Arriviamo al Trentino, dove l’orso fortunatamente sopravvisse nonostante le stragi del passato e poi, grazie all’uomo, è divenuto sempre più numeroso. Domenico Ramponi di Carciato in Val di Sole nel periodo 1820-1840 uccise da solo quarantanove orsi; Pietro Paolo Maturi di Mezzana, diciotto; circa trenta ne ammazzò nei dintorni di Molveno Giacomo Nicolussi; gli orsi ammazzati attorno a Vermiglio dal 1830 furono trentaquattro. Esistono i dati di diverse uccisioni di orsi, inclusi i cuccioli che erano con le madri, nel 1891 sui monti di Mezzana in Val di Sole e in Val di Ledro. Il peso degli adulti era sui 120-140 kg. In queste due valli i danni ai coltivi e al bestiame causava continue lamentele nella popolazione. Un orso di 120 chili ucciso il 23 maggio 1894 in Val di Borzago fruttò ai cacciatori la taglia legale di 31,50 fiorini, un premio del Consiglio provinciale di agricoltura di 25 fiorini e un altro premio di 5 fiorini da parte della locale Società dei cacciatori. Nel 1905 un orso maschio pesante 200 kg fu abbattuto sul Brenta.

Bisogna considerare anche la drastica riduzione dell’habitat idoneo per l’orso e quindi dell’areale distributivo della specie  a causa delle mutate condizioni socio-ambientali conseguenti, ossia grandi disboscamenti al fine di aumentare la disponibilità di pascolo per il bestiame domestico e il progressivo capillare utilizzo degli ambienti montani. Tuttavia esistevano ancora vaste aree non compromesse adatte per l’orso. Il vero problema fu la caccia, per diletto, fame, guadagni e anche a causa dei danni ai coltivi e delle predazione sul bestiame degli orsi, fattore da non nascondere e molto importante in comunità certo non ricche.

Molti sono i toponimi denominati dall’orso, per esempio Busa de l’ors e Ciasa de l’ors in Val di Tovel, Val de l’ors a Tuenno ancora in Val di Tovel, Pas de l’ors (presso malga Termoncello) sempre in Val di Tovel, Costa de l’ors presso Stenico, Mandra de l’ors presso Carisolo, Pas de l’ors sul Monte Peller (Cles), Pas de l’ors inVal d’Algon, Sentier de l’ors presso Vallesinella, Tof de l’ors in Val delle Seghe (Molveno), Val de l’ors a Dimaro in VaI Meledrio e così via.

Orsi predano il bestiame.

Tuttavia quando il loro numero si ridusse a pochi esemplari rimasti soprattutto tra la Val Genova, il Brenta e la Valle di Tovel l’atteggiamento mutò: nel maggio 1911 alcuni cacciatori uccisero un’orsa e i suoi tre cuccioli e li portarono a Cles, ma furono apertamente criticati dai paesani. E non solo, poco dopo, il 15 maggio il giornale Alto Adige di Trento in un articolo riportò di questa deplorevole strage, conseguenza di una rancida legge provinciale sulla caccia che accorda premi ai distruttori del nostro patrimonio faunistico, di una nobile e rara selvaggina (…) si abolisca una buona volta la taglia sull’Orso se non si vorrà privare in breve tempo le nostre belle montagne del loro più forte e nobile abitatore!

Da notare che essendo definito “animale nocivo”, come il lupo, la lince e tanti altri, poteva essere ucciso senza limitazione quando e come si voleva, ricevendo pure la relativa taglia. Lo stesso si verificava negli stati confinanti e già nel 1889 il giornale Diana Suisse, organo ufficiale dell’Associazione dei cacciatori svizzeri, proponeva non solo di abolire i premi sulla cattura degli orsi ma anche di attivare un fondo per il rimborso dei danni da loro causati per evitarne l’estinzione. Gli svizzeri proponevano sì, ma a parole, tanto che l’ultimo da loro lo uccisero nel 1904… Nel 1835 a Ruhpolding, in Baviera, era stato abbattuto invece l’ultimo orso della Germania.

L’ultimo orso della Germania, ucciso nel 1835 a Ruhpolding, in Baviera, viene portato in paese
tra i festeggiamenti dei popolani (quadro di Heinrich Bürkel).

