La cercan qui, la cercan là,/ dove si trovi nessuno lo sa./ Che catturare mai non si possa,/ quella dannata Primula Rossa? Per riferirci all’Istituto Ecologia Applicata (IEA) utilizziamo un passaggio del famoso romanzo del 1905 La Primula Rossa (The Scarlet Pimpernel) della baronessa Emma Orczy e che fu  antesignana del genere della letteratura di spionaggio. Quindi, La cercan qui, la cercan là,/ dove si trovi nessuno lo sa./ Che catturare mai non si possa,/ quella dannata IEA? Ci riferiamo in tal senso al sito Internet dell’associazione, che però è stato finalmente e recentemente ripubblicato con tutte le informazioni necessarie. Da anni leggiamo domande un po’ da tutte le parti su questo istituto, e così abbiamo deciso di fornire più dati al pubblico, perché è ovvio che nello specifico settore chi dovrebbe sapere sa. Dobbiamo ringraziare (anche) la dottoressa Valeria Salvatori, segretario generale e tesoriere proprio di IEA, alla quale ci siamo rivolti ponendole delle delucidazioni e che gentilmente ci ha risposto.

Valeria Salvatori

L’Istituto di Ecologia Applicata è un’associazione senza scopo di lucro fondata nel 1987 dal prof. Luigi Boitani ed altri colleghi, il quale da sempre ne è il presidente. Boitani, ora in pensione, è stato professore (dal 2016 onorario) ordinario di Zoologia all’Università la Sapienza di Roma dove ricopriva le cattedre di Biologia e conservazione della fauna selvatica per la laurea in Scienze Biologiche e di Ecologia animale e Biologia della conservazione per la laurea magistrale in Ecobiologia. Autore di moltissimi libri, contributi scientifici giornalistici, comunicazioni a congressi e rapporti tecnici nel campo della biologia della conservazione, è famoso nel mondo soprattutto per il suo lavoro riguardo al lupo, di cui è uno dei massimi esperti. Ha svolto attività di ricerca in molte aree protette italiane su incarico degli enti di gestione, delle regioni e del ministero dell’Ambiente e ha coordinato o realizzato i Piani di gestione di oltre trenta parchi nazionali in Italia e in Africa. Ma, vista l’esperienza e prestigio del prof. Boitani, supponiamo di non avere fornito un elenco completo, come del resto si evince visionando, come abbiamo fatto noi, il suo curriculum vitae.

Luigi Boitani è membro di decine di organizzazioni professionali, gruppi di lavoro e consigli di amministrazione tra cui la Red List Partnership della IUCN con responsabilità per la valutazione globale dei mammiferi (dal 2003 ad oggi). In precedenza, dal 2009 al 2011, è stato anche presidente della Society for Conservation Biology, un’organizzazione no profit fondata nel 1985 e dedicata a facilitare, promuovere e far progredire lo studio scientifico e la conservazione della diversità biologica. Con sede principale a Washington D.C. e altre trentasette nel mondo, conta oltre 4.000 membri e nel 2016 aveva un bilancio di oltre 2,7 milioni di dollari.

Il prof. Boitani è anche uno dei sei membri del consiglio di amministrazione della Fondation Segré con sede a Ginevra, Svizzera, nonchè amministratore delegato. Sua figlia Caterina Boitani ne è invece il direttore. Fondata nel 1996, la Fondation Segré eroga meritoriamente grandi contributi per la protezione dell’ambiente e in particolare della fauna selvatica:  nel 2014 circa 3 milioni di euro, nel 2016 circa 5,4 milioni di euro, nel 2017 5,8 milioni di euro, nel 2018 5,7 milioni di euro e così via. Dal 1996 al 2018 in totale 39 milioni di euro, corrispondenti a oltre 184 progetti. La Fondazione è in gran parte autosufficiente dal punto di vista finanziario, ma riceve anche donazioni per questi basilari obiettivi.

Il prof. Boitani si è aggiudicato l’incarico di coordinatore scientifico – con un compenso di 122.455 euro su determina 668/2012 (è un dato pubblico) – della Provincia di Siena per la realizzazione del Museo e Centro direzionale della Biodiversità delle riserve naturali della provincia di Siena, che si sviluppa nel territorio del comune di Monticiano (SI), all’interno della Riserva naturale dell’Alto Merse. Oltre alla struttura museale, sono operativi anche l’appena citato Centro Direzionale ed Educativo del Sistema delle Riserve Naturali della provincia di Siena e l’Ostello della Biodiversità denominato Gonna II. Nell’insieme sorgerà quello che è stato definito il Borgo della Biodiversità, gestito dal WWF attraverso la Società WWF Oasi, che ha partecipato al bando promosso dalla Provincia di Siena, risultando prima tra i concorrenti. Il prof. Boitani è anche presidente del Large Carnivore Initiative for Europe (LCIE), che dal 2010 ha ottenuto lo status ufficiale di gruppo di specialisti all’interno della Species Survival Commission (SSC) dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). LCIE si considera  centro di una rete di esperti che copre una vasta gamma di attività che includono molti dei progetti di conservazione e/o ricerca con cui lavorano membri del gruppo e partner associati. Inoltre, sono inclusi progetti completamente realizzati sotto l’ombrello LCIE. Le finalità, come si spiega nel loro sito, sono tre: coordinamento e collegamento in rete tra progetti gestiti da membri e partner del gruppo; progetti e prodotti di lavoro specifici; ispirazione e guida per la più ampia comunità di conservazione.

Luigi Boitani

Tra i tanti prestigiosi aderenti alla LCIE figurano la citata all’inizio dottoressa Valeria Salvatori e la dottoressa Francesca Marucco, coordinatore tecnico scientifico e project manager del Progetto LIFE WolfAlps (durato dal 2013 al 2018, con un budget di 6.100.454 euro, di cui 4.174.309 di contributo richiesto alla Commmissione Europea) attinente la conservazione a lungo termine della popolazione di lupo sulle Alpi italiane e slovene. La dottoressa Marucco aveva partecipato nell’ambito dell’iniziativa comunitaria INTERREG II Italia-Francia (1994-1999) come ricercatrice nel Progetto “Il Lupo in Piemonte” sul monitoraggio di questo predatore, inclusa tra le altre cose l’analisi della sua dieta. Tale progetto iniziò con fondi europei e poi continuò negli anni con fondi regionali fino alla cessazione nel 2011. La dottoressa Marucco dal 2004 fino al 2012 ebbe il ruolo di coordinatore tecnico-scientifico sempre del progetto “Il lupo in Piemonte” che, tra le altre cose, nelle varie proroghe includeva sempre l’analisi della dieta del lupo, forse supponendo che potesse cambiare da un anno all’altro. Comunque sia, dando un’occhiata ai vari report, si nota che – oltre ad alcuni altri esperti i cui cognomi sono ricorrenti – nel Progetto lupo della Regione Piemonte il prof. Luigi Boitani figurava spesso, una volta per l’introduzione, l’altra come supervisore scientifico. Specifichiamo però che la dottoressa Marucco – come dichiarato dalla dottoressa Salvatori  – non è mai stata pagata da IEA, non fa parte dei soci né ha alcuna carica societaria.

