Qualche dato su M49 e sugli altri orsi in Trentino.

Nel 2019 particolare rilevanza hanno avuto le problematiche create da M49, orso bruno maschio nato nel 2016 e protagonista di numerose situazioni di criticità, anche potenzialmente pericolose, in particolare di 7 intrusioni in edifici di abitazione o malghe (3 nella zona occidentale e 4 nella zona orientale della provincia) e di ulteriori 12 tentativi di intrusione in edifici di abitazione o malghe (tutti nel Trentino occidentale) non riusciti per via della robustezza degli infissi. Nonché di un’interazione diretta uomo-orso verificatasi intorno alle 22 in Val di Breguzzo il 17 giugno 2019: in prossimità della stalla della malga Arnò, il pastore che si trovava all’esterno della struttura aveva sentito dei rumori provenienti dall’interno e, affacciandosi alla finestra, si è trovato a circa un metro dall’orso M49 che stava uscendo (identità confermata dai fix satellitari). Spaventato, il pastore era indietreggiato, fuggendo e cadendo anche a terra, mentre il plantigrado, dopo qualche momento di titubanza si era allontanato. Il pastore non subì lesioni, ma un forte stato di shock.

Per quanto concerne invece il profilo della dannosità, nel 2019 possono essere ricondotti a M49 ben 44 eventi di danno, dei quali 26 a patrimoni zootecnici e 11 a patrimoni apistici. Con riferimento ai soli patrimoni zootecnici, 14 sono stati a carico di bovini (13 capi morti e 4 feriti), 4 a carico di equini (7 capi morti e 1 ferito), 7 a ovicaprini (17 capi morti) e 1 a carico di avicoli (3 capi morti). Per i danni imputabili a M49 sono stati indennizzati 45.016,53 euro, ossia il 30% della somma complessiva indennizzata nel 2019 per tutti i danni da orso (82-93 esemplari presenti). M49 è un esemplare senza paura. Nel corso della primavera-estate 2019 sono state organizzate attività volte alla sua dissuasione che hanno portato all’attivazione delle squadre di emergenza/presidio e del nucleo cinofilo cani da orso in 16 casi. In 6 casi il personale forestale è entrato in contatto con il plantigrado effettuando 2 azioni di dissuasione con cani da orso, 2 con dardo esplodente, 1 con cani da orso e pallettoni in gomma e 1 con luci e rumori. Tutti i tentativi di condizionamento e dissuasione non hanno sortito alcun effetto.

 L’orso M49 con la carcassa di una vacca predata.

Per quanto riguarda gli orsi in generale in Trentino, lo Studio di fattibilità prima della reintroduzione fissava come obiettivo un limite massimo di circa 50-60 orsi. Tuttavia tale specie negli ultimi cinque anni in Trentino ha avuto un trend di crescita annuo medio pari al 12% della consistenza della popolazione, cuccioli esclusi. Nel quadriennio precedente (2010-2014) l’accrescimento si era invece assestato attorno al 8% annuo. Il dato 2019, in considerazione del’alto tasso di natalità registrato (16-21 cuccioli), appare congruente con il trend dell’ultimo quinquennio. Considerando anche gli spostamenti più lunghi effettuati dai giovani maschi,  la popolazione  di orso delle Alpi centrali si è distribuita nel 2019 su un’area teorica di 45.327 km². Nel 2019 spiccano agli estremi del poligono relativo ai maschi la presenza di segnalazioni nella Svizzera sud-occidentale, in Piemonte, nell’area di Reutte al confine tra Tirolo e Baviera e in Friuli Venezia Giulia. Il territorio stabilmente occupato dalle femmine è molto più contenuto (1.516 km²) e situato interamente all’interno del territorio provinciale (Trentino occidentale). Esso fa registrare un aumento sostanziale rispetto al 2018 (+31%). La densità nell’area occupata dalle femmine è pari a 4,0 orsi/100 km² (61 esemplari, esclusi i cuccioli dell’anno). Per capire meglio quest’ultimo dato, significa quattro orsi adulti in uno spazio di 10 x 10 km. E di un orso adulto in uno spazio di 5 x 5 km! Nessuna femmina si è mai spostata da quest’area ristretta.