Ecco alcune curiosità sugli ultimi orsi del Tirolo (incluso il Sudtirolo poi italiano): 20 marzo 1854, si caccia vanamente un grande orso nelle vicinanze del Waldrastberger, Valle dello Stubai. L’orso viene ucciso alcuni giorni dopo in quella valle ed esposto il 28 marzo alla locanda Kreuz zur Schau. Viene venduto e il ricavato va al cacciatore che gli aveva sparato ma che era stato ferito gravemente alle gambe dall’animale. L’orso era stato colpito anche da un altro cacciatore accorso. L’immagine dell’uccisione di questo plantigrado a dicembre di quell’anno viene inserita in un grande presepe a Schönberg; 29 dicembre 1854, si dice che nella Valle dello Stubai ci sia un altro orso; 5 aprile 1859, un orso fa razzie di pecore nel Grißeltal, ramo della valle del Lechtal, ma non si riesce a ucciderlo; 26 luglio 1859, si svolge una caccia all’orso a Mieders; 10 agosto 1859, altro orso (se non lo stesso del 1854) nella zona di Waldrastberger, Valle dello Stubai. Avvistato, viene colpito da due fucilate ma pare non risentirne, continuando ad arrampicarsi su un dirupo. Poi all’improvviso si copre la testa con le zampe anteriori e rotola giù, arrivando morto ai piedi dei cacciatori; 14 settembre 1859, un orso che predava il bestiame viene ucciso a Grameis.

Ancora, 8 maggio 1869, un orso che aveva fatto razzie a Pitztal, ne fa altre a Farst, zona di  Umhausen, e nell’Otzthale. I cacciatori trovano la sua tana, ma vuota. Le predazioni di bestiame continuano ad agosto anche a Sellrain; 12 agosto 1873, nei giorni precedenti c’era stata la vana caccia a un orso che aveva sbranato diversi bovini dalla montagna di Harland (oggi facente parte di Steinach am Brenner) fino a quelle di Reutte; 14 agosto 1873, ucciso un orso di circa 11 anni che in quattro anni aveva fatto molte predazioni di bestiame a Pfunds, Verjuns-Karle, Ried, nel Kaunserthal, Innerlangtaufers, Graun, Reschen e Nauders; 17 settembre 1873, segnalati attacchi al bestiame da parte di un orso a Imst; 1877, cinque orsi uccisi in Tirolo (tre nel distretto di Bressanone, due nel distretto di Trento); 1878, sette orsi uccisi (tutti nel distretto di Trento); 30 giugno 1879, un orso preda bestiame nella Valle del Lechtal. Il 30 giugno ha attaccato un vitello al pascolo a Bach, ma è stato sorpreso dalle urla di persone che hanno anche spinto in salvo il bestiame verso l’alpe sul lato opposto della montagna, l’orso spaventato ha lasciato il vitello ed è fuggito. Durante la caccia organizzata i cacciatori trovano i resti di un altro vitello; 24 maggio 1880, durante la notte un orso sbrana un bovino di tre anni di un contadino di Ameishausen, vicino a Wenns, a poche decine di metri dalle case. Una donna sente i lamenti del bovino, esce, lo vede, urla e l’orso scappa. Vane le immediate battute svolte ad Arzl e Wenns. L’orso fa danni già dall’anno precedente; 5 dicembre 1881, segnalato un orso sulle montagne di  Götzens e Axams, forse proveniente dalla Valle dello Stubai; 9 ottobre 1888, avvistato un orso a Nauders; 7 agosto 1890, avvistato un orso a Reschen; 3 giugno 1892,  avvistato un orso a Spiss; 8 novembre 1895 caccia vana a un orso nelle montagne del Karwendel da parte dei cacciatori del barone Ringhoffer, ancora caccia con spari ma inutili il 16; 14 maggio 1897, un orso viene colpito a Pfunds.

Ancora, 16 maggio 1898, il famigerato orso degli Unterinnthal, noto da anni per le predazioni di pecore, più volte cacciato e dato più volte per morto, viene individuato dai cacciatori capeggiati da Hohann Penz nelle montagne di Schwaz. Il plantigrado cerca di fuggire intorno alle 17,30 ma viene colpito da una quindicina di passi dal ventenne conte Costantin Theodor Franz Graf von Thun-Hohenstein, figlio dell’ex comandante di stato del Tirolo (deceduto a Schwaz nel 1888) conte Franz Thun e della contessa Auguste Eugenie di Enzenberg. L’orso ferito contrattacca, lo getta a terra ma poi riprende la fuga sulle montagne di Stallental, a nord di Schwaz, dove poi gli otto cacciatori lo trovano morto. L’orso, pesante 117 chilogrammi, viene portato a Schwaz tra festeggiamenti vari ed esposto in un negozio. E’ stato citato come l’ultimo orso del Tirolo settentrionale e quindi il conte Costantin ad appena vent’anni ebbe l’onore – o il disonore – di questa uccisione. La zona è stata chiamata Bärenrast.

