Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dell’Associazione Italiana Wilderness, a firma Franco Zunino:

Franco Zunino.

“Al solito le autorità sono campioni nel travisare i fatti, nel cambiare nome alle cose per dire di aver risolto un problema, o nel dire che un fatto non sia un problema: è infatti questa la maniera più semplice per risolverli… senza risolverli, ma facendo credere di averlo fatto! Sull’annoso problema dell’orso marsicano (ormai grande quanto una montagna abruzzese, Majella o Gran Sasso!) l’ultima uscita è quella che le autorità del Parco d’Abruzzo hanno dato per giustificare i lettori dal vero problema, ossia la presenza dell’orsa Amarena e dei suoi quattro cuccioli in continuo spostamento in aree fuori Parco.

Ciò, senza mai dare una spiegazione ai veri motivi per cui l’animale si starebbe spostando in continuazione non tanto da una montagna all’altra (cosa che sarebbe abbastanza logica, se avvenisse nell’ambito della sua core area!), ma, assurdamente, da un paese a un altro: come se fossero i paesi il loro habitat naturale! Hanno anche scritto che la “densità nella core area continua a crescere”, ma lo hanno solo dichiarato, e non già dimostrato come sarebbe stato il caso di fare. lnfatti, al 30 di aprile del 2021 ancora non è uscito un comunicato stampa che ci dica quanti cuccioli sono nati nel 2020 e quanti individui di orso marsicano formano oggi la popolazione! In pratica, un successo dichiarato ma non dimostrato!

Scrivono sia normale che gli orsi si avvicinino ai paesi, ma non dicono come mai nelle centinaia di anni prima questo non avveniva. Scrivono che “un orso confidente è un orso che ha subito un processo di abituazione all’uomo”, ma non dicono come mai questo processo sia avvenuto in questi ultimi decenni e non già nei secoli precedenti. Trovano quasi normale che un orso vada a spasso d’inverno a cercare cibo, quando per centinaia di anni ciò non era mai successo (perché d’inverno gli orsi vanno in letargo se sono satolli; e se restano fuori è perché sono ancora affamati, in quanto solo il bisogno di cibo può costringerli a rinunciare al letargo!). E se sono affamati, se non la conoscenza della loro biologia almeno la logica dovrebbe portarci a concludere che in autunno non hanno trovato cibo a sufficienza.

E poi, si batte il tasto sulla continua necessità di allargare il Parco per “inseguire” i loro spostamenti; in pratica di inseguire gli orsi a colpi di decreti, per cui, di questo passo, presto si arriverà a proporre di allargare i Parchi fino ad includere Roma, Pescara, Chieti, l’Aquila, Frosinone e Isernia, in un mega Parco Nazionale delle Regioni Abruzzo-Lazio-Molise! Il primo passo dell’area contigua imposta con metodi tutt’altro che democratici (almeno secondo una democrazia liberale!) è stato già compiuto. Purtroppo è con questo metodo che in Italia (ma anche nella UE) si istituiscono le aree protette!

Ci si allieta del fatto che presto i quattro cuccioli di Amarena prenderanno la loro strada indipendente, ma ci si guarda bene dal dire che, purtroppo, avremo altri quattro orsi “domestici” in giro per il Centro Appennino, e più al di fuori delle aree protette che non al loro interno! E ciò perché la madre Amarena gli ha ormai insegnato che dove c’è l’uomo c’è cibo, ovvero nei centri abitati! Orsi barboni a elemosinare galline, conigli, tacchini, qualche pecora e sacchi di grano e di mais nei magazzini e nelle stalle!

Hanno scritto: “Speriamo che quanto sta accadendo ed è accaduto con Amarena, non ci porti a moltiplicare i ‘problemi di abituazione’ per cinque orsi differenti”. Ovvero, le autorità sperano! Non prendono provvedimenti, ma sperano! Ignorando che anche lo stesso antico proverbio rurale dice che chi vive sperando muore eccetera… In pratica non cercano di riportare l’orso nella natura del Parco, ma dicono che deve essere la gente ad abituarsi a convivere con l’orso. Solo che un tempo lo si diceva, nel senso di accettare la presenza dell’animale nelle loro montagne e foreste e campagna vicinali (dove, li sì, il cibo era anche di origini antropiche, ma almeno non era nei paesi!), mentre oggi lo si pretende nelle piazze e nelle vie dei paesi, e si danno anche regole ai cittadini di come comportarsi!

