In Italia esistono due specie autoctone di scoiattoli: lo scoiattolo comune (Sciurus vulgaris) detto anche scoiattolo rosso e suddiviso in due sottospecie. Tuttavia questo scoiattolo è presente in tutta l’Eurasia sino alla Corea e al Giappone; e lo scoiattolo nero meridionale (Sciurus meridionalis), autoctono di Basilicata e Calabria.

Tra le 28 specie del genere Sciurus diffuse nel mondo c’è anche lo scoiattolo grigio orientale (Sciurus carolinensis)  originario del Nord America, numerosissimo e abbastanza grosso, grasso e gustoso da essere lì ritenuto una prelibatezza. Si sa che il Re – e ovviamente con questo appellativo ci riferiamo al cantante Elvis Presley – infine mise su ciccia e colesterolo alto grazie appunto alla sua passione per lo scoiattolo arrosto. Un brutto giorno alcuni esemplari di questa specie furono introdotti prima del 1828 nel Denbighshire e nel Montgomeryshire in Galles, poi in Irlanda nella contea di Longford nel 1870, e nel 1876 un ricco produttore di seta ne liberò una coppia nella sua tenuta nel Cheshire in Inghilterra. L’entusiasta di gran lunga più ardente fu l’undicesimo duca di Bedford, Herbrand Russell, il quale nel 1890 ne liberò dieci nella sua tenuta. Non solo, regalava i piccoli come un forsennato, tra cui sei coppie come regalo di nozze a un amico che li liberò dal suo castello in Irlanda. Nel 1911 altri arrivarono in Inghilterra, sempre dodici e come regalo di nozze, che ovviamente presero a riprodursi.

Scoiattolo grigio orientale.

Nel 1937 il Parlamento del Regno Unito vietò l’introduzione e il possesso di scoiattoli grigi, ma era tardi. Non c’erano più neppure i predatori, visto che avevano fatto tabula rasa di quelli grandi e piccoli, incluse le martore che cacciano attivamente gli scoiattoli ma che già alla fine del XVIII secolo erano diminuite drasticamente. Non solo, la martora come lo scoiattolo è fortemente arborea ma nel 1900 il 95% della copertura boschiva in Gran Bretagna era stato tagliato. Risultato, lo scoiattolo grigio, che dipende meno dagli alberi rispetto al rosso, prosperò, diffondendosi in tutta l’Inghilterra, per poi stabilirsi sia nel Galles che in alcune parti della Scozia meridionale, mentre lo scoiattolo rosso crollò a meno di 140.000 individui (oggi grazie agli interventi risaliti a circa 287.000), di cui circa l’85% in Scozia grazie al fatto che lì fino al 2005 – ma in pochissimi casi – il virus del vaiolo dello scoiattolo grigio non era arrivato. La stima in Inghilterra è che ormai ci sia uno scoiattolo rosso almeno ogni 200 grigi.

Scoiattolo rosso.

La diffusione dello scoiattolo grigio (in grigio) e la diminuzione dello scoiattolo rosso (in rosso) in Gran Bretagna in soli 65 anni. Si noti come a seguito delle campagne di eradicazione dal 2000 la situazione sia stata quasi bloccata.

Tuttavia, là dove la martora era sopravvissuta, predava e limitava molto proprio l’alieno scoiattolo grigio. Fortunatamente in Gran Bretagna in seguito sono stati piantati oltre un miliardo di alberi e anche le martore, specie protetta dal 1988, stanno tornando numerose. Nel 2007, i forestali scozzesi vicino a Perth notarono che gli scoiattoli grigi erano meno comuni nei luoghi in cui c’erano martore. Anche gli agricoltori delle Midlands irlandesi notarono una tendenza simile, con il conseguente aumento degli scoiattoli rossi. Una spiegazione potrebbe essere che gli scoiattoli grigi, che a differenza dei rossi tendono a cercare a terra faggiole e ghiande, siano più facili da catturare per le martore, e probabilmente pure da volpi e gatti domestici e randagi. Per aumentare il numero di predatori, il Vincent Wildlife Trust ha liberato decine di martore in Galles, ma non è chiaro quante sarebbero necessarie per tenere permanentemente sotto controllo gli scoiattoli grigi, o se potrebbero finire per riprendere massicciamente a predare i rossi quando i grigi diminuiranno (cosa che riteniamo ovvia e scontata).