Il Progetto Lupo ha dato un notevole aiuto per capire molte cose: per esempio i risultati dell’attività svolta nel periodo 2006-2007, con riferimenti al lavoro di ricerca condotto tra il 1999-2006, indicavano che la maggior parte dei lupi ritrovati erano stati investiti da automezzi e che il bracconaggio era valutato per circa il 10-20%. Evidentemente il tasso riproduttivo del lupo è comunque molto superiore alle morti, incluse quelle naturali, visto che questo report stimava allora 54 esemplari in tutto il Piemonte, quando alla fine del 2019 le stime scientifiche hanno dato un numero ben più alto e cioè un minimo di 195 esemplari. Minimo tuttavia che lascia molto dubbiosi altri esperti e associazioni, reputandolo troppo riduttivo visto che nel 2020 e solo nei primi quattro mesi, considerando esclusivamente quelli rinvenuti, sono stati ritrovati i corpi di ben 18 lupi, in massima parte deceduti in incidenti automobilistici e ferroviari. E questo senza frenarne il costante aumento numerico. Comunque sia, gli ungulati fanno molti più danni dei lupi, che sempre nel report citato sopra causarono “solo” perdite per 62.323 euro. Indubbiamente hanno un costo enormemente superiore le ricerche sul lupo, e il relativo apparato e indotto, piuttosto che il lupo stesso. https://www.youtube.com/watch?v=0te_Z5vwtfA

La dottoressa, nonché professoressa, Marucco è senza dubbio un’autorevole esperta del lupo, anche se si laureò in Scienze Naturali con 110 e lode con una tesi sulla segregazione sessuale e comportamento antipredatorio del muflone nell’Appennino settentrionale (ma nei confronti del lupo, ci ha puntualizzato). In effetti è coordinatrice scientifica anche del Centro Grandi Carnivori  – con  supervisore scientifico il prof. Boitani – della Regione Piemonte presso l’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime di Entracque (CN).

I progetti attinenti l’ambiente, anche relativi al lupo e altri predatori, sono talmente tanti da essere individuati a fatica dai non addetti ai lavori. Basti pensare che solo in Italia il lupo è stato oggetto di diciotto progetti cofinanziati dalla Commissione Europea, per un totale di circa 32 milioni di euro (ma per altri addetti ai lavori in totale i progetti sul lupo hanno superato i 40 milioni di euro, pari a circa 77,5 miliardi delle vecchie lire). La popolazione alpina, di dimensioni minori rispetto a quella peninsulare, è stata l’oggetto di cinque progetti LIFE, mentre la popolazione peninsulare ha giovato dello svolgimento di tredici progetti. Oltre ai progetti LIFE dedicati al lupo, ci sono state numerose iniziative a scala locale, regionale e a livello di collaborazione tra aree protette che hanno riguardato la conservazione e la gestione del lupo. I finanziamenti sono enormi, basti pensare a LIFE, programma dell’Unione Europea iniziato nel 1992 e dedicato all’ambiente attraverso il co-finanziamento di progetti di valore e rilevanza comunitari. Nelle sue quattro fasi, fino al 2013 – poi ce ne sono stati altri – sono stati finanziati in totale 3.954 progetti che hanno contribuito con circa 3,1 miliardi di euro alla salvaguardia dell’ambiente (non solo per il lupo).

Per quanto riguarda il lupo, il progetto LIFE WofAlps non è stato il solo, poiché c’erano anche LIFE WolfNet (per lo sviluppo di misure coordinate di protezione per il lupo in Appennino), LIFE+ Lupo (finalizzato alla convivenza tra zootecnia e lupo in Appennino), LIFE SloWolf (obiettivo la conservazione e il monitoraggio del lupo in Slovenia). Ma ce ne sono altri, come LIFE Pluto e LIFE M.I.R.C.O. Lupo, questi ultimi in totale per circa 6.000.000 di euro. Ma sarebbe troppo lungo citarli e descriverli tutti. Comunque, senza dubbio il lupo attira grandi interessi ed enormi contributi economici, e il lettore l’avrà capito.

A proposito, il progetto LIFE WofAlps è terminato, ma ne è ripartito un altro, LIFE18 NAT/IT/000972 – LIFE WolfAlps EU (2018-2024), le cui finalità sono le azioni coordinate per migliorare la convivenza uomo-lupo su tutto l’arco alpino. Quanto costerà a tutti noi (sono fondi pubblici, anche italiani)? Ben 11.939.693 euro, di cui 5.601.762 per il personale, 524.774 euro per viaggi e soggiorni, 3.097.814 euro per l’assistenza esterna e 1.080.820 euro per equipaggiamenti. I beneficiari di questi fondi sono diciannove, di cui tredici italiani. Ottimi intenti, anche perchè in buona parte sono soldi investiti in Italia e questo va benissimo, tuttavia supponiamo che se la gran parte di questi fondi venisse invece destinata a coloro che subiscono danni economici dalla fauna, predatori inclusi – ma in tempi brevi, con una burocrazia snellita e con pagamenti soddisfacenti – la situazione diverrebbe molto meno conflittuale e quasi svanirebbe. http://www.lifewolfalps.eu/wp-content/uploads/2017/05/E-Proposal_Parts_B_and_C.pdf

A volte i comuni mortali, a cui ci onoriamo di appartenere, non capiscono alcune cose. Per esempio, il progetto Medwolf, iniziato nel 2012 e terminato nel 2017 e svoltosi in Italia, nella provincia di Grosseto, e in Portogallo, nei distretti del Guarda e di Castelo Branco. Il budget totale di Medwolf è stato di 3.278.021 euro, con il contributo della Commissione Europea di 2.452.150 euro. L’obiettivo, tra gli altri, era ridurre il conflitto tra la presenza del lupo e le attività antropiche nelle aree rurali delle due zone interessate dal progetto, con la collaborazione tra associazioni di categoria rappresentanti il mondo agricolo, associazioni ambientali, enti, istituzioni e centri di ricerca italiani e portoghesi. Bene. Ma, come si legge nel sito http://www.medwolf.eu/index.php/il-progetto.html , il fine prioritario del progetto, ben evidenziato in neretto, era “Promuovere la presenza stabile del lupo nelle zone rurali nell’Europa Mediterranea occidentale“. Basta consultare un vocabolario per capire che promuovere significa “far progredire dando impulso, favorire”, ergo aumentare. Che sarebbe l’opposto di quel che chiedono a gran forza con tanto di roboanti comunicati stampa le sezioni di Grosseto della Coldiretti, Confagricoltura e Cia Toscana. A scanso di equivoci abbiamo pensato bene di stampare le pagine del sito.

Interpellata da noi su questa apparente incongruenza, la dottoressa Salvatori ha specificato: “L’obiettivo del progetto non era aumentare la presenza del lupo a Grosseto, poiché il territorio è già saturo, ma promuoverne la presenza stabile. I branchi stabili sono meglio gestibili, anche dal punto di vista della prevenzione degli attacchi. L’obiettivo doveva essere raggiunto attraverso la mitigazione dell’impatto del predatore, cosa che noi abbiamo dimostrato essere possibile in un campione di aziende presenti”.