L’orsa Amarena con i cuccioli in un centro abitato.

Ecco, è così che si sarebbe “risolto” il problema orso marsicano! E, purtroppo, anche la politica tace, anziché aprire un’inchiesta sul perché questo problema si protrae ormai da decenni! Dando magari retta solo a chi chiede loro ancora altri impopolari decreti di vincolo su ancora altri territori. Intanto i vincoli li subiscono le popolazioni locali e non certo quella urbana delle grandi città sempre più popolate da cittadini animalisti che soddisfano i loro piaceri e desideri di Natura sulle spalle del mondo rurale. Metodo italiano! E più italiani di così non si potrebbe essere!”.

A questo punto leggiamo cosa comunica il Parco Nazionale d’Abruzzo:

“Gli orsi confidenti e/o problematici sono quegli animali che provocano danni, o sono protagonisti di interazioni uomo-orso, con una frequenza tale da creare problemi economici e/o sociali al punto da richiedere un immediato intervento gestionale risolutivo. Nella gestione del problema, l’obiettivo principale è quellodi prevenire e gestire il fenomeno affinché gli individui problematici, o potenzialmente problematici, non vengano sottratti all’esigua popolazione di orsi presente negli Appennini. La gestione del fenomeno quindi si inserisce in una strategia di conservazione della popolazione dove il contributo genetico e riproduttivo di ogni singolo individuo ha un ruolo fondamentale, insostituibile e irrinunciabile.

In riferimento alla popolazione di orso bruno marsicano è chiaro che la gestione degli orsi problematici debba essere necessariamente integrata all’interno di una più ampia strategia mirata alla riduzione dell’elevato rischio di estinzione di questa popolazione, isolata e numericamente ridotta. Qualsiasi individuo problematico, o che mostra un’evoluzione verso comportamenti confidenti e/o problematici, aumenta il rischio di un suo mancato apporto demografico e genetico alla popolazione o, peggio, di inficiare il suo contributo riproduttivo al pari di un individuo nominalmente sottratto alla popolazione. Infatti, una conclamata problematicità nella popolazione di orso bruno marsicano, da cui ne derivi la rimozione dell’individuo dall’ambiente naturale, ha un effetto demografico pari a quello della mortalità, specialmente se riscontrata a livello del segmento femminile.

Tale problematicità ha inoltre l’ulteriore aggravante di generare conflitto, allarme sociale e campagne mediatiche che hanno l’effetto congiunto di ridurre il livello di tolleranza sociale delle popolazioni locali, nonché l’interesse ed il supporto politico alla conservazione della specie. Nella popolazione di orso bruno marsicano la finalità di una strategia di gestione degli orsi problematici deve essere quindi quella di prevenire ad ogni costo le situazioni di problematicità/criticità, mirando ad assicurare la continua prevenzione e gestione delle condizioni che possono favorire l’insorgenza del fenomeno”.

Nel 2019 gli orsi definiti problematici erano cinque: FP01 (Gemma), F17 (Amarena), F18 (Giacomina), F19 (Liberata), M19 (Mario). In seguito F19 è stata investita e uccisa, e forse è morto anche M19. Chi volesse sapere in dettaglio l’operato e gli interventi in tal senso potrà leggere l’ultimo notiziario del Parco: http://www.parcoabruzzo.it/pdf/NaturaProtetta_RapportoOrso2019.pdf

Si spera che la strategia del Parco (e degli altri Parchi in cui l’orso marsicano è presente) ottenga successo, perché persino nei cartoni animati dello studio di produzione Hanna-Barbera, l’orso Yoghi viene scacciato quando si avvicina alle case e aree picnic per fare razzia di merende e torte…

Gli orsi Yoghi e Bubu e il ranger.

