vedeva una persona si avvicinava e giocava. https://www.youtube.com/watch?v=vyDEmV4j0aM L’altro lupo era una femmina, filmata sia a Tricase, sulla provinciale per Marina Serra, sia nel porto turistico di Leuca e nelle vie di Otranto e che dal video pareva più grande d’età, con una struttura più robusta e con un segno molto più largo ed evidente lasciatole da un collare. https://www.youtube.com/watch?v=dHYYuxysrPw&fbclid=IwAR2q_Mq2IIMQ4VxHtrGa_EKVoaBIRKIZfiw26QgbZUoStnAMrWNMzpwn1OM

Le analisi del DNA dei due esemplari non erano state possibili poiché nella zona in cui si aggirava quello giovane, la gente non aveva osservato le più elementari norme di cautela. Per esempio l’ordinanza del sindaco Pierpaolo Cariddi che vietava di avvicinare e dare cibo all’animale, trattandosi di una specie selvatica. E questo per preservare gli umani e il lupo stesso, affinché non si innescassero allarmismi che portassero a gesti violenti.

Niente da fare, come spiegatoci alla fine di giugno dal maggiore Andrea Tommasi, vice comandante dei Carabinieri forestali di Lecce: “Chi opera nella zona ci aveva segnalato di persone che lasciavano ciotole contenenti cibo per il presunto lupo. Abbiamo visto anche noi più volte e da vicino questo esemplare, ma non sapevamo neppure se fosse un lupo puro o un ibrido, non si riusciva a raccogliere peli e feci per gli esami del DNA in quanto la gente andava lì con i propri cani, che lasciavano peli, impronte e feci con conseguente confusione”.

Carabinieri forestali di Lecce.

Insomma, tanti di quella stessa gente che a parole parteggiava per quell’esemplare, poi portava lì i propri cani con le finalità più stupide: far fare amicizia tra il lupo e il suo cane come nei film di Walt Disney, oppure tentare di avvicinarlo e persino di accarezzarlo come nel film Balla coi lupi o mostrare che il suo cane era aggressivo e che il lupo ne aveva paura e scappava come nell’altro film, Il richiamo della foresta. Tutte cose che non bisognerebbe mai fare, facendo rischiare la vita o gravi ferite proprio ai cani. Anche in questo caso i relativi video sono diventati virali sui social media, e impagabili quanto ad assurdità gli interventi con esortazioni a lasciare libero l’animale, che a loro parere era così bello (vero), giocoso con l’uomo (apparentemente) e del tutto inoffensivo (falso). Addirittura c’è stato chi, senza arte né parte, si era offerto di ritirarlo, facendolo vivere in giardino insieme alla famiglia come fosse un barboncino. Cosa tra l’altro giustamente vietata dalla legge essendo il lupo una specie selvatica.

Famosa scena del film Balla coi lupi. Ma è finzione.

Gli zoologi, le associazioni ambientaliste serie e le istituzioni avevano però motivazioni fondate nel ritenere pericolosa la situazione. Pericolosa per il lupo, che qualcuno avrebbe potuto uccidere proprio approfittando del suo atteggiamento confidente. E pericolosa anche per le persone, specie per quelle che cercavano di avvicinarsi, gli offrivano cibo e tentavano persino di accarezzarlo. Il lupo dev’essere lupo e in quanto tale non avvicinarsi all’uomo, cosa che detto esemplare invece faceva perché proveniente dalla cattività, nonché per il fatto di riceverne cibo. Un comportamento anomalo per un lupo, e foriero di guai. Purtroppo la decennale opera mediatica tendente a fare credere che il lupo verso gli esseri umani sia sempre e comunque inoffensivo è falsa, trattandosi di un animale selvatico, che sia cresciuto in cattività o no. Duccio Berzi, naturalista ed esperto di lupi, aveva dichiarato: “Per mia esperienza, i lupi che vengono abituati all’uomo da grandi, attraverso il cibo o altri attrattivi, non hanno questo grado di confidenza. Quello è un animale che è stato cresciuto dall’uomo. Le ipotesi sono due: o è un lupo che è stato preso da piccolo e allevato, oppure è un processo realizzato dall’uomo tramite un accoppiamento tra un lupo e un cane. Probabilmente si tratta della prima ipotesi”.