A proposito di Coldiretti, Confagricoltura e Cia Toscana, peccato che queste tre associazioni siano tra i beneficiari associati proprio del Progetto Medwolf, il cui coordinatore beneficiario – ossia il referente capolista, che poi ha smistato ai partner il contributo comunitario – era la IEA presieduta dal prof. Boitani (il quale, come gli altri componenti, non percepisce compensi per la sua carica, ma se il caso solo rimborsi spese). Quando abbiamo segnalato a queste tre associazioni di allevatori l’apparente incongruenza – ossia il chiedere con decisione e pubblicamente la gestione del lupo anche con l’abbattimento di una parte, e nel contempo partecipare a un’iniziativa tesa invece a favorirne la presenza (ripetiamo, come si legge nel sito di Medolf) – non abbiamo avuto risposte mentre in due casi i vertici nazionali hanno riferito verbalmente di non saperne niente. Una di queste, che nelle sue proposte nazionali chiede l’abbattimento mirato dei lupi in caso di necessità, come del resto previsto in deroga dalla normativa europea, pare – ripetiamo, pare – stia attivando un’azione ufficiale interna contro la sua stessa delegazione toscana accusata di avere aderito a Medwolf cambiando la linea nazionale… Del resto si suppone che gran parte degli allevatori associati non siano certo soddisfatti di questa scelta.

Secondo la dottoressa Salvatori, e quindi IEA, la cosa è un po’ diversa: “Credo che a questa adesione possa essere data un’altra lettura. Aderire non vuol dire rinunciare all’uso della deroga, in caso di necessità. Piuttosto significa aiutare gli allevatori ad adottare misure che gli permettano di fare il loro lavoro anche in presenza del lupo. Le deroghe non servono a liberare gli allevatori dal lupo, e questo dovrebbe essere chiarito per non dare false aspettative agli allevatori. Noi lo abbiamo fatto. Mai stati contro l’applicazione corretta della deroga”.

Senza dubbio le suddette associazioni aderendo a Medwolf intendevano ricevere fondi per aiutare gli allevatori fornendo reti elettriche mobili e quant’altro, e così avranno fatto, ma sarebbe bene sapere quanto hanno ricevuto economicamente e il relativo utilizzo di questi fondi pubblici: come, cosa, quanto e a chi. Insomma, saperne di più, anche perché tutto dev’essere rendicontato e quindi disponibile, agli atti.

Spiega in proposito la dottoressa Salvatori: “I fondi LIFE devono essere rendicontati in modo molto dettagliato e spesi esclusivamente per attività di progetto. La Commissione Europea richiede che vengano rese disponibili le procedure di affidamento di contratti di acquisto di beni e servizi, e di selezione del personale. Viene richiesta anche copia della documentazione contabile (fatture e contabili bancarie che certifichino l’avvenuto pagamento) per ciascuna spesa effettuata. Noi di IEA  abbiamo subito un controllo da un revisore dei conti pagato da noi ma selezionato mediante confronto tra preventivi e con cui non avevamo avuto collaborazioni precedenti, che ha notificato alla Commissione alcune spese a suo avviso non ammissibili per motivi amministrativi, e poi un controllo di secondo livello da una società incaricata dalla stessa Commissione, che su 3.278.021 euro dichiarati ci ha rilevato una spesa non conforme alle procedure (mancato confronto tra preventivi) per 14. 000 euro”.

Dobbiano sottolineare che grazie alla perfetta disponibilità e correttezza della dottoressa Salvatori, dell’IEA ossia il capofila di Medwolf, abbiamo richiesto i dati sulla cifra introitata dai vari partner ma alcuni di questi, appositamente interpellati da IEA, ci risulta non si siano detti disponibili a fornirli, mentre altri hanno risposto che valuteranno se farlo in futuro. Comunque, grazie al Medwolf Final Report (http://www.medwolf.eu/index.php/documenti-28.html) nelle pagine 148-149 leggiamo che il budget totale di Medwolf di 3.278.021 euro per la spesa totale è stato così suddiviso: Istituto di Ecologia Applicata – IEA 19.55%, Provincia di Grosseto 11.35%, Grupo Lobo 15.85%, Fac. Ciencias Un. Lisboa – FCUL 1.83%, ESACB 7.85%, INIAV 5.01%, ALDEIA 0.79%, WWF 2.85%, Festambiente 11.87%, CIA Grosseto 5.04%, Coldiretti 10.86%, Confagricoltura 2.69%, CFS /CUFAA 4.46%.

Comunque, per quanto riguarda la zona di Grosseto sarebbero state installate 74 recinzioni per il ricovero notturno del bestiame e  affidati (con relativo supporto veterinario per i primi due anni, così come il mangime per una corretta alimentazione degli animali) 22 cani da guardiania agli allevatori, mentre altri 22 sono stati affidati al di fuori della provincia. L’installazione delle recinzioni è stata realizzata dagli allevatori stessi, selezionati attraverso un bando pubblico promosso dalla Provincia di Grosseto. Il progetto si è fatto carico di fornire i materiali e l’assistenza tecnica. Una volta installate, le recinzioni sono state monitorate costantemente per verificarne il corretto utilizzo, funzionamento ed efficacia.

“Nella provincia di Grosseto sono presenti circa 1.200 aziende” – ha dichiarato Valeria Salvatori –, “noi abbiamo affidato le nostre misure di prevenzione alle aziende più esposte al rischio di predazione e con un numero minimo di 50 capi. Abbiamo creato una partnership con circa 80 aziende e i progressi raggiunti durante il progetto sono stati incoraggianti. Non possiamo dire di aver risolto il problema, ma con le misure messe in campo abbiamo registrato una riduzione degli attacchi nelle ore notturne, quando vengono utilizzate le recinzioni, e nelle ore diurne grazie ai cani da guardianìa. Grazie ai nostri metodi di prevenzione siamo riusciti a ridurre i danni. Solo un evento predatorio è stato riportato all’interno del ricovero notturno e gli attacchi sono diminuiti dell’80% nelle aziende che hanno ricevuto i cani “.

Tutti questi progetti raccolgono dati utilissimi, che si suppone vengano resi disponibili a tutti. Ma non bisogna dare la cosa per scontata. Spiega la dottoressa Salvatori: “A parte i documenti disponibili sui siti dei diversi progetti LIFE, tutte le altre iniziative condotte in Toscana sono scarsamente divulgate, a parte alcuni articoli su riviste scientifiche accessibili agli addetti ai lavori. Il lavoro che stiamo conducendo nell’ambito del percorso partecipativo a Grosseto, tra le altre azioni, propone di divulgare e rendere accessibili tutti i documenti relativi a studi e progetti sul lupo svolti in regione Toscana negli ultimi dieci anni (N.d.A. queste informazioni le si  trova anche nel sito web della CE dedicato al lavoro di Grosseto). Al momento non è stata ancora ricevuta la disponibilità operativa a creare una pagina web sul sito istituzionale della Regione Toscana”.