Il problema con M49 è che non  si lascia intimidire dalle normali procedure per fare allontanare gli orsi dai centri abitati e questo lo rende pericoloso, così come stabilito dal Pacobace (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi Centro-Orientali), ossia il documento di riferimento per la gestione dell’orso bruno (Ursus arctos) per le regioni e le provincie autonome delle Alpi Centro-Orientali. Il piano, redatto da un tavolo tecnico interregionale costituito da Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Lombardia, Regione Veneto, ministero dell’Ambiente e ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), venne formalmente adottato dalle amministrazioni territoriali coinvolte e approvato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con decreto direttoriale n° 1810 del 5 novembre 2008, aggiornato nel 2015.

Il Protocollo Pacobace.

Il Pacobace prevede diciotto gradi di problematicità per l’orso, con i relativi interventi, come si vede nel grafico e che illustriamo: a) intensificazione del monitoraggio, nel caso di orso radiocollarato; b) informazione ai proprietari e/o custodi del bestiame domestico, ai proprietari e/o frequentatori abituali di baite isolate, ai possibili frequentatori dell’area (turisti, cercatori di funghi, ecc.); c) stabulazione notturna degli ovini, caprini, equini e bovini in stalla e altre misure di protezione; d) celere rimozione degli animali morti in alpeggio; e) gestione oculata dei rifiuti organici, con eventuale adeguamento dei contenitori e discariche; f) messa in opera di strutture idonee a prevenire i danni provocati dal plantigrado, ossia recinzioni elettriche; g) attivazione di un presidio permanente in zona della squadra d’emergenza orso; h) condizionamento allo scopo di ripristinare la diffidenza nei confronti dell’uomo e delle sue attività: s’intende l’intervento diretto sull’animale con il quale si provvede a condizionarlo, o almeno ci si tenta; i) cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio; j) cattura per captivazione permanente, ossia detenzione; k) abbattimento.

A questo punto riportiamo i pareri espressi da diversi protagonisti della vicenda nonché di noti esperti. In pratica, cosa fare con M49?

Opinione M49 libero:

Associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf (lettera congiunta al presidente della Provincia di Trento): La seconda fuga di M49 non deve essere fermata da una nuova reclusione al Casteller. L’orso non si è mai reso responsabile di alcuna aggressione all’uomo, ha solamente cercato cibo dove questo era disponibile e non adeguatamente custodito, un comportamento del tutto normale che però è stato sufficiente per bollarlo come orso dannoso e quindi problematicò offrendo il pretesto alla Provincia di Trento per catturarlo e rinchiuderlo in un recinto del tutto inadeguato e gravemente lesivo della sua etologia.

Quindi per queste associazioni M49 dovrebbe essere libero per tutta la vita e continuare impunito a razziare malghe e sbranare il bestiame di proprietà non di queste associazioni, ma dei legittimi allevatori, che accettino i risarcimenti o no… Il riferimento di queste associazioni al fatto che non si è mai reso responsabile di alcuna aggressione all’uomo (18° e ultimo livello del Pacobace, con cattura e/o abbattimento) non ha alcun senso poiché il Pacobace prevede la cattura  e/o abbattimento già al 13° livello, ma per quanto riguarda il caso in questione indichiamo il 14° livello: Orso provoca danni ripetuti a patrimoni per i quali l’attivazione di misure di prevenzione e/o di dissuasione risulta inattuabile o inefficace nonché al 17° livello: Orso cerca di penetrare in abitazioni, anche frequentate solo stagionalmente (M49 non solo ha cercato di farlo, ma lo ha proprio fatto, sfondando porte e finestre delle malghe). Ci si domanda se le suddette associazioni conoscano quanto previsto dal Pacobace, e che valore legale e sociale gli diano.

Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a proposito di M49: La mia posizione rimane la stessa: ogni animale deve essere libero di vivere in base alla sua natura. Papillon (sic! N.d.R) ha il radiocollare e quindi rintracciabile e monitorabile facilmente: non ha mai fatto male a nessuno, solo danni materiali facilmente rimborsabili. Chiediamo che non venga rinchiuso e assolutamente non abbattuto.

L’approccio del ministro Costa ci lascia basiti, definisce solo danni materiali il bestiame sbranato, come se quest’ultimo non provasse dolore, sgomento o paura! I legittimi proprietari, che possono essere affezionati a quegli esemplari, non hanno voce in capitolo? Cosa vorrebbe intendere il ministro Costa con ha il radiocollare e quindi rintracciabile e monitorabile facilmente? Questo certo non limiterebbe le predazioni. Costa vuole mettere una squadra di forestali alle calcagna di M49 per 24 ore al giorno per tutta la sua vita? O impiegare una squadra che una volta allertata arriverebbe però nella zona della predazione sempre dopo il fatto? Comunque, tale eventualità è ormai sfumata, visto che M49 è ormai privo di radiocollare, che si “sarebbe tolto da solo”… E comunque una volta raggiunto l’orso che cosa potrebbe mai fare? Cacciarlo dalla preda, così andrebbe a cercare un altro capo di bestiame? Un orso che non si impaurisce neppure se colpito dalle pallottole di gomma e con l’impiego di dardi esplodenti e cani addestrati? M49 non è l’unico orso che fa danni, intende fare la stessa cosa per tutti? Insomma, si gradirebbe sapere dal ministro cosa voglia fare, concretamente, a riguardo.

Il ministro all’Ambiente Sergio Costa.

Opinione M49 rinchiuso/libero, ma altrove:

 Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento: Al ministro Costa chiediamo un’accelerazione sulle aree protette dove trasferire gli esemplari pericolosi. Costa ha detto che si sarebbe speso su questo. Noi siamo d’accordo e ci spenderemo assieme a lui. Dopodichè gli poniamo il tema del soprannumero di orsi sul nostro territorio in proproporzione alla capacità di gestirli. In questo momento stimiamo vi siano tra i 90 e i 100 esemplari, mentre il nostro territorio ne può gestire sotto l’aspetto ambientale e territoriale circa 60. Anche perchè il loro trend di crescita è costante, rischiamo così di trovarci nei prossimi anni con 110/120 esemplari. E la situazione rischia di sfuggirci di mano. Se il ministro ha a cuore la continuità esistenziale di questi soggetti, e lui assicura di avercela, deve dirci dove portare gli orsi pericolosi ma anche i 20/30 in sovrannumero. Noi siamo dispostissimi a collaborare, a pagare le spese di trasporto nelle aree e nelle zone interessate che Costa sicuramente troverà.

La Provincia autonoma di Trento ha comunque da tempo emanato un’ordinanza di cattura o eventuale abbattimento di M49, tuttora in vigore.

Maurizio Fugatti.

Michele Dallapiccola, ex assessore provinciale alle Foreste, ritiene che nel caso dell’orso M49 occorra intervenire: Magari riaprendo quei canali di relazioni con Paesi come la Slovenia, con i quali avevamo ottime relazioni, per pensare a eventuali spostamenti dell’animale. Eviterei di riprenderlo e riportarlo al Casteller“.

Quella di Dallapiccola è però una curiosa opinione, visto che in Slovenia – che ha una superficie non molto più grande del Trentino Alto Adige, in cui vivono però oltre 750 orsi – abbattono ogni anno un centinaio di questi plantigradi per abbassarne il numero, partendo proprio da quelli più o meno problematici. Non crediamo che M49 vivrebbe molto lì… O  Michele Dallapiccola vorrebbe chiudere l’orso in un recinto sloveno?