Martora.

Ma in Italia martore, faine e altri mustelidi, oltre ai gatti selvatici (estinti con la caccia anche loro in Gran Bretagna, tranne che in Scozia) non si sono mai estinti e anzi sono in aumento, e allora come mai c’è stata questa esplosione da noi?

Distribuzione della martora in Italia. In realtà la mappa non è completa, poiché questo mustelide in anni recenti è arrivato anche in Pianura padana e persino nelle prossimità di città come Milano, Lodi e Cremona.

Gli scoiattoli grigi in Gran Bretagna sono stimati in circa 3 milioni e sono difficilissimi da contrastare: per eradicarli dall”isola di Anglesey – 714 km², posta all’estremità nord-occidentale del Galles e pure quasi priva di alberi – Craig Shuttleworth, biologo del Red Squirrels Trust Wales, impiegò ben 18 anni! Utilizzò anche molte dozzine di trappole ma, sconfortato, sbottò: “E’ come combattere gli zombi dei film. Continuano a venire!” I conservazionisti hanno difeso i rifugi del nord con ampi abbattimenti dei grigi, nonostante la ferma opposizione dei gruppi per i diritti degli animali. I grigi invasero Anglesey per la prima volta alla fine degli anni Sessanta e conseguentemente nel 1998 rimanevano solo una quarantina di scoiattoli rossi. Quindi, un appassionato ambientalista di 87 anni di nome Esmé Kirby iniziò una campagna per rimuovere i grigi e assunse l’allora giovane Shuttleworth. Nel 2010, la squadra di Shuttleworth aveva intrappolato e ucciso più di 6.400 grigi. I rossi si sono ripresi e ora sono almeno 700. Il passo successivo è stato difendere Anglesey con una zona libera dai grigi di 165 km² sulla terraferma. Il finanziamento proviene da Red Squirrels United, un gruppo ombrello di 32 organizzazioni che ha diversi milioni di sterline in sovvenzioni dall’Unione Europea e dal Regno Unito. Il gruppo ha anche formato 1.250 volontari per intrappolare e uccidere i grigi pure nella foresta di Kielder, nel nord dell’Inghilterra, che ha ancora molti scoiattoli rossi. Inoltre, il gruppo mira a proteggere 128 km² di habitat dello scoiattolo rosso nell’Irlanda del Nord.

Arriviamo all’Italia. Due coppie di scoiattoli grigi furono acquistate nel 1948 a Washington, DC (Usa) come animali ornamentali e liberati a Stupinigi, Torino, dove la gente era estasiata a vederli, addirittura venivano a mangiare dalle mani le nocciole e il pane secco. Nel 1966, cinque furono importati da Norfolk (Virginia, Usa) e rilasciati nel parco della Villa Groppallo a Nervi (Genova). Per chiarire, questi roditori furono liberati non dai cacciatori ma da patite di animaletti pucciosi e bellini.  Una terza introduzione avvenne nel 1994 a Trecate (provincia di Novara) quando il comune finanziò il rilascio di tre coppie di scoiattoli grigi nel parco urbano, però poi – forse –  ricatturati due anni dopo. Risultato, negli anni Settanta la presenza dello scoiattolo grigio era limitata a 25 km², negli anni Novanta era passata a 243 km²,  nel 1999 a 880 km², poi a 1.150 km², nel 2012 a oltre 2.000 km² e oggi non sappiamo più quanti e dove siano realmente.

