Ce ne sono stati altri, ma partiamo dal tedesco Werner Freund che lavorò nella polizia federale di frontiera e poi nell’esercito, la Bundeswehr, dove si occupò per 17 anni anche della mascotte del battaglione, un orso kodiak. Poi si dedicò ai lupi e nel 1977, con il sostegno della città di Merzig, nel sud-ovest della Germania, dove viveva con la moglie, costruì il Werner Freund Wolfspark, di 10 ettari di foresta, accessibile gratuitamente ai visitatori e con grandi recinti in cui sono presenti tuttora una trentina di lupi provenienti da vari continenti, inclusi quelli mongoli e artici. In quarant’anni di attività allevò oltre 70 cuccioli di lupo. Freund, uomo schivo, sosteneva che: “Per capire i lupi è necessario vivere e comportarsi come loro. E per poterlo fare bisogna guadagnarsi il loro rispetto”.

Nel 1989 incontrò l’etologo e premio Nobel Konrad Lorenz, che gli disse: “Per capire gli animali non serve il titolo di studio ma gli occhi per osservare, la predisposizione per capire e tanta esperienza diretta. La vita dei piccoli animali si può studiare anche nei laboratori dell’università, perché basta guardare con un occhio, ma per il lupo serve qualcosa di completamente diverso. Ci vogliono due occhi aperti ed una delicata sensibilità!” Freund la pensava nello stesso modo, tanto che praticamente tutti i giorni viveva tra quei lupi e con il ruolo di leader mangiando tra loro e per primo – beccandosi negli anni la sua buona dose di graffi e morsi – , strappando la carne cruda con i denti per ribadire la sua autorità, per poi lanciarla agli altri lupi che se ne cibavano seguendo la gerarchia del branco. Morì nel 2014 all’età di 80 anni.

Werner Freund. La carne viene tuttora fornita gratuitamente dalle autorità, si tratta di animali selvatici investiti sulle strade.

Poi fu la volta dell’inglese Shaun Ellis, pure lui ex militare ma dei Royal Marines, nonché  guardiacaccia mancato. Dopo aver lasciato i Marines contattò un biologo nativo americano, Levi Holt, e fu ospitato da lui e dalla tribù Nez Percé nell’Idaho settentrionale,  presso il Wolf Education and Research Center. Non molti sanno infatti che quando il governo degli Usa decise di reintrodurre il lupo nel Parco di Yellowstone, i  Nez Percé offrirono la loro grande area per introdurvi in libertà questo predatore e l’operazione ebbe tanto successo quanto quello di Yellowstone. Ellis ebbe così l’occasione di approcciarsi a questi animali e conoscerli, cosa impossibile in Gran Bretagna avendo gli inglesi estinto da secoli tutti i grandi predatori, orsi, linci e lupi.

Ellis afferma di aver trascorso lì due anni, vivendo come membro di un branco di lupi selvaggi, ma non esistono riscontri di ciò, a parte quel che dice lui. Raccontò: “Mangiavo quello che mangiavano loro, per lo più cervi e alci crudi, che spesso mi riportavano indietro, o frutta e bacche. Non mi sono mai ammalato e il mio corpo si è adattato rapidamente alla sua nuova dieta”. Ellis fondò poi il Wolf Pack Management al Combe Martin Wildlife Park nel North Devon, operando con una ventina di lupi detenuti nei recinti. Il Centro non era aperto al pubblico di norma, tuttavia offriva una serie di esperienze al pubblico, tra cui incontri con Ellis e corsi sul comportamento, l’istruzione e l’addestramento dei cani. Divenuto famoso, putroppo i residenti notarono che i lupi ululavano e insomma facevano un baccano d’inferno e pertanto nel 2013 dovette trasferirsi e fondare a Truro in Cornovaglia il Wolf and Dog Development Center. Ellis non è genericamente molto ben visto, per usare un eufemismo, dal mondo scientifico. L’International Wolf Center lo accusò di sensazionalismo.