Il progetto Ibriwolf invece (Life 10 NAT/IT/000265 IBRIWOLF), sotto la supervisione scientifica del prof. Luigi Boitani, tra i suoi obiettivi annoverava nel periodo 2011-2015 il monitorare il territorio e la specie lupo, identificare e rimuovere nel Grossetano tutti gli ibridi delle due aree pilota del progetto e attrezzare delle aree in cui gli ibridi catturati potessero essere tenuti in cattività ed essere visti dal pubblico. Ibriwolf sollevò molte critiche perché nell’intero periodo – abbiamo interpellato appositamente alcuni enti per avere conferme, per ora non avute – furono catturati quattro lupi ovviamente subito liberati, alcuni cani vaganti e un solo ibrido, ossia un esemplare femmina di circa 2 anni e di 23 kg di peso. A questi si aggiunse il ritrovamento di dieci ibridi cuccioli in una tana, di cui ignoriamo la sorte visto che avevano solo pochi giorni di vita. In molti speravano in maggiori risultati, a fronte di un budget per l’impresa di ben 2.296.659 euro, di cui 1.700.906 di contributo europeo.

Germania, ibridi cane/lupo. In diversi casi sono morfologicamente molto diversi dai lupi.

Certamente non è facile catturare i lupi e gli ibridi, che non difettano di astuzia e diffidenza, tuttavia nella relazione finale della Regione Toscana del 27 luglio 2017 Indagine conoscitiva. La proliferazione del lupo in Toscana finanziata con il PRAF 2012/2015 si legge “Cirsemaf è stato incaricato di provvedere alla cattura dei soggetti ibridi, ma i risultati non sono stati soddisfacenti, nonostante la professionalità degli addetti. In due stagioni di cattura sono stati rimossi dal territorio 10 soggetti ibridi, sterilizzati e avviati a centri di captivazione abilitati, con costi elevati”. http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/10/CM34/consultazioni/consu914.pdf

Nato nel 1997, il C.I.R.Se.M.A.F. (Centro Interuniversitario di Ricerca sulla SElvaggina e sui Miglioramenti Ambientali a fini Faunistici) – diretto dal 2014 al 2018 dal prof. Marco Apollonio dell’Università degli Studi di Sassari – ha oggi cessato di esistere. Interpellato da noi relativamente a questi risultati definiti non soddisfacenti, il prof. Apollonio ha risposto: “Affermazioni di questo genere dimostrano malafede e ignoranza, il nostro è stato il migliore progetto di rimozione degli ibridi in Italia. Avrei voluto vedere loro cosa avrebbero fatto. Con una spesa di soli 300.000 euro abbiamo fatto uno studio su 2,2 milioni di ettari, quasi tutta la Toscana, e catturato dieci ibridi, più un lupo subito liberato, quando altri con un budget dieci volte superiore ne hanno catturati due, più alcuni cuccioli trovati in una tana. Poi non si è più andati avanti, come nelle piccole guerre personali. Inizialmente aveva anticipato le spese l’Università di Firenze ma i rimborsi avevano tempi troppo lunghi e così il progetto è cessato. Ma forse i motivi possono essere altri”.

“Comunque i nostri dati erano incompatibili con quelli diffusi da altri.” – ha spiegato il prof. Apollonio – “Nella valutazione del numero di branchi relativa al 2015 il risultato è stato di 109 branchi che equivalgono, in senso approssimativo, a circa 600 lupi. Molti erano rimasti stupiti da questo numero, e lo erano rimasti anche l’anno prima, quando il risultato era stato di 107 branchi; c’è stato un certo dibattito in campo scientifico perché, per dare un ordine di grandezza, in un lavoro del 2014 si dava come popolazione totale per l’Italia 800 individui, quando secondo i nostri nuovi calcoli erano molti di più. Considerato che alla fine degli anni ’80 diversi colleghi stimavano che in Toscana fossero presenti 100 lupi, facendo un semplice modellino demografico si arrivava ad avere numeri ben superiori. Oggi stimiamo 850-930 lupi solo in Toscana, con l’unica eccezione della bassa valle dell’Arno. Le stime fatte in partenza nel passato, da alcuni, sono strane, perché significherebbe che il tasso di riproduzione del lupo fosse del 5% fino al 2014 e dopo sia esploso al 38%, cosa impossibile. E a proposito di ibridi in Toscana, già nel 2016 erano presenti svariati branchi appunto ibridi, che nell’ultima valutazione erano 22”.

Marco Apollonio

Arriviamo finalmente a IEA, da tempo al centro di alcune critiche per alcuni aspetti della sua attività. Grazie al segretario generale, dottoressa Salvatori, cerchiamo di fare chiarezza. Prima di tutto, il sito Internet: chi fosse andato a vedere su http://ieaitaly.org/ fino al 24 febbraio avrebbe visto solo la scritta “pagina in costruzione” e poche righe di spiegazione. Niente altro, neppure una mail. Conseguentemente avevamo deciso di capirne di più facendo un controllo e scoprendo che era stato creato fin dal dicembre 2001. Ma a un certo punto era diventato, diciamo così, troppo scarno. A quel punto abbiamo contattato telefonicamente il segretario e la risposta è stata che il sito era stato attaccato, tra l’altro, con ben nove virus e quindi dal 2018 era stato lasciato così in attesa di rimetterci mano. Anzi, la dottoressa Salvatori è stata così gentile da inviarci a riprova copia del messaggio di allarme del gestore del dominio. Certo, due anni di interruzione non sono pochi, e altri avrebbero fatto risolvere il problema da un tecnico in minore tempo, comunque ora il sito è completo e anche bello e ben fatto. Senza dubbio era già nelle intenzioni di IEA, ma forse qualche merito l’abbiamo anche noi di Pan.

Altra critica diffusa: l’indirizzo di IEA. In effetti controllando con InfoBell abbiamo appurato che risultavano due sedi in vie diverse, ma con lo stesso numero telefonico. La Telecom, appositamente contattata, ci ha risposto che la cosa non è assolutamente possibile. Svelato l’arcano sempre grazie alla dr.sa Salvatori, alla quale avevamo segnalato il fatto: le sedi indicate sono case private, di cui una con sede legale. La IEA non ha un ufficio tecnico. Il numero telefonico era ed è l’utenza di una sola sede ma per comodità si indicava sempre e solo quello. Nulla di male. Ora la sede, legale, è quella di via Bartolomeo Eustachio, 10 a Roma, come indicato nel sito Internet.