Per capire quanto veloce sia l’avanzata dello scoiattolo grigio basti pensare che il recente studio (2020) Piano nazionale di gestione dello scoiattolo grigio nella distribuzione non cita l’Emilia Romagna, dove invece e presente, e che per quanto riguarda la Lombardia tra le aree individuate non cita il Cremonese, dove invece chi scrive questo servizio, e altri testimoni, ha visto distintamente e da vicino esemplari di questa specie. Contattato il dr. Piero Genovesi, uno degli autori del testo citato prima nonché responsabile Ispra del Dipartimento per il Monitoraggio e la Tutela dell’Ambiente e per la Conservazione della Biodiversità. Area BIO CFN, ci ha comunicato che “L’arrivo in Emilia Romagna dello scoiattolo grigio è recentissimo, potrebbe succedere anche in altre regioni, sarà essenziale attivare rapidamente interventi nel caso di nuove segnalazioni. La situazione in Lombardia purtroppo è in costante peggioramento, abbiamo inserito solo segnalazioni confermate da tempo, ma sappiamo che è peggio di come sia per ora indicato dai dati”. https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/def_pg_scoiattolo_grigio_2020.pdf

La distribuzione dello scoiattolo grigio in Italia, dati però del 2010.
Fonte: Headcount 2010: The multiplication of the grey squirrel introduced in Italy, 2011, di Adriano Martinoli, Sandro Bertolino, Damiano G. Preatoni, Lucas A. Wauters.

Dal 1989 alcune organizzazioni internazionali, incluse l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn) e la British Forestry Commission informarono le autorità italiane sulla minaccia rappresentata dall’invasione dello scoiattolo grigio e ne richiedevano l’eradicazione. L’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (Infs, oggi Ispra) nel 1996, in collaborazione con l’Università di Torino, segnalò ai ministeri competenti l’urgenza di un drastico intervento. Si consideri che nel 1996 la popolazione totale degli scoiattoli grigi era stimata attorno a 6.390 animali, ma diverse associazioni animaliste si opposero e nel giugno 1997 Oipa, Lav, Lac, Enpa e Animalisti Italiani trascinarono a processo il coordinatore del trial dell’eradicazione e il direttore dell’Infs accusandoli di caccia illegale, danno alla proprietà dello Stato e crudeltà verso gli animali. I due furono giudicati colpevoli, ma poi assolti nel 2000 dalla Corte d’Appello.

Intanto gli scoiattoli grigi erano aumentati ancor più, a discapito della specie autoctona e se si considera  che il costo per sterilizzazione a scoiattolo è di 50-80 euro, non si può neppure immaginare quanto costerebbe oggi il totale dell’intervento. Intanto la situazione, come temeva l’Unione Europea che aprì nel 2008 una procedura di infrazione contro l’Italia per esortarla a fare qualcosa, fece sì che gli scoiattoli grigi potrebbero presto diffondersi anche in Francia e Svizzera. “La vera lezione è che è molto difficile fermare questa specie invasiva. L’opportunità è farlo presto, prima che si stabilizzi”, afferma Colin Lawton, ecologo di mammiferi presso la National University of Ireland, Galway.

Dal 3 febbraio 2013 è vietato su tutto il territorio nazionale il commercio, l’allevamento e la detenzione di esemplari di scoiattoli delle specie non native nel nostro territorio. Un censimento del 2015 nei boschi intorno a Perugia aveva individuato 1.510 grigi contro 112 rossi. Fu quindi attuato un intervento con trappole che catturarono 470 esemplari, quasi tutti soppressi. Questo intervento consentì il ripopolamento degli scoiattoli rossi.

Nell’ottobre 2021 la Regione Emilia Romagna ha deciso di catturare e sopprimere gli scoiattoli grigi  in seno al progetto EC-SQUARE già avviato da altre regioni italiane (Liguria, Lombardia, Piemonte e Umbria), vista la pericolosità per l’ambiente di questi roditori alloctoni, considerati tra le cento specie più invasive al mondo dalla Iucn. Lo scoiattolo grigio infatti occupa la medesima nicchia ecologica del nostrano scoiattolo rosso. Gli animali dovevano essere catturati con trappole incruente e soggetti ad eutanasia sul posto gasandoli con l’anidride carbonica. L’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, si è subito opposta alla soppressione di queste creature innocenti (e infatti i pur alloctoni scoiattoli grigi non hanno colpe, ma neppure gli autoctoni scoiattoli rossi). Stranamente, oppure ovviamente, in questo caso nel mondo animalista non si dice la frase trita e ritrita c’erano prima loro lì, perché di fatto c’erano solo i rossi (e quelli meridionali al sud).

