Opinione M49 detenuto/abbattuto:

Piero Genovesi, responsabile del Servizio coordinamento fauna selvatica dell’Ispra: In riferimento alla pericolosità dell’esemplare M49, si ritiene che l’accresciuta frequentazione delle aree di presenza dell’orso da parte dell’uomo nel periodo di alpeggio e la limitata elusività mostrata nei recenti episodi dall’esemplare, che penetra frequentemente in produttivi regolarmente utilizzati dagli allevatori, comportino un rilevante incremento della probabilità di incontri tra l’orso e l’uomo e conseguentemente di incidenti, determinando potenzialmente rischi significativi per la sicurezza dell’uomo.

Piero Genovesi.

Franco Perco, zoologo: M49 è nel pieno delle sue forze, esuberante e avventuroso. A differenza delle orse, che tendono ad essere legate al territorio dove crescono i piccoli, i maschi sono estremamente esplorativi, però hanno di base un’area familiare in cui si muovono. M49 invece è portato alle escursioni e avventure. E’ quindi riduttiva la posizione di chi sostiene che ‘fa il suo mestiere’, perché altri maschi invece non lo fanno. Gli orsi, come gli uomini, hanno diversi caratteri, timidi o spregiudicati, alcuni intelligenti, altri meno. Ci sono dei protocolli firmati a cui attenersi, che descrivono come agire quando un orso ha determinati atteggiamenti e queste regole servono a tranquillizzare la società e a scongiurare il cosiddetto bracconaggio di necessità o ‘fai da te’. C’è il pericolo che dei delinquenti ambientali intervengano magari usando il veleno. Il rispetto delle regole conforterebbe anche le popolazioni locali, che non si sentono ascoltate o che avvertono ostilità da parte di coloro che abitano in città e non vivono quella situazione.

Se si riuscisse a catturare M49 e a trovargli una dignitosa, e sicura, collocazione in un recinto ben venga, altrimenti l’altra sola opzione è indubbiamente l’abbattimento. Si vuole invece rinchiudere tutti gli orsi problematici in recinti? Quanti orsi siamo disposti a catturare ogni anno? E a costuire nuove strutture, e quante? E allora, visto che le associazioni animaliste e ambientaliste non vogliono che gli orsi problematici vengano abbattuti, facciano loro una colletta e raccolgano fondi per costruire altri recinti adatti. Se il benessere di M49 è il vivere purtroppo non in libertà, è bene che chi vuole ciò, dal ministro Costa agli animalisti si quoti, per un’Area Faunistica ampia e capace (5-10 ha), con l’avvertenza che non per tutti i simil M49 questo sarà possibile. Ciò valeva da un anno. Ribadisco che il Pacobace lo si rispetta. Se si vuole, lo si cambi. Ma oggi c’è. Cattura e prigionia, oppure abbattimento, dunque.

Franco Perco.

Tribunale regionale di Giustizia: il Tribunale regionale di Giustizia amministrativa con la sentenza numero 62 del 12 maggio 2020 ha respinto il ricorso presentato da alcune associazioni animaliste contro le ordinanze del presidente della Provincia che hanno disposto la cattura e l’eventuale abbattimento dell’orso M49. In particolare il Tribunale amministrativo ha riconosciuto che l’amministrazione ha valutato correttamente i presupposti di pericolo e l’urgenza di intervenire a tutela dell’incolumità delle persone e a questo fine quindi il presidente della Provincia si è legittimamente avvalso del potere di ordinanza attribuitogli dallo Statuto d’autonomia. La decisione del Tar contrasta dunque quella del ministero dell’Ambiente che non aveva rilasciato l’autorizzazione alla cattura. Cattura che l’Amministrazione provinciale aveva chiesto a fronte di un quadro chiaro supportato da precisi elementi tecnici e da un altrettanto chiaro parere di Ispra.

Il Tar ha inoltre ribadito che il fondamentale principio della protezione di ogni esemplare di orso trova però un preciso limite nella tutela della sicurezza pubblica e nel pericolo per l’uomo. Infine ha sottolineato anche l’avallo espresso dalla Corte costituzionale in ordine alla Legge provinciale n. 9/2018, che attribuisce al presidente della Provincia autonoma di Trento la competenza ad autorizzare l’eventuale prelievo, cattura o abbattimento dell’orso in presenza dei requisiti stabiliti dal Pacobace, acquisito il solo parere dell’Ispra.

Coldiretti, associazione agricola (a proposito di orsi e lupi in generale: Sono necessarie misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane (…) l’orso M49 è autore di ripetute incursioni in baite, rifugi malghe e allevamenti con 44 attacchi e l’uccisione di 40 animali tra mucche, cavalli, pecore e galline (…) in Trentino ci sono almeno altri 81 orsi, ma in circolazione ci sono pure 13 branchi di lupi o ibridi, con intrusioni nelle aziende e uccisioni di animali da allevamento (…) Negli ultimi anni si è reso così necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. Agli animali uccisi si aggiungono peraltro i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti nei capi sopravvissuti.