L’orsa Amarena, visto che evidentemente le incursioni nei centri abitati sono proficue, vi porterà anche le future cucciolate, e così faranno quelli che ora sono i suoi quattro cuccioli, o meglio lo faranno le femmine. E così via, poiché Amarena non è il solo orso problematico. E i pollai, apiari, orti e alberi da frutto nei pressi dei paesi sono richiami troppo forti per gli orsi, con i proprietari certo non contenti seppure vengano totalmente risarciti dei danni. Inoltre le orse probabilmente portano i cuccioli nei centri abitati perché lì difficilmente arrivano i maschi adulti, che hanno la tendenza di uccidere i piccoli.

Che accadrà nei prossimi anni? Rischieranno di finire abbattuti – come si fa regolarmente e legalmente nei parchi nazionali svedesi, norvegesi e sloveni, nel caso di orsi che spesso si avvicinino o entrino nei centri abitati – o rinchiusi in qualche recinto? Alla fine a pagarne le conseguenze saranno proprio gli orsi. Senza contare le persone che incautamente si avvicinano troppo a questi plantigradi, dimenticandosi che sempre di orsi si tratta, anche se il marsicano è probabilmente la sottospecie al mondo più tollerante e meno aggressiva.

L’orso marsicano è una sottospecie unica, assolutamente da preservare e anzi incrementare (nel 2019 c’è stato un grande aumento, sono nati sedici cuccioli, le orse non partoriscono tutti gli anni ma ogni 3 o 4 anni). Siamo certi che tutti si sia d’accordo in questo. E quando entrano nei paesi o prendono l’abitudine di razziare stalle e magazzini agricoli, li si scacci anche con modi decisi nel loro interesse, perché non è vero che tutti gli abruzzesi sono appassionati della fauna. Altrimenti non si capisce come mai nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dal 1970 al 2019 siano stati trovati ben 125 orsi morti, di cui quasi la metà avvelenati o uccisi a fucilate. Il Parco spiega che: “Il numero degli orsi rinvenuti morti sicuramente non corrisponde al totale degli orsi deceduti, perché non sempre vengono ritrovate le carcasse. Così come è possibile che alcuni degli orsi dei quali è possibile documentare la morte non siano ricompresi nel data base del Parco”.

Sommando le cause di morte di origine antropica come incidenti stradali e ferroviari, affogamenti e altro (27 casi pari al 31% del totale) con quelle di bracconaggio (42 casi pari al 48%) si arriva quasi all’80% di morti connesse direttamente o indirettamente all’uomo.

Gli orsi hanno anche un altro problema, ossia il disturbo causato dala gente e in particolare dai fotografi che assillano in modo tale questi plantigradi, che a volte rischiano di vanificare gli sforzi del Parco, non ottemperando alle norme obbligatorie. Come accadde nel 2019 rilasciando un cucciolo orfano nella zona di una femmina (con cuccioli) nella speranza che lo adottasse. E fortunatamente così avvenne. Ma proprio il giorno del rilascio del cucciolo tre fotografi furono avvistati e allontanati dai pressi, che erano stati appunto interdetti, poiché la loro presenza avrebbe potuto determinare l’esito infausto dell’operazione qualora la femmina infastidita avesse deciso di allontanarsi dall’area. Si spera siano stati pesantemente sanzionati, anche perché il cucciolo d’orso rischiava, se non adottato, di venire ucciso da orsi maschi adulti o da lupi o cani.

Senza contare i casi di orsi – e specialmente delle poche e preziosissime orse – morti a causa di incoscienza e pure incapacità. Ricordiamo l’orsa e i suoi due cuccioli di un anno caduti nel novembre 2018 in una vasca privata per la raccolta d’acqua, in cui affogarono tutti, tra i comuni di Balsorano e Villavallelonga, nella Zona di Protezione esterna del Parco. Da notare che furono scoperti per caso da un viandante, e che in quella stessa vasca erano affogati altri due orsi nel 2010 e che era stata poi recintata ma non era più adeguata. Sarà che non era nel Parco, ma all’infuori di questi è forse il far west? Forestali ed enti competenti perché non erano ancora intervenuti definitivamente a mettere in sicurezza la struttura? E se nella vasca, dalle pareti alte e lisce, fosse caduta una persona o addirittura un bambino?

Il recupero degli orsi affogati, 2018.