E difatti la sera del 24 giugno un lupo, si presume lo stesso, secondo la denuncia formalizzata dai genitori ai Carabinieri forestali, si era avvicinato a quattro bambini e aveva puntato una bambina di 6 anni, afferrandola per i vestiti. Il pronto intervento dei genitori aveva messo in fuga l’animale e il tutto si era risolto con un vestito strappato e uno spavento per tutti, inclusa la bambina rimasta fortunatamente illesa come appurato dai sanitari subito intervenuti con i Carabinieri. https://youtu.be/Cc-NY8TfK_E

Se quello del lupo sia stato un larvato attacco o una sorta di gioco non lo si saprà mai, ma certamente proprio per questo motivo non era un caso da sottovalutare. Dalle informazioni ottenute direttamente dal nostro giornale però sembra che il lupo abbia tirato il vestito solo per attrarre l’attenzione e ricevere eventualmente del cibo. Sempre il 24 giugno l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) aveva rilasciato l’autorizzazione alla cattura di quell’esemplare ed era stato attivato, tra gli altri, il dr. Simone Angelucci, responsabile del settore veterinario del Parco della Majella e grande esperto non solo a livello nazionale di catture di animali selvatici. Angelucci partì subito, il giorno successivo, 25 giugno. Il primo tentativo di cattura avvenne l’1 luglio, ma non riuscì.

Tali catture avvengono da parte dei Carabinieri forestali e di un veterinario, con una cerbottana o uno speciale fucile che spara dardi narcotici con una gittata limitata sì, ma in questo caso certo del tutto sufficiente vista la confidenza di questo esemplare abituato ad avvicinarsi fino a pochi metri dalle persone. Ma il problema era proprio la presenza delle persone. Il dr. Angelucci infatti aveva spiegato che tali interventi devono tenere da conto soprattutto l’incolumità pubblica, cosa non facile visto che appena qualcuno avvistava il lupo accorrevano a frotte i curiosi, portando persino i bambini, emettendo ululati approssimativi e altro. Come avrebbe reagito questo lupo dal comportamento anomalo, sentendosi colpito dal dardo? Come un lupo, quindi di norma remissivo, oppure come un cane che può avere reazioni aggressive come ben sanno gli accalappiacani? Con le persone sempre troppo vicine era rischioso, il lupo avrebbe potuto attaccarle. Stesso problema in spiaggia. La cautela e le valutazioni in questi casi devono essere massime.

Il lupo sulla spiaggia (foto La Gazzetta del Mezzogiorno).

Il Wwf sulla questione aveva emesso un comunicato nel quale si dichiarava che questo lupo mostrava un comportamento anomalo, causato probabilmente dall’aver vissuto a stretto contatto con l’uomo, visto il segno di un collare sull’animale detenuto illegalmente, poi fuggito o liberato. Il Wwf aveva scritto: “Un animale così confidente in natura rappresenta un problema causato dall’uomo, al quale l’animale associa la presenza di cibo e pertanto si avvicina in maniera innaturale, mettendo in potenziale pericolo se stesso e le persone che incontra, sebbene da oltre 150 anni in Italia non si registrino attacchi letali all’uomo”. Quest’ultimo passaggio in realtà non corrisponde al vero, in quanto le ultime vittime risalgono al 1923 a Rivisondoli e un’altra a Marradi nel Mugello, e poi da una nel 1924 a Cittaducale. Comunque sia, il Wwf e tanti altri sollecitavano un intervento tempestivo con la cattura e il trasporto dell’animale in una struttura idonea, non essendo ormai più in grado di vivere autonomamente in natura. La struttura prevista per il lupo di Otranto in effetti era il Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica Monte Adone, a Sasso Marconi, in Emilia Romagna.

Dopo l’incidente con la bambina, pareva che questo lupo fosse scomparso, almeno dagli articoli dei giornali. Infatti l’animale, forse per via del numero di turisti e bagnanti aumentato moltissimo sulla spaggia e dintorni, aveva preso a muoversi nelle ore crepuscolari e di notte cercando cibo vicino ai cassonetti dell’immondizia, dove infatti continuavano a vederlo in molti. Ma qualche puntatina in spiaggia la faceva lo stesso, come intorno alle 15 del 9 luglio, quando qualcuno aveva fatto notare a un venditore ambulante di noci di cocco che aveva proprio a fianco un lupo… che se ne stava lì vicino tranquillo manco fosse un cane.

Poi l’animale si era spostato verso i due villaggi, dove aveva strappato la larga veste a un’altra donna. La scena era stata registrata dalle telecamere esterne dei villaggi, vicini uno all’altro, e così i Carabinieri forestali avevano potuto appurare che ancora una volta il lupo non era aggressivo. Insomma, così facendo cercava solo di attirare l’attenzione e ricevere cibo. Ma intorno alle 7,30 del mattino del 10 luglio una turista di 47 anni era stata aggredita da un lupo, si suppone lo stesso, mentre faceva jogging all’esterno sempre dei villaggi Serra Alimini 1 e Serra Alimini 2 che, da noi contattati, hanno risposto che la direzione aveva deciso di non rilasciare dichiarazioni in merito. Comunque, la donna era stata trasportata in ambulanza al pronto soccorse dell’ospedale “Veris Delli Ponti” di Scorrano, dove le erano stati medicati i graffi e i morsi nella parte bassa della schiena e delle gambe, facendo anche ricorso ad alcuni punti di sutura. L’animale dopo l’aggressione si era dileguato nella pineta circostante. Potremmo ritenere che ancora una volta il lupo in realtà abbia solo cercato di attirare l’attenzione mordendo leggermente gli abiti, magari in modo un po’ irruento, e che in questo caso abbia ecceduto nel mordere.