 

Opinione M49 abbattuto:

Marco Apollonio, zoologo dell’Università di Sassari: Esiste un preciso protocollo, redatto da Andrea Mustoni e a cui io stesso ho dato una mano, approvato dal Ministero, che specifica bene tutte le casistiche in cui non solo è possibile, ma doveroso abbattere un orso. Quel protocollo fa una distinzione molto accurata fra animali dannosi e animali pericolosi. Un orso che si avvicini alle case per mangiare non è pericoloso, è solo dannoso. Gli individui pericolosi sono quelli che dimostrano una eccessiva confidenza, entrando nelle abitazioni, sfondando porte, avvicinandosi con fare minaccioso agli esseri umani.

Marco Apollonio.

Filippo Zibordi, zoologo: Uccidere un animale urta molto la sensibilità di chi è attaccato alla vita del singolo, ma è opportuno in alcuni casi, come quello di KJ2 (…) per fare il bene della popolazione degli orsi e dello stesso progetto di ripopolamento. D’altronde la cattività prolungata (gli orsi possono vivere decenni N.d.R.) per alcuni esemplari può diventare una tortura, oltre al fatto che non è sostenibile economicamente mettere alcuni animali in gabbia ogni due o tre anni, il costo è molto elevato. Se fossero spostati tornerebbero sui loro passi.

Filippo Zibordi.

Luigi Boitani, biologo animale: Piuttosto che tenere M49 incarcerato a vita, meglio l’abbattimento. Vorrei chiarire che è una mia opinione personale, e non un suggerimento tecnico, ma la sostanza resta: trovo che mettere in galera per anni e anni un orso giovane e con questo spirito, stante anche tutto quello che è successo, sia peggio che abbatterlo immediatamente, l’abbattimento di un orso problematico è di fatto nella lista delle possibili soluzioni concordate ed è un’ipotesi prevista dal Pacobace: M49 rientra appieno nella categoria e ha dato dimostrazione di poter fare notevoli danni, ponendo le condizioni anche per potenziali rischi molto seri per gli umani. Ricordo che ha sfondato malghe, case, e non ha trovato nessuno solo perché era inverno. Diverso è il caso dell’orsa JJ4 (con cuccioli al seguito N.d.R.), se l’animale avesse voluto veramente aggredire, ad almeno uno dei due escursionisti avrebbe fatto male in modo molto serio, se non irreversibile.  Non possiamo renderci conto improvvisamente che ci sono 100 orsi e dire che sono troppi, perché il concetto di ‘troppo’ è relativo. Fare un’operazione di riduzione degli esemplari non risolve la questione: se da 100 diventano 90 cosa abbiamo ottenuto? Nulla. Il tema vero è individuare e seguire con attenzione gli esemplari problematici. Su questi temi c’è molta confusione, non si riesce a separare, ad esempio, l’aspetto etico e quello tecnico. A questo si aggiungono anche aspetti di politichetta nazionale, che non fanno altro che alimentare la creazione di fronti assurdi, mentre tutta la questione della gestione della fauna dovrebbe essere trattata in maniera laica. In Italia però non è possibile: tutto diventa una questione di pancia.

Luigi Boitani.

Andrea Mustoni, zoologo, “padre” del progetto Life Ursus: Nei confronti degli orsi problematici avremmo dovuto essere più severi, arrivando nei casi estremi anche all’abbattimento (…), nel rispetto delle persone, dovremmo prestare la massima attenzione a risolvere i problemi causati dagli orsi dal comportamento anomalo. Anche perché alla fine rimane il principio che debbano essere gli orsi ad adeguarsi al territorio.

Andrea Mustoni.

Adriano Martinoli, zoologo dell’Università dell’Insubria di Varese e Como: Dal punto di vista di chi si occupa di strategie di conservazione della specie, l’obiettivo non sono i singoli individui, ma il mantenimento a lungo termine della popolazione. Nel momento in cui abbiamo orsi problematici l’intervento di rimozione è uno dei sistemi previsti: un individuo che getta discredito alla specie, è meglio venga rimosso. Anche abbattimento, senza preclusione. E’ una decisione tecnica ma anche sociale. Dj3 per esempio, sta meglio in un recinto o era meglio abbatterla?

Adriano Martinoli.