David Mech, uno dei più grandi ricercatori scientifici del lupo, dichiarò: “Il signor Ellis non è né uno scienziato né un esperto del comportamento naturale dei lupi”. Forse Mech qualcosa aveva percepito. Un agricoltore polacco, il cui bestiame aveva subito gravi attacchi di lupi (protetti in Polonia), contattò Ellis come consulente per trovare un modo non violento di dissuadere il branco di predatori. Ellis si recò in Polonia per studiare la situazione, portando con sé registrazioni audio di ululati di lupo supponendo che se i lupi locali avessero sentito degli ululati provenire dalla fattoria, avrebbero creduto che un altro branco l’avesse già rivendicata come loro territorio e pertanto si sarebbero tenuti alla larga. All’inizio funzionò, ma i lupi, che sono animali molto intelligenti, ci misero poco a capire che quegli ululati erano sempre gli stessi e che quindi, per dirla alla giornalista in modo non edulcorato ma efficace, che c’era sotto la fregatura.

Il problema è che i lupi sono anche pragmatici e quindi, quando il leader capobranco (Ellis) si era assentato dal Wolf Pack Management, avevano subito deciso che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile. Così scelsero un nuovo capo (lupo) e quando Ellis tornò dalla Polonia gli fecero ampiamente capire che poteva magari entrare nel recinto pur con qualche rischio, ma da sottoposto e non da leader. E meno che mai mordere per primo la carne come faceva precedentemente… Il citato prima Werner Freund invece non si era mai assentato a lungo dai lupi, forse capendo il rischio di lasciare vacante il posto da capobranco.

Shaun Ellis nel ruolo di capobranco.

Sia Ellis che Freund erano venuti dopo uno scienziato sovietico, Jason Badridze, nato nel 1944 a  Tbilisi, capitale della Georgia. Badridze, a differenza di Ellis e  Freund abitanti in stati in cui il lupo era ormai da molto tempo estinto, era nato e cresciuto in un’area che invece pullulava di lupi, tanto che gli antichi persiani indicavano la Georgia col nome di Gorgistan, che significa “il paese del lupo”. Non solo, Badridze si era laureato presso la facoltà di biologia dell’Università statale di Tbilisi e lavorò presso l’Istituto di fisiologia dell’Accademia sovietica delle scienze della Georgia. Ecco un’interessante intervista allo scienziato, di Alena Lesnya.

Jason Badridze.

Come ha trovato il coraggio di socializzare con un branco di lupi?

Grazie ai cani. Ho passato tutta la mia vita in compagnia di cani. Ho avuto un San Bernardo troppo cresciuto, pesava 105 chilogrammi per 96 centimetri al garrese. Bello, ma faceva paura. Non l’ho allevato io. Era arrivato dalla Svizzera, ma i padroni avevano paura di lui e volevano darlo via, aveva anche ucciso altri cani. Viveva in un locale separato, la porta era fatta di sbarre di ferro. Lo lasciavano uscire a fare una passeggiata in questo modo: i vicini si rifugiavano nei loro appartamenti, il cancello esterno del cortile veniva chiuso e la porta del locale aperta. Mentre il cane era nel cortile, la padrona di casa posava la ciotola piena di cibo e scappava pure lei.

Avendone sentito parlare, sono andato lì, l’ho guardato e ho detto al proprietario che sarei venuto il giorno dopo a prendere il cane. Dopo essersi fatto il segno della croce, ha aperto lui stesso la porta. Il cane voleva camminare così tanto che mi è corso davanti nel cortile. Quando ha alzato la gamba per segnare l’albero, mi sono avvicinato e ho attaccato il guinzaglio al suo collare. Non si è nemmeno mosso. Ho dato il comando e lui è saltato dentro la macchina, senza esitazione. Era tenuto male, ma l’ho portato in perfette condizioni in tre mesi. Lo portavo a fare una passeggiata quando non c’erano passanti: fino alle sei del mattino e dopo mezzanotte. Quindi nessuna delle persone è rimasta ferita, ma ha ucciso ancora diversi cani, è difficile tenere al guinzaglio una bestia di 105 chilogrammi quando si precipita contro qualcosa. Ma in seguito ho sviluppato un metodo per domarlo: non appena un cane appariva, mi sedevo a cavalcioni sulla groppa, lo schiacciavo a terra e così non riusciva a raggiungerlo.