Bisogna dire che le segnalazioni da noi ricevute con un alone di segretezza – quasi fossero cospirazioni con necessità di anonimato pena chissà quali rischi – avrebbero potuto essere risolte in un attimo, chessò, telefonando a IEA, come abbiamo fatto noi. C’è da dire che molti – fra gli oppositori appartenenti alla fazione “antilupo” ma pure tra alcuni addetti ai lavori e colleghi – preferiscono muoversi nell’ombra. Addirittura si è arrivati a inviare una lunga lettera anonima a diversi enti, che come prassi ignorano le lettere anonime (nel caso delle forze dell’ordine è diverso). Spiega Valeria Salvatori: “Nessuno ci ha chiesto spiegazioni, le abbiamo fornite noi spontaneamente quando ne siamo venuti a conoscenza in modo informale. Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti ed abbiamo inviato la nostra risposta”.

Siamo in grado di rivelarne i contenuti corredati dalle risposte della dottoressa Salvatori, la quale ci ha inviato il tutto. Lo facciamo affinché i lettori abbiano maggiori e corrette informazioni, nonché per fare chiarezza. Premettiamo che abbiamo controllato il tutto con nostre ricerche indipendenti e scrupolose, a prescindere. La lettera anonima, dell’anno scorso, è firmata da Alberto Lupi, nome e cognome ovviamente falsi.

La dottoressa Salvatori ha precisato: “La lettera inviata contiene una serie di informazioni non facili da reperire, alcune di esse errate, altre imprecise, altre di non facile accesso. Questo indica che lo scrivente ha dedicato tempo e risorse per stilare lo scritto, e che probabilmente da tempo segue l’operato del prof. Boitani, dell’Istituto di Ecologia Applicata (IEA) e della sottoscritta. La trattazione degli argomenti, d’altro canto, è a tratti superficiale, e denota il fatto che lo scrivente non abbia mai partecipato ad alcune delle iniziative promosse da IEA, né che sia mai entrato in contatto direttamente con la sottoscritta. Nello svolgimento del mio lavoro in Provincia di Grosseto ho spesso incontrato persone e associazioni che non condividono l’approccio proposto dalla Commissione Europea, più per una questione di principio che per questioni pratiche. Ho sempre dimostrato la massima disponibilità al confronto e al dialogo, condividendo informazioni e risultati. Di fatto il sig. Lupi Alberto riporta alcuni fatti in toni che possono indurre al sospetto, o a mettere in cattiva luce l’operato della sottoscritta, senza mai accusare apertamente e direttamente di alcun fatto, perché non c’è nulla dell’operato di IEA e della sottoscritta che possa costituire reato. Si tratta semplicemente dello svolgimento della propria professione con dedizione e con obiettivi che si cerca di raggiungere avvalendosi delle migliori professionalità disponibili”. Ecco il testo della lettera anonima e le risposte punto per punto di IEA:

Alberto Lupi

Apprendiamo che proprio in questi giorni è stato candidato un nuovo progetto LIFE, Lupo Urbis, che riguarda anche la Toscana, sul tema lupo. Il progetto, che in caso di selezione positiva godrà di un cofinanziamento economico della Regione Toscana, è stato presentato dall’Istituto di Ecologia Applicata di Roma (IEA) in qualità di Coordinatore Beneficiario e coinvolgerà tra i vari soggetti anche l’Arma dei Carabinieri-Forestali.

Risposta IEA

Il nome breve del progetto è stato modificato nel 2019. Questo è il nome utilizzato nel 2018 quando non fu approvato dalla Commissione Europea. Il progetto prevede la collaborazione di enti e istituti di ricerca in sette paesi europei. Il costo totale del progetto è di circa 5 milioni.

Alberto Lupi

L’IEA, soggetto che ha candidato il progetto LIFE, nasce come “Associazione senza fini di lucro”, che “si propone di promuovere lo sviluppo di attività didattiche, di ricerche e progetti di ecologia (…)”. Di fatto è una organizzazione specializzata in gestione di progetti europei del programma LIFE. IEA è l’entità perfetta per la gestione di questi progetti, perché non è soggetta a tutte le pastoie procedurali per l’affidamento degli incarichi che caratterizzano gli enti pubblici.

Risposta IEA

Tutto facilmente reperibile attraverso una visura camerale di IEA, visto che è iscritto alla Camera di Commercio. IEA ha partecipato come partner a tre progetti LIFE dal 2004. Dei trentatré progetti LIFE che in Italia hanno riguardato il lupo e l’orso dal 1992 al 2017, IEA è stato direttamente coinvolto (come beneficiario) in tre di essi. In un quarto è stato selezionato mediante bando pubblico per offrire il servizio di coordinamento tecnico, in un quinto è stato contrattato per una consulenza specifica. I rimanenti progetti sono stati gestiti da: WWF (5); Legambiente (1) come enti privati, gli altri tutti da enti pubblici (Aree protette, Amministrazioni Regionali, Università, CFS, etc…)…). Tutte queste informazioni sono facilmente reperibili sul sito del programma LIFE della Commissione Europea. L’anonimo scrivente investe energie per reperire informazioni, ma non a sufficienza per reperirle corrette.

Alberto Lupi

IEA è stato coinvolto con vari ruoli dal 1998 in progetti Life dal valore complessivo di circa 21 milioni di euro dei 29,7 totali destinati a questa specie in Italia.

Risposta IEA

Dal 1992, anno di inizio del programma LIFE, sono stati finanziati in Italia diciotto progetti LIFE che avevano come specie target anche il lupo. Il costo totale è di circa 32 milioni. IEA è stato coinvolto in cinque di essi. Il costo totale di questi cinque progetti è di circa 19 milioni di euro per un periodo che va dal 2002 al 2017 e che coinvolge molti partner europei. Si precisa che dei cinque progetti in cui IEA è stato coinvolto, i due più grandi erano internazionali, che la quota del budget investito in Italia è solo una parte del totale, e che IEA nel ruolo di beneficiario si incarica di distribuire i fondi agli altri partner del progetto.

Alberto Lupi

Per la redazione del Piano di azione sul lupo, attualmente sospeso, il finanziamento ministeriale fu assegnato all’Unione Zoologica Romana (UZI). Non si sanno l’importo della convenzione tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e UZI e le modalità procedurali per il conferimento della stessa, nonostante alcune interrogazioni parlamentari. Nel sito web del Ministero non compaiono affidamenti di incarichi a UZI per il piano. UZI, del resto al pari di IEA, non rende pubblico il proprio bilancio né tantomeno gli incarichi conferiti a collaboratori. A sua volta UZI assegna con importi e modalità non note, la redazione del Piano a Luigi Boitani e Valeria Salvatori, sostanzialmente due soggetti che svolgono attività professionale e quindi con interessi economici sui progetti di gestione che dal piano potranno conseguire.

Risposta IEA

Evidente attacco ad istituti con sede nella capitale o solo lapsus? UZI: Unione Zoologica Italiana (N.d.A. ma il cosiddetto Alberto Lupo qui voleva intendere che il prof Boitani era referente anche dell’UZI, come si legge qui http://www.protezionebestiame.it/chi-siamo/). La convenzione tra MATTM e UZI comprendeva diverse azioni (N.d.A. sempre fondi pubblici, per un totale di 257.000 euro più Iva, di cui 37.500 destinati all’aggiornamento del Piano d’azione, fonte Pan). Non siamo al corrente di tali interrogazioni parlamentari. Per la redazione  del Piano di azione sul lupo, 14.000 euro lordi sono stati destinati alla dottoressa Salvatori per il lavoro svolto in un anno. Molte delle azioni sono istituzionali. In ogni caso IEA non è l’unico ente in Italia che ha esperienza sulla conservazione del lupo

Alberto Lupi

Sorgono spontanei dei dubbi su come dei dipendenti pubblici di una università statale, soggetti a una normativa molto restrittiva circa incarichi extra ateneo, possano far parte ed essere coinvolti direttamente in una organizzazione che almeno apparentemente è più vicina a uno studio professionale che a una entità non profit.