Anche altri sono intervenuti, con argomentazioni quanto meno curiose, a volere essere molto comprensivi: Giulia Gibertoni, consigliera regionale del Gruppo Misto: Non sarebbe necessario prima di compiere uno sterminio di un’intera specie, compiere ulteriori studi per approfondire l’inquadramento dello scoiattolo grigio in relazione all’ambiente naturale? ( (N.d.R. cose non vere, la specie non avrebbe conseguenze contando almeno decine di milioni di esemplari nel mondo, e il suo inquadramento, ma scientifico e non emotivo, è già stato fatto dagli enti mondiali).

Ecco invece il comunicato dell’Ente Nazionale Protezione Animali, in cui si legge: (…) anche gli scoiattoli grigi, come altri animali, si muovono liberamente e si espandono in base alle risorse disponibili e su quest’ultimo aspetto si dovrebbe intervenire. Inoltre, è necessario un censimento (…) si può intervenire anche diversamente ad esempio con la protezione per i noccioleti, favorendo la presenza dello scoiattolo rosso – attualmente considerata specie non a rischio ma che soffrirebbe della presenza dello scoiattolo grigio – con la piantumazione di specifiche essenze. (N.d.R. Intervenire sulle risorse disponibili, quindi togliere il cibo agli scoiattoli grigi ma pure a quelli rossi autoctoni e alle altre specie? Come, abbattendo le querce, i faggi, i noccioli e così via? Si vuole la protezione per i noccioleti di tutta la Penisola? Come? Chi paga, chi lo fa? E alle querce no, visto che i grigi mangiano anche le ghiande? Un addetto h/24 per ogni nocciolo e quercia e faggio che allontani solo gli scoiattoli grigi? Tra l’altro un censimento, quando il mondo scientifico è da decenni che lancia l’allarme?)

Altri, come la Lega Anti Vivisezione e il Centro di Recupero Fauna Selvatica il Pettirosso di Modena, si sono resi disponibili a ospitare gli scoiattoli grigi catturati evitandone la soppressione e hanno richiesto le relative autorizzazioni. Gesto nobile. Però ci sfuggono alcune cose: chi pagherebbe la gestione da parte loro di questi animali, lo stato e quindi gli italiani? Quanti esemplari potrebbero detenere in apposite voliere, decine o centinaia? E gli altri invece? Sanno che alcune specie, come appunto gli scoiattoli, se detenuti in numero eccessivo arrivano a uccidersi e divorarsi? Quanti Cras dovrebbero essere costruiti e gestiti in Italia per detenere gli scoiattoli grigi del nostro Paese? E se un domani – come sperano tanti animalisti – non si cacciasse più e il numero degli esemplari selvatici esplodesse (anzi, esploderebbe certamente e già è avvenuto per diverse specie), si ipotizzerà di tenere pure milioni di cinghiali, caprioli, cervi, nutrie e così via nei Cras costruiti a più non posso? Chi pagherà, chi ci guadagnerà, visto che non pochi Cras ricevono già oggi e ogni anno esborsi pubblici di centinaia di migliaia di euro ognuno?

Si devono salvaguardare le specie native nel proprio luogo di origine al fine di proteggere la biodiversità. Lo scoiattolo grigio è una componente importante degli ecosistemi e della biodiversità nord americana, mentre lo scoiattolo rosso è una componente importante degli ecosistemi e della biodiversità europea. Pertanto è importante conservare lo scoiattolo grigio in Nord America e lo scoiattolo rosso in Europa. Ma che impatto hanno gli scoiattoli grigi e cosa c’è di vero in quel che si dice? Vediamo.

Interazione tra uno scoiattolo rosso e uno grigio.