Solo che sono uno sciocco, quando ho preso il cane l’ho fatto sulla parola e quando i precedenti proprietari hanno scoperto che era diventato educato e docile hanno deciso di portarlo via. Sono stato quasi cacciato dall’istituto: queste persone avevano detto che avevo rubato il cane e così ho dovuto rinunciare. E pochi mesi dopo morì.

E non volle più avere a che fare con i cani?

I cani hanno un punto debole: dipendono molto dagli umani. E tutto ciò che è entrato in contatto con una persona almeno una volta è rovinato. A causa della vicinanza con gli umani, molte cose nel comportamento dei cani sono diventate rudimentali o sono scomparse del tutto. I cani hanno perso parte degli istinti degli animali selvatici. E tutto questo non mi interessava: volevo indagare su un animale che non dipende da nient’altro che dalle leggi della natura. E, probabilmente, è stato l’entusiasmante ululato di un lupo che ho sentito per la prima volta nella prima infanzia e che ancora non riesco a dimenticare. Avevo 4 anni. Mio padre mi aveva portato alla gola di Borjomi. A quel tempo era pieno di cervi, bramivano terribilmente e volevo guardarli da vicino. Di notte ho sentito per la prima volta la voce di un lupo. Questo ululato mi ha lasciato un’impressione duratura, non paura, solo intorpidimento. La prima persona con cui ho condiviso il mio desiderio di studiare il comportamento dei lupi è stato mio padre. Ascoltò a lungo le mie argomentazioni e alla fine disse: “Ci riuscirai solo se conosci il lupo e di cosa si nutre. E, inoltre, se lo conosci nel suo territorio”. Badridze imparò che se si vive in mezzo ai lupi si deve agire come un lupo.

Dopo essersi laureato, Jason Badridze condusse una ricerca nella silvicoltura “Zoreti” della Riserva naturale di Borzhomsky. Era il gennaio 1974. Allora i lupi venivano uccisi anche nelle aree protette, e non solo  fucilati, ma anche con trappole e lacci. Ai guardacaccia venivano pagati 50 rubli per ogni esemplare ucciso ed era tanto, il loro salario medio era di 150 rubli! Ma Badridze organizzò tutto in modo che i cacciatori non interferissero con le sue ricerche: diede loro denaro chiedendogli di stare lontani dalla zona delle ricerche.

Qual è la dimensione del territorio di una famiglia di lupi?

Circa cento chilometri quadrati. E tra i possedimenti, la zona neutra è da due a tre chilometri. Immagina una rete da pesca: le corde stesse sono zone libere e le celle sono territori dei lupi. Questo è un sistema geniale! Le aree neutre sono occupate principalmente da ungulati. I branchi di lupi non comunicano tra loro, si limitano a ululare, indicando la loro presenza. Ma nel tempo, la sovrappopolazione si instaura e più di dieci individui in un branco non vanno d’accordo. I lupi di basso rango vengono cacciati. E muoiono o diventano membri di un altro branco, dove non c’erano abbastanza individui per una caccia ben coordinata. Quindi, la consanguineità non si verifica. Se il lupo cacciato ritorna, può essere ucciso dal branco. Ci sono sempre un paio di dominanti: un maschio e una femmina. A volte ci sono esemplari anziani, che non partecipano alla caccia. E i pereyarki, giovani individui di basso rango. Ci sono molte cose interessanti con loro: finché quelli maturi sono vivi, i sottomessi non hanno l’estro, non possono riprodursi, ma quando la madre partorisce, le femmine di basso rango iniziano l’allattamento. Si scopre che più madri si prendono cura dei cuccioli contemporaneamente, aumentando le possibilità di sopravvivenza e sviluppo sano della prole.

Non ha avuto paura che potesse succedere la stessa cosa a lei?

