Un sondaggio diretto di Pan, rivolto agli allevatori del Parco nazionale dell’Aspromonte e zone esterne, rivela la grande preoccupazione scaturita dalle continue perdite di capi di bestiame a causa dei lupi, a dire degli allevatori molto numerosi e che si vedrebbero quasi quotidianamente. Già, ma quanti lupi vivrebbero nell’area del Parco, vasto 64.153 ettari? Bene, non lo sa neppure il Parco, tanto che testualmente si specifica “Per ottenere una stima affidabile del numero minimo di individui il numero di campioni e soprattutto di ricampionamenti è ancora insufficiente”. Il Parco dà un dato e cioé che dal 2013 al 2017 sono stati raccolti e analizzati 198 campioni attribuiti a 36 individui di lupo – ammesso siano stati ritrovati campioni di tutti i lupi effettivamente presenti – cosa che però comunque dice poco o niente in quanto si tratta di un periodo di ben cinque anni, e i lupi in natura hanno una vita media di 5 anni.

Spettacolare panorama nel Parco nazionale dell’Aspromonte.

Insomma, il loro numero nel Parco parrebbe limitato, o almeno lo era in quegli anni. Dove si specifica tutto questo? In Esperienze di monitoraggio e attività connesse alla conservazione e gestione del lupo nel Parco Nazionale dell’Aspromonte e nel Sud Italia, del dottor Antonino Siclari, responsabile Servizio Biodiversità e Territorio del Parco nazionale dell’Aspromonte. La relazione fu presentata il 3-4 novembre 2018 a Roma. https://www.isprambiente.gov.it/files2018/eventi/verso-piano-monitoraggio-lupo/SICLARIconvegno_lupo_ISPRA_dic_2018_DEF_EPNASPROMONTE.pdf

Non solo, nella successiva Relazione tecnica 2018-2019 Convivere con il lupo, conoscere per preservare – sotto l’egida dell’Ispra e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (il ministro era l’attuale, Sergio Costa) – coordinata dal Parco nazionale Alta Murgia, ma con la collaborazione (tra gli altri parchi calabresi, pugliesi e campani) anche del Parco nazionale dell’Aspromonte sempre nella persona dello stesso Siclari, si legge: 1) Che nel Parco nazionale dell’Aspromonte nel 2018 le analisi genetiche avevano dimostrato la presenza di quattro lupi (un maschio e tre femmine), cinque ibridi più o meno recenti e infine un cane forse di passaggio. 2) Che nel Parco nazionale dell’Aspromonte i lupi, nonostante la presenza di cinghiali e caprioli, si ciberebbero almeno per il 50% di bestiame domestico: infatti di 97 campioni trovati, 75 sono stati analizzati e di questi 20 erano di capra, 9 di pecora, 3 di vitello. Poi, come riportato a pagina 23 semre di questa Relazione, 29 erano di suide, ossia di cinghiale o maiale o relativi ibridi. Insomma, non si sa quanti fossero i maiali domestici. Parimenti non si sa  i restanti 11 reperti (dei 75 analizzati)  a quali specie appartenessero.

Comunque sia, cita a pag. 65 che dall’analisi della dieta dei lupi nel Parco – effettuata durante un lavoro di tesi da una studentessa del Dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Firenze – risulta che la componente ovicaprina supera il 50% della fonte tropica di questi predatori. Da notare, a parte bovini, suini ed eventuali cani, che genericamente rientrano tra le prede possibili del lupo. La Relazione tecnica 2018-2019 e il relativo progetto costarono poco più di 91.205 euro. https://www.parcoaltamurgia.gov.it/images/conservazionenatura/PROGETTO%20LUPO/PROGETTAZIONE/CONVIVERE%20CON%20IL%20LUPO%202018-2019.pdf