L’invasione

Modelli di dinamica di popolazione spazialmente espliciti sono stati utilizzati da Sandro Bertolino nel 2008 per prevedere la futura diffusione delle popolazioni di scoiattolo grigio: nello scenario peggiore raggiungeranno la Francia entro il 2026 e la Svizzera tra il 2031 e il 2041. Nella migliore ipotesi ci vorranno 20-30 anni in più. Comunque, se accadrà, in mancanza di soluzioni definitive lo scoiattolo grigio si diffonderà prima in quasi tutta l’Italia e poi in un’ampia porzione dell’Europa continentale e dell’Eurasia, invadendo potenzialmente l’intera distribuzione globale dello scoiattolo rosso, con tutto ciò che ne consegue.

Gli alberi

Lo scortecciamento operato dagli scoiattoli grigi infligge delle ferite negli alberi che possono facilitare la penetrazione di insetti, funghi e possono danneggiare severamente la qualità del legno, soprattutto per quanto riguarda il platano e il faggio che sono particolarmente vulnerabili allo scortecciamento. Queste specie sono largamente distribuite sulle Alpi e sono le specie dominanti di certi ecosistemi. Si consideri che per questo motivo il Regno Unito ha ogni anno danni per circa 1,8 miliardi di sterline. Gli scoiattoli minacciano anche l’efficacia degli sforzi del governo britannico per affrontare il cambiamento climatico piantando decine di migliaia di acri di nuovi boschi. Naturalmente lo stesso timore esiste per l’Italia.

Predazione

Gli scoiattoli grigi predano anche rane, piccoli roditori tra cui pare altri scoiattoli, ghiri, moscardini, topo quercino. Poiché lo scoiattolo grigio vive a densità notevolmente più elevate, causa anche notevoli danni agli uccelli e alle loro uova e piccoli. Razziano anche i giardini alla ricerca di grano, pomodori, mais, fragole e altre colture da giardino. A volte mangiano i semi di pomodoro e scartano il resto.

Gli scoiattoli grigi, mediamente più grossi di quelli rossi, sono loro diretti competitori

I grigi possono prosperare in condizioni che sarebbero difficili ma non impossibili per gli scoiattoli rossi, quindi dove l’habitat è ridotto, i grigi possono continuare a vivere in parchi, giardini e siepi. Non vanno in letargo. I grigi possono mangiare semi e noci che non sono abbastanza maturi per essere digeriti dai rossi in modo che assumono prima il cibo e sono meglio alimentati. Inoltre possono digerire le ghiande, mentre i rossi pare di no. Più grandi degli scoiattoli rossi e capaci di immagazzinare fino a quattro volte più grasso, i grigi sono in grado di sopravvivere meglio alle condizioni invernali. La concorrenza alimentare tra le due specie fa sì che la sopravvivenza dello scoiattolo rosso sia più a rischio, tanto che il 75-85% dei giovani perisce durante il primo inverno, mentre al secondo la mortalità scende al 50% circa.

Il Parapoxvirus

Già agli inizi del XX secolo gli scienziati inglesi constatarono che dove gli scoiattoli grigi stabilivano colonie, gli scoiattoli rossi prima o poi svanivano. Ma nel 1930 un ecologista dell’Università di Oxford propose una spiegazione: una malattia. L’intuizione era giusta. Nel 1981 fu identificato il colpevole ossia un tipo di Parapoxvirus, lo squirrelpox (SQPV), che uccide gli scoiattoli rossi mentre i grigi sono immuni ma lo diffondono anche attraverso le pulci. Il virus, le cui origini sono per lo più sconosciute, provoca piaghe, in particolare intorno alle dita e al viso e le palpebre possono incrostarsi. Il biologo Peter Lurz ha studiato gli scoiattoli rossi e grigi nel Regno Unito per più di 25 anni, scoprendo che quando la malattia è presente e i rossi soccombono, i grigi si espandono fino a 34 km² all’anno, 25 volte più velocemente rispetto a quando gli scoiattoli rossi sono sani. Quando lo scoiattolo grigio arriva in un’area di scoiattolo rosso, la popolazione di rosso può scomparire entro 15 anni. In circostanze in cui è confermata la presenza del squirrelpox, il tasso di estinzione degli scoiattoli rossi può essere da 20 a 25 volte più veloce.