Avevo paura, ovviamente, ho dovuto abituarli lentamente a me stesso. Non avevo armi con me, non puoi andare da loro con un fucile o una pistola: conoscono l’odore della polvere da sparo e lo evitano, non si avvicineranno mai. Ho camminato con attenzione sulle loro orme, ma per molto tempo non ho visto nessuno. Naturalmente, questo non significa che i lupi non mi abbiano visto. Prima era necessario che il mio odore diventasse loro familiare. Ci sono voluti quattro mesi. Ho preso i pannolini dei miei figli da casa e inizialmente i lupi li hanno evitati, infine si sono abituati, anche perché ho cominciato a mettere pezzi di carne direttamente sui pannolini. Loro la mangiavano. In questo modo ho potuto abituare i lupi alla presenza umana. Dopo un po’ di tempo ho incontrato due femmine. Poche ore dopo apparve una coppia: una lupa incinta camminava davanti, dietro un lupo che di tanto in tanto le metteva la testa sulla groppa. Ero a circa un centinaio di metri, i lupi mi videro contemporaneamente, si fermarono e iniziarono a esaminarmi. Poi entrambi andarono alla carne, la lupa la prese mentre il lupo si avvicinò a me, a una distanza di cinque o sei metri. Mi guardò negli occhi per meno di un minuto, ma questa volta mi sembrò un’eternità. Dopo di ciò, emise un forte ringhio, scoprì i denti, schioccò i denti e tornò dalla femmina. E in silenzio andarono nelle profondità della foresta.

Poi?

Col tempo mi hanno fatto avvicinare a una quindicina di metri, e a volte anche più vicino. I giovani all’inizio erano in guardia, ma gli adulti no e questo significava che non mi ritenevano una minaccia. Osservandoli bene e capendo le loro diverse personalità, tre mesi dopo gli diedi dei nomi in onore delle persone che mi ricordavano. Perennemente innamorati l’uno dell’altro, i dominanti sembravano il mio amico Niko e sua moglie Manana. C’era anche un vecchio lupo grigio in questo branco, stava sempre sdraiato su una collinetta, gli altri gli portavano il cibo. Ho deciso di chiamare questo lupo come uno degli anziani che conosco Il resto dei membri della famiglia erano tre giovani: un bel maschio maestoso e coraggioso come il mio caro amico Guram, il secondo arrogante e codardo e una femmina calma e sottomessa, Rukhi.

Jason Badridze osserva i lupi, loro fanno lo stesso con lui (foto Jason Badridze).

Dopodiché, è rimasto a vivere e a dormire con loro?

Sì, ho passato la notte lì, avvolto in un mantello, e ho partecipato alla loro caccia. Correndo ho seguito la traccia della preda e ne ho tagliato le vie di fuga, ero nel ruolo di un pereyarka. Si limitano a inseguire e non hanno il diritto di attaccare la preda, poiché stanno solo imparando. A caccia, i lupi agiscono in modo armonioso e preciso, tutti conoscono i loro compiti e li svolgono bene. La nostra prima vittima è stata un cervo. Quando i lupi si stavano preparando a cacciare, Niko mi guardò in modo così significativo, come se volesse dire: “Perché ti siedi, andiamo!” La lotta tra lui e il cervo fu fantastica. Dopo averlo ucciso, il lupo iniziò a strappargli la pelle e poi chiamò i tre giovani al pasto. Poi mi avvicinai e tagliai alcuni pezzi di carne con un coltello. Ero terribilmente stanco, ma dentro tutto gioiva: mi consideravano uno di loro. Ma ho fatto finta di mangiare la carne: avevo fatto un accordo con un guardiacaccia, mi portava stufato, pancetta e pane nella zona neutra ogni due settimane, lontano dal territorio della famiglia. Questo cacciatore, tra l’altro, mi era stato assegnato dal direttore della Riserva Naturale Borjomi. Quando volevo mangiare, andavo via dai lupi e riscaldavo sul fuoco lo stufato o la carne presa dalle prede. Ma dovetti rinunciare al caffè, era molto profumato e i lupi lo sentivano e starnutivano e sbuffavano.

Ha interagito con i lupi solo con gli occhi o ha imitato i loro suoni?