L’orso abbattuto il 16 maggio 1898.

Nel punto in cui fu ucciso nel 1898 l’orso fu eretta una statua, con tanto di targa dedicata al conte  Thun.

Il 24 aprile 1900 vengono trovate le tracce di un orso a Pinnistal; 21 maggio 1900, si fa una caccia all’orso nella Valle dello Stubai; 31 luglio 1912, Alois Neururer, un cacciatore nella comunità di Pitztal, sul cosiddetto Söllberg, osserva un orso in agguato alle pecore al pascolo. Prima che arrivi a distanza di tiro l’orso si allontana; 11 ottobre 1912, nelle zone di Fendels, Ried e Pfunds un orso si dice che sbrani una o due pecore ogni notte. Si fa una battuta con molti cacciatori, ma senza esito; 24 aprile 1913, a Nauders si diffonde la notizia che un orso, proveniente dal Kauntertal (comune   situato nell’omonima valle che si dirama dalla valle Oberinntal), si aggira in zona. Subito si attua una battuta vana (era dal 1898 che non si uccidevano più orsi in zona…) e alla  sera si scopre che l’animale era stato ucciso dal figlio di un contadino di Resia, Wilhelm Federspiel, vicino alla chiesetta di S. Croce di Lazfons (attuale comune di Chiusa) ed era stato esposto alla locanda “Schwarzer Adler” a Resia, comune che dal 1928 è stato accorpato come frazione al comune italiano di Curon Venosta, provincia di Bolzano, ultima località della Val Venosta prima dell’ingresso in Austria; 1930, viene ammazzato un orso in Val d’Ultimo; 1972, nella zona di Ötscher, in Tirolo, arriva probabilmente dalla Slovenia un orso maschio, simpaticamente chiamato “Orso Ötscher” e finito sui giornali per settimane, finché qualcuno non l’ha ammazzato.

L’orso abbattuto in Val d’Ultimo, 1930.

Solo dopo la Prima guerra mondiale l’orso in Italia poté essere ucciso esclusivamente in periodo di caccia. Finché, grazie all’opera protezionistica di Giangiacomo Gallarati Scotti, con il Testo Unico sulla Caccia n° 1016 del 1939 l’orso divenne specie protetta in tutta Italia. Dal 1764 al 1935 in Trentino furono uccisi di sicuro ben 190 orsi, ma si suppone siano stati molti di più nella realtà, mentre dal 1939 circa al 1971 ne furono uccisi dai bracconieri almeno 29 esemplari. Fortunatamente ogni tanto arrivavano orsi da quella che oggi è la Slovenia e l’estinzione si allontanava, ma di pochissimo. Dopo il 1950 la risicata popolazione aveva ormai cessato gli spostamenti fuori dal Trentino Alto Adige, tanto che per esempio nel periodo dal 1950 al 1974 non ci furono più segnalazioni in Lombardia. L’intera popolazione non solo del Trentino ma di tutto il Nord Italia era ormai di una quindicina di esemplari  agli inizi anni ’60, e di soli 3-5 esemplari negli anni ’90, quando ormai non si registravano più nuove nascite. Gli ultimi esemplari sopravvissuti frequentavano quasi esclusivamente l’area del gruppo montuoso della Campa, nel Brenta nord-orientale (Val di Non).

Nel 1959-60 in Val dei Lares il naturalista austriaco Peter Krott aveva liberato due orsacchiotti nati in cattività nello zoo di Praga, ma non erano in grado di sopravvivere in natura e pertanto furono catturati e detenuti in un recinto presso Trento. Nel 1969 si ritentò introducendo in Val di Genova due giovani esemplari dei Carpazi, allevati nello zoo di Zurigo. Troppo abituati all’uomo, il maschio fu abbattuto e la femmina fu catturata e finì in uno zoo. Altro tentativo nel 1974, con due giovani orsi (ma entrambi maschi) di circa 15 mesi liberati dalla Provincia di Trento in località Selva Piana, nel comune di Cavedago. Questa volta andò bene e pertanto questi due esemplari contribuirono, si suppone, un poco a dare geneticamente nuova variabilità genetica alla popolazione orsina esistente nell’area.