Scoiattolo rosso affetto da squirrelpox.

Al momento questo virus non è stato segnalato in Italia, ma in effetti agisce così rapidamente nell’uccidere il suo ospite dopo l’infezione, solitamente 4-5 giorni, che vedere uno scoiattolo rosso con il poxvirus è raro anche se la malattia può essere molto diffusa in una data area. Il dubbio è se gli scoiattoli grigi siano già arrivati dove non si pensa, altrimenti non si capirebbe come mai in Germania, nei pressi di Berlino nel 2015 e nel 2016, siano stati trovati almeno 10 esemplari di scoiattoli rossi ammalati.

Precedentemente diversi poxvirus sono stati associati a lesioni simili negli scoiattoli rossi americani (Tamiasciurus hudsonicus) del Canada, ma ad eccezione di un singolo caso in Spagna non erano state segnalate infezioni da poxvirus negli scoiattoli nell’Europa continentale. Le analisi in Germania hanno identificato un nuovo poxvirus, il virus del vaiolo dello scoiattolo di Berlino chiamato appunto Berlin SQPV (BerSQPV), la cui struttura è più coerente con il SQPV del Regno Unito. Si sospetta che BerSQPV circoli da diversi anni tra gli scoiattoli rossi nell’area metropolitana di Berlino. Sebbene gli animali malati siano stati maneggiati a stretto contatto dal personale, parrebbe che i rischi di infezione umana siano trascurabili, anche se gli studi continuano. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5621524/

Le ipotesi assurde

Quando le associazioni animaliste bloccarono il progetto di eradicazione, consigliato dopo studi e analisi dagli scienziati europei e non solo da quelli, come al solito una parte dei loro cosiddetti simpatizzanti cominciò a fare le più assurde valutazioni, pur non avendo evidentemente né arte né parte, e dicendo agli addetti ai lavori – che invece gli studi e le esperienze li hanno – cosa era giusto fare. Come capita ancor più oggi con Facebook… Una di queste chicche fu: cattura degli scoiattoli grigi, sterilizzazione e reimmissione in natura! Naturalmente si sarebbe dovuto catturare tutti gli scoiattoli grigi presenti sulle montagne e boschi (impossibile) mentre quelli sfuggiti avrebbero continuato imperterriti a sfornare cucciolate; trovare e pagare orde di veterinari; riportare gli esemplari dov’erano stati catturati; e accettare la mortalità senza dubbio alta durante catture, interventi e liberazioni. Ma anche qui sorgono i soliti problemi: chi lo fa, quanti, chi paga, chi ci guadagna, non sarebbe giusto dedicare sforzi e denari per cose indubbiaente ben più importanti? E si badi bene, quegli scoiattoli liberati avrebbero comunque continuato a competere e danneggiare gli scoiattoli autoctoni.

Un’altra puerile fantasia era quella di catturare tutti gli scoiattoli grigi in Italia e rimandarli nei luoghi d’origine, certi che gli Stati Uniti avrebbero subito accettato… Anche qui stessi problemi: Chi paga, chi lo fa e così via. Insomma, come quando si prende qualcosa ma poi si dice che non la si vuole più e la si restituisce. La stessa cosa la si dice con altre specie, per esempio le nutrie (catturiamole tutte e rimandiamole in Sud America!). Oppure per eliminarle si dice di lasciare fare alla natura importando e introducendo qui da noi i predatori naturali della nutria (giaguari, puma, caimani, ecc.).