Ho imitato, piagnucolato, sbuffato, ululato con loro. Hanno un ululato per indicare la loro presenza a un’altra famiglia di lupi, si avvicinano al confine del territorio e iniziano a ululare. L’ho fatto anche io e loro non erano per niente imbarazzati. Sono stato insieme a loro per due anni. Diverse volte, naturalmente, sono andato in città, ma solo per un giorno o due per vedere la mia famiglia. A volte nella foresta mi mancavano a tal punto le persone che andavo al ruscello e iniziavo a parlare da solo ad alta voce, in modo da poter sentire il linguaggio umano almeno in questo modo. E quando ho lasciato i lupi per sempre, non so come l’hanno capito e hanno iniziato a ululare, era un suono straziante e angosciato.

Il dr. Badridze non cessò di osservare i branchi di lupi in natura. Aveva altre cinque famiglie di lupi familiari più i cuccioli che venivano nutriti e allevati in casa.

Cosa pensavano che fosse, un uomo o un lupo?

Non lo so, non me l’hanno detto. Penso, solo un rappresentante di una specie diversa, dalla quale non c’è pericolo. È vero, un paio di volte i lupi mi hanno salvato, e qui una delle due cose: o ero più importante per loro di quanto pensassi; oppure erano spinti dall’altruismo. Sebbene entrambi i motivi siano, ovviamente, rilevanti qui. In generale, dopo questi eventi mi sono reso conto che l’altruismo non è un’invenzione delle persone, ma della natura. Una volta mi sono gravemente ferito alla gamba, non potevo nemmeno arrivare al ruscello per bere e mangiare. I lupi lo sentivano. Di ritorno dalla caccia, Guram si avvicinò a me, piagnucolava, anch’io piagnucolavo. Un’altra volta mi hanno salvato dall’orso. Stavamo tornando dalla caccia, che non ebbe successo: undici ore di corsa, nessun risultato, ero molto stanco. Vidi un grande masso e volevo appoggiarmici. Ma dietro c’era un orso che stava riposando, quasi lo calpestai. Si alzò sulle zampe posteriori, a mezzo metro, con una sola zampata mi avrebbe ucciso. Urlai. Apparvero in un istante i lupi e attaccarono l’orso. Uno di loro gli morse il tallone e subito scappò via. Questo non è tanto un evento importante in quanto sopravvissi, ma perché i lupi di solito evitano l’orso, perché è molto più forte. Infatti insegnano ai cuccioli a evitarli. Ad esempio, una femmina sta camminando con i suoi cuccioli e si imbattono nelle tracce di un orso. La lupa inizia ad annusare questa traccia con aria di sfida, attira l’attenzione dei cuccioli, che sono curiosi, e poi sbuzza e ringhia.

I lupi hanno una tradizione comportamentale che le persone possono confondere con la cultura. Ad esempio, una famiglia di lupi può avere tecniche di caccia speciali e uniche che vengono tramandate di generazione in generazione. Il lupo non inventa, ma può applicare ciò che ha visto. Se qualcosa è successo per caso e si è rivelato vantaggioso, cercherà di riprodurre questa situazione. I miei lupi una volta hanno spinto un capriolo tra i cespugli e si sono resi conto che era una grande trappola. Bene, hanno iniziato a usare questa tecnica in ulteriori battute di caccia: se vedevano un capriolo, lo guidavano intenzionalmente tra i cespugli.

C’è mai stata aggressione da parte dei lupi?

Sì, tra quelli allevati. Ho ucciso tre lupi… con queste mani. Una volta con un coltello, le altre senza volerlo. Quando attaccavano, dovevo lottare per dimostrare che ero il dominante, altrimenti non avrei potuto lavorare con loro. Gli stringevo il collo, volevo che la fase dell’attacco si spegnesse un po’, però ho esagerato. Ma un uomo è certamente più pericoloso. Quando un lupo attacca, è chiaro cosa farà, come ti salterà addosso. E in un salto, un lupo è facile da intercettare se hai abilità: l’animale in questo momento è completamente indifeso. Ma con una persona non è mai chiaro se userà un’arma o meno. Comunque ho smesso di allevare lupi nel 1998. Apparentemente, l’attività fisica molto forte della mia giovinezza ha minato il corpo. Ora ho più di 70 anni.