La situazione diventava sempre più allarmante. Casi di lupi catturati da cuccioli e detenuti dall’uomo, e poi fuggiti, hanno causato attacchi alle persone, anche letali. Forse il peggiore fu quello di Gysinge, Gästrikland, Svezia, in cui dal 30 dicembre 1820 al 27 marzo 1821 un lupo, tenuto in cattività fin da cucciolo e anni dopo sfuggito ai proprietari, divenne antropofago, ferendo in quel periodo e in vari attacchi quindici persone e uccidendone dodici dai 3 ai 19 anni d’età, finché non fu finalmente abbattuto.

Tornando al caso di Otranto, chi lo deteneva incoscientemente probabilmente neppure sapeva di queste possibilità e rischi e di ciò che causava. Molte persone avevano ignorato le ordinanze comunali (con ciotole contenenti cibo sparse nella circostante pineta) e persino il buon senso, tanto che si riunivano a decine vicino al lupo nei pressi in particolare di un cassonetto dell’immondizia, dove l’animale arrivava puntualmente ogni mattina intorno alle 6-7 per poi fare una breve e solitaria perlustrazione della spiaggia, e tornandovi intorno alle 21. Addirittura una persona aveva portato lì il suo cane, un piccolo Cavalier King, e il lupo si è avvicinato scodinzolando, così come il cane. E quando il lupo voleva andarsene, le persone addirittura cercavano di sbarrargli il passo per non farlo andare via, cosa pericolosissima. Magari per avere il tempo di farsi un selfie.

Il lupo di Otranto e un cane al guinzaglio.

Il dr. Piero Genovesi, ricercatore presso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) aveva detto: “Il caso di Otranto rappresenta un esempio estremo, sono necessari degli accertamenti per comprendere meglio l’accaduto. Sono in corso delle indagini perché non abbiamo ancora la certezza di come si siano svolti gli eventi. Quello che sappiamo è che in Italia non si riportano aggressioni simili da oltre un secolo. I carabinieri forestali e i tecnici del Parco della Maiella, in contatto con la Regione e con il ministero dell’Ambiente hanno avviato delle operazioni per catturare l’animale, che non è stato ancora identificato con sicurezza, potrebbe essere un lupo o un ibrido tra cane e lupo, potrebbe essere stato addomesticato o in qualche modo condizionato”.

A proposito delle persone che incautamente si avvicinano al lupo e gli danno da mangiare il dr. Genovesi haveva dichiarato: “Spesso si tende a considerare il lupo come se fosse simile ad un cane, ma in realtà si tratta di una specie selvatica, pertanto non bisognerebbe avvicinarsi o peggio entrare in confidenza con la specie, né tantomeno offrire del cibo. A ogni modo, solo una volta catturato potremo affermare se l’esemplare di Otranto sia stato in qualche modo addomesticato o se fosse abituato al rapporto con l’uomo, ma in ogni caso si tratta sicuramente di un episodio estremo, non si era mai registrato un tale livello di confidenza in Italia”.

La vicenda si è conclusa, positivamente, in località Alimini alle 22,40 del 14 luglio con l’intervento dei tecnici e veterinari del gruppo faunistico del Parco nazionale della Majella con il supporto dei Carabinieri forestali del gruppo di Lecce e della stazione di Otranto, e in costante contatto con l’Ispra. Il lupo, un maschio di 14 mesi in ottime condizioni fisiche e che pesava 29,5 kg, mostrava evidenti segni di collare, particolare che conferma il sospetto che si trattasse di un animale cresciuto in cattività. Le analisi presso i laboratori di genetica della sede Ispra di Ozzano dell’Emilia hanno poi confermato che si trattava di un lupo, e non di un ibrido cane-lupo o addirittura di un Cane Lupo Cecoslovacco come continuava invece ad asserire l’orda “tuttologa ma senza arte né parte” – come è stato efficacemente detto dai più esperti – che imperversa sui social media e in particolare su Facebook.

Il giovane lupo subito dopo la cattura.

L’esemplare è stato trasferito al Centro Tutela Fauna di Monte Adone, vicino Bologna, dove esiste un’area interamente dedicata al lupo, isolata dal pubblico, dove potrà avere la possibilità di interagire con i suoi consimili, in condizioni idonee per la permanenza in cattività di un animale selvatico. La sua liberazione in natura è purtroppo impossibile. Nel grande recinto boscoso in cui detenuto, il lupo è già stato raggiunto da una femmina, con cui ha fatto amicizia. https://www.youtube.com/watch?v=yoKc3DJze7Q Del secondo lupo con segni di collare, la femmina che si aggirava nelle vie di Otranto, non si hanno più notizie.

Il lupo di Otranto è stato chiamato Hydro.