Risposta IEA

I dipendenti dell’università (Paolo Ciucci e Luigi Boitani, quest’ultimo oggi pensionato N.d.A.) non percepiscono compensi per i servizi svolti in ambito IEA, se non limitatamente a consulenze specifiche con compensi simbolici. In ogni caso tali servizi vengono svolti in seguito ad autorizzazione ottenuta da ateneo.

Alberto Lupi

L’intreccio tra progetti, IEA e carriere universitarie non si ferma qui: sempre lo stesso (omissis da parte di Pan) siede (siedeva N.d.A.) nella commissione di valutazione per l’abilitazione a professore universitario di seconda fascia, (BANDO DD1532/2016) di un’altra ricercatrice (omissis da parte di Pan) strettamente legata a progetti LIFE dello IEA, come (omissis da parte di Pan), dove Valeria Salvatori ha un importante incarico. Progetti che fanno crescere i curricula, che a loro volta assicurano maggiori possibilità di progetti ed incarichi, in un circolo vizioso che non sembra avere fine.

Risposta IEA

La commissione di valutazione per l’abilitazione a professore è composta da cinque membri, il parere di (omissis da parte di Pan) non è (era N.d.A.) determinante, (omissis da parte di Pan)  non è di IEA, ma presentato e coordinato dal (omissis da parte di Pan). IEA ha fornito un servizio di consulenza per il supporto allo sviluppo di azioni specifiche. I progetti sono sottoposti a valutazioni molto rigorose: la competizione per i fondi è molto severa. IEA ha ricevuto bocciature di progetti candidati per diversi anni.

Alberto Lupi

Perplessità riguardano anche l’acquisto da parte del prof. Boitani della proprietà di Camporedalda (in realtà località Camporedaldi N.d.A.), un grande casale medievale nel comune di Chiusdino (Siena) composto da più edifici, di cui quello principale di 15 vani, successivamente completato con una grande piscina. La proprietà demaniale di Camporedalda viene acquistata dalla società Oikos 87 negli anni in cui il gruppo di Boitani conduceva lo studio triennale sul lupo per la Regione Toscana. Oikos 87 è una srl che ha come oggetto sociale la “gestione delle risorse naturali, pianificazione, istituzione e gestione di aree protette, etc.”. Per i primi anni nella struttura infatti si tengono corsi ed attività didattiche per studenti universitari. Soci di Oikos87 Luigi Boitani, (omissis da parte di Pan) e altri elementi del gruppo di ricerca. Oltre l’edificio Boitani acquistò il terreno. La formula dell’acquisto fu quella del “patto di riservato dominio” in sostanza una formula in cui il bene viene comprato per piccole rate dilazionate nel tempo e quindi l’acquirente non figura formalmente finché il patto non si conclude. Negli anni si susseguono piccole cessioni di quote societarie di Oikos 87 a favore di Luigi Boitani che diventa amministratore unico e che poi liquida la società Oikos 87 in coincidenza con il pensionamento a fine 2016, con rilievo della proprietà di Camporedalda interamente a suo nome. La sede della Oikos 87 è Roma, via B. Eustachio, 10, la stessa sede di IEA.

Risposta IEA

Passaggio pieno di falsità e imprecisioni. Lo scrivente non si è documentato in modo adeguato per poter riportare i fatti. Comunque sì, la sede della Oikos 87, Roma, coincide con la sede legale di IEA.

Precisazione di Pan

Abbiamo riportato questo passaggio della lettera anonima del presunto Alberto Lupi solo per fare chiarezza, visto che nell’ambiente tale caso è vociferato e circola, a sproposito. Innanzitutto il patto di riservato dominio è regolato ai sensi dell’articolo n°1523 del Codice Civile ed è perfettamente legale, se venditore e acquirente sono d’accordo sono solo scelte loro. Abbiamo fatto controlli sulla Oikos 87 su ImpresaItalia e a dire il vero risulta essere una società a responsabilità limitata di consulenze speciali con sede in località Camporedaldi, comune di Chiusdino (SI), con numero di dipendenti stimato da 2 a 5.

Di sicuro la scelta di farvi dei corsi sul lupo era azzeccata, essendo un luogo talmente poco frequentato che la stessa Pro loco di Chiusdino, da noi contattata, non ne conosceva l’esistenza. Solo quando Pan ha detto loro, e non viceversa, che forse si trovava nella zona della località Spannocchia se ne sono ricordati. E dire che a Camporedaldi esiste ancora una cava chiamata appunto Miniera di Camporedaldi, le cui gallerie sono quasi tutte franate per l’inconsistenza della roccia e quindi non è visitabile. La storia scritta iniziò a metà ‘800, quando venne sfruttato un piccolo affioramento di galena argentifera per ottenere piombo dai forni della zona. Spannocchia (un tempo appartenente a una delle più grandi famiglie di commercianti e banchieri senesi) è un borgo medievale citato dal FAI, grazie anche al fatto che il suo proprietario di un tempo, Delfino Cinelli, fu uno dei più avvincenti scrittori neorealistici italiani, che ne valorizzò le bellezze attraverso le descrizioni dei suoi romanzi. Alla Tenuta di Spannocchia c’è un agriturismo – che manco a dirlo ha subito danni da fauna selvatica ed è stata risarcito – e, da noi interpellati a proposito, i titolari ci hanno riferito che persino loro sono andati poche volte a  Camporedaldi e che vedono raramente di passaggio il prof. Boitani e famiglia. Di sicuro il prof. Luigi Boitani deve sentirsi a suo agio lì, perché nel marzo 2008 aderì alla raccolta firme contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano-Siena, esattamente 3224° firmatario, dichiarandosi “Professore Universitario, Chiusdino”.

La scelta della località non è neppure da imputare come futuro business immobiliare visto che le agenzie immobiliari di Chiusdino e dintorni, da noi interpellate, hanno riferito che il mercato immobiliare di quel genere in quella zona è da almeno dieci anni in gravissima crisi, nonostante l’attrazione turistica della cosiddetta Spada nella roccia dell’eremo di San Galgano. Insomma, le scelte del prof. Boitani in merito sono sue, libere e perfettamente legittime.

Ma torniamo alla lettera anonima e relative risposte. Il tema qui affronta un argomento di piena attualità, ossia se i lupi siano ormai troppi o no e se ci siano informazioni distorte oppure no.

