L’antico nome di Staiti era Στάτη, traslitterato Stàti in greco-calabro detto anche grecanico, dialetto che andò a sparire nella zona di Staiti, Condofuri e altri nei primi decenni del XX secolo. La Calabria fu soggetta alla cultura greca non solo nell’antichità, ma pure nel periodo bizantino ossia nel medioevo, per secoli. Non sappiamo quando nacque Staiti, ma di sicuro la Chiesa di Santa Maria dei Tridetti (derivante da “tridente”), in stile bizantino-normanno e monumento nazionale, è citata per la prima volta in un documento del 1060. Tra l’altro fu eretta là dove prima era stato costruito, tra il VII e il VIII secolo, un monastero basiliano di cui non resta alcuna traccia.

Staiti.

 Una curiosità: chi non ricorda il mitico film L’armata Brancaleone (1966) diretto da Mario Monicelli? Bene, anche se la maggior parte delle riprese furono fatte nella zona di Viterbo, nella storia c’è molta Calabria. La trama racconta di un manipolo di poveracci al comando dello spiantato cavaliere Brancaleone da Norcia (interpretato meravigliosamente da Vittorio Gassman) che nell’XI secolo, con varie peripezie, si reca nelle “Puglie” a prendere possesso del feudo di Aurocastro. Uno dei suoi accompagnatori, con cui prima ha combattuto, è il bizantino principe diseredato Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volonté) il quale convince i compagni a inscenare un finto sequestro per estorcere denaro alla sua ricca famiglia.

Brancaleone e Teofilatto (Vittorio Gassman e Gian Maria Volonté) in L’armata Brancaleone.

Bene, storicamente il Ducato di Calabria comprendeva buona parte della Calabria e Puglia, poi divenuto Thema di Longobardia (la Puglia) e Thema di Calabria. Thema significa circoscrizione e i  bizantini  rimasero in queste aree fino all’XI secolo. Pertanto, il bizantino Teofilatto del film è coerente con quel territorio nell’XI secolo. Il feudo di Aurocastro è nelle “Puglie” di quel periodo. Inoltre quello che si vede nel film non è l’inesistente Aurocastro, ma il borgo calabrese di Le Castella di Isola di Capo Rizzuto. E Brancaleone? Sempre nel medioevo, ma nel 1300 circa, era presente in Calabria un cavaliere di nome Andrea Brancaleone, discendente dall’antica e nobile famiglia della Massa Trebaria nel Pesarese. Così risulta leggendo i registri Angioini presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria.

Staiti fece infatti parte del feudo di Brancaleone, retto dal XIV al XVI secolo dai nobili Ruffo. Poi fu chiamato Staiti quando fu acquistato dalla famiglia Stayti, che lo fortificò e infine lo cedette ai principi Carafa di Roccella Jonica che lo tennero presumibilmente fino al 1806. Perché fu fortificato Staiti? Per via delle incursioni dei pirati saraceni, quegli stessi che sono una minaccia nel film L’armata Brancaleone. In effetti, anche se si trova a circa 12 km dalla costa, il rischio era sempre presente. E se non erano saraceni erano cavallette, come quelle dell’immenso sciame che nel 1740 divorò tutti i coltivi e la vegetazione, innescando nella zona una terribile carestia.

Tornando ai saraceni e quindi ai musulmani, e in particolare ai turchi ottomani, i rapporti tra la Calabria e questi ultimi furono ambivalenti. Per esempio l’ammiraglio Uluç Alì, che combatté e fu l’unico tra i comandanti ottomani a sopravvivere alla battaglia di Lepanto nel 1571, era un rinnegato calabrese, Giovan Dionigi Galeni. Come la pensassero a Staiti invece è evidente, visto che la  Chiesa di Santa Maria della Vittoria fu edificata tra il 1622 e il 1633 proprio per commemorare questa vittoria cristiana.

Per quanto riguarda invece i bizantini, nel 2018 a Staiti fu inaugurato “Il sentiero delle chiese bizantine”, con diciotto grandi opere in terracotta esposte sulle mura del paese e realizzate nel corso di tre anni dagli scultori Francesco e Fortunato Violi, un progetto fortemente sostenuto dalla precedente giunta e da quella attuale della sindaca Giovanna Pellicanò, con il sostegno del Parco nazionale d’Aspromonte. Di recente istituzione è pure il Museo dei Santi Italo-Greci, con la sua collezione di ventidue icone bizantine. Senza dimenticare le artistiche porte di Staiti, una vera street-art con  dipinti e messaggi sociali importanti.

“Il sentiero delle chiese bizantine”, una delle opere.

Questo piccolo comune – ed è effettivamente quello col minore numero di abitanti di tutta la Calabria, sceso a poco più di 200 anime dalle oltre 1600 di decenni fa – è molto vivo, e soprattutto efficiente. Insomma, parecchio diverso di altri calabresi e pure di alcuni dell’Aspromonte che, purtroppo, sono quel che sono. Staiti, all’estremo confine sud del Parco nazionale dell’Aspromonte, sorge arroccato sul fianco della Rocca Giambatore, a 500 m s.l.m., da cui si domina l’ampia valle della fiumara di Bruzzano. Il piccolo borgo, tra viuzze, vicoli e le caratteristiche fontane – si diceva che grazie alla purezza delle acque sorgive montane qui vi fossero le più belle donne del circondario… – mostra, se ci si guarda bene attorno, quà e là delle figure apotropaiche. Servono contro il malocchio e le negatività in generale. Magari non ci si crede, ma male non fanno comunque.

Da Staiti si possono fare escursioni nello splendido Parco nazionale d’Aspromonte, oppure fare puntate al mare distante circa 12 km e poi tornare in giornata in un paese certo al di fuori del turismo di massa. Le sagre e manifestazioni sono diverse, anche religiose, e la cucina ovviamente è ottima e molto varia, con al centro i formaggi e la carne di capra. Non dimentichiamo infatti che questa è zona di allevamento ovi-caprino fin dall’antichità, sui pascoli e nei boschi. Non per nulla Staiti è rinomato per i suoi maccarruni e carni i crapa, prodotto tipico locale che viene promosso nell’ormai consueta sagra della seconda domenica di agosto. https://www.youtube.com/watch?v=8G-VdVmihYs