Tra i vari dati utili per gli studiosi, le relazioni succitate ne hanno alcuni che interessano in particolare gli allevatori: il primo è il numero apparentemente limitato di lupi nel Parco, cosa per loro però non corrispondente alla realtà. Tonino Sidari, presidente della cooperativa La Via Lattea, spiega: “Sono tanti, li si vede spesso e quasi ogni giorno qualcuno di noi allevatori della zona subisce attacchi e perdite. Nel Parco sono previsti ed effettivamente erogati i risarcimenti, ma fuori no, la Regione Calabria non li prevede e quindi non li dà. Ma il lupo fa parte della fauna selvatica, di responsabilità dello stato, che sia dentro o fuori dal Parco. Il lupo è anche un bell’animale, non lo odiamo, ma noi viviamo con questo lavoro. Alla burocrazia si è aggiunto il problema dei lupi. Dall’inizio del 2020 solo io ho avuto 20 perdite, 6 pecore trovate divorate e altre 14 scomparse. Il danno è di oltre 400 euro a pecora, tra lei, l’agnello che avrebbe partorito e la mancata produzione di circa 180 litri di latte pagato un euro a litro. In pratica, circa 9.000 euro di perdita totale, senza contare il lavoro di un anno, perché le pecore vanno condotte, accudite, curate e visitate dal veterinario. E dire che sto con le pecore e ho sette cani da pastore tra Abruzzesi e incroci Abruzzese-Pastore del Caucaso”.

Terzo da destra, Tonino Sidari e alcuni associati della cooperativa La Via Lattea.

Un altro dato è quello della presenza di cani randagi che prederebbero pecore e capre. Mario, allevatore di S. Lorenzo Marina, ad appena 200 metri di altitudine, non è d’accordo: “Mai visto un cane randagio in montagna o collina. Stanno tutti nei centri abitati o lì intorno. Non vanno in giro, ci sono i lupi. Può capitare di vedere qualche cane nei dintorni, ma lo si conosce, è magari il cane del vicino. Che potrebbe fare al bestiame scortato dai cani da pastore? Diversa cosa sono gli ibridi, spesso di colore del lupo, qualcuno però differente e lo si nota. Sono grandi e alcuni non hanno paura dei cani. Vale anche per i lupi, quelli di anni fa erano più piccoli, ma questi arrivano anche a 50 kg, se non di più. Ne ho visti alcuni da vicino, trovati morti, e avevano la testa enorme. I lupi prima non si vedevano, ora li incontri quasi tutti i giorni”.

Ibridi cane/lupo (foto di Angelo Tassano)

Sulla grandezza di certi lupi accenna anche Tonino Sidari: “Sì, ce ne sono di grandi. Pochi anni fa a Staiti sono state sbranate dodici pecore e pure il cane, un Abruzzese di quelli veramente grossi. Il cane ha tentato di difendere il bestiame ma è stato ammazzato. Un solo lupo, se fossero stati di più avrebbe avuto varie ferite sul corpo, invece ne aveva una sola, alla gola”.

Conferma Mario: “Se arriva un solo lupo, i cani insieme lo fanno scappare, ma se arrivano in due o tre lupi, i cani abbaiano, ma stanno distanti. I lupi in questi casi neppure li considerano. E ci sono branchi più numerosi. Cosa ho dovuto fare? Pur avendo tre cani, dopo continue perdite nel 2019 ho dovuto vendere le mie 250 pecore e capre. Ora tengo vacche adulte, che a cornate si difendono bene, mentre i vitelli devo tenerli chiusi in stalla. Le vacche possono essere mangiate dai lupi se si spaventano e muoiono cadendo nei dirupi”.

A detta degli allevatori, c’è anche il problema del caldo per i cani da pastore. Dice Mario: “Il clima e la temperatura sono cambiati, ora piove meno e fa molto caldo. I cani Abruzzesi o di altre razze simili qui in basso soffrono e stanno col bestiame, attivi, solo in inverno o col fresco. Se fa caldo vanno a mettersi all’ombra sotto un albero e sono sfiatati, mentre i lupi paiono resistere meglio. Le reti elettriche qui non funzionano in estate, è troppo secco e i lupi non prendono la scossa. Ci stanno distruggendo, anche fuori dal parco se ne vedono continuamente. Non sono aggressivi verso di noi, ma neppure hanno paura. Mio padre se n’è trovato uno per caso vicino, il lupo lo ha guardato e se n’è andato tranquillo, mica è scappato. Bisogna fare un censimento dei lupi, dentro e fuori dal parco”.

Una capra e lo sfondo delle montagne dell’Aspromonte.

Spiega Tonino Sidari: “Tanti di noi stanno cessando l’attività per questo motivo, prima i lupi erano scomparsi da questa zona, ma sono tornati da una quindicina di anni. Come allevatore e presidente della cooperativa La Via Lattea rivolgo un appello a livello regionale e nazionale sulla politica per la pastorizia, e anche a riguardo del lupo, a meno che non si vogliano le montagne abbandonate”.