Alberto Lupi

Anche i dati scientifici prodotti nell’ambito dei vari progetti sembrano essere gestiti ad arte in base ad una strategia ed una attenta regia. Finché i progetti LIFE sono incentrati sulla conservazione delle specie a rischio di estinzione, sono stati prodotti dati molto “cauti” sulla popolazione di lupo con palesi (ma “autorevoli”) sottostime numeriche e valutazioni errate che hanno condizionato le scelte politiche e causato degli innegabili ritardi nell’affrontare i problemi emergenti. Si passa poi nel giro di pochissimi anni, a situazione ormai insostenibile, a raddoppiare le stime precedentemente pubblicate e introdurre il tema della “gestione” dei lupi “problematici”, “periurbani” etc. Per giustificare un secondo filone di progetti si entra così nella fase “lupo 2.0”, non più conservazione ma gestione; i lupi improvvisamente non sono più pochi, ma sono “troppi”, ergo bisogna intervenire. Si apre così uno scenario appetitoso in termini di progettualità e opportunità.

Risposta IEA

Il programma LIFE è lo strumento che la CE offre agli stati membri per applicare la Direttiva Habitat, che ha come obiettivo la conservazione delle specie incluse nelle appendici. Non può finanziare progetti che non siano tesi al miglioramento delle condizioni di conservazione delle specie target. Non sono disponibili stime attendibili sulla presenza del lupo a livello Italiano. Il primo tentativo venne fatto nel 2015, in occasione dell’aggiornamento del piano d’azione e in modo indipendente dal dr. Marco Galaverni (biologo, allora presidente del WWF Emilia Romagna, oggi Responsabile Specie e Habitat WWF Italia N.d.A.) e colleghi. Qui lo studio di Galaverni e colleghi:https://www.researchgate.net/publication/282321869_One_no_one_or_one_hundred_thousand_how_many_wolves_are_there_currently_in_Italy Il termine “gestione” fu inserito nel titolo della bozza del Piano d’azione nazionale nel 2015, durante una riunione a cui presero parte tutti gli studiosi e amministratori a vario titolo coinvolti nella conservazione del lupo. Riflette pertanto una esigenza nazionale. La “necessità di intervenire” non viene suggerita da Boitani né da IEA, ma è espressa con molte richieste che dal territorio pervengono a ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente pubblico di ricerca italiano sottoposto alla vigilanza del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare N.d.A.). L’affermazione di Alberto Lupi è faziosa e implicitamente accusa l’intera comunità scientifica e di gestione sia nazionale che internazionale di essere una massa di cerebrolesi incapaci di pensare autonomamente in base alle proprie esperienze e conoscenze. Offensivo.

Alberto Lupi

Al Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano (Ex Parco Regionale del Gigante) grazie all’Università di Roma e IEA sono arrivati fondi al Parco per ben tre progetti LIFE consecutivi (LIFE00NAT/IT/007214, LIFE07NAT/IT/000502, LIFE96NAT/IT/003115) tutti incentrati principalmente sulla conservazione del lupo. Totale dei fondi per i primi tre LIFE: circa 3,8 milioni di euro, oltre ad altri fondi di bilancio e spese per il personale. In questi casi al personale IEA (per l’ultimo progetto la solita Valeria Salvatori) è assicurato un incarico professionale di prestigio.

Risposta IEA

Falso. LIFE96NAT/IT/003115: coordinato da Consorzio Alto Appennino Reggiano. Non collabora nessun membro IEA o Sapienza; LIFE00NAT/IT/007214: Ciucci partecipa come supervisore scientifico per il Parco dei Cento Laghi. In quegli anni Ciucci non rivestiva cariche sociali per IEA; LIFE07NAT/IT/000502: non vede coinvolto né IEA né Università La Sapienza. Totale costo dei progetti: 3.843.195 euro. Per quanto riguarda l’incarico professionale di prestigio, non c’è nessuna collaborazione del “personale” IEA in quei progetti svolti in Emilia Romagna (in effetti la dr.sa Salvatori non è dipendente di IEA ma libera professionista N.d.A.)

Alberto Lupi

Le risorse dei progetti vengono finalizzate a tutelare il lupo attraverso una serie di azioni di conservazione, senza accorgersi che di lupi in quelle zone ce n’erano già decisamente tanti (…) Solo a fine dei tre progetti LIFE, i ricercatori del Parco si accorgono che nell’area di intervento sono presenti lupi palesemente ibridati con i cani, che hanno quindi beneficiato delle azioni di tutela intraprese per i lupi “veri” (puri N.d.A.), tipo vincolare le aree boschive (…) Quindi, dopo aver speso i fondi pubblici dei primi progetti si è quindi reso necessario trovare altri soldi per rimediare gli errori commessi e intervenire sugli ibridi, diventati molto numerosi. Nasce così un altro LIFE (il 4°) da oltre 2,8 milioni di euro (LIFE Mirco Lupo) per catturarli, sterilizzarli e nuovamente liberarli. Risultato del progetto, per quell’area: 2 (due) ibridi catturati

Risposta IEA

In questo progetto IEA è partner e Valeria Salvatori ha un incarico da libera professionista come project manager, per cui presenta lettera di dimissioni a giugno 2019. Il progetto include anche il Parco Nazionale del Gran Sasso, dove sono stati catturati oltre 8 ibridi (che significa “oltre” 8? N.d.A.).

Alberto Lupi

In Toscana i progetti LIFE si sono concentrati sulla Provincia di Grosseto, dove negli ultimi anni sono stati finanziati circa 5,5 milioni di euro per i progetti LIFE Ibriwolf e Medwolf. Il primo mirato a ridurre il problema dell’ibridazione tra lupo e cane, il secondo per ridurre il conflitto con gli allevatori, entrambi condotti con ruoli diversi da IEA insieme ad amministrazioni locali, associazioni di categoria e terzo settore. In due anni di Ibriwolf vengono catturati 14 animali, 10 dei quali sono cuccioli appena nati, prelevati personalmente da Luigi Boitani in circostanze mai chiarite, nei pressi della sua tenuta di Camporedalda, Siena, quindi completamente fuori dall’area di progetto. Questa miracolosa cattura permette il raggiungimento degli indicatori di avanzamento del progetto. Quattro cuccioli, accuditi dagli studenti di Boitani, muoiono subito.

Risposta IEA

Ciò denota ignoranza sulla ecologia del lupo, che ha territori ampi e il branco è facilmente al confine tra Siena e Grosseto. Non ci sono studenti che accudiscono i cuccioli, ma professionisti (veterinari, biologi). Si vuole screditare la professionalità dei collaboratori.

Alberto Lupi

Medwolf si poneva come ambizioso traguardo la riduzione di attacchi del 30%, la riduzione del conflitto sociale, etc. In realtà dei 3.315.272 euro del progetto una parte risibile è stata destinata a interventi concreti, realmente utili per ridurre il conflitto, il resto è finito in comunicazione, viaggi, questionari, studi, seminari, convegni, simposi e relativi buffet, gadget (come le t-shirt con l’immagine di un lupo e una pecora teneramente abbracciati) che generano una comprensibile reazione di stizza da parte degli allevatori che assistono a tutto ciò, quando le loro aziende sono a rischio chiusura.