La caccia

Negli anni Cinquanta nel Regno Unito c’era una taglia del governo sugli scoiattoli grigi, ma ne intaccava a malapena la popolazione. Anche i tentativi di eradicazione più recenti, come un esperimento di tre anni nella foresta di Thetford nel Suffolk, sono stati vani. Nel Northumberland, Rupert Mitford, il VI barone Redesdale, ne uccise più di 23.000 scoiattoli grigi nella sua tenuta, con scarsi risultati. Pure il principe Carlo ha in corso abbattimenti nelle sue proprietà in Scozia e in Cornovaglia, dove spera di reintrodurre gli scoiattoli rossi. In Gran Bretagna, contrariamente a quel che si vuole fare intendere, gli scoiattoli grigi vengono uccisi in vari modi, ai sensi del Wildlife and Countryside Act 1981, ed è illegale rilasciarli o permettergli di fuggire in natura, anzi è richiesto alla popolazione di sopprimerli, seppure “umanamente”. Il Dipartimento dell’agricoltura, dell’ambiente e degli affari rurali mette a disposizione i suoi partner per consentire l’abbattimento di questi scoiattoli con armi ad aria compressa. https://www.daera-ni.gov.uk/articles/controlling-grey-squirrel-population#skip-link La Saving Scotland’s Red Squirrels (SSRS) di Edimburgo, lo Scottish Wildlife Trust e le agenzie ambientali stanno tuttora uccidendo gli scoiattoli grigi, con la collaborazione dei proprietari terrieri.

La lotta chimica contro lo scoiattolo grigio

In presenza pure di scoiattoli rossi, nel Regno Unito l’intrappolamento incruento in gabbia o il tiro possono essere efficaci, ma se invece i rossi non ci sono all’estero si attua l’avvelenamento (pratica ripugnante, barbara e crudele). Si stanno però sviluppando trattamenti per la fertilità con immunocontraccettivi, ossia farmaci che inducono il sistema immunitario a produrre anticorpi che interferiscono con la riproduzione, bloccando i siti dei recettori dello sperma. Il controllo delle nascite nel mondo si è dimostrato efficace in più di 85 specie, per esempio in dieci anni ha dimezzato negli Usa le popolazioni eccessive di cervi dalla coda bianca. Tale ricerca nel Regno Unito sta dando risultati promettenti, anche se si tratta soltanto di un progetto di studio quinquennale, sperimentale, giunto al terzo anno di sperimentazione.

Secondo il National Wildlife Management Center presso l’Animal and Plant Health Agency, con soli tre alimentatori speciali posizionati per quattro giorni si può fare assumere il prodotto al 70% di una popolazione di scoiattoli grigi, il che sarebbe più che sufficiente per causare una drastica riduzione delle nascite. Dichiarano: “Abbiamo scoperto che in quattro giorni, uno scoiattolo in media torna alla mangiatoia tra le 80 e le 120 volte”. Vengono messi in campo speciali contenitori alimentatori dotati di una porta che dovrebbe poter essere spinta solo dal più grosso e forte scoiattolo grigio, anche se non appare così certo visto che un grosso scoiattolo rosso adulto è grande quanto un piccolo scoiattolo grigio adulto. All’interno come esca c’è una crema di nocciole con un immunocontraccettivo.

Secondo lo Squirrel Accord del Regno Unito,  i ratti hanno rilevato che sei dosi somministrate entro un mese sono sufficienti per rendere sterili. Gli scoiattoli rimangono in uno stato non riproduttivo finché è presente una concentrazione sufficiente di anticorpi. Sempre secondo quanto da loro dichiarato, non sono stati osservati effetti collaterali nei primi studi sull’immunocontraccettivo, tuttavia bisognerebbe capire di più: la fertilità dei predatori sarà minacciata dal continuo consumo di prede a cui sono stati somministrati contraccettivi? Perchè sarebbe curioso reintrodurre le martore per cacciare gli scoiattoli grigi, ma rendendole sterili in modo che non si riproducano. In Italia esiste il vecchio detto di buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

L’alimentatore aperto.

Insomma, ben venga questa tecnica, se funziona. Ma si sappia che quando alcune animaliste dicono che per combattere il problema degli scoiattoli grigi in Italia si potrebbero usare gli  immunocontraccettivi, si stanno riferendo al futuro e non a oggi. Anni. Nel frattempo gli scoiattoli grigi si moltiplicheranno sempre più.