Alessandro De Guelmi, veterinario della Provincia di Trento ed esperto di orsi: Semplicemente, ribadisco che gli orsi non vanno messi in un recinto. Siamo l’unico stato al mondo che lo fa. Una grande idiozia, mettere un orso selvatico in un recinto! La voglia di libertà è più forte della corrente elettrica e delle sbarre di 12 millimetri. Sì, la natura ci dà un altro insegnamento (…) Se è realmente pericoloso, va abbattuto. Non è dignitoso rinchiuderlo a vita, prima in una gabbia, poi in un recinto. Il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, già dandogli il nome di Papillon, umanizzandolo, ha fatto uno sbaglio orribile: un ministro dell’Ambiente non si comporta così (…) Mi rendo conto che abbatterlo ora, come prevede il Pacobace, dopo che è stato umanizzato, gli è stato dato un nome, è stato fatto diventare un personaggio, è più difficile. Ma sarebbe la soluzione più giusta, se solo ci fosse il coraggio, dopo tutte le attività dissuasione attuate con M49 (…) ha ucciso animali senza necessità di cibarsi, è entrato più volte in case e malghe… Gli hanno sparato proiettili di gomma, pure dardi infuocati, ma non è servito a nulla. Adesso, è radiocollarato. Speriamo cambi abitudini. Lo spero, per lui, ma ci credo poco. Lo conosco, e lo apprezzo, da troppo tempo.

Per avere espresso questo parere il dr. De Guelmi ha subito ricevuto minacce di morte da animalisti estremisti.

Alessandro De Guelmi.

Corradino Guacci, presidente Società Italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello” Onlus: Il problema di M49 nasce a mio avviso da una impostazione limitata dell’originario progetto Life ristretto a un territorio circoscritto. L’intervento andava, forse, progettato a livello di catena alpina con protocolli di traslocazione tra le regioni. Se si fosse considerata la ben nota (almeno in letteratura) filopatria delle femmine di orso si sarebbe povuto agevolmente prefigurare la situazione attuale dove si assiste alla dispersione dei maschi ma non di queste ultime. Un fenomeno analogo si verifica in Abruzzo con la popolazione di orso bruno marsicano.

Pensare di gestire un centinaio di orsi in un territorio limitato è l’espressione di una visione antropocentrica della selezione naturale: si vuole plasmare a forza e secondo criteri umani una popolazione “artificiale” di un grande carnivoro. Per una naturale evoluzione il Dna di M49, esuberante e intraprendente, è importante tanto quanto, se non di più, di quello di un suo simile timido e schivo. Ci deve essere la volontà politica di cambiare registro… Il ministero dell’Ambiente dovrebbe assumerne la guida e il controllo. Se i titolari di attività produttive, in particolare allevatori, non accetteranno di porre in atto misure di prevenzione, attive e passive, penso in particolare ai cani da guardiania, non si parli almeno più di riuscita operazione di conservazione (l’orso alpino non c’è più…) e neanche di introduzione. M49, se non si è disponibili a risarcire i danni provocati, ritengo più rispettoso abbatterlo.

Corradino Guacci.

Valeria De Iorio, fondatrice della Società Italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”: La “reintroduzione” dell’orso in Trentino, a mio modestissimo avviso, è stata evidentemente affrontata non valutando, da un lato, le conseguenze di un’eventuale crescita della popolazione in rapporto al territorio e alla vagilità (la capacità di un animale di compiere movimenti e spostamenti N.d.R.) della specie (in special modo la filopatria delle femmine) e, dall’altro, l’impatto della presenza di un grande carnivoro su quella fetta di popolazione che svolge attività economiche legate alla montagna. Il successo di questo “progetto di conservazione” ha quindi generato un’interazione uomo/orso inaspettata e in alcuni casi indesiderata, che troverebbe un’apparente risposta nel Pacobace che consente la captivazione o l’eventuale abbattimento di esemplari ritenuti “problematici”.

Considerato però che la popolazione orsina in questione è di circa 90/100 individui, una simile soluzione ha più i contorni di una gestione faunistica-venatoria inconciliabile con un “progetto di conservazione”. Un intervento, quest’ultimo, che sembra più un’operazione maldestra di immagine a cui eventuali abbattimenti potrebbero causare tra l’altro un ritorno negativo, considerata la progressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica ai diritti degli animali e la particolare suggestione suscitata dall’orso. Una soluzione potrebbe essere quella di coinvolgere le province/regioni limitrofe nell’accogliere gli orsi in esubero (femmine in particolare) e nel contempo sensibilizzare e coinvolgere la popolazione sottolineando gli aspetti favorevoli, sollecitando soluzioni alternative che trovano già un riscontro positivo altrove, attuando un’adeguata educazione comportamentale da tenere nei luoghi ove ci sia la presenza di grandi carnivori e creando i presupposti per una pacifica, vantaggiosa e responsabile convivenza tralasciando un’eventuale gestione a numeri più significativi.

Da quel che leggo, si attribuiscono le razzie di questi ultimi giorni a M49 senza prove concrete. Penso che l’abbattimento non responsabilizzerebbe le popolazioni locali che, non messe alle strette, non prenderanno mai in considerazione metodi difensivi alternativi. L’orso, così, verrà sempre percepito come un corpo estraneo da espellere alla prima occasione. Tra l’altro i capi di bestiame vengono rimborsati e questo dovrebbe spingere ad una maggiore “benevolenza”. È ovvio che “educare” prevede tempi lunghi. Se si arrivasse però alla conclusione che M49 non possa essere più lasciato in Natura, sceglierei l’abbattimento. È nato libero…

Valeria De Iorio.