Poi la malasorte, per l’orso alpino, cambiò quando  l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (INFS, oggi ISPRA) fu incaricato di analizzare la fattibilità e la probabilità di successo dell’immissione di questi animali  su una superficie di 6.500 km², quindi ben oltre i confini della Provincia autonoma di Trento. I risultati indicarono che circa 1.700 km² risultavano essere idonei alla presenza dell’orso. La stessa popolazione, ma per mezzo di un sondaggio limitato, risultò essere in maggioranza favorevole al rilascio di orsi nell’area. Fu così che con il progetto LIFE URSUS tra il 1999 e il 2002 furono rilasciati dieci orsi provenienti dalla Slovenia, e li citiamo: i maschi Masun, Joze e Gasper, e le femmine Kirka, Daniza (quella poi abbattuta), Irma, Jurka, Vida, Brenta e Maya.

Il progetto ha avuto totale successo e nella Provincia di Trento – come si evince dal Rapporto grandi carnivori 2019 redatto dal Servizio Foreste e fauna – a fine 2019 c’erano 37 adulti (56% , di cui 14 maschi e 23 femmine) e 29 giovani (44%, di cui 13 maschi e 16 femmine). Negli ultimi cinque anni il trend di crescita annuo medio è stato pari al 12% della consistenza della popolazione, cuccioli esclusi, mentre nel quadriennio precedente (2010-14) l’accrescimento si era invece assestato attorno al 8% annuo. Il dato 2019, in considerazione dell’alto tasso di natalità registrato appare congruente con il trend dell’ultimo quinquennio. L’età media degli orsi noti (cuccioli esclusi) era pari a 4,8 anni, con una leggera differenza tra la parte maschile (4,6 anni) e quella femminile (5,0 anni). La stima della popolazione complessiva, prendendo in considerazione anche la quota dei cuccioli 2019 (stimando la presenza di 9-12 cucciolate, per un totale di 16-21 cuccioli) e degli individui non rilevati geneticamente nel solo ultimo anno (6), era dunque definita in un range più ampio di 82-93 esemplari.

Naturalmente sono stime, non c’è la certezza matematica: basti dire che da quattro anni era scomparso – ne era stato rilevato l’ultimo campione genetico nel 2016 – l’esemplare M35, un maschio di 5 anni e mezzo, riapparso però beato, tranquillo e soprattutto vivo nel 2019, con gran sorpresa degli addetti ai lavori. Nell’intero periodo del Rapporto 2019 non si sono registrati decessi fra i plantigradi. Stante il loro ormai notevole numero, è ovvio che bisognerà gestire scientificamente gli orsi come fatto finora, e senza badare a visioni buoniste e astruse animaliste, al fine di mantenere una soddisfacente interazione tra orsi ed esseri umani, il più possibilmente pacifica ma con la cattura/abbattimento degli esemplari problematici come definito dal Protocollo PACOBACE.

Considerando anche gli spostamenti più lunghi effettuati dai giovani maschi, la popolazione di orso delle Alpi centrali si è distribuita nel 2019 su un’area teorica di 45.327 km², in Svizzera sud-occidentale, Piemonte, nell’area di Reutte al confine tra Tirolo e Baviera e in Friuli Venezia Giulia, dove è stata ancora confermata la presenza di M4, che durante l’anno ha perso il radiocollare messogli nell’aprile 2018 dai tecnici dell’Università degli Studi di Udine. Le femmine invece non si sono mai spostate e occupano stabilmente un territorio molto più contenuto, ossia 1.516 km², all’interno del territorio della Provincia autonoma di Trento. Comunque rispetto al 2018 questo territorio in cui vivono le femmine pare essere aumentato del 31% (4,0 orsi/100 km²).

Orso bruno europeo (Foto Francis C. Franklin).

Per quanto riguarda la distribuzione dei plantigradi solo tre esemplari si sono allontanati dal Trentino: M29 e M46 in Svizzera (M29 anche in Piemonte) e M4 in Friuli-Venezia Giulia. 6 orsi invece hanno gravitato anche in province limitrofe, in particolare M7, M44 e M52 in provincia di Bolzano, M19 e M38 in provincia di Sondrio e M57 in provincia di Brescia. Sul fronte dei danni provocati dagli orsi nel 2019 alle attività agricole e allevamenti, sono stati registrati 228 episodi, con i relativi risarcimenti pari a un totale di 152.689 euro. Quindi i danni da orso hanno avuto un incremento del 31% rispetto al 2018.  Da notare che di questi 152.689 euro, ben 45.016, ossia il 30%, sono stati provocati in 44 eventi dal solito M49., ricatturato alla fine dell’aprile scorso. Dietro di lui nella graduatoria delle razzie e predazioni ci sono MJ5 e KJ1, con rispettivamente 10 e 11 episodi.

L’orso, almeno in quell’area, ha riacquistato montagne e foreste, ed è giusto così. Speriamo che possa negli anni riconquistare almeno parte del suo splendido areale alpino.