Risposta IEA

Ciò denota ignoranza sulla struttura e i requisiti dei progetti LIFE, che richiedono investimenti su attività di comunicazione e gestione del progetto. Gli allevatori che hanno partecipato al progetto si sono detti soddisfatti, ma purtroppo poi le attività non sono continuate, cosa che avrebbero dovuto fare gli enti responsabili.

Alberto Lupi

Lupi appesi ai cartelli dei paesi o esposti nelle piazze, la mattanza si interrompe (ma non è così N.d.A.) solo nel 2015, quando la Regione Toscana interviene con uno stanziamento speciale per spegnere il conflitto sociale ed indennizzare ulteriormente gli allevatori. Medwolf doveva essere un progetto per la riduzione della conflittualità, anche sociale, le cose sono invece andate in modo molto diverso.

Risposta IEA

LIFE Medwolf comincia nel settembre 2013, pertanto ha scarsa responsabilità per questo massacro. Nel 2014 emergono i primi risultati di un’azione preparatoria di Medwolf: la valutazione delle predazioni, da cui emerge una situazione a dir poco allarmante. Istanze non inviate, sistema assicurativo non funzionante. Di fatto il sistema vigente era fallimentare. Le associazioni di categoria usano i risultati per richiedere ed ottenere modifica del regolamento regionale. GRAZIE A MEDWOLF.

Precisazione di Pan

Abbiamo dovuto ridurre la lettera anonima e le risposte di IEA, perchè altrimenti il servizio sarebbe stato troppo lungo, e anzi lo è già così. Però ci preme dire una cosa: abbiamo contattato anche associazioni di agricoltori, pastori, enti, presunte associazioni indipendenti di allevatori, “antilupo” e “prolupo”. Bene, dopo un primo contatto, quando hanno percepito che facevamo sul serio e che non stavamo dalla parte di un “orticello” o dell’altro, tanti sono svaniti come neve al sole. Magari perchè imbeccati o minacciati da qualcuno o timorosi di perdere presunti privilegi o simpatie oppure perchè si comportano all’italiana, tipo “getta il sasso e nasconditi”. IEA non l’ha fatto, avrebbe legittimamente potuto non risponderci e invece ha collaborato con grande serietà e correttezza. E come avrete intuito abbiamo comunque fatto controlli scrupolosi e indipendenti, a prescindere. Pan è aperto a tutti, però d’ora in poi non tratteremo più lettere anonime. Chi vorrà criticare costruttivamente, e legittimamente, lo faccia anche per mezzo nostro, ma con nome e cognome veri – che ovviamente controlleremo – e dimostrando la stessa apertura e disponibilità di IEA.

Bene, ora spieghiamo meglio cos’è IEA, specificando che non abbiamo alcun rapporto di lavoro con loro e nessun contributo economico, di alcun tipo. Anzi, non li abbiamo mai neppure incontrati personalmente.

Maggiori dati sull’Istituto di Ecologia Applicata (IEA)

Associazione fondata nel 1987 da un professore universitario (Luigi Boitani), due ricercatori universitari, un funzionario e un dirigente d’azienda. E’ il precursore degli attuali spin-off universitari e viene utilizzata per offrire opportunità a giovani laureati che non trovano spazio nel sistema universitario. L’associazione non ha fini di lucro, cioè (art. 11 atto costitutivo) Qualora in occasione delle attività svolte dall’associazione o per l’impiego del fondo comune, pervenga alla stessa alcunché, questo, per la parte non assorbita dalle spese di funzionamento dell’associazione, deve essere destinato ad esclusivo incremento del fondo comune. Si chiarisce che (art. 8 atto costitutivo) gli associati ed i loro eredi non hanno alcun diritto sul fondo comune. Le cariche sociali sono rivestite a titolo gratuito. Esiste un presidente, un segretario generale, un tesoriere e i consiglieri, che prendono parte al consiglio direttivo.

IEA è pioneristica per le attività di ricerca che svolge, quando già negli anni ’90 si dotava di strumentazione all’avanguardia per le analisi geografiche, coordinate dal dott. Fabio Corsi, già consulente per Telespazio e poi per ESRI Italia. Con tale capacità tecnica IEA ottiene il finanziamento di due progetti europei i cui risultati ancora oggi rappresentano l’unica fonte di informazione sulla distribuzione dei mammiferi in Africa e nel sud-est Asiatico.

IEA ha partita Iva ed è iscritta alla Camera di Commercio poiché svolge limitati servizi di consulenza e si avvale di collaboratori con evidenti e provate capacità necessarie per lo svolgimento delle attività richieste nei diversi progetti. Rimane comunque una realtà piccola, non ha un ufficio legale, né un ufficio promozione, e la gestione è molto assimilabile a quella di una cooperativa, in cui i soci prendono iniziative (previa condivisione con il consiglio direttivo) per la ricerca di fondi necessari allo svolgimento di progetti specifici. IEA non è una macchina per far soldi che partecipa a qualsiasi bando. La capacità tecnica e scientifica è specializzata e incentrata sullo sviluppo di strumenti e approcci per la gestione della fauna e delle aree protette, basati sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili.

La stretta collaborazione con l’Università di Roma garantisce infatti l’apporto fondamentale del processo scientifico allo sviluppo di progetti applicati. Questo è il vero punto di forza: progetti applicati ma basati su solide basi scientifiche. Il risultato è una qualità elevatissima dei prodotti. IEA svolge le proprie attività in conformità con le leggi vigenti, che non impongono agli enti privati complicate procedure di selezione del personale. Valorizza la capacità dei collaboratori di lavorare in modo indipendente e coordinato, mostrando una notevole capacità di adattamento alle modalità di lavoro più innovative. IEA stabilisce un rapporto di fiducia con i propri collaboratori, che sono in generale alimentati da un forte senso di responsabilità, poiché non esiste un “capo” che fornisce indicazioni sulle attività da svolgere giornalmente. Si pongono obiettivi e si discute sulle modalità migliori e scientificamente robuste per raggiungerli. I collaboratori sono persone che svolgono attività professionali con l’opportunità di lavorare a contatto con il mondo accademico che garantisce l’aggiornamento sulle tecniche e gli approcci.

IEA predilige l’uso delle risorse economiche per le attività oggetto dell’associazione stessa. Pertanto, dal 2008 non ha sede tecnica per evitare di dover ricercare fondi per il mantenimento di un prestigioso ufficio. Non si sprecano le limitate risorse che si intercettano per lo svolgimento di azioni concrete. Infine, IEA rappresenta un esempio per altre realtà associazionistiche. Un esempio di intercettazione dei fondi comunitari che l’Italia comunque versa all’Europa, e che IEA riesce a riportare in Italia. IEA ha la capacità di cogliere le opportunità offerte e trasformarle in prodotti di qualità, spesso condivide i propri risultati mediante pubblicazioni scientifiche che permettono alla comunità scientifica di conoscere i risultati, e divulgative per condividere con il pubblico generico i